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Parlare le immagini

By Roberto Maragliano

(33)

| Others | 9788850325825

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Book Description

La nostra vita, i nostri percorsi formativi, sono accompagnati dalla presenza pervasiva/invasiva delle immagini. In campo pedagogico si assiste al tentativo di imbrigliare le immagini e di catturarne e delimitarne il significato. Le immagini, invece, Continue

La nostra vita, i nostri percorsi formativi, sono accompagnati dalla presenza pervasiva/invasiva delle immagini. In campo pedagogico si assiste al tentativo di imbrigliare le immagini e di catturarne e delimitarne il significato. Le immagini, invece, sono realtà, anzi elemento fondamentale attraverso il quale costruire e usare la realtà. Le immagini parlano? Di che parlano, e a chi parlano? Come parliamo, noi, di immagini? Come le facciamo parlare? Cosa possiamo fare per aiutare i nostri figli, nipoti, allievi, a far parlare le immagini? Cosa per metterli nelle condizioni di parlarle? Questi i quesiti che si pone l'autore che, tramite riflessioni personali (Ragionamenti, nel testo) e con la presentazione di brani estratti da saggi, riviste, giornali (Attraversamenti), intende definire un approccio interpretativo per cogliere ciò che sta al fondo di questa pervasivita/invasività delle immagini, dandone una ragione che non sia solo di natura esteriore, ma coinvolga anche gli aspetti interiori dell'agire umano.

4 Reviews

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    il libro ragiona sulla potenza delle immagini, sulla loro irriducibilità a parola e sulla loro potenza comunicativa ed emozionale, descrivendo i tanti modi in cui la cultura ufficiale tenta di svilirle

    iconoclastie remote e recenti hanno provato inv ...(continue)

    il libro ragiona sulla potenza delle immagini, sulla loro irriducibilità a parola e sulla loro potenza comunicativa ed emozionale, descrivendo i tanti modi in cui la cultura ufficiale tenta di svilirle

    iconoclastie remote e recenti hanno provato invano a depotenziare le immagini, contrapponendo alle loro energie dionisiache le componenti apollinee della cultura ufficiale

    a volte fastidioso il tono colloquiale con troppe domande retoriche, ma fantastica la scelta delle citazioni che compongono quelli che l’autore chiama attraversamenti, contrapposti ai ragionamenti dell’autore; da seguire il sito legato al libro www.parlareleimmagini.it

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    Vaccaricarlo said on Dec 28, 2009 | Add your feedback

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    veramente bello, lo consiglio a chi vuole qualcosa di nuovo

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    Dantonella said on Mar 21, 2009 | Add your feedback

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    «Quindi bisogna mettere da parte ogni ipocrisia, e ammettere che non c'è niente di forzato nel tradurre le immagini dentro le vignette, oltre che le parole dentro i baloon. I puristi predicano che si può toccare solo ciò che è racchiuso dentro il cer ...(continue)

    «Quindi bisogna mettere da parte ogni ipocrisia, e ammettere che non c'è niente di forzato nel tradurre le immagini dentro le vignette, oltre che le parole dentro i baloon. I puristi predicano che si può toccare solo ciò che è racchiuso dentro il cerchio sacro del baloon, la nuvoletta che esce dalla bocca dei personaggi, mentre la verità è che è necessario tradurre anche le immagini, questo va gettato sul muso a chi crede ancora nella comunicatività immediata e totale delle immagini: anche le immagini vanno tradotte» (Tiziano Scarpa, Occhi sulla graticola, Einaudi, 2005). Queste parole di uno dei personaggi – l'editore di manga erotici – del romanzo di Scarpa mi sembrano adatte per introdurre la tematica della complessità dell'immagine, assunta da Maragliano, per squarciare la «falsa patina di immediatezza e semplicità» con cui il senso comune ricopre tale idea.
    Sin da subito, infatti, l’autore tiene a chiarire che il termine immagine non è affatto univoco: dicendo “immagine del primo giorno di scuola”, ad esempio, si intende un oggetto esterno e statico (come una foto d’album), oppure un processo interno di impressioni, sensazioni, sentimenti? Evidentemente entrambi, distinguendo immagine esterna (la prima) e immagine interna (la seconda). A questa prima dicotomia ne seguono altre, che hanno lo scopo di affermare come, ragionando dell’immagine, sia necessario tenere «i poli di un campo di tensione perennemente attivi»: l’immagine è una realtà ibrida, insieme statica (fissa come la scrittura, da leggere, fruire nel silenzio per riuscire a intenderne il parlare) e dinamica (in movimento, da ascoltare ma in maniera partecipativa, immersiva, così da esserci dentro, esserne assorbiti anche emotivamente); insieme visione e azione, perché il rapporto tra immagine esterna e interna va visto in maniera affatto deterministica, dato che non si tratta tanto di un rapporto di fissaggio, di stampa dell’esterno sull’interno – con un ruolo, quindi, totalmente passivo e ricettivo del soggetto –, ma anzi di una relazione che muove dall’interno all’esterno (sono anche i nostri spazi, motivi ed esperienze interni che fanno parlare le immagini, costruendo significati più estesi e diversi non solo visivi ma sonori, tattili, emotivi, carnali).
    Così risulta impossibile, nel trattare con le immagini, adottare un punto di vista definibile come logico, cioè un approccio grammaticale, del distacco, caratterizzato dall’esclusivo tentativo di catturarne il significato, di far dire all’immagine quello che veramente intende. L’opzione preferibile, invece, sarebbe un punto di vista che Maragliano chiama psicologico, caratterizzato da un intento primariamente pratico nell’avere a che fare con le immagini: esserne coinvolti, appassionarsi ad usarle, frequentarle, abitarle, costruirci realtà, dirle, farle e giocarci riconoscendo che esse risultano irriducibili alla parola. «Per parlare le immagini occorre imparare a giocare sugli innumerevoli tavoli della traduzione, della parodia, della trasformazione, della composizione; basterà spezzare una lancia in favore di un lavoro di rigenerazione delle immagini che sia garantito e sostenuto dalla scelta di ricorrere al raccontare e al raccontarsi».
    Questo discorso sul media immagine presenta anche degli sprazzi pedagogici: contro buona parte della pedagogia – di matrice esclusivamente scrittoria e, quindi, iconofoba, spaventata dal movimento interno psicologico prodotto dalle immagini e pronta ad attuare la pratica esorcistica di infrangere il mezzo pur di non specchiarcisi (sindrome dello specchio) –, contro l’approccio scolastico e museale al trattamento delle immagini – caratterizzato dalla descrizione critica di un’immagine da inquadrare a distanza e da distanziare ulteriormente tramite il filtro dell’analisi verbale –, va proposto un uso educativo delle immagini non più verbocentrico: in aula c’è tanto verbale mentre «non c’è un visivo diverso da quello mediato, inquadrato, incorniciato da quel verbale» e «tutto ciò malgrado siano disponibili, oggi, attrezzature che, come quelle digitali, permettono di riflettere con le immagini facendole e rifacendole, e che garantiscono procedure di metacognizione non più e soltanto di tipo verbale», in grado di render conto anche degli elementi inquietanti e perturbanti (quelli emotivi, immersivi, partecipativi) delle immagini rimossi dalla pedagogia di matrice scrittoria.
    Il volume di Maragliano si compone di diverse sezioni: i ragionamenti contengono i punti di vista dell’autore; gli attraversamenti sono, invece, citazioni di approcci altri, diversi, più o meno in sintonia con quelli dell’autore e che fanno da contrappunto ai suoi ragionamenti; sono presenti, inoltre, due intermezzi, uno di sole immagini – palestra per riposare e allenare gli occhi a giocare – e uno di sole parole letterarie – perché solo il loro valore artistico riesce a rendere una parte del fascino e del turbamento delle immagini –; non si intende, quindi, fornire precetti, una lista di raccomandazioni educative, ma semplicemente «far maturare, in tutti coloro che siano sensibili al tema, la consapevolezza del valore cruciale che è destinata ad assumere la prospettiva di proporre e realizzare educazione dentro l’universo delle immagini, in modo serio, convincente, attraente, talora pure drammatizzante». Perciò c’è, consapevole, la scelta di realizzare un libro non finito, fin dal titolo – Parlare le immagini –, espressione volutamente monca e incompleta (il parlare delle immagini, il far parlare le immagini, oppure altro ancora?) che riflette il carattere aperto, mobile, irrequieto dell’immagine. Questo porre più ombre che luce sul tema prevede una continuazione della sua trattazione nell’ estensione di rete del volume – il sito http://www.parlareleimmagini.it – dove i lettori possono divenire autori e attori, giocare e mettersi in gioco tirando fuori e documentando, tutti assieme, il proprio immaginario, rendendolo denso e ricco intrecciandolo con quello degli altri.

    ne ho parlato anche qui:
    http://unsavedbythebell.splinder.com/post/15930550/parl…
    http://aenigmata.splinder.com/post/15930416/parlare+le+…

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    nicce said on Feb 13, 2008 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    chiusura? no, nuova apertura!

    è finalmente in libreria Parlare le immagini di Roberto Maragliano, quindi ho ora tra le mani il volume. Ho assistito alle varie fasi di gestazione di questo libro, ho letto le bozze, ne ho discusso. Mi fa un po' strano vederlo ora "chiuso", finito. ...(continue)

    è finalmente in libreria Parlare le immagini di Roberto Maragliano, quindi ho ora tra le mani il volume. Ho assistito alle varie fasi di gestazione di questo libro, ho letto le bozze, ne ho discusso. Mi fa un po' strano vederlo ora "chiuso", finito. Ma, infatti, non è definitivamente chiuso. Ecco l'ultima pagina del volume:
    "Le pagine di questo libro accolgono il mio punto di vista, non il vostro di lettori. Non vi concedono la parola, ne permettono di far vedere (e far parlare) le vostre immagini. Non possiamo dialogare, discutere, concordare, discordare. Né, quel che più conta, possiamo mettere alla prova le nostre idee, sia quelle tradotte in parole sia quelle incarnate nelle reazioni (mie e vostre) alle immagini (mie e vostre).
    Per questo la pagina del libro è stretta.
    Per riuscire a ragionare e attraversare testi e immagini tutti assieme dobbiamo cambiare sede, spostarci in un altro spazio.
    Ecco quel che vi propongo: edificare, insieme a me, la pars costruens dei ragionamenti fin qui proposti (e di altri ancora), discutendo e agendo in rete, trasformandovi da lettori in co-autori.
    Il luogo dove potremo (finalmente!) parlare le immagini [è questo: http://www.thinktag.it/index.php?page=Ch:ViewAll&chId=6 ].
    Sappiate che quel luogo sarà tanto più vostro quanto più vorrete, lì dentro, dire fare giocare.
    Dunque a vederci là.
    Da subito"

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    dreca said on Feb 13, 2008 | Add your feedback

Book Details

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  • Others
  • ISBN-10: 8850325827
  • ISBN-13: 9788850325825
  • Publisher: Apogeo
  • Publish date: 2008-01-01
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