Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Palude

Di

Editore: Baldini Castoldi Dalai (Romanzi e racconti)

3.5
(139)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 238 | Formato: Paperback

Isbn-10: 886620241X | Isbn-13: 9788866202417 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

Ti piace Palude?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 2

    Dopo Canale MUssolini e Mammut mi sono convinta che Pennacchi non fa per me.
    La storia all'inizio mi stava quasi piacendo, ma poi ha degenerato;quado ho letto il Duce con Maria Goretti, mi sono chiesta dove fossero finiti Gargamella e Grande Puffo!

    ha scritto il 

  • 4

    Affabulazione

    Come molte delle mie recensioni,anche questa è decisamente di parte, perché Pennacchi mi ha conquistata sin dalla prima lettura (Il fasciocomunista). Palude si svolge dalle stesse parti, che poi sono le solite: Latina e dintorni. L'epos della pianura bonificata, con le storie dei personaggi che i ...continua

    Come molte delle mie recensioni,anche questa è decisamente di parte, perché Pennacchi mi ha conquistata sin dalla prima lettura (Il fasciocomunista). Palude si svolge dalle stesse parti, che poi sono le solite: Latina e dintorni. L'epos della pianura bonificata, con le storie dei personaggi che in vita sono già leggenda e dopo la vita si accompagnano con i santi e con la storia, mi incanta ogni volta. I colti diranno che questa poetica è già presente in altri autori nobili, Zavattini per esempio. Può darsi. Ma Pennacchi racconta come se bofonchiasse tra sé mentre lavora - memorabili i passaggi in punta di chiave inglese. O come se il suo narrare fosse un lungo filò sul muretto d'estate, in osteria d'inverno. Sarà che siamo padani, e i padani sotto tutti un po' matti, compreso Zavattini.

    ha scritto il 

  • 4

    Nel 1813 un Rossini ventunenne scrive un'opera, "Aureliano in Palmira" che dopo alcune rappresentazioni sparisce dalle scene. Tre anni dopo il musicista ne riciclerà l'Ouverture in quel capolavoro che è "Il barbiere di Siviglia". Pur senza essere Rossini, il Pennacchi qui ne riprende il modello. ...continua

    Nel 1813 un Rossini ventunenne scrive un'opera, "Aureliano in Palmira" che dopo alcune rappresentazioni sparisce dalle scene. Tre anni dopo il musicista ne riciclerà l'Ouverture in quel capolavoro che è "Il barbiere di Siviglia". Pur senza essere Rossini, il Pennacchi qui ne riprende il modello. Pertanto si può scrivere l'equazione "palude:aureliano in palmira=canale mussolini:barbiere di siviglia". Con questo non voglio dire che "palude" sia un brutto libro, anzi. Semplicemente è un'opera minore che probabilmente non sarebbe stata ripubblicata se non ci fosse stato il successo di Canale Mussolini. Gli stessi ambienti, spesso gli stessi episodi, la stessa verve, ma meno omogenea e decisamete più "soprannaturale" del fratello maggiore. Dovendo leggere solo uno dei due non ci sono dubbi su quale scegliere... avendo del tempo e magari un po' di nostalgia delle "appi" diventa una piacevole ri-lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando il surreale diventa storia

    Un consiglio: leggete subito le note finali; entusiasmatevi per la descrizione del processo creativo e poi – ma solo poi – abbandonatevi alla trama: l’amore per l’onestà disarmante e disarmata di questa storia vi aiuterà a ignorarne i vizi (che ci sono) e ad assaporarne fino in fondo le virtù (ch ...continua

    Un consiglio: leggete subito le note finali; entusiasmatevi per la descrizione del processo creativo e poi – ma solo poi – abbandonatevi alla trama: l’amore per l’onestà disarmante e disarmata di questa storia vi aiuterà a ignorarne i vizi (che ci sono) e ad assaporarne fino in fondo le virtù (che sono moltissime).
    Le paludi pontine, funestate dall’inedita coppia comica Duce-Cencelli, sono un Macondo fantastico in cui non è più possibile distinguere la leggenda dalla realtà, la suggestione dalla finzione narrativa.
    Il gusto del racconto, un sarcasmo tagliente e alcune trovate meravigliose (l’agonia di Maria Goretti è un pezzo di bravura) definiscono l’ossatura di un’opera che non vanta, forse, la dignità letteraria di Canale Mussolini, ma che cattura senz’altro la simpatia del lettore dalla prima all’ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro molto strano, con dei momenti interessanti in cui il libro somiglia a Canale Mussolini e altri (la maggior parte, sfortunatamente) nei quali diventa un libro molto pesante, parlando di politica e guerre...

    ha scritto il 

  • 3

    Pennacchi si impaluda, in un'autopsicanalisi dagli effetti sorprendenti

    Tre stelle, perché le prime due parti del libro di Pennacchi avrebbero meritato una stella in più, ma la terza ed ultima è piuttosto deludente. Pennacchi ha un modo estremamente particolare di scrivere e piace molto o non piace affatto. Però non basta scriver bene per far apprezzare anche le part ...continua

    Tre stelle, perché le prime due parti del libro di Pennacchi avrebbero meritato una stella in più, ma la terza ed ultima è piuttosto deludente. Pennacchi ha un modo estremamente particolare di scrivere e piace molto o non piace affatto. Però non basta scriver bene per far apprezzare anche le parti che sembrano create in un momento di onanismo alcolico. Il resto di Palude è invece brillante, coinvolgente, geniale. Una storia, nel senso di quelle che si raccontavano un tempo nelle stalle o sull'aia, molto particolare di Littoria divenuta Latina, con l'immancabile presenza del Duce (scritto maiuscolo) in formato ectoplasma, che vigila sulla città che ha creato con il lavoro dei coloni arrivati da Veneto ed Emilia. Una sorta di liberazione sentimentale di Pennacchi, il fasciocomunista nato fascio, diventato comunista, ed ora probabilmente più vicino sentimentalmente alle sue origini.

    ha scritto il 

  • 3

    Pennacchi è un buon cantore popolare, un Gabriele Paolini di Latina: fa venir voglia di visitare le paludi Pontine. Però finisce sempre per inciampare in un buonismo revisionista.
    Non mi dispiace che voglia anche rappresentare il duce dal punto di vista dei coloni della ex Littoria, ma la s ...continua

    Pennacchi è un buon cantore popolare, un Gabriele Paolini di Latina: fa venir voglia di visitare le paludi Pontine. Però finisce sempre per inciampare in un buonismo revisionista.
    Non mi dispiace che voglia anche rappresentare il duce dal punto di vista dei coloni della ex Littoria, ma la sua rappresentazione del fascismo e comunismo come due facce della stessa medaglia, alla fine è fallimentare, come il suo stesso progetto politico.

    ha scritto il