Palazzo Yacoubian

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(1310)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 215 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Chi tradizionale , Greco

Isbn-10: A000019243 | Isbn-13: 9788807016967 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

Ti piace Palazzo Yacoubian?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 3

    Breve raccolta di frammenti di vita del Cairo e in sintesi dell’Egitto intero, Palazzo Yacoubian è una versione aggiornata del Karnak Cafè o del Vicolo del mortaio, opere tra le più note del nobel eg ...continua

    Breve raccolta di frammenti di vita del Cairo e in sintesi dell’Egitto intero, Palazzo Yacoubian è una versione aggiornata del Karnak Cafè o del Vicolo del mortaio, opere tra le più note del nobel egiziano Nagib Mahfouz: i temi, le atmosfere, le situazioni sono in molti casi simili, a volte anche identici. Cambia il contesto politico, perché – anche se è difficile accorgersene leggendo il libro – le storie del palazzo cairota sono ambientate ai tempi della Prima Guerra del Golfo, quindi nel 1991. Ma non cambia l’ambiente, la società egiziana nelle sue varie fasce e nei vari stili di vita, più o meno arretrati o occidentalizzati; e di questa società il libro disegna uno spaccato vitale e nitido, anche se a tratti didascalico.

    L’espediente – che appare forse un po’ forzato – è legato al palazzo del titolo: costruito ai tempi d’oro della capitale di un regno allegramente laico e ruggente da un ricco possidente armeno, pronto a rifugiarsi in Svizzera con le sue fortune non appena si delinea all’orizzonte la dittatura militare di stampo socialista di Nasser nel 1952, il palazzo Yacoubian testimonia direttamente la decadenza della vita mondana cairota con il suo degradarsi da residenza chic ad alloggio semipopolare, nel quale esponenti della buona società convivono gomito a gomito con derelitti e sbandati senza prospettive di miglioramento.

    Continua su:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2017/07/palazzo-yacoubian-ala-al-aswani.html

    ha scritto il 

  • 2

    Due stelline e mezzo, mi ha deluso. Mi aspettavo qualcosa di piu coinvolgente, piu "forte" e non questa sterile lista di avvenimenti. Sterile perche' senz'anima.
    peccato

    ha scritto il 

  • 3

    Non male questo dipnarsi della complessa storia egiziana della seconda metà del '900 nelle storie singolari degli abitanti di questo strano palazzo.
    Personaggi eccessivi, a tratti quasi simbolici nel ...continua

    Non male questo dipnarsi della complessa storia egiziana della seconda metà del '900 nelle storie singolari degli abitanti di questo strano palazzo.
    Personaggi eccessivi, a tratti quasi simbolici nel loro rappresentare un determinato status sociale, ma che riescono ad esprimere una forte carica di umanità, che coinvolge e appassiona.

    Un libro che più che grande letteratura vuole essere un atto di accusa, un grido anarchico di rivolta contro una società corrotta, violenta, ingiusta

    ha scritto il 

  • 3

    Palazzo Yacoubian è un melodramma con poche pretese stilistiche ed intellettuali. E' una soap-opera in salsa egiziana. Un gioco a incastro, artificioso e compiaciuto dove, individui diversi tra loro i ...continua

    Palazzo Yacoubian è un melodramma con poche pretese stilistiche ed intellettuali. E' una soap-opera in salsa egiziana. Un gioco a incastro, artificioso e compiaciuto dove, individui diversi tra loro incrociano, nelle stanze di un vecchio Palazzo ormai fatiscente, i loro destini sulla terra creando un disperato affresco di un'umanità sola e dolente. La fotografia di un Paese in transizione crivellato dal proselitismo e dalla corruzione.

    ha scritto il 

  • 3

    mah!

    Il libro non posso dire che non mi sia piaciuto: però l'ho letto con scetticismo e alcune parti mi hanno disturbato. L'immagine dell'Egitto che l'autore ci consegna, è deprimente. La narrazione mi ha ...continua

    Il libro non posso dire che non mi sia piaciuto: però l'ho letto con scetticismo e alcune parti mi hanno disturbato. L'immagine dell'Egitto che l'autore ci consegna, è deprimente. La narrazione mi ha ricordato le puntate di " un posto al sole" ma il futuro dei personaggi che abitano , animano, soffrono nel palazzo Yacoubian è senza speranza. Come se da tanta corruzione, sesso, abuso e fanatismo non si potesse uscire. Proprio questo aspetto del libro mi ha sconcertato, questo occhio così negativo verso un paese. A parte qualche personaggio che ha qualche sprazzo di umanità nello squallore generale, la maggior parte delle persone descritte sprofonda nell'avidità, nell'opportunismo, nella crudeltà o ne è vittima. Un mio caro amico ha vissuto per 20 anni in Egitto per lavoro e i suoi racconti di questo paese e dei suoi abitanti sono nettamente diversi, molto più affettuosi e generosi. Mi pare un libro scritto da una persona disillusa e rancorosa, una persona senza speranza.
    Il libro inoltre abbozza i personaggi senza entrare nella loro anima, tutto rimane in superficie e lascia amaro in bocca.
    Insomma: sufficienza e basta. Tre stelle perché 2 sono poche.

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi viene una rece decente! :S cmq fra il 3 e il 4, 7/10.

    Ci provo lo stesso, abbiate pietà.

    Come in "Chicago", da un punto comune (in quel caso l'università) si diramano a stella le storie degli abitanti di Palazzo Yacoubian che, ognuno a modo suo, si confr ...continua

    Ci provo lo stesso, abbiate pietà.

    Come in "Chicago", da un punto comune (in quel caso l'università) si diramano a stella le storie degli abitanti di Palazzo Yacoubian che, ognuno a modo suo, si confrontano con la realtà, quella piccola delle rogne quotidiane, quella grande della vita pubblica. Una passeggiata: corruzione, concussione, classismo, mafia, servilismo; totale arbitrio della polizia, violenza, morte dello stato di diritto; maschlismo, ignoranza, omofobia, povertà, perdita di etica e di moralità nel pubblico e nel privato. In una situazione del genere, è possibile una rinascita senza passare per la Jihad? Ed è possibile restare fedeli a sé stessi senza fare compromessi, senza chiedere l'aiutino, senza piegarsi al potere? al-Aswani mica ce lo dice. C'è chi si perde e chi si salva, e non è detto che siano quelli che prevediamo noi.
    Narrazione frammentata, sento dire. Come dice molto meglio di me un'amica anobiana, Dagio_Maya, è un mosaico che assume forma e senso solo ad una certa distanza. Ne esce un'immagine non molto rassicurante dell'Egitto e della culla della Jihad.
    In sostanza non l'ho trovato un brutto libro. Forse un po' troppo fitto di storie, di buoni e di cattivi. Alcuni personaggi però sono particolarmente ben riusciti: mi sono affezionata, per esempio, al vecchio Zaki bey in guerra con quell'arpia di sua sorella, e alla sua giovane amante Buthayna e alla varia e pettegola umanità della terrazza.

    ha scritto il 

  • 2

    2,5

    Riflessioni bislacche.

    ʿAlāʾ al-Aswānī ha dichiarato che il mondo arabo non è omogeneo, che ci sono “22 paesi con 22 tipologie di regime, ma senza democrazia, per cui è questa la patologia da curare”. ...continua

    Riflessioni bislacche.

    ʿAlāʾ al-Aswānī ha dichiarato che il mondo arabo non è omogeneo, che ci sono “22 paesi con 22 tipologie di regime, ma senza democrazia, per cui è questa la patologia da curare”.

    Palazzo Yacoubian.
    Il palazzo come metafora dell’Egitto. Stanze come quadri narrativi, specchio di molteplici vizi sociali. Nel palazzo si aprono porte sulla storia di ieri e di oggi. Storie di sesso, politica, religione, droga. Inevitabilmente penso al coriandolo di mondo che vivo e mi chiedo: corruzione, compresa quella politica, violenza, disparità sociale, violazione dei diritti, maltrattamento e sfruttamento delle donne, traffici e fondamentalismi vari. Sono temi così ignoti? Non ne abbiamo avuto alcun esempio? E noi siamo un Paese democratico. Evoluto, direbbe qualcuno.

    Palazzo Yacoubian è considerato un romanzo d’accusa. M’è piaciuto? Onestamente non lo so. Non voglio essere la solita iconoclasta, però mi chiedo quanto il suo successo dipenda dallo scandalo suscitato nel mondo arabo.
    Il taglio giornalistico è frammisto a quello narrativo. Né carne né pesce. E sono pure vegana. Dovrebbe piacermi per questo, dite? E invece, questa volta “ni”, perché anch’io sono tutta una contraddizione.
    Tuttavia, l’autore ha il merito d’averci fatto conoscere un po’ meglio l’Egitto di oggi, ci mette di fronte a parecchi interrogativi, ci obbliga ad analizzare con spietata lucidità la sua società, a osservare criticamente il suo palazzo. Di riflesso lo facciamo con la società e il palazzo che ci appartengono. E alla fine vien da chiedersi se il nostro racconto sarebbe poi così diverso.
    So che fare confronti fra realtà sociali, politiche e culturali così differenti non è corretto. Tuttavia, ci sono situazioni che nonostante la diversità vedo simili e comparabili a quelle di tanti altri paesi. Democratici e no.
    Ragionare sui problemi di un Paese per sciogliere quelli di tutti. Perché star bene non è un dono esclusivo, ma un diritto universale.

    “ … Mi piacerebbe vivere in un paese pulito, dove non ci siano sporcizia, povertà e ingiustizia” dove ognuno prende “ciò che gli è dovuto di diritto e la gente si rispetta: perfino lo spazzino viene trattato con riguardo”.
    Sono le parole di Buthayna. Sono le parole degli oppressi. E vanno oltre la geografia. Oltre i palazzi.

    ha scritto il 

  • 4

    Quadri per una esposizione

    A palazzo Yacoubian si aprono diverse finestre da cui si affacciano personaggi diversi, ciascuno a rappresentare un aspetto dell'Egitto, quello degli anni 90 (prima guerra del Golfo, prima stretta aut ...continua

    A palazzo Yacoubian si aprono diverse finestre da cui si affacciano personaggi diversi, ciascuno a rappresentare un aspetto dell'Egitto, quello degli anni 90 (prima guerra del Golfo, prima stretta autoritaria del governo, prime organizzazioni fondamentaliste) un Egitto forse non troppo dissimile da quel che oggi è diventato.
    È vero: l'autore non approfondisce, è vero: non induce al pathos, consente poco l'immedesimazione. A volte i toni sono leggeri, un po' cronaca, un po' commedia. Eppure accadono fatti gravi, brutalità, violenze, sopraffazioni.
    Ma la posizione assunta dal narratore è quella di presentarci le situazioni e i personaggi, di abbandonarli e poi riprenderli, alcune storie sono in qualche modo concluse, altre no; alcuni individui sono maggiormente caratterizzati, altri no. Come in una galleria di quadri. Come dalle finestre di palazzo Yacoubian.
    Questi personaggi sono specchi di una umanità ben connotata, riconoscibile. Il giudizio sul sistema di potere è netto, è grave. Lo squarcio aperto sull'intreccio fra violenza, sesso, denaro e potere è affilato e preciso. Anche senza la vibrazione partecipativa dell'autore i brividi vengono lo stesso. E ricordare Regeni, purtroppo, diventa inevitabile.

    ha scritto il 

  • 2

    Il trinomio che muove il mondo

    Sesso, potere, soldi: questi sono i perni intorno a cui ruota la società che occupa stanzini o case di lusso nel palazzo Yacoubian. Nessuno è pienamente felice, su tutti domina l'amarezza e il cinismo ...continua

    Sesso, potere, soldi: questi sono i perni intorno a cui ruota la società che occupa stanzini o case di lusso nel palazzo Yacoubian. Nessuno è pienamente felice, su tutti domina l'amarezza e il cinismo: o perché vorrebbero una vita migliore di quella stentata che portano avanti o perché, nonostante gli agi, c'è sempre qualche vuoto da colmare.
    E ciascuno si ingegna come può e come sa, nascosto o difeso dalla coperta dell'ipocrisia, il più delle volte senza farsi scrupoli: vige la legge del "mors tua vita mea".
    La storia procede per "quadri", non c'è tessuto narrativo e compattezza di ordito; la scrittura è fluida, ma non accurata, non letteraria. Ma non sono questi, a mio avviso, i difetti maggiori di questo romanzo. Ciò che mi ha colpito in negativo è la freddezza dell'occhio che guarda queste vite in dissipazione, la mancanza di un punto di vista che sia al di sopra di tutto e che possa "riscaldare" queste atmosfere.
    Non mi sembra un libro denuncia, ma una discesa negli anfratti più cupi dei sentimenti che agitano gli animi umani. L'unica nota positiva arriva alla fine, con la celebrazione di un matrimonio che sembra avere a che fare con qualcosa di molto simile all'amore.
    Le stelline sono due e mezzo, mannaggia ad aNobii che non prevede le mezze misure!

    ha scritto il 

Ordina per