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Palline di pane

By Paola Mastrocola

(956)

| Others | 9788882465957

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Book Description

Agosto. Emilia, fotografa quarantenne, parte per le vacanze in Sardegna. Unmarito in India per lavoro, una bambina di sei mesi che patisce il mare, unfiglio undicenne che, fortemente determinato a isolarsi dall'"umanitàcoetanea" per Continue

Agosto. Emilia, fotografa quarantenne, parte per le vacanze in Sardegna. Unmarito in India per lavoro, una bambina di sei mesi che patisce il mare, unfiglio undicenne che, fortemente determinato a isolarsi dall'"umanitàcoetanea" per rivendicare il diritto a una felicità tutta sua, passa il tempoa pescare e fabbricarsi le esche impastando palline di pane. L'unico aiutopotrebbe essere la nuova baby-sitter: ma è un'enigmatica ragazza portogheseche non sa una parola di italiano e si porta dietro un'inverosimile macchinada cucire a pedali. La vacanza inizia e dà vita a una serie di situazionibuffe e di reazioni imprevedibili, che s'insinuano tra le chiacchiere inspiaggia e scardinano certezze e opinioni comuni e conformiste.

106 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Niente di originale: la protagonista è molto antipatica. Un altro libro dell'autrice in cui è presente una capra. Molto noioso e ripetitivo.

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    Vicky85 said on Aug 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    che delusione. mi avevano parlato bene di mastracola, ma questo libro è noioso e soprattutto inutile. forse ho iniziato dal romanzo sbagliato ma... dopo il primo impatto non credo che darò un'altra possibilità all'autrice per diverso tempo.

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    lorinbocol said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Begli scorci, bei passaggi, belle idee. Questo mi porterò dietro di “Palline di pane”. Di certo non mi porterò dietro, anzi, sono felice di aver abbandonato, l'antipatia di Emilia, la protagonista del romanzo, che mi dà l'impressione di un'eterna inc ...(continue)

    Begli scorci, bei passaggi, belle idee. Questo mi porterò dietro di “Palline di pane”. Di certo non mi porterò dietro, anzi, sono felice di aver abbandonato, l'antipatia di Emilia, la protagonista del romanzo, che mi dà l'impressione di un'eterna inconcludente che fa propria una delle frasi del libro: “L'arte di rimandare le scelte, possibilmente di non farle mai: sottile convinzione, deliziosa, che poi all'ultimo qualcosa o qualcuno intervenga a provocarla la scelta, a renderla in qualche modo obbligatoria. Bontà delle scelte oggettive. O della necessità: molto meglio i fatti necessari, rispetto a quelli volontari o casuali”.
    Spesso mi capita di essere d'accordo con il punto di partenza dei personaggi della Mastrocola, molto meno con il punto d'arrivo. “Ma noi non chiediamo più nulla ai figli, neanche «come stai». Abbiamo paura di disturbare. Di interrompere il loro sonno chiamato giovinezza. Quando gli chiediamo di studiare, siamo patetici. Glielo chiediamo così, perché si fa, perché ci è rimasto dalla tradizione che un figlio deve studiare, ma non lo sappiamo più bene neanche noi perché; e loro lo sentono che glielo chiediamo senza uno scopo, sentono che dietro quella richiesta c’è il vuoto. Perché in fondo non c’è più niente che vogliamo da loro. I miei genitori invece lo sapevano bene, i miei volevano che io andassi avanti, che io li superassi. Continuare la loro corsa, ecco; loro si fermavano a un certo punto perché di più non potevano, e a me chiedevano di oltrepassare quel punto. Era molto chiaro. Ed era anche molto commovente. Si piangeva il giorno della laurea, ad esempio. Si piangeva di una commozione che aveva in sé tutto: mio padre piangeva perché per lui era un sogno che la figlia di un operaio si laureasse in Lettere e Filosofia; mia madre piangeva perché aveva passato la vita a badare a me, in casa tutto il giorno a fare, come si dice, la casalinga e a risparmiare persino sull’aria che si respirava; e io piangevo perché non lo so, mi sembrava di avere il mondo in mano e che sarei diventata non so cosa.” Ho letto due volte questo passo perché sentivo che in me c’era qualcosa che suonava rotto… Mi sono immedesimato nell’unica delle due esperienze che fino ad ora ho vissuto sulla mia pelle: quella di figlio. E mi son detto: dipende da che genitori hai… Se tuo papà ha vinto il Nobel per la letteratura e tua mamma quello per la medicina, hai voglia a superarli… Fuor di facile banalizzazione: a che punto i genitori hanno collocato l’asticella del superamento? A che punto si sono fermati per fissare il sorpasso? E’ lì, immagino, che il genitore può dimostrare di essere veramente in gamba: spronarti, stimolarti, pungolarti ma desiderare per te, essenzialmente, il tuo essere felice, reale ed autentico, al di là dell’altezza dell’asticella e del punto di sorpasso.

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    Simone Del Mondo said on Jun 5, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La noia, quella vera.

    Premetto che, in genere, non mi faccio spaventare dalle trame piatte in cui non sembra mai succedere nulla. Questo libro però porta la tipologia all'estremo. Noioso, questa la definizione migliore. Non ho raggiunto nemmeno la metà del tomo.

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    Tintinnabula said on May 29, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Le parole servono all'umanità quando ne vale la pena. Le parole hanno un alto valore: sono il segno che noi abbiamo qualcosa in più rispetto agli animali. Per questo non dobbiamo sprecarle. Sorrido e saluto. Lui mi rimanda il saluto con un ghigno di ...(continue)

    "Le parole servono all'umanità quando ne vale la pena. Le parole hanno un alto valore: sono il segno che noi abbiamo qualcosa in più rispetto agli animali. Per questo non dobbiamo sprecarle. Sorrido e saluto. Lui mi rimanda il saluto con un ghigno di disprezzo dove appare il display 'pezzenti'. Avrei solo un appunto: anche il sorriso ci distingue dagli animali, lo diceva già Aristotele."

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    Misia (cartacei) said on Apr 28, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Ricordi. Le frasi sussurrate. Gli album fotografici. Il 1998. E anche il 1999. Le ginocchia sbucciate.

    E adesso lo guardo, una figuretta lontana che armeggia con i remi su una barca che per lui, undicenne smilzo, è una cosa enorme. Lo seguo con ...(continue)

    Ricordi. Le frasi sussurrate. Gli album fotografici. Il 1998. E anche il 1999. Le ginocchia sbucciate.

    E adesso lo guardo, una figuretta lontana che armeggia con i remi su una barca che per lui, undicenne smilzo, è una cosa enorme. Lo seguo con lo sguardo, arrivo fin sulla punta del molo per tenerlo d'occhio meglio. E mi appare così piccolino, così lontano, così sperduto in mezzo a questo mare così grande, così segreto, così fuori misura. L'immagine stessa del suo essere isolato. Isolato! Mi viene in mente che da piccolo, quando si sentiva particolarmente solo, mi diceva: 'mamma, oggi mi sento un'isola'.
    Ed eccola là, ora, la mia isola in mezzo al mare.

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    Dust is dancing in the space. said on Apr 6, 2014 | Add your feedback

Book Details

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  • Others 240 Pages
  • ISBN-10: 8882465950
  • ISBN-13: 9788882465957
  • Publisher: Guanda
  • Publish date: 2003-01-01
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