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Papà Goriot

Di

Editore: Mondadori

4.0
(2123)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 322 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Svedese , Portoghese , Ungherese , Polacco

Isbn-10: 8804483881 | Isbn-13: 9788804483885 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giuseppe Pallavicini Caffarelli ; Prefazione: Maurice Bardèche ; Postfazione: Michel Butor

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Cofanetto , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Descrizione del libro
La pensione Vauquer è banale ma misteriosa: ognuno dei suoi ospiti nasconde un segreto. Il giovane Rastignac, provinciale giunto a Parigi per far fortuna, penetra progressivamente dietro allo schermo della banalità, che nasconde due drammi: quello di Goriot, padre sfruttato dalle figlie, e quello di Vautrin, criminale evaso.
Romanzo della paternità, Papa Goriot mette in scena l'amore univoco e ossessivo di un genitore borghese che si dissangua per favorire la vita aristocratica delle figlie, fino a ridursi in uno stato di totale indigenza e solitudine, e a trascinarsi verso la morte. Parallelamente, un altro amore, per così dire paterno, quello di Vautrin per Rastignac, si conclude con un insuccesso altrettanto amaro. Due uomini diversissimi, Goriot e Vautrin, cercano di vivere per procura, attraverso l'esistenza di un essere più giovane, più bello e più fortunato, una vita sociale dalla quale sono esclusi. L'amore assoluto di questi padri impossibili è votato all'autodistruzione o alla frustrazione: in un caso muore, consumandosi nel suo eccesso, nell'altro si estingue, non potendo essere consumato.

Note generali.
Titolo originale: Le pere Goriot.
Introduzione di Maurice Bardeche.
Con una nota di Michel Butor.

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  • 5

    A nous deux maintenant !

    Capolavoro di Balzac, letto purtroppo non tutto d'un fiato come meriterebbe, ma in quelle che Susan Sontag chiamava le tasche dei giorni, pause, mezzi di trasporto, file varie, treni, aerei...


    Ho aspettato per tutto il libro la scena in cui Eugène Rastignac guarda dall'alto Parigi e lancia ...continua

    Capolavoro di Balzac, letto purtroppo non tutto d'un fiato come meriterebbe, ma in quelle che Susan Sontag chiamava le tasche dei giorni, pause, mezzi di trasporto, file varie, treni, aerei...

    Ho aspettato per tutto il libro la scena in cui Eugène Rastignac guarda dall'alto Parigi e lancia alla città e alla sua società meschina, derelitta, impietosa, una sfida personale, gridando "A noi due, ora!", vecchio souvenir dei libri di letteratura francese del liceo, che oggi assume un significato ben più calzante.

    La storia è riassumibile in una vicenda di estremo amore paterno non corrisposto, nella Parigi povera ottocentesca, in una squallida pensione, ma Balzac, autore della memorabile Commedia Umana, appassionato studioso della varietà umana, farcisce il libro di bozzetti d'esistenze, di schizzi di personalità, il racconto è screziato di uomini e donne, ognuno con la propria fisionomia fisica e mentale, un ricco carnevale di tipi umani, con le loro bassezze e le loro qualità, nei quali, ahimè, ci si riconosce spessissimo.

    "Mais Paris est un véritable océan. Jetez-y la sonde, vous n'en connaîtrez jamais la profondeur. Parcourez-le, décrivez-le ! quelque soin que vous mettiez à le parcourir, à le décrire ; quelque nombreux et intéressés que soient les explorateurs de cette mer, il s'y rencontrera toujours un lieu vierge, un antre inconnu, des fleurs, des perles, des monstres, quelque chose d'inoui, oublié par les plongeurs littéraires".

    "Un des privilèges de la bonne ville de Paris, c'est qu'on peut y naître, y vivre, y mourir sans que personne fasse attention à vous. Profitons donc des avantages de la civilisation".

    ha scritto il 

  • 5

    Intanto io m'ero fatto i pop corn.
    Roma scrive: voglio dire tutta la violenza sta partecipazione
    le polemiche
    non ci sarebbero se fosse tutto
    finto
    se si
    sapesse
    che è tutto finto
    o no?
    Io non ho risposto, ho imparato col tempo che Roma non va ...continua

    Intanto io m'ero fatto i pop corn.
    Roma scrive: voglio dire tutta la violenza sta partecipazione
    le polemiche
    non ci sarebbero se fosse tutto
    finto
    se si
    sapesse
    che è tutto finto
    o no?
    Io non ho risposto, ho imparato col tempo che Roma non va interrotto altrimenti si perde.
    in fondo è tutta una messa in scena e
    se smettono di fare finta che è tutto vero
    tutti sarebbero più felici
    o no?
    Anche l'o no? è parte fondamentale dei suoi deliri, sono i nodi delle sue speculazioni, e ovviamente non va assolutamente data alcuna risposta all'o no?
    e questa cosa della messa in scena
    è secondo me collegata all'evoluzione delle caratteristiche del gioco
    voglio dire che
    più il gioco diventa spettacolare più il dato spettacolare è ciò
    che conta
    tanto che più una partita è spettacolare più
    è apprezzata
    o no?
    quindi dico perché si vuole vendere il calcio
    come se fosse vero?
    se fosse una finzione sarebbe come un film
    dal vivo
    un morso sarebbe solo uno dei tanti grandi momenti dello show
    sarebbe più facile gonfiare lo spettacolo
    si penserebbero le partite solamente come uno spettacolo e fanculo finalmente
    il fair play e l'umanità e tutte le cagate
    LA MORALE
    roba che serve solo per continuare a dare il senso che è tutto vero
    invece immaginati Prandelli
    che corre verso Suarez con una sedia e
    gliela rompe addosso
    la partita del secolo
    o no?
    invece ancora con sta palla della verità
    che poi ha sempre rotto il cazzo l'imitazione della realtà o no?
    Se passano più di venti secondi dall'o no? vuol dire che si può rispondere di nuovo, il delirio è finito.

    ha scritto il 

  • 4

    Il romanzo fa parte della serie della cosiddetta "Commedia umana", serie molto ampia nella quale Balzac si proneva (e, a quanto pare, ci riuscì) di descrivere minuziosamente la società francese dell'epoca. Balzac è del periodo immediatamente precedente al naturalismo, però realismo e voce narrant ...continua

    Il romanzo fa parte della serie della cosiddetta "Commedia umana", serie molto ampia nella quale Balzac si proneva (e, a quanto pare, ci riuscì) di descrivere minuziosamente la società francese dell'epoca. Balzac è del periodo immediatamente precedente al naturalismo, però realismo e voce narrante tendente all'impersonalità fanno già la loro bella comparsa.
    La storia è molto semplice, è la storia di un amore. L'amore di un padre per due figlie ingrate e che per di più hanno una buona dotazione di lacrime di coccodrillo. Due figlie che si sono vendute alla società e sono colte, nel corso del romanzo, nel pieno della scalata sociale, ancorché frusrata. Sarà l'incontro con Eugène Rastignac, studente di provincia venuto a Parigi per studiare e parente di una ricchissima e aristocraticissima dama al vertice della società, a catalizzare le forze presenti in questa famiglia, fino all'epilogo.

    Devo dire che non credo di aver mai letto un romanzo tanto triste in vita mia. Gli amori sono tutti uguali, se sono veri, tra amici, amanti, genitori e figli. Non c'è differenza. E' vero che l'amore di Papà Goriot è un amore patologico, ma non ho cuore di condannarlo. Chi non ha mai sperimentato una passione che stronca ogni razionalità e amor proprio difficilmente potrà capire questo pover'uomo. Egli ha sbagliato, è vero, ma direi che paga per i suoi errori e per di più un prezzo veramente moltro, troppo alto. La sua morte e ancor più l'ultimo viaggio sono strazianti, la solitudine, che è l'esito finale di ogni passione rovinosa, insopportabile.

    Tra i personaggi, oltre a Goriot, che è veramente una presenza dominante e titanica (nel senso di dedita ad una lotta impari e destinata alla sconfitta), mi è molto piaciuto quello della Viscontessa di Beauseaunt, unica incorrotta.
    Da leggere, sebbene la prima metà sia molto lenta e mi abbia quasi tormentato.

    Un cinque scarso all'edizione di Repubblica, piena di refusi insopportabili.

    ha scritto il 

  • 5

    Un compendio della Comédie Humaine

    Papà Goriot per certi versi è un compendio di tutta la Comédie Humaine di Balzac. Un capolavoro assoluto del romanzo ottocentesco ancora in odore di illuminismo, con le sue fulminanti metafore sul degrado morale che attraversa e ammala tutte le classi della società parigina, senza alcuna indulgen ...continua

    Papà Goriot per certi versi è un compendio di tutta la Comédie Humaine di Balzac. Un capolavoro assoluto del romanzo ottocentesco ancora in odore di illuminismo, con le sue fulminanti metafore sul degrado morale che attraversa e ammala tutte le classi della società parigina, senza alcuna indulgenza per nessuno. Titanico il monologo agonico del protagonista, il suo disinganno che lo guarisce in extremis dal cieco bene voluto alle due ingrate figlie.

    ha scritto il 

  • 5

    Due cuori puri che si incontrano. Uno scambio generazionale di sensibilità ed altruismo. Goriot e Rastignac contro Parigi; la Parigi dei poveri e dei ricchi, entrambi uniti contro la purezza, utilizzando come armi, rispettivamente, il risentimento ed il lusso, la bassezza morale e gli interessi.< ...continua

    Due cuori puri che si incontrano. Uno scambio generazionale di sensibilità ed altruismo. Goriot e Rastignac contro Parigi; la Parigi dei poveri e dei ricchi, entrambi uniti contro la purezza, utilizzando come armi, rispettivamente, il risentimento ed il lusso, la bassezza morale e gli interessi.
    Parigi non dev'essere stato un bel posto. Goriot se ne va, da solo e dolorosamente; Vautrin (uno dei più bei "attori non protagonisti" che abbia mai letto, sulla falsa riga del Barone di Charlus narrato da Proust) costretto ad arrendersi; Mme Beauséant, sconfitta, lascia la capitale per lidi più caritatevoli; Rastignac rimane, ma in perenne lotta contro la città nella quale ha sempre ricercato la consacrazione sociale. Pare che il giovane, come Cristo, sacrifichi sé e la sua gioventù per gli altri. Sapere che nel mondo vi sono persone che lottano per migliorarlo, ciò non può far altro che spingere anche noi alla lotta.

    Ora, benché Balzac faccia ridere il lettore (la descrizione di Mme Vauquer è ironicamente squisita) e poi lo riduca in lacrime (nel finale), un dubbio resta: un romanzo di inizio Ottocento può ancora essere considerato attuale. La risposta, ovviamente, è un "sì", ma non perché Balzac sia un classico (e lo è sicuramente), ma semplicemente perché i sentimenti umani, descritti con autorevolezza dall'autore di "Papà Goriot", non hanno tempo, in quanto seguono il detto eracliteo "Siamo e non siamo". Il mondo di Balzac ci è lontano, almeno se confrontato con quello descritto da Sartre e Camus; ma, alla fine, i sentimenti umani sono sempre gli stessi e, se vogliamo essere più consapevoli delle nostre azioni e del nostro vero "essere", dobbiamo insistere nella lettura dei classici, perché sono stati loro ad iniziare quella che considero la vera "antropologia": l'uomo non va (solo) studiato in società, ma anche nella sua limitata finitudine, nel suo Io singolo, nella sua autocoscienza.

    ha scritto il 

  • 5

    Triste e crudele. Ma come sempre, tutto Balzac è un mondo intero, un mondo che ti fa capire il mondo, e la vita di allora e di oggi. Le illusioni perdute hanno un'altra grandiosità, qui la storia è più piccola. Ma sempre un capolavoro.

    ha scritto il 

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