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Paradiso

By José Lezama Lima

(55)

| Hardcover | 9788806159894

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14 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Non so bene come mai l’ho comprato, forse perché sono parecchio scarso in letteratura latino-americana e questo libro è presentato come una pietra miliare della stessa (e anche di quella spagnola tout-court). Però, dopo qualche pagina, ho capito beni ...(continue)

    Non so bene come mai l’ho comprato, forse perché sono parecchio scarso in letteratura latino-americana e questo libro è presentato come una pietra miliare della stessa (e anche di quella spagnola tout-court). Però, dopo qualche pagina, ho capito benissimo perché il volume se ne era rimasto a riposare in libreria per una quindicina d’anni: ho già avuto a che fare con scrittori non semplici, ho letto – prendendone piacere malgrado le difficoltà – libri come ‘L’uomo senza qualità’, ma Lezama Lima richiede un impegno davvero estremo, ed era proprio dalla terza parte del libro di Musil che non facevo così fatica (altro che Pynchon…). Sullo schema di una storia familiare in gran parte autobiografica che si estende su tre generazioni – nel protagonista Josè Cemì rivivono le esperienze giovanili dell’autore – lo scrittore cubano riversa una marea di parole in cui si riflettono il suo essere soprattutto poeta nonché una mirabolante conoscenza degli aspetti culturali (spesso di nicchia) di mezzo mondo: il risultato sono paragrafi di accuratissimo intarsio barocco, in cui all’azione, in pratica nulla, si sovrappongono meditazioni, divagazioni varie, sensazioni e, soprattutto, ricercatissimi e sovente improbabili paragoni. A volte questi ultimi sono del tutto senza senso, come se per lo scrittore l’importante fosse il suono della parola – e, in questo caso, la traduzione non può far altro che essere traditrice - o l’immagine evocata: qui si sente il poeta, mentre l’uomo di cultura si fa notare nel fatto che, per capire ogni riferimento, sarebbe necessario leggere il libro con a fianco un’informata enciclopedia (per fortuna, al termine dell’edizione in mio possesso c’è un piccolo glossario di cubanismi e un elenco di riferimenti). Così, il piacere della lettura compare solo a tratti e quando arriva è talmente intenso che si passa volentieri attraverso le forche caudine delle parti più difficoltose: certe descrizioni della vecchia Cuba che riescono a trasportare il lettore sull’isola, la figura del cugino Alberto o quella del padre del protagonista sono solo alcuni esempi. La morte prematura di questi due personaggi conclude la prima parte, condotta in flashback che a volte possono disorientare, e Cemì si ritrova all’università a gestire il rapporto con (e le pulsioni omosessuali di) due personaggi controversi come i coetanei Fronesis e Focion. Le loro dissertazioni sull’omosessualità (c’è parecchio sesso, anche etero, in queste cinquecento pagine e, malgrado le trasfigurazioni, il libro ebbe problemi con la censura) sfociano in interminabili discussioni filosofiche e teologiche, oltre che sul significato dell’amicizia, inframezzate solo dal racconto di una rivolta studentesca narrata come Picasso racconta Guernica. Procedere fra le pagine è sempre complesso, ma, avendoci ormai fatto su l’orecchio, il lettore riesce a questo punto ad appassionarsi davvero, cosicchè l’improvvisa frenata lo lascia sorpreso: il racconto vero e proprio finisce, difatti, al termine del quart’ultimo capitolo, essendo gli ultimi tre accessori, diciamo così. Due di essi, però, con la loro struttura onirica e polifonica, sono con ogni probabilità i migliori, risultando in molte parti i più poetici: come se l’autore, con il procedere delle pagine e degli anni, si fosse lasciato un po’ andare al piacere della pura narrazione, impressione rafforzata dall’ultima sezione, ripresa in gran parte da un’opera giovanile, che risulta invece assai ostica e qua e là illeggibile. Si tratta dunque di un romanzo – già il termine è pertinente fino a un certo punto – che dà parecchio filo da torcere e l’unico modo che ho scovato per uscirne con agilità è stato prendere le frasi per quello che sono, senza ricamarci troppo su così da lasciar fluire ciò che i molteplici stimoli suscitano, e pazienza se alcune parti restano oscure: per sviscerare il trobar cluz di Lezama Lima sarebbero necessarie delle attente riletture, ma si tratta di un compito da studiosi, non da semplici lettori. Per chi voglia avventurarsi fra i suoi viluppi, valga perciò l’avvertimento che ‘Paradiso’ può regalare anche notevoli soddisfazioni, ma in cambio richiede un certo qual spirito di sacrificio.

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    Catcarlo said on Feb 22, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Nelle prime pagine è gia' capolavoro.
    Dopo, non so.
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    Dopo, forse rimane uguale, ma bisogna avere tempo, pazienza ed intelligenza emotiva - non e' corretto, ma ad ora non mi viene null'altro.
    Frasi rococo' cariche, altroche' barocche.
    Stucchevole ...(continue)

    Nelle prime pagine è gia' capolavoro.
    Dopo, non so.
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    Dopo, forse rimane uguale, ma bisogna avere tempo, pazienza ed intelligenza emotiva - non e' corretto, ma ad ora non mi viene null'altro.
    Frasi rococo' cariche, altroche' barocche.
    Stucchevole nei periodi come un pasticciere nello zabaione montato - buona la prima cucchiaiata, ok per la seconda, la terza grazie no.
    ---
    No, grazie. Non e' un romanzo, come avvisa Cortazar fin dalle prime copiose note di introduzione.
    Ma anche nel volerlo trasformare in qualcosa d'altro: cos'è'? Perche' tutta questa fatica, nel dover procedere?
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    Arrivato alla fine del terzo capitolo, non lo so piu', non lo voglio piu' sapere. Colpito dalle immagini - da alcune, altre non sono neppure state sfiorate; colpito dagli agganci narrativi - da alcuni, altre non sono stati punto compresi; colpito dal compulsivo onanismo verbale con troppi capi e troppe code.
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    Bravo, ma basta.
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    Se questo e' uno dei romanzi fulcro della narrativa sud-americana, avrei piacere di sapere dove se ne veggono le tracce successive.
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    "mestre si cambia"
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    Marco said on Sep 6, 2012 | 2 feedbacks

  • 12 people find this helpful

    La complessità di questo romanzo –monstrum (così lo definisce Salvatore S. Nigro), la vertigine che raggiunge e afferra chi legge, l’ansia che si mescola all’abbagliamento di fronte alla ricchezza della lingua, derivano da ragioni diverse. Alcune di ...(continue)

    La complessità di questo romanzo –monstrum (così lo definisce Salvatore S. Nigro), la vertigine che raggiunge e afferra chi legge, l’ansia che si mescola all’abbagliamento di fronte alla ricchezza della lingua, derivano da ragioni diverse. Alcune di queste io le ho sperimentate in maniera evidente: lo spaesamento in cui sono affondata di fronte alle ramificazioni della storia[ma a che vale questa argomentazione? E’ questa la difficoltà di tutti i romanzi che si fondano su un albero genealogico], l’effervescenza della lingua che richiede allenamento e pazienza e propensione al formicolio intellettuale.
    Romanzo barocco, in cui gli aggettivi diventano sostantivi(se leggo di caldo e sudore lo avverto quel caldo e quel sudore)
    Romanzo di formazione con al centro la figura di Josè Cemì, in cui l’autore riversa parte della propria vita (ma non è una autobiografia) e pertanto:
    Romanzo “viaggio” in senso, anche, fisico del protagonista ( i capitoli chiaramente omosessuali furono a malapena tollerati nella Cuba castrista e solo grazie alla riconosciuta genialità dell’ opera).

    Cortàzar se ne innamorò, ne curò la pubblicazione fuori Cuba, salvando il romanzo dall’oblio.

    Ci si perde facilmente, ineluttabilmente, ma anche voluttuosamente, nel Paradiso di Lezama Lima

    <<Entrando nella stanza, vide che gli occhi della madre si posavano sul suo viso. Quegli occhi teneri, liquidi, speranti, che lo illuminavano sempre nella vicinanza e nella lontananza. Che avevano quella capacità sorprendente ed unica: gli avvicinavano quello che era lontano, gli allontanavano quello che era vicino. Cancellavano per lui l’immediato e il distante, per assumere l’affetto tenero, la compagnia onnicomprensiva>>

    http://www.youtube.com/watch?v=ZSEiyF64z3o&feature=rela…

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    Kien said on Apr 5, 2012 | 4 feedbacks

  • 7 people find this helpful

    La parola fatta musica.

    Non so se, come disse Julio Cortázar a proposito di questo libro "Cambierei Il gioco del mondo, Cent'anni di solitudine e tutti gli altri con Paradiso": per me sono preziosi allo stesso modo.
    Leggere Lezama Lima è come ascoltare Erik Satie, o le Vari ...(continue)

    Non so se, come disse Julio Cortázar a proposito di questo libro "Cambierei Il gioco del mondo, Cent'anni di solitudine e tutti gli altri con Paradiso": per me sono preziosi allo stesso modo.
    Leggere Lezama Lima è come ascoltare Erik Satie, o le Variazioni Goldberg di Bach interpretate da Glenn Gould. Ogni singola parola diviene musica totalizzante.

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    Sarah said on Jan 30, 2012 | 3 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Impegnativo!!

    Mi sto ostinando molto per giungere alla conclusione di questo libro.
    Non che non sia bello, anzi, ma il modo in cui è scritto o forse la traduzione me lo rendono ostico.
    I periodi sono luuunghi e la costruzione delle frasi non proprio lineari mi co ...(continue)

    Mi sto ostinando molto per giungere alla conclusione di questo libro.
    Non che non sia bello, anzi, ma il modo in cui è scritto o forse la traduzione me lo rendono ostico.
    I periodi sono luuunghi e la costruzione delle frasi non proprio lineari mi costringono il più delle volte ad una ripassata per ritrovare il filo del discorso.
    Diciamo che non ho trovato ancora una giusta chiave di lettura?!?
    O forse non è il momento giusto per affrontarlo?!?
    vedremo, vedremo.....
    Al momento lo leggo a rate...

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    SaggiaSelvaggia said on Jun 21, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dicen que se trata de una novela cumbre de la literatura latinoamericana, incluso precursora del realismo mágico. No me atrevo a ponerlo en duda. Pero he acabado rindiéndome. He acabado sucumbiendo a la verborrea de Lezama Lima. Tal vez no me resisti ...(continue)

    Dicen que se trata de una novela cumbre de la literatura latinoamericana, incluso precursora del realismo mágico. No me atrevo a ponerlo en duda. Pero he acabado rindiéndome. He acabado sucumbiendo a la verborrea de Lezama Lima. Tal vez no me resistiera demasiado. Pero es que cuando llevaba tres o cuatro páginas de paja, había perdido el hilo de la narración.

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    Usul said on Nov 28, 2010 | 3 feedbacks

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