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Papillon

By

Publisher: Harper Perennial

4.3
(826)

Language:English | Number of Pages: 560 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , French , German , Italian , Danish , Dutch

Isbn-10: 0060934794 | Isbn-13: 9780060934798 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: School & Library Binding , Hardcover , Mass Market Paperback , Audio Cassette , Others , eBook

Category: Crime , Fiction & Literature , History

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Book Description

Henri Charrière, called Papillon, for the butterfly tattoo on his chest, was convicted in Paris in 1931 for a murder he did not commit. When he was sentenced to life imprisonment in the penal colony of French Guiana, one thought obsessed him: escape. After planning and executing a series of treacherous yet failed attempts over many years, Papillon was eventually sent to the notorious prison, Devil's Island, a place from which no one had ever escaped -- that was, until Papillon. His escape, described in breathless detail, was one of the most incredible tests of human cunning, will, and endurance.

In 1968, more than twenty years after his final escape, Charrière had his astonishing autobiography, Papillon, published in France to instant acclaim -- a worldwide bestseller describing the gripping, shocking odyssey of the author's imprisonment and escape over a greuling decade.

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  • 5

    Libro famosissimo,anche grazie allo splendido film con hoffman e mcqueen.Il testo è ancora più affascinante e crudo rispetto al film,per me,il che lo rende davvero un'esperienza unica di lettura,per scoprire un mondo,quello della detenzione,ininfluente il posto e l'epoca,con i suoi meccanismi,le ...continue

    Libro famosissimo,anche grazie allo splendido film con hoffman e mcqueen.Il testo è ancora più affascinante e crudo rispetto al film,per me,il che lo rende davvero un'esperienza unica di lettura,per scoprire un mondo,quello della detenzione,ininfluente il posto e l'epoca,con i suoi meccanismi,le sue regole,le sue violenze,che sono uguali ad ogni latitudine e in ogni tempo.

    said on 

  • 5

    STRAORDINARIO

    Leggere questo libro è stato fondamentale per la mia crescita spirituale....mi identifico in Papillon...intrappolato..ma desideroso di evadere da un qualcosa di terribile....

    Grazie Henri!!!

    said on 

  • 5

    Giustizia e/o Libertà?

    qualche giorno fa sono passato da un libri usati e cercavo questo e cent'anni di solitudine, nell'edizione che avevo nel 1977. il secondo, non c'era ma il primo si!
    ed è stata davvero un'esperienza interessante leggerlo. a parte il fatto che non aver commesso un omicidio e farsi comunque 12/13 an ...continue

    qualche giorno fa sono passato da un libri usati e cercavo questo e cent'anni di solitudine, nell'edizione che avevo nel 1977. il secondo, non c'era ma il primo si! ed è stata davvero un'esperienza interessante leggerlo. a parte il fatto che non aver commesso un omicidio e farsi comunque 12/13 anni di lavori forzati, non deve essere bello ma, Charriére lo ha fatto con dignità e forza di volontà, con un'unica idea in testa: scappare. a volte, nel libro viene da pensare se non si stia meglio in carcere, a livello di persone che danno molto agli altri, mentre all'esterno hanno ricevuto solo angheruie e soprusi. la vendetta alla fine è dimenticata, polo nord per quasi tutto il libro, ed è assai differente dal film, ma non vi dico altro solo questo: leggetelo!!!

    said on 

  • 2

    Finto come i soldi del monopoli

    Il problema di questo libro è che è troppo finto per essere vero e troppo vero per essere finto. Racconta di 13 evasioni, ma, secondo la ricostruzione più indulgente (Vincent Didier, Papillon libéré, 2006), solo 4 sarebbero veraci. Le restanti sarebbero delle invenzioni o delle appropriazi ...continue

    Il problema di questo libro è che è troppo finto per essere vero e troppo vero per essere finto. Racconta di 13 evasioni, ma, secondo la ricostruzione più indulgente (Vincent Didier, Papillon libéré, 2006), solo 4 sarebbero veraci. Le restanti sarebbero delle invenzioni o delle appropriazioni indebite, cioè apparterrebbero al vissuto di altri bagnard. Chi, come me, avesse letto Ghigliottina secca di René Belbenoit, avrà notato che l'ultima evasione narrata in questo libro del 1938 è uguale alla prima raccontata da Charrière (nel 1968). Ho avuto la costante sensazione di leggere qualcosa di artefatto. Troppe e poco credibili sono le captationes benevolentiae; l'Autore non avrebbe mai commesso nessun crimine – vi ricorda qualcuno? – e sempre si comporta in maniera onesta, integerrima, leale e generosa in un contesto come quello di un degradatissimo bagno penale. E poi non è possibile ricordare tutti quei dettagli: pure le sigarette fumate! Però è anche vero che in colonia c'è stato, quindi misto alla finzione deve esserci un che di reale. Come distinguerlo? Impossibile. Tutto ciò è frustrante. In ultimo lo stile col quale è scritto è più romanzesco che realistico, confermando la sensazione già suggerita dai contenuti.

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  • 3

    Mi aspettavo di più sinceramente.
    Bellissimo il messaggio, la ricerca della libertà, il coraggio di lottare contro l'ingiustizia subita mantenendo sempre la propria dignità nonostante tutti gli orrori visti e sperimentati.
    Però Henri non è uno scrittore e si vede.
    Il racconto è fatto in modo fin ...continue

    Mi aspettavo di più sinceramente. Bellissimo il messaggio, la ricerca della libertà, il coraggio di lottare contro l'ingiustizia subita mantenendo sempre la propria dignità nonostante tutti gli orrori visti e sperimentati. Però Henri non è uno scrittore e si vede. Il racconto è fatto in modo fin troppo scarno e anche abbastanza monotono se vogliamo. Quindi, 10 per la storia, 5 per il libro. Forse è meglio il film.

    said on 

  • 5

    "Papillon" è il nomignolo con cui viene soprannominato (per una farfalla tatuata sul torace) il protagonista di questo romanzo autobiografico. L'autore, all'età di venticinque anni, viene condannato all'ergastolo per un delitto commesso in Francia e per il quale egli si è sempre proclamato innoce ...continue

    "Papillon" è il nomignolo con cui viene soprannominato (per una farfalla tatuata sul torace) il protagonista di questo romanzo autobiografico. L'autore, all'età di venticinque anni, viene condannato all'ergastolo per un delitto commesso in Francia e per il quale egli si è sempre proclamato innocente. Incarcerato nelle peggiori galere, è costretto a subire ogni sorta di vessazioni e di angherie, ma il suo smisurato anelito di fuga non ne viene mai scalfito. Inizia, perciò, una lunga serie di tentativi di evasione che falliscono puntualmente, fino a quando, dopo nove volte, riesce a scappare per stabilirsi definitivamente in Venezuela. Una storia vera, quasi disumana, che trascina e cattura irrimediabilmente, che rievoca gesta eroiche d'altri tempi e che ha il sapore dell'epicità. Un romanzo eccezionale che è anche un omaggio letterario alla libertà da conquistare a qualsiasi prezzo e in qualsiasi condizione.

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  • 0

    Non so come attribuirgli un voto.


    Per lo stile?
    Certo, è scritto bene, è avvincente, si legge d'un fiato. Ma la cosa non è voluta. Charrière non era uno scrittore, è solo una delle tante cose che ha provato a fare e che gli è venuta - ovviamente - da Dio.


    Per la storia?
    Che secondo ...continue

    Non so come attribuirgli un voto.

    Per lo stile? Certo, è scritto bene, è avvincente, si legge d'un fiato. Ma la cosa non è voluta. Charrière non era uno scrittore, è solo una delle tante cose che ha provato a fare e che gli è venuta - ovviamente - da Dio.

    Per la storia? Che secondo le ricostruzioni storiche è inventata per metà, e quando non è inventata è la storia di altri.

    Per il messaggio? Che, alla fine della fiera, si può riassumere più o meno in: se sei un malavitoso, ipocrita, vendicativo e allergico alle regole, ma hai un bel faccino, la lingua lunga e una schiera di gente che ti crede e ti adora, allora hai ragione. Sempre. E il Dio che hai sempre rifiutato e bestemmiato stenderà la Sua manona su di te. Direi di no.

    Facciamo così. Non lo voto. Tanto a Charrière è bastato mettere in piedi l'ennesima truffa e viverci di rendita [edit per Imagus: beccarsi una percentuale], non credo gli interessassero le valutazioni, e chi lo vuole leggere lo legge lo stesso. Dimentico questo personaggio tanto sgradevole e mi vado a vedere il film, dove Papillon sembra davvero una vittima innocente e io ci godo quando scappa.

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  • 5

    Storia vera della vita avventurosa del protagonista, Henri Charrière, detto Papillon, condannato nel '31 all'ergastolo da scontare nella Guyana francese.
    Da questo racconto è stato tratto l'omonimo bel film con Steve McQueen e Dustin Hoffmann (che comunque solo in parte riesce a raccontare le pe ...continue

    Storia vera della vita avventurosa del protagonista, Henri Charrière, detto Papillon, condannato nel '31 all'ergastolo da scontare nella Guyana francese. Da questo racconto è stato tratto l'omonimo bel film con Steve McQueen e Dustin Hoffmann (che comunque solo in parte riesce a raccontare le peripezie descritte nel libro).

    Riporto la prefazione di Jean-Pierre Castelnau presente nella versione del libro in mio possesso, che m'è piaciuta e spiega alcuni retroscena di pubblicazione magari non presenti in altre recensioni: ------------------------------------------------------------------- Questo libro certamente non sarebbe mai esistito se nel luglio 1967, un anno dopo il terremoto che l'aveva rovinato, un giovanotto di sessant'anni non avesse sentito parlare, nei giornali di Caracas, di Albertine Sarrazin. Essa, quel piccolo diamante nero risplendente di riso e di coraggio, era appena morta, celebre in tutto il mondo per aver pubblicato in poco più di un anno tre libri, di cui due sulle sue evasioni e le sue prigioni. Quell'uomo si chiamava Henri Charrière e veniva da molto lontano. Dal bagno penale, per essere precisi, di Caienna, dove era finito nel 1933, delinquente sì, ma per un delitto che non aveva commesso, e condannato all'ergastolo, cioè fino alla morte. Henri Charrière, un tempo conosciuto come Papillon tra la gente della malavita, nato francese da una famiglia di insegnanti dell'Ardèche, nel 1906, è oggi cittadino venezolano, in quanto questo popolo ha preferito il suo sguardo e la sua parola alla sua fedina penale, e perché tredici anni di evasioni e di lotta per sfuggire all'inferno del bagno delineano piuttosto un avvenire che un passato. Dunque nel luglio '67 Charrière entra nella libreria francese di Caracas e acquista L'Astragale. Sulla fascetta del libro, una cifra: 123o migliaio. Lo legge e si dice soltanto: "Non c'è male, ma se la ragazza, qui, con le sue fughe, che se ne va da un buco all'altro, ha venduto 123.000 libri, io con i miei trent'anni di avventure ne vendo tre volte di più". Ragionamento logico ma estremamente pericoloso, le cui conseguenze dopo il successo, tra altri, di Albertine, ingombrano i tavoli degli editori di decine di manoscritti senza speranza. Infatti, l'avventura, la sfortuna, l'ingiustizia più pepate non determinano necessariamente un buon libro. Bisogna anche essere capaci di scrivere, essere cioè in possesso di quel dono ingiusto per il quale un lettore vede, prova, vive, dall'interno, come se ci fosse, tutto ciò che ha visto, provato, vissuto colui che scrive. E qui Charrière ha una grande possibilità. Non ha mai pensato di scrivere una riga attorno alle sue avventure: è un uomo d'azione, di vita, di calore, una generosa tempesta dall'occhio furbo, dalla voce meridionale calda e un po' aspra, che si può ascoltare per delle ore perché racconta come nessuno racconta, cioè come raccontano tutti i grandi narratori. E il miracolo si verifica: puro di qualsiasi contatto letterario e di qualsiasi ambizione dello stesso genere (mi scriverà: "Le mando le mie avventure, le faccia scrivere da qualcuno del mestiere"), ciò che scrive è "come te lo racconta", lo si vede, lo si sente, lo si vive, e se per caso ci si vuol fermare in fondo a una pagina mentre si sta raccontando che si reca al gabinetto (altro luogo dal ruolo molteplice, al bagno), si è costretti a voltare la pagina, perché non è più lui che ci va ma siamo noi. Tre giorni dopo aver letto L'Astragale, scrive d'un sol fiato i primi due quaderni, quaderni di formato scolastico, con la spirale sul dorso. Il tempo di raccogliere un paio di pareri su questa nuova avventura, forse per lui più sorprendente di tutte le altre, e attacca il seguito all'inizio del '68. In due mesi termina tredici quaderni. È come era successo con Albertine, il suo manoscritto mi arriva per posta, in settembre. Tre settimane dopo, Charrière era a Parigi. Con Jean-Jacques Pauvert avevo lanciato Albertine: Charrière mi affida il suo libro. Il libro, scritto sul filo ancora rosso vivo del ricordo, battuto da dattilografe entusiaste, volubili e non sempre troppo francesi, non è quasi mai stato da me ritoccato. Non ho fatto altro che ristabilire la punteggiatura, convertire certi ispanismi troppo oscuri, correggere certe confusioni di senso e inversioni dovute alla pratica quotidiana, a Caracas, di tre i quattro lingue imparate oralmente. Per quanto riguarda la sua autenticità me ne rendo completamente garante. Charrière è venuto a Parigi due volte e abbiamo parlato a lungo, per giorni interi e anche per qualche notte. È chiaro che dopo trent'anni, certi particolari possano essersi sfumati, essere stati modificati dalla memoria. Ma sono trascurabili. In quanto al contenuto basta riferirsi all'opera del professor Devèze, Cayenne, Juillard, 1965, per constatare subito che Charrière non ha esagerato né per ciò che riguarda i costumi del bagni penale né per il suo orrore. Anzi. Per principio abbiamo mutato tutti i nomi di ergastolani, sorveglianti e comandanti dell'Amministrazione penitenziaria, dal momento che lo scopo di questo libro non è di attaccare delle persone particolari ma di fissare dei tipi e un mondo. La stessa cosa abbiamo fatto per le date: certe sono esatte, altre indicative di epoche. È quanto basta. Infatti, Charrière non ha voluto scrivere un libro di storia ma raccontare, come l'ha vissuta sul vivo, con durezza, con fede, quella che dimostra la straordinaria epopea di un uomo che non accetta quanto ci si può essere di eccessivamente sproporzionato tra la comprensibile difesa da parte di una società contro i propri delinquenti e una repressione che, per parlare chiaro, è indegna di una nazione civile. Voglio ringraziare Jean-Francois Revel, il quale, innamorato si di questo testo di cui è stato tra i primi lettori, ha voluto dirne i motivi, nel rapporto che gli sembra ci sia con la letteratura passata e contemporanea. Jean-Pierre Castelnau

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  • 3

    Abbandonato per colpa di tutti gli altri libri che mi sono capitati sotto gli occhi. Gli altri scorrevano così veloci da aumentare di giorno in giorno, fino a che Papillon è finito nel quasi-dimenticatoio.
    È lì che mi scruta dalla libreria e posso dire che è una bella storia.
    È una biografia, ma ...continue

    Abbandonato per colpa di tutti gli altri libri che mi sono capitati sotto gli occhi. Gli altri scorrevano così veloci da aumentare di giorno in giorno, fino a che Papillon è finito nel quasi-dimenticatoio. È lì che mi scruta dalla libreria e posso dire che è una bella storia. È una biografia, ma penso si arricchita delle più disparate cose: può un uomo vivere così tanto? Forse può davvero e tutto quello che c'è scritto su quelle pagine è realtà schietta. Nel caso sia così, la cosa mi "blocca" molto: quell'uomo ne ha passate tante nella prima metà del libro, e dalla seconda metà non so cosa aspettarmi. Ho pensato fosse enormemente cretino quando decise di abbandonare la pace (seppur fosse una pace non alla luce della società), e fu proprio in quel punto che iniziai a credere che forse era solo un espediente letterario. Un modo per tenere ancorati tutti alla lettura! Ma sono indecisa, e questa dannata indecisione mi fa riflettere e il libro continua a rimanere lì. Posso dire che non mi dispiace affatto, scrive piuttosto bene e non ci sono giri di parole: è bello leggere una scrittura concreta. È sicuramente un libro che consiglio: per ragioni storiche, per ragioni di avventura e via dicendo. Lo consiglio anche a me stessa! Quindi fatevi sotto, cercate di andare ben oltre l'isola del piccione e tornate da me: datemi l'input per riprendere la lettura!

    said on