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Pane nostro

Di

Editore: Garzanti

3.7
(38)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 231 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8811597749 | Isbn-13: 9788811597742 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Predrag Matvejevic

Disponibile anche come: Paperback

Genere: History , Non-fiction , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
“Pane nostro” di Predrag Matvejevic il frutto di vent’anni di lavoro e di un ricordo d’infanzia. Quando era bambino, suo padre lo mandava di nascosto a portare un po’ di pane a tre prigionieri tedeschi che pativano la fame: a ricambiare un gesto analogo, quando il padre, ai lavori forzati in Germania, era stato rifocillato da un pastore protestante. E’ un grande racconto, ricco di sapienza e di poesia. Abbraccia l’intera storia dell’umanità: dal giorno lontano in cui i nostri antenati si stupirono per la simmetria dei chicchi sulla spiga, fino a oggi, quando miliardi di essere umani ancora soffrono la fame e sognano il pane, mentre altri ne sprecano in abbondanza. Sulle rive del Mediterraneo, dalla Mesopotamia alle tavole del mondo intero, il pane è stato il sigillo della nostra alimentazione occidentale. Ha accompagnato, anche nella forma della galletta o della focaccia, i viaggiatori, i pellegrini, i marinai… Si è ritrovato al centro di dispute sanguinose e infinite: le guerre per procacciarsi il cibo, le lunghe controversie sul pane – lievitato anziché azzimo – da usare per la comunione. Perché il pane è anche simbolo, al centro del rito. E lo si ritrova, nelle sue mille verità, in molte opere d’arte, dall’Antico Egitto alla pop art. Raccontando il pane, la sua storia, i suoi miti, Matvejevic ci parla di Dio e degli uomini, della storia e della geografia, della fame e della ricchezza, della guerra e della pace, della violenza e dell’amore. Quella che ci regala Matvejevic è una sapienza modellata dai secoli, a volte temprata nel dolore, ma sempre piena di speranza.
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  • 3

    Concordo pienamente con chi ha scritto che da un autore del genere, ci si poteva aspettare qualcosa in più rispetto alle "briciole" di sapere disseminate qua e là, visto che di pane si parla. La ...continua

    Concordo pienamente con chi ha scritto che da un autore del genere, ci si poteva aspettare qualcosa in più rispetto alle "briciole" di sapere disseminate qua e là, visto che di pane si parla. La lettura, benché corposa, si conclude con un certo senzo di non sazietà, e a poco servono le belle prefazione e postfazione.

    Ultima notazione: nella biblioteca sotto casa ho trovato questo titolo tra i libri di cucina.

    ha scritto il 

  • 3

    Troppe molliche di pani diversi: nel lettore cresce a ogni pagina la voglia di pagnotta, o almeno di una bella fetta intera. Sfugge (forse anche all'autore) il senso di un accumulo non ordinato di ...continua

    Troppe molliche di pani diversi: nel lettore cresce a ogni pagina la voglia di pagnotta, o almeno di una bella fetta intera. Sfugge (forse anche all'autore) il senso di un accumulo non ordinato di stimoli, isolatamente piacevoli ma spenti dalla giustapposizione.

    La Redazione di Garzanti è momentaneamente assente: si prega di riprovare più tardi. Ben quattro pesci: alle pp. 57-8, 123-4, 136-7 e 153-4

    ha scritto il 

  • 4

    Il viaggio di un chicco di grano

    Il pane: il cibo più umile,ma anche il più invocato, ricercato, anelato dai popoli perchè se all'uomo manca il pane manca tutto. Cibo profetico e sostentamento quotidiano, cibo nel cui nome si è ...continua

    Il pane: il cibo più umile,ma anche il più invocato, ricercato, anelato dai popoli perchè se all'uomo manca il pane manca tutto. Cibo profetico e sostentamento quotidiano, cibo nel cui nome si è immolata anche la storia. Un bellissimo viaggio attraverso i secoli, i popoli e le religioni accompagnati da un pezzo di pane.

    ha scritto il 

  • 3

    faticosa lettura di coppia

    interessante e comunitario, ma scritto in modo davvero poco scorrevole...forse mal tradotto? Significativa e poetica la postfazione di Erri De Luca.

    ha scritto il 

  • 5

    Impeccabile analisi di un grande studioso

    Leggo da parecchi anni le opere di saggistica di Matvejevic,un fine accademico profondo conoscitore non solo della sua terra,la Bosnia,ma anche delle tematiche più diverse. Dopo gli strepitosi ...continua

    Leggo da parecchi anni le opere di saggistica di Matvejevic,un fine accademico profondo conoscitore non solo della sua terra,la Bosnia,ma anche delle tematiche più diverse. Dopo gli strepitosi Breviario mediterraneo e l'altra Venezia,in questo saggio analizza la storia,i miti,la religiosità che accompagna da sempre uno degli alimenti base della dieta,carico di simbolismi che trascendono il mero aspetto nutrizionistico. Come sempre il libro è costellato da una miriade di informazioni che lo impreziosiscono,essendo tra l'altro scritto in modo molto piano malgrado sia molto erudito.Un grande capolavoro di questo intellettuale da sempre perseguitato per le sue idee in patria.

    ha scritto il 

  • 4

    Pane, fragranza della Storia

    Un titolo che è come una preghiera. A recitarla, Predrag Matvejević. “Pane nostro” che sei nei libri, vien subito da continuare. Merito alla Garzanti, per aver captato, ancora una volta, la ...continua

    Un titolo che è come una preghiera. A recitarla, Predrag Matvejević. “Pane nostro” che sei nei libri, vien subito da continuare. Merito alla Garzanti, per aver captato, ancora una volta, la grandezza dello scrittore bosniaco dopo il salato “Breviario Mediterraneo”. Sotto la lente analitica di Matvejević, qui, è il pane. Come lì lo era stato il mare. Pure, un filo non interrotto: pane e mare finiscono per essere complementari, per scambiarsi gli odori; vicendevolmente si regalano l’uno all’altro, si influenzano, si accoppiano in un grumo storico indissolubile. Ma anche pane e strade, pane e deserto, pane e monti. In quanto, il vero contrattare antropologico è quello fra pane e mondo. Perché facendosi cibo nelle case, nei forni, nei fuochi, nel forni, nelle strade, sulle pietre, il pane introietta i gusti che sono gusti collettivi. La mollica s’impossessa delle nenie arabeggianti del Medio Oriente, si impregna della sacralità dei conventi umbri, ellenici, cirenaici, si impana nella sabbia africana.

    Seguendo le rotte del pane, seguendo la sua storia, Matvejević, in “Pane Nostro”, narra leggende umane e divine, miti e civiltà. Il pane, in tutte le sue forme, diventa un eroe pulsante, coraggioso, errante. Come Ulisse, viaggia di sponda in sponda, senza sosta. Perigliosi viaggi e soste in Terre lontane gli danno nuovi sapori e nuovi odori. E di fronte a questo mitico zingaro, l’autore si spoglia di ogni superbia e si fa umile. La sua preghiera rimbomba fra le pareti del tempo e dello spazio, rimbalza fra lirismo ed enciclopedismo. Come un Dio, come Dio, come ogni Dio, anche il pane si fa trascendente ed al tempo stesso carnale, vero, vivo. E come un Dio, il pane ha la sua storia che si perde nella coltre del tempo, nelle spire fumose del dubbio, dell’incerto, quasi fosse proibito saperne troppo. Come un Dio ha i suoi accoliti, i suoi seguaci, i suoi discepoli, i suoi credenti. L’uomo che lo crea e lo plasma dalla terra nera al seme, dal seme alla spiga, dalla spiga al frutto, dal frutto alla farina, dal farina al forno, in fondo non è altro che un ossequioso credente. Un concentrato di speranza legato indissolubilmente all’atmosfera ed alle bizze della meteorologia, costretto dal governo degli elementi naturali ad ottenere il massimo prodotto dalla fatica del lavoro nei campi. E come un Dio, il pane ha anche i suoi tempi. La panetteria è cattedrale laica. E, come quella sacra, punto di raccordo di voci ed incontro di viandanti e cittadini, di viandanti e pellegrini, di straccioni e notabili. Che, prima di assaporane il gusto, ne possono già godere l’odore.

    Leggere “Pane nostro” è fare un continuo sforzo masticante. Esplode nelle narici un tripudio profumoso, sotto i denti la sensazione autentica di essere in preda ad un’estasi sensoriale che rasenta la lussuria. E, nella tensione al pane, in questo continuo desiderio di averlo e di addentarlo, si torna bambini. Finanche, ci si fa altri bambini, corpicini di altre epoche e di altri luoghi. E di queste esperienze, il pane è consustanziazione, minimo comun denominatore dei ricordi, pratico facimento. Così, suscitandoci con il pungolo lettarario, Matvejević ci racconta il “dramma” del pane, copione di fatiche e di dolore. Che, nonostante questo, lenisce ciò che tocca. Che sia nero o fragrante, che sia rancido o fresco, è toccasana per le pance.

    E la storia che ci racconta, del pane, del frumento, della farina, è storia plasmata di leggenda, narrazione, viaggio, vita, pace e guerra, scontri e incontri; è storia impressa nella fede e nella fame; è storia divina, beata, santa, magistrale, simbolica, numerica, esemplare; storia fisica, tattile, di lavoro, sudore, genti, strumenti, stagioni, sfruttamento; è la storia che si affigge alle porte del tempo, si immerge nelle epoche , si incammina per le vie di Damasco e della Giordania, nei monasteri copti di Grecia ed Egitto, si in scrive alla Bibbia ed al Corano come al Talmud; storia declinata al maschile ed al femminile, interdetta ai meschini, schiusa invece alla schiera degli ultimi; storia identitaria ed insieme egualitaria. Insomma, una storia infinita, narrata con tutta la pazienza di cui solo Predrag Matvejević è capace.

    ha scritto il 

  • 3

    Narrativamente non mi ha sconvolto, però è bello leggerlo così, ogni tanto, a piccoli pezzi, seguendo l'evolversi delle parole nella storia, le tipologie di farine, l'elenco di luoghi, nomi e ...continua

    Narrativamente non mi ha sconvolto, però è bello leggerlo così, ogni tanto, a piccoli pezzi, seguendo l'evolversi delle parole nella storia, le tipologie di farine, l'elenco di luoghi, nomi e religioni. Un'enciclopedia tranquilla.

    ha scritto il 

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