Palomar

Di

Editore: Arnoldo Mondadori

4.0
(2027)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 124 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Chi tradizionale , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Olandese , Catalano , Greco

Isbn-10: 8804335106 | Isbn-13: 9788804335108 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Viaggi

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Descrizione del libro
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  • 5

    "In un'epoca e in un paese in cui tutti si fanno in quattro per proclamare opinioni o giudizi, il signor Palomar ha preso l'abitudine di mordersi la lingua tre volte prima di fare qualsiasi affermazio ...continua

    "In un'epoca e in un paese in cui tutti si fanno in quattro per proclamare opinioni o giudizi, il signor Palomar ha preso l'abitudine di mordersi la lingua tre volte prima di fare qualsiasi affermazione. Se al terzo morso di lingua è ancora convinto della cosa che stava per dire, la dice; se no sta zitto. Di fatto passa settimane e mesi interi in silenzio. Buone occasioni per rimanere in silenzio non mancano mai, ma si dà pure il raro caso che il signor Palomar rimpianga di non aver detto qualcosa che avrebbe potuto dire al momento opportuno. S'accorge che i fatti hanno confermato quel che lui pensava, e che se allora avesse espresso il suo pensiero forse avrebbe avuto qualche influenza positiva, sia pur minima, su quel che è avvenuto. In questi casi il suo animo è diviso tra il compiacimento d'aver pensato giusto e un senso di colpa per la sua eccessiva riservatezza. Sentimenti entrambi così forti, che egli è tentato di esprimersi a parole; ma dopo essersi morsicato la lingua tre volte, anzi sei, si convince che non c'è nessun motivo né di orgoglio né di rimorso. [...]"
    Questa pagina, aperta per caso in libreria, è stato il motivo che mi ha portato ad acquistare il libro per poi leggerlo tutto d'un fiato e, infine, giungere alla seguente conclusione: c'è, credo, un signor Palomar in ognuno di noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Il favoloso mondo del signor Palomar

    "(..) Ogni pomeriggio, al sentire un fischio di richiamo, su due note, come d'una persona che vuole segnalare il suo arrivo, il signor Palomar alza la testa per cercare intorno chi lo chiama; poi si ...continua

    "(..) Ogni pomeriggio, al sentire un fischio di richiamo, su due note, come d'una persona che vuole segnalare il suo arrivo, il signor Palomar alza la testa per cercare intorno chi lo chiama; poi si ricorda che è l'ora dei merli. (..) Il fischio dei merli ha questo di speciale: è identico a un fischio umano, di qualcuno che non sia particolarmente abile a fischiare, ma che si trovi ad avere un buon motivo per fischiare, una volta tanto e per una volta sola, senza intenzione di continuare, e lo faccia con un tono deciso ma modesto e affabile, tale da assicurarsi la benevolenza di chi l'ascolta. Dopo un po' il fischio è ripetuto - dallo stesso merlo o dal suo coniuge - ma sempre come fosse la prima volta che gli viene in mente di fischiare; se è un dialogo, ogni battuta arriva dopo una lunga riflessione. Ma è un dialogo, oppure ogni merlo fischia per sé e non per l'altro? E, in un caso o nell'altro, si tratta di domande e risposte (all'altro o a se stesso) o di confermare qualcosa che è sempre la stessa cosa (..)? Forse il valore di quell'unica parola sta nell'essere ripetuta da un altro becco fischiante, nel non essere dimenticata durante l'intervallo di silenzio. Oppure tutto il dialogo consiste nel dire all'altro "io sto qui", e la lunghezza delle pause aggiunge alla frase il significato di un "ancora", come a dire: "io sto ancora qui, sono sempre io". E se fosse nella pausa e non nel fischio il significato del messaggio? Se fosse nel silenzio che i merli si parlano? (..) Un silenzio, in apparenza uguale a un altro silenzio, potrebbe esprimere cento intenzioni diverse; anche un fischio, d'altronde; parlarsi tacendo, o fischiando, è sempre possibile - il problema è capirsi. Oppure nessuno può capire nessuno: ogni merlo crede d'aver messo nel fischio un significato fondamentale per lui, ma che solo lui intende; l'altro gli ribatte qualcosa che non ha nessuna relazione con quello che lui ha detto; è un dialogo tra sordi, una conversazione senza capo né coda. Ma i dialoghi umani sono forse qualcosa di diverso?"
    //
    Una personcina qua sotto ha commentato così: "Un libro di una bellezza unica, un piccolo capolavoro di sensibilità e di intelligenza, un piccolo libro nel quale ritrovare sé stessi e tutte le domande che ci poniamo durante la nostra esistenza." E cos'altro aggiungere.

    ha scritto il 

  • 3

    Tra le opere più significative di Calvino, Palomar è stato considerato un'autobiografia non ufficiale: ambientata in vari luoghi è anche un omaggio alla cittadina di Castiglione della Pescaia dove Cal ...continua

    Tra le opere più significative di Calvino, Palomar è stato considerato un'autobiografia non ufficiale: ambientata in vari luoghi è anche un omaggio alla cittadina di Castiglione della Pescaia dove Calvino passerà diverse estati fino all'ultimo, quella del 1985

    ha scritto il 

  • 3

    Guarda osserva pensa ragiona vivi..........

    Elucubrazioni di un tizio, che sono talvolta astruse e talvolta invece hanno il sapore della normalità nascosta in ognuno di noi.
    Non facile sempre da leggere, ma interessante...

    ha scritto il 

  • 0

    Un esercizio di stile, paragonabile a "Le città invisibili". ma contrariamente alla maggior parte delle persone, preferisco Palomar, in quanto i pensieri, in questo caso, sono concreti, tangibili, anc ...continua

    Un esercizio di stile, paragonabile a "Le città invisibili". ma contrariamente alla maggior parte delle persone, preferisco Palomar, in quanto i pensieri, in questo caso, sono concreti, tangibili, anche se spesso abbondano di concetti filosofici abbastanza distanti dalla cultura media di capre come me. Eppure, quello che fa Palomar, non è altro che quello che spesso succede in maniera automatica ed inconsapevole nel cervello di chiunque (anche nel mio, sembra incredibile ma forse è davvero così). una serie di considerazioni personali a partire da una immagine, un dettaglio, qualsiasi cosa si incontri nel nostro percorso quotidiano. in effetti i ragionamenti sulla signorina in topless li avrò fatti spesso anche io sulla spiaggia di Senigallia di tanto in tanto, certamente con un linguaggio rozzo e poco argomentato. ma è il processo mentale di Palomar, quello che ad una lettura ti fa pensare: no, io forse a questo punto avrei valutato la questione in altra maniera, o , sarei andato a parare verso altre conclusioni.
    E' una lettura non semplice secondo me. ogni tanto ho dovuto sforzare la mente per seguire gli intrecci mentali di Palomar e non perdermi nei miei che parallelamente avanzavano. oppure Calvino si proponeva di dimostrare proprio gli arzigogoli della mente e allora alla fine, è stato tutto un enorme successo.

    ha scritto il 

  • 4

    "Cosa può esserci di più stabile del nulla? Eppure anche del nulla non si può essere sicuri al cento per cento." (p. 47)

    "Forse l’io non è altro che la finestra attraverso la quale il mondo guarda il ...continua

    "Cosa può esserci di più stabile del nulla? Eppure anche del nulla non si può essere sicuri al cento per cento." (p. 47)

    "Forse l’io non è altro che la finestra attraverso la quale il mondo guarda il mondo." (p. 116)

    ha scritto il 

  • 2

    Palomar è, secondo me, un esperimento mal riuscito. L'idea è quella di un personaggio che osserva più che partecipare, come evidenzia il nome ripreso da uno dei più importanti telescopi esistenti. E a ...continua

    Palomar è, secondo me, un esperimento mal riuscito. L'idea è quella di un personaggio che osserva più che partecipare, come evidenzia il nome ripreso da uno dei più importanti telescopi esistenti. E alcune descrizioni sono davvero eccellenti, frutto di un'attenzione meticolosa al dettaglio. Tuttavia questo carattere è inserito in una struttura piuttosto rigida, frutto della passione di Calvino per certe corrispondenze matematiche che però, quando vogliono forzare la carne viva del racconto, non fanno che inaridire e raffreddare la scrittura.

    ha scritto il 

  • 4

    Scrivere di Calvino mi emoziona sempre tanto. E’ stato un autore per me unico, speciale, una persona profondamente umana, una mente geniale come pochi.
    Palomar, come tanti altri suoi romanzi, vede al ...continua

    Scrivere di Calvino mi emoziona sempre tanto. E’ stato un autore per me unico, speciale, una persona profondamente umana, una mente geniale come pochi.
    Palomar, come tanti altri suoi romanzi, vede al centro la capacità di osservare il mondo senza pregiudizi e senza illusioni, capacità che, purtroppo, solo poche persone al mondo possiedono.
    Palomar è un uomo semplice, lontano dagli standard della società odierna(una sorta di Marcovaldo), un uomo che vede dinanzi a sé un mondo frenetico, un mondo che cambia continuamente, un mondo caotico nel quale solo Palomar cerca una logica, cerca una sua spiegazione, ma tutto si trasforma in un fallimento continuo, perché non esiste logica nella vita, esiste solo un tempo che finisce e che ci lascia dentro una sorta di rimpianto e di rimorso per tutto ciò che non siamo riusciti a fare.
    E’ l’ultimo romanzo scritto da Calvino, il suo testamento che ci regala una grande lezione morale: in un mondo in cui tutti parlano e stra-parlano, in un mondo in cui tutti si interessano solo a loro stessi, in un mondo in cui prevale solo l’individualismo e la mercificazione anche nei rapporti, c’è un uomo che ascolta(cosa che in pochi oggi sanno fare), che preferisce fermarsi e osservare il mondo.
    Sembra un uomo freddo agli occhi di un lettore superficiale, ma in realtà Palomar è dotato di una sensibilità unica e rara, una sensibilità che lo fa approcciare agli altri in un modo tutto suo, ma che spesso non viene compreso.
    Un libro di una bellezza unica, un piccolo capolavoro di sensibilità e di intelligenza, un piccolo libro nel quale ritrovare sé stessi e tutte le domande che ci poniamo durante la nostra esistenza.
    Certo, molti non lo capiranno, ma questo è da mettere in conto quando si parla di Calvino, un autore che ha rappresentato una rarità nel panorama letterario e un uomo che ha rappresentato una rarità nel mondo umano, perché di esseri umani siamo in milioni su questo pianeta, ma di esseri davvero umani se ne contano sulle dita di una mano.

    “Il problema è capirsi. Oppure nessuno può capire nessuno: ogni merlo crede d’aver messo nel fischio un significato fondamentale per lui, ma che solo lui intende; l’altro gli ribatte qualcosa che non ha relazione con quello che lui ha detto; è un dialogo tra sordi, una conversazione senza né capo né coda. Ma i dialoghi umani sono forse qualcosa di diverso?”

    ha scritto il 

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