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Papà Gambalunga

By Jean Webster

(69)

| Hardcover

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Book Description

Judy Abbott, un'orfana sedicenne cresciuta ed educata in un tetro ospizio, senza però perdere voglia di vivere e umorismo, un giorno scrive un brano che rivela queste doti e fa colpo su uno dei patroni dell'istituzione.
Lo sconosciuto, che inten Continue

Judy Abbott, un'orfana sedicenne cresciuta ed educata in un tetro ospizio, senza però perdere voglia di vivere e umorismo, un giorno scrive un brano che rivela queste doti e fa colpo su uno dei patroni dell'istituzione.
Lo sconosciuto, che intende rimanere tale, le offre la possibilità di frequentare un ottimo collegio dove sviluppare il suo talento letterario, ad una sola condizione: che si impegni, una volta al mese, a inviare una lettera con tutti i particolari sui suoi studi, la sua nuova vita. Il romanzo è fatto di queste lettere, nell'arco di cinque anni; lettere spiritose, divertenti, indirizzate all'ignoto benefattore fantasiosamente battezzato da Judy “Papà Gambalunga”. Lei lo immagina anziano, con qualche acciacco, di carattere scorbutico e invece...

138 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Commento: Una lettura molto carina e scorrevole. Presto dovrò guardarmi anche il cartone animato, dato che non me lo ricordo nemmeno.

    Citazioni:

    1. Sai, Papà, credo che la qualità più importante in una persona sia l'immaginazione. Rende la gente ca ...(continue)

    Commento: Una lettura molto carina e scorrevole. Presto dovrò guardarmi anche il cartone animato, dato che non me lo ricordo nemmeno.

    Citazioni:

    1. Sai, Papà, credo che la qualità più importante in una persona sia l'immaginazione. Rende la gente capace di mettersi nei panni degli altri. Li rende più gentili, comprensivi e sensibili. è una virtù che andrebbe coltivata nei bambini, invece al John Grier ne soffocavano subito sul nascere anche la più piccola scintilla.

    2. Il dovere! era la sola qualità che incoraggiavano laggiù. Sono convinta che i bambini non dovrebbero nemmeno conoscere il significato di questa odiosa parola. Dovrebbero fare tutto solo per amore.

    3. Credo che ognuno di noi, qualunque siano i dolori che lo aspettano da adulto, debba a tutti i costi avere un'infanzia serena, per poterci tornare indietro con il pensiero nel corso degli anni.

    4. Non sono i grandi quelli che contano di più nella vita. è il saper approfittare delle piccole cose.

    5. Io, Papà, ho scoperto il vero segreto della felicità, che consiste nel vivere l'adesso, nel non rimpiangere in continuazione il passato o nell'anticipare il futuro, ma il massimo possibile proprio dall'istante che stiamo vivendo.

    6. Voglio godermi ogni secondo e sapere per certo di goderlo esattamente nel momento in cui lo godo.

    7. La maggior parte della gente non vive, ma corre frenetica di qua e di là tentando di raggiungere obiettivi lontani, all'orizzonte, e nell'ansia di rischiare di perdere qualcosa rimane senza fiato; quasi cieche, queste persone non vedono tutte le belle cose che le circondano; poi, la prima cosa di cui si rendono conto, è che sono invecchiate e logorate, e che ormai non c'è alcuna differenza se hanno raggiunto o meno il loro obbiettivo finale.

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    Valentina said on Sep 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Letto N anni fa

    Che divertente questa ragazza! Il suo terribbile mercoledì ha decisamente un lieto fine! Da leggere e guardare!

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    Miriamglserrano said on Aug 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Operazione nostalgia riuscita. Per questo gli do un 5, anche se tutto sommato il romanzo rispetto all’anime visto in gioventù risulta meno approfondito e ricco, soprattutto nei personaggi oltre che nella trama. Ma anche se si sa già come andrà a fini ...(continue)

    Operazione nostalgia riuscita. Per questo gli do un 5, anche se tutto sommato il romanzo rispetto all’anime visto in gioventù risulta meno approfondito e ricco, soprattutto nei personaggi oltre che nella trama. Ma anche se si sa già come andrà a finire è sempre comunque una piacevole lettura, delle gioie, delle brevi arrabbiature e subitanee scuse e riappacificazioni di Jerusha “Judy” Abbot con il suo misterioso papà John Smith, del suo racconto della vita universitaria e delle piacevoli scoperte durante le vacanze. Il tutto in un quasi monologo, dato che il benefattore ha chiesto che lei gli scriva delle lettere a cui lui non risponderà mai. Ma la scelta di questo strumento narrativo originale è sicuramente azzeccata, adatta al tema, e riesce a coinvolgere di più il lettore che non se fosse stato un romanzo scritto in modo “tradizionale”. Mi è venuta voglia di rivedere il cartone animato.

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    Accipiter said on Apr 19, 2014 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    Quando ho iniziato la lettura di Papà Gambalunga, breve romanzo epistolare uscito nel 1912 dalla penna di Jean Webster, non nutrivo grandi aspettative: immaginavo l'ennesima storiella dalle tinte pastello, colma di buoni sentimenti, ineccepibi ...(continue)

    Quando ho iniziato la lettura di Papà Gambalunga, breve romanzo epistolare uscito nel 1912 dalla penna di Jean Webster, non nutrivo grandi aspettative: immaginavo l'ennesima storiella dalle tinte pastello, colma di buoni sentimenti, ineccepibili insegnamenti morali, e un'immancabile quantità di melassa... Insomma, ciò che generalmente ci si attende da un romanzo "per signorine" scritto un secolo fa.
    Papà Gambalunga, invece, malgrado gli accostamenti semplicisti di cui è spesso vittima, ha poco a che fare coi più celebri capolavori della letteratura per ragazze, in primis Piccole donne; superato il capitolo introduttivo, infatti, ci si trova di fronte un racconto che, malgrado una trama a prima vista del tutto convenzionale, si rivela da subito sorprendentemente originale e, soprattutto, modernissimo.
    La storia è quella di Jerusha Abbott (poi detta Judy), una ragazzina da sempre vissuta in orfanotrofio, le cui doti di scrittrice attirano l'attenzione di un misterioso benefattore (soprannominato appunto Papà Gambalunga dalla sua pupilla) che, restando nell'anonimato, si offre di mandarla all'università, in cambio di una lettera al mese in cui Judy, senza mai ricevere risposta, dovrà raccontare regolarmente i propri progressi.
    Ciò che Judy scriverà nelle sue lettere, però, sarà molto più di un semplice resoconto della vita universitaria: ella traccerà innanzitutto un vivido ritratto del suo mondo interiore, delle sue speranze, dei suoi dispiaceri, delle piccole conquiste che passo dopo passo ne forgeranno la personalità, trasformandola da infelice fanciulla sola al mondo, in giovane donna matura, consapevole di sè, e pienamente realizzata.
    È singolare come un romanzo tanto breve e leggero sia riuscito a penetrare con tale efficacia nella psicologia della protagonista, narrandoci, prima ancora che la storia di un'orfanella fortunata, la progressiva crescita morale, intellettuale ed emotiva di un essere umano. Ed è stata proprio la stupefacente umanità di Judy a conquistarmi: quel suo essere così vera, spiritosa, ostinata, e talvolta perfino irriverente, ma mai sopra le righe. Ella non possiede l'ottimismo a oltranza di una Pollyanna, e non riesce a vedere sempre il lato positivo delle persone: si adira, s'indigna, sa farsi valere, e detesta l'idea di rassegnarsi di fronte alle avversità della vita. Judy è una ragazza sensibile, dotata di un grande cuore, ma in lei non vi è ombra di buonismo.
    Dalle numerose lettere che la giovane invia al fantomatico Papà Gambalunga, ora allegre, ora indispettite, ma sempre spontanee e brillanti, traspare tutto il suo amore per il sapere, la grande voglia di migliorare se stessa, l'entusiasmo di fronte alle sfide di tutti i giorni... Un entusiasmo che non è mai affettazione, ma solo l'onesta voglia di vivere intensamente ogni istante, il profondo senso di gratitudine di una ragazza che, passando attraverso delusioni, momenti di scoramento, e meritati successi, impara poco per volta a far tesoro degli insegnamenti della vita, e ad apprezzare con gioia i piccoli piaceri quotidiani.
    Risulta facile affezionarsi alla protagonista: a parer mio, uno dei personaggi letterari più simpatici di sempre, in cui non è affatto difficile immedesimarsi. L'accompagniamo nel suo cammino dai diciassette ai ventitrè anni, imparando a conoscerla e a capirla con tutte le sue peculiarità, i suoi mutevoli stati d'animo, e le mille sfumature caratteriali che a un occhio superficiale potranno apparire come contraddizioni, ma che sono in realtà il segno più tangibile della sua autentica umanità.
    Judy, la fanciulla che non ha mai letto Piccole donne, che subisce il fascino senza tempo delle sorelle Brontë, e che a un evento mondano preferisce una serata in poltrona a colmare le proprie imperdonabili lacune letterarie, nonostante la singolare profondità d'animo, riesce a godere pienamente anche delle cose più frivole; aspira all'indipendenza, ma desidera ardentemente la tenerezza di una famiglia; è una ragazza coi piedi per terra che, nel contempo, non teme di tornare bambina e rifugiarsi con passione nella propria immaginazione: quella virtù che, a suo dire, tutti dovrebbero coltivare, perché "rende la gente capace di mettersi nei panni degli altri. Li rende più gentili, comprensivi e sensibili."

    Ho apprezzato un po'tutto in questo romanzo, ma in particolare, sono rimasta piacevolmente colpita dal modo inusuale in cui l'autrice, rifacendosi alla sua stessa esperienza, ci racconta la fine dell'adolescenza e l'ingresso nella giovinezza: un periodo segnato non da pseudo-amori e voglia di bruciare le tappe (come, ahimè, esso viene comunemente inteso ai giorni nostri), bensì un momento della vita da dedicare alla conoscenza di se stessi, alle proprie aspirazioni, allo sviluppo della propria personalità, e alla costruzione di solidi rapporti d'amicizia. E Judy, degna protagonista di questa storia, incarna perfettamente tutto ciò. Diversamente dalla maggior parte delle eroine dei romanzi per ragazze, infatti, ella non coltiva fantasie romantiche e non idealizza un eventuale principe azzurro: per lei l'amore non coincide con i sogni sentimentali comuni a tante adolescenti, bensì con l'idea di appartenenza, con il concetto di famiglia, con tutte quelle realtà senza le quali la vita non sarebbe degna di essere vissuta: realtà spesso date per scontate da chi ha avuto tutto, ma così agognate e per questo tanto più preziose per coloro che non le hanno mai possedute.
    L'amore, in verità, come nella più classica delle favole, arriverà anche in questa storia, ma solo quando, ormai portati a termine gli studi, e divenuta pienamente donna, Judy sarà davvero pronta per vivere la sua vita di adulta con accanto l'uomo che ama. Un amore, quello su cui si chiude l'ultima lettera della ragazza, che non sarà il frutto di un'ardente infatuazione adolescenziale o il concretizzarsi di una travolgente passione, bensì la progressiva e naturale evoluzione di una profonda amicizia, di un rapporto basato sulla stima, sulla complicità e sull'affinità di carattere, sentimenti ed opinioni.

    Nel corso di questo piacevolissimo racconto sono pochi i difetti che ho potuto riscontrare; forse, l'unico aspetto su cui ci sarebbe qualcosa da eccepire, è la scelta narrativa della Webster: il (riuscitissimo) modello epistolare, peraltro impreziosito dallo stile squisitamente colloquiale di Judy, infatti, pur rivelandosi molto efficace per cogliere ogni aspetto della personalità della protagonista, lascia inevitabilmente in ombra gli altri personaggi, permettendoci di conoscerli solo attraverso i riferimenti fugaci da parte della narratrice.
    Al di là di questa piccola pecca, il romanzo è stato per me una bellissima sorpresa: fresco, godibile, intelligente e, non ultimo, profondo... Perché dietro l'ironia di Judy, dietro la tenera storia a lieto fine di un'orfana, si nascondono riflessioni tutt'altro che banali sulla natura umana, sulla famiglia, sull'infanzia, sulla religione, sui diritti delle donne, e più in generale, su tutti quei valori fondamentali che mai come in questa nostra epoca, avrebbero bisogno di essere riscoperti.
    In breve: un libro leggero, allegro, divertente, pensato per il pubblico femminile, certo, ma in questo caso, consigliabile davvero, e senza riserve, a donne di tutte le età.

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    Camelia said on Apr 2, 2014 | 6 feedbacks

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