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Palomar

Di

Editore: Arnoldo Mondadori

4.0
(1945)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 124 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Chi tradizionale , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Olandese , Catalano , Greco

Isbn-10: 8804335106 | Isbn-13: 9788804335108 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
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  • 4

    Scrivere di Calvino mi emoziona sempre tanto. E’ stato un autore per me unico, speciale, una persona profondamente umana, una mente geniale come pochi.
    Palomar, come tanti altri suoi romanzi, vede al centro la capacità di osservare il mondo senza pregiudizi e senza illusioni, capacità che, ...continua

    Scrivere di Calvino mi emoziona sempre tanto. E’ stato un autore per me unico, speciale, una persona profondamente umana, una mente geniale come pochi.
    Palomar, come tanti altri suoi romanzi, vede al centro la capacità di osservare il mondo senza pregiudizi e senza illusioni, capacità che, purtroppo, solo poche persone al mondo possiedono.
    Palomar è un uomo semplice, lontano dagli standard della società odierna(una sorta di Marcovaldo), un uomo che vede dinanzi a sé un mondo frenetico, un mondo che cambia continuamente, un mondo caotico nel quale solo Palomar cerca una logica, cerca una sua spiegazione, ma tutto si trasforma in un fallimento continuo, perché non esiste logica nella vita, esiste solo un tempo che finisce e che ci lascia dentro una sorta di rimpianto e di rimorso per tutto ciò che non siamo riusciti a fare.
    E’ l’ultimo romanzo scritto da Calvino, il suo testamento che ci regala una grande lezione morale: in un mondo in cui tutti parlano e stra-parlano, in un mondo in cui tutti si interessano solo a loro stessi, in un mondo in cui prevale solo l’individualismo e la mercificazione anche nei rapporti, c’è un uomo che ascolta(cosa che in pochi oggi sanno fare), che preferisce fermarsi e osservare il mondo.
    Sembra un uomo freddo agli occhi di un lettore superficiale, ma in realtà Palomar è dotato di una sensibilità unica e rara, una sensibilità che lo fa approcciare agli altri in un modo tutto suo, ma che spesso non viene compreso.
    Un libro di una bellezza unica, un piccolo capolavoro di sensibilità e di intelligenza, un piccolo libro nel quale ritrovare sé stessi e tutte le domande che ci poniamo durante la nostra esistenza.
    Certo, molti non lo capiranno, ma questo è da mettere in conto quando si parla di Calvino, un autore che ha rappresentato una rarità nel panorama letterario e un uomo che ha rappresentato una rarità nel mondo umano, perché di esseri umani siamo in milioni su questo pianeta, ma di esseri davvero umani se ne contano sulle dita di una mano.

    “Il problema è capirsi. Oppure nessuno può capire nessuno: ogni merlo crede d’aver messo nel fischio un significato fondamentale per lui, ma che solo lui intende; l’altro gli ribatte qualcosa che non ha relazione con quello che lui ha detto; è un dialogo tra sordi, una conversazione senza né capo né coda. Ma i dialoghi umani sono forse qualcosa di diverso?”

    ha scritto il 

  • 2

    Adoro Calvino, davvero. Tuttavia non sono proprio riuscito ad apprezzare Palomar. Prometto a me stesso di riprovarci prima o poi, ma so già che continuerò a non apprezzarlo. Sia ben chiaro, la colpa è mia: preferisco una scrittura lineare, dei racconti privi di riflessioni che si contorcono su se ...continua

    Adoro Calvino, davvero. Tuttavia non sono proprio riuscito ad apprezzare Palomar. Prometto a me stesso di riprovarci prima o poi, ma so già che continuerò a non apprezzarlo. Sia ben chiaro, la colpa è mia: preferisco una scrittura lineare, dei racconti privi di riflessioni che si contorcono su se stesse, insomma ciò che ho già visto con tutte le opere di Calvino che ho letto fino ad oggi. La profondità nella semplicità. Questo è quello che chiedo in un libro e che ho sempre trovato in lui, eccetto con Palomar. Ho apprezzato diversi racconti (in particolare "La spada del sole", "Gli amori delle tartarughe") non lo stile. Ma ripeto, la colpa è mia, non lasciatevi influenzare.

    ha scritto il 

  • 0

    Il Movimento del pensiero

    Calvino era un autore che avevo messo un po' da parte.
    Qualche anno fa, quando facevo il liceo, mi ingozzavo proprio di Calvino. In relativamente poco tempo avevo letto un sacco dei suoi libri. Poi, come dicevo, lo misi da parte: forse perché mi ero un po' stufato, o forse, più semplicement ...continua

    Calvino era un autore che avevo messo un po' da parte.
    Qualche anno fa, quando facevo il liceo, mi ingozzavo proprio di Calvino. In relativamente poco tempo avevo letto un sacco dei suoi libri. Poi, come dicevo, lo misi da parte: forse perché mi ero un po' stufato, o forse, più semplicemente, altre letture mi avevano trascinato altrove e ho finito per dimenticarlo un po' come tante altre cose di quegli anni.
    Qualche mese fa mi imbatto in Palomar, libro che ai tempi non avevo letto, su un bancarella per pochi euro. Senza pensarci troppo lo prendo e, lasciato passare ancora un po' di tempo, lo leggo.
    Ebbene, è stato come ritrovare un amico che non si vedeva da troppo tempo. Quel che mi ha lasciato ora è la voglia di andarmi a recuperare tutti i libri di Calvino che non ho ancora letto, e magari pure a riprendere in mano quelli già letti.

    Palomar è un po' poeta, un po' filosofo e un po' scienziato, però non appesantito da nessuna conoscenza specifica precedente. Egli tenta costantemente di dare un ordine al mondo partendo, libero come è da schemi precostituiti da applicare alla realtà, dalla semplice osservazione o riflessione. Questo sforzò è costantemente frustrato, costantemente il mondo eccede dai modelli razionali che l'uomo può costruire per lui, ne fuoriesce da ogni parte e poco servono le correzioni e gli aggiustamenti che si possono fare, nessuna lettura del mondo riesce a catturarlo. Nel cammino verso la saggezza ogni passo è un'impresa, poiché esso può dilatarsi all'infinito come l'insuperabile distanza che Achille deve percorrere per superare la tartaruga.
    E però Palomar non rinuncia mai ai suoi tentativi. Mai rinuncia a chiamare in causa tutti gli strumenti della sua inteligenza per capire il mondo, anche sapendo che non può farcela. Insomma non rinuncia mai al pensiero. E credo proprio che il tema centrale del libro sia il movimento del pensiero: movimento che in Palomar va dal particolare all'universale, dal concreto all'astratto, che spesso va a sbattere o si trova davanti bivi in cui è impossibile scegliere eppure non si ferma; movimento che forse non arriverà mai alla sua metà finale, eppure non si arresta. Il pensiero: attività forse inutile e inconcludente, ma mi pare sia ancora la migliore alla quale l'uomo possa dedicarsi.

    ha scritto il 

  • 0

    Il signor Palomar, pur seguendo le spiegazioni dell'amico che lo guida, finisce sempre per incrociare la scolaresca e per cogliere le parole del maestro. E' affascinato dalla ricchezza dei riferimenti mitologici dell'amico: il gioco dell'interpretare, la lettura allegorica gli sono sempre semb ...continua

    Il signor Palomar, pur seguendo le spiegazioni dell'amico che lo guida, finisce sempre per incrociare la scolaresca e per cogliere le parole del maestro. E' affascinato dalla ricchezza dei riferimenti mitologici dell'amico: il gioco dell'interpretare, la lettura allegorica gli sono sempre sembrati un sovrano esercizio della mente. Ma si sente attratto anche dall'atteggiamento opposto del maestro di scuola: quella che gli era parsa dapprincipio solo una sbrigativa mancanza d'interesse, gli si va rivelando come un'impostazione scientifica e pedagogica, una scelta di metodo di questo giovane grave e coscienzioso, una regola a cui non vuole derogare. Una pietra, una figura, un segno, una parola che ci arrivano isolati dal loro contesto sono solo quella pietra, quella figura, quel segno o parola: possiamo tentare di definirli, di descriverli in quanto tali, e basta; se oltre la faccia che presentano a noi essi anche hanno una faccia nascosta, a noi non è dato di saperlo. Il rifiuto di comprendere più di quello che queste pietre ci mostrano è forse il solo modo possibile per dimostrare rispetto del loro segreto; tentare d'indovinare è presunzione, tradimento di quel vero significato perduto.

    ha scritto il 

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