Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Papà

Di

Editore: E/O

3.1
(16)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 75 | Formato: Altri

Isbn-10: 8876410686 | Isbn-13: 9788876410680 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: S. D'Alessandro

Ti piace Papà?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
"Papà" è la storia del figlio di Josef Mengele, della sua ricerca del padre e del drammatico confronto finale tra i due. "Papà" è fuggito in Sud America quando il narratore era ancora un bambino e l'infanzia di questi è trascorsa all'ombra del grande assente: a scuola, in famiglia, con gli amici, quest'ombra lo ha volta a volta perseguitato, protetto, schiacciato. Il figlio giunge così al confronto finale, debole, insicuro, diviso tra orrore per il padre e desiderio di credere nella sua innocenza.
Ordina per
  • 1

    Vati ( 1987 )

    Peter Schneider 1987. Edizioni e/o, collana "Dal Mondo", prima edizione 2002, traduzione di Sinonetta D'Alessandro.

    C'è qualcosa di scontato e qualcosa che disturba, in "Papà" di Schneider. Il ...continua

    Peter Schneider 1987. Edizioni e/o, collana "Dal Mondo", prima edizione 2002, traduzione di Sinonetta D'Alessandro.

    C'è qualcosa di scontato e qualcosa che disturba, in "Papà" di Schneider. Il libro si autodefinisce storia di un figlio non all' altezza della propria storia e rientra in quella letteratura dei padri a cui si è dedicata la generazione successiva a quella nazista. Il libro lascia interdetti perchè trasferisce il conflitto padre figlio dal piano storico a quello letterario (in effetti mi è tornato in mente dopo la lettura de "Le Benevole") . In una intervista riportata nel lontano' 88 da'L' Indice" Schneider dice di non aver potuto fare altrimenti : i fatti avrebbero messo troppa distanza tra il lettore e il carnefice; l' invenzione rende più vicino e umano il dramma del figlio. Questo avrebbe detto Schneider ( vado a memoria ma il senso è questo ). Ma non è finita quì. Non è finita quì perchè i personaggi in questione sono Joseph Mengele, l' efferato dottor Morte la cui fuga e morte in Sudamerica è ancora oscura e il figlio Rolf, che nel 1977 va in Brasile, incontra il suo rifugio segreto per porre la domanda chiave ( perchè ?), vive con lui qualche giorno , incapace di fare quella domanda , e riparte sconfitto, senza aver risolto nulla. Schneider si interessò a Mengele quando la rivista Bunte Illustrierte pubblicò nel 1985 un reportage in gran parte basato sulla documentazione del figlio . Schneider e Rolf avevano la stessa età, vivevano nella stessa città, Friburgo, e avevano frequentato le stesse scuole. Potevo essere io, dice Schneider, il figlio di un criminale. Ero stato più fortunato, ma che differenza c'era tra me e lui ? La storia divenne un caso giudiziario, perchè Schneider di fatto si era appropriato dei documenti di Rolf Mengele e fu accusato di plagio. Scartato il reato di plagio un editore accettò di pubblicare "Papà". Nel 1987, quando il libro uscì divise pubblica e critica. Una parte della critica-disse Schneider -mi accusò di non aver affrontato il tema centrale, cioè la spiegazione che il figlio ( non ) chiede al padre. L'altra parte della critica difese il libro perchè capì le mie intenzioni, che erano di lasciare il figlio nel dubbio, nell' incertezza. Non è forse così che siamo vissuti tutti ?- Ma questo vuol dire che la generazione di Schneider non si è mai liberata, non solo ma continua a domandarsi quanta parte delle radici del nazismo siano null' altro che una deformazione della cultura tedesca, un' eredità del romanticismo. Schneider dice di non sentirsi all' altezza della propria storia, di non capire. Il suo tentativo l' ha fatto, dice.
    Ma io dico : il dramma è reale ma perchè per uomini come Schneider è così difficile capire? Il libro fornisce una certa spiegazione, nel senso più negativo e discutibile. Il libro ha due fondamentali punti deboli ( o colpe ). Il primo è che cercando di penetrare la mente di Rolf Mengele, cede troppo spesso all' invenzione di maniera( episodi di piccolo brigantaggio latino americano e lussuria da poco nello squallore del sottomondo brasiliano ), arricchita per di più da una prosa ( purtoppo resa molto male in italiano ) che riflette il narcisismo splendido dell' autore ( ahi , Le Benevole ! ) : operazione che lascia perplessi se si pensa che il punto di partenza sono le vittime degli esperimenti medici di Mengele a Auschwitz. L' altro punto è assai più grave : a lettura conclusa il personaggio di Mengele risulta una figura tragica ma possente, quasi affascinante, non solo perchè dorme in una misera stanza in un misero letto, ossessionato da un bisogno di pulizia ossessionante, o perchè ascolta lo stesso quartetto di Beethoven che piace al figlio ( trasmigrazione genetica o culturale ? ), quanto perchè non c'è nessuno a controbattere le sue giustificazioni ideologiche ( non ha mai ucciso nessuno in vita sua ); i suggerimenti di lettura che da al figlio: Camus, Lorenz, Monod ; la teoria della selezione naturale. Nessuno nel libro tratta il boia da boia. Per il figlio Mengele rimane un essere umano. Inoltre la letteratura è piena di personaggi mostruosi che hanno più peso di quelli moralmente intatti. Ma è solo di letteratura che parliamo ? O di genocidio ? O dei figli degli aguzzini ?. Mengele, che nel libro non viene mai nominato, è Mengele, non un portaordini qualsiasi del regime la cui oscurità avrebbe ( forse ) giustificato nell' invenzione letteraria un trattamento umano. I crimini peggiori vengono commessi nel nome di un' idea: il tragico è che nè Rolf Mengele nè l' autore Schneider sanno fare a pezzi questa idea. Il primo perchè un figlio non può denunciare il padre, il secondo perchè non riesce a denunciare nemmeno il figlio.

    ha scritto il