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Parlo dunque sono

diciassette istantanee sul linguaggio

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca minima, 51)

3.2
(30)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 104 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845926966 | Isbn-13: 9788845926969 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Science & Nature , Social Science

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Descrizione del libro
«Il linguaggio è più simile a un fiocco di neve che al collo di una giraffa. Le sue proprietà specifiche nascono dalle leggi di natura, non sono qualcosa che si sviluppa come accumulo di fatti storici casuali»: muovendo dalla lettura di frammenti di pensatori occidentali (come questo di Noam Chomsky), An­drea Moro ha allestito un «album di foto» dedicato al linguaggio, nel tentativo di comprendere quali siano le sue «proprietà specifiche» – e per quale ragione esso «sta solo in noi, come i teoremi e le sinfonie».
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  • 2

    Piccolo libro che cede a un'ingombrante tentazione di forma (17 piccoli quadri - per la verità presentati in metafora come fotografie - affidati ad altrettante citazioni autorevoli) e non riesce a trasferire un'impressione di sostanza, soprattutto al lettore in cerca di qualcosa che vada oltre la ...continua

    Piccolo libro che cede a un'ingombrante tentazione di forma (17 piccoli quadri - per la verità presentati in metafora come fotografie - affidati ad altrettante citazioni autorevoli) e non riesce a trasferire un'impressione di sostanza, soprattutto al lettore in cerca di qualcosa che vada oltre la piacevole curiosità. Certo, solleva un po' di domande - e questo comunque non è poco.

    ha scritto il 

  • 3

    Contro la Verità

    La prima ammaliante impressione è stata quella di avere tra le mani frammenti di verità. Una impressione, cui certamente contribuisce la bella e intelligente forma della scrittura dell'autore, che irretisce il lettore di aspettative: con l'acquolina in bocca e, magari, se siete come la sottoscrit ...continua

    La prima ammaliante impressione è stata quella di avere tra le mani frammenti di verità. Una impressione, cui certamente contribuisce la bella e intelligente forma della scrittura dell'autore, che irretisce il lettore di aspettative: con l'acquolina in bocca e, magari, se siete come la sottoscritta, con lo stomaco consunto, potreste essere inizialmente circuiti da premesse e promesse davvero molto affascinanti. Il merito di questo libro è, dal mio punto di vista, il seguente: presenta i problemi che gravitano attorno a un mistero di cui sono follemente innamorata. Il Linguaggio.

    Il guaio è che promette verità. In pillole e frammenti, ma promette verità. E quindi fin da subito bisognerebbe fermare l'entusiasmo da innamorati e concentrarsi sulla prima legge universale dei consumatori di conoscenza: diffida sempre da chi pretende di vendere verità! Del resto, soprattutto in questo periodo, chi di noi sarebbe disposto a spendere tanti soldini tornando a casa (quasi) a mani vuote?!?!?

    Probabilmente se si tratta del vostro primo contatto con la tradizione linguistica generativa sarete poco infastiditi durante la lettura. Il fastidio invece crescerà nel caso contrario e, in maniera esponenziale rispetto alla quantità di libri e articoli generativisti in cui vi siete già imbattuti. Il mio fastidio è stato, pertanto, estremo. Un fastidio imperiale, ecco. Il più grande difetto del generativismo, ma non sono certo la prima a segnalarlo, è che ti sembra di avere a che fare con una setta religiosa più che con una corrente di pensiero che dichiara di miarare a elevarsi al rango di Scienza. Il generativismo sembra LA rivelazione della Verità. Il sentimento d'appartenenza tipico delle religioni è un fatto privato, che pertiene la coscienza individuale. Ma la scienza, la Scienza dico, dovrebbe essere un'altra storia. La Scienza non rivela Verità, soprattutto quando il dibattito su questioni specifiche - acquisizione del linguaggio, fondamenti biologici del linguaggio, variazione linguistica, leggi della linguistica - è tutt'altro che pacato.

    Un breve commento su questioni più di dettaglio. A pag. 16 si dice che "la facoltà di dare nomi è il vero big bang che ci riguarda". Accipicchia, detto da un sintatticista come Moro stupisce assai. Ma davvero? E l'organo della grammatica? La biologia della sintassi? A questo punto sentivo già puzza di bruciato...e infatti, a pag. 69 trovo la conferma: il pranzo è andato a male! Pfff, c'è fumo...aiutoo...brucia tuttoooo! A pag. 69 si fa accenno ai fondamenti biologici della sintassi. Ditemi: non si tratta di una posizione troppo debole? A mio avviso sì, è troppo debole. Dannazione, ma davvero è tutto questo quello che rimane del sogno innatista del buon Chomsky? Magari è una questione di spazio: da questo libro non ci si può aspettare che si entri nei dettagli delle questioni! E no, cari miei. Non sono i dettagli che mancano (tra l'altro quelli mancano anche nei libri e negli articoli specialistici). E' proprio l'impostazione concettuale del problema che non mi sembra convincente! :-(

    Con tutto il rispetto per Chomsky, ma questo è un libro troppo troppo troppo chomskiano. Ho bisogno di venti di novità, con argomenti ben sviluppati, con repliche dettagliate alle critiche che il generativismo riceve da decenni...per ottenerli, volentieri faccio a meno di certe premesse e di certe promesse.

    Infine, un dubbio: non sono sicura che per i non addetti ai lavori questo libro offra gli strumenti per ricreare l'acquolina in bocca e lo stomaco consunto di cui vi parlavo all'inizio. Ma questo è davvero un dubbio. Mi aspetto indicazioni "dai non addetti ai lavori" (da quelli "veri" però, non da quelli che fanno soltanto finta di essere lettori sprovveduti). :-)

    Il Linguaggio, però...che bel Mistero :') Anzi, che bel Problema. Smettiamola con il Misterianesimo, almeno nella scienza.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi spiace contraddire Callimaco, ma non sempre un grande libro è un grande male (e viceversa). Interessante, certo, ma dicissette pillole (lui parla di fotografie) di storia linguistica dalla Bibbia a Chomsky per sviscerare temi così vasti e articolati forse non raggiungono l'obiettivo sperato. N ...continua

    Mi spiace contraddire Callimaco, ma non sempre un grande libro è un grande male (e viceversa). Interessante, certo, ma dicissette pillole (lui parla di fotografie) di storia linguistica dalla Bibbia a Chomsky per sviscerare temi così vasti e articolati forse non raggiungono l'obiettivo sperato. Nel complesso infruttuoso per chi già sa qualcosa di linguistica, credo quasi inaccessibile per i profani.

    ha scritto il 

  • 2

    generativista

    Libro troppo denso e pieno di pensiero generativista che infastidisce parecchio chi non è d'accordo o non sostiene tale teoria. Ciò anche a causa del modo con cui quest'ultima viene presentata: ovvero come l'unico valido pensiero linguistico moderno. Inoltre si accenna troppo velocemente, con suf ...continua

    Libro troppo denso e pieno di pensiero generativista che infastidisce parecchio chi non è d'accordo o non sostiene tale teoria. Ciò anche a causa del modo con cui quest'ultima viene presentata: ovvero come l'unico valido pensiero linguistico moderno. Inoltre si accenna troppo velocemente, con sufficienza e con una certa ironia (deridendo a volte) le teorie alternative. Unica nota positiva è il fatto che, almeno, questo approccio generativista non è celato ma abbastanza evidente. Concludendo libro deludente.

    ha scritto il 

  • 4

    Un excursus storico-filosofico sulla linguistica, da Dio (quel che si riporta sulla bibbia ovviamente) a Noam Chomsky. Sono messi a confronto gli apporti conferiti da ciascun pensatore alla linguistica, i cui contenuti sembra vadano di pari passo con le scoperte in altri campi, in primis la biolo ...continua

    Un excursus storico-filosofico sulla linguistica, da Dio (quel che si riporta sulla bibbia ovviamente) a Noam Chomsky. Sono messi a confronto gli apporti conferiti da ciascun pensatore alla linguistica, i cui contenuti sembra vadano di pari passo con le scoperte in altri campi, in primis la biologia con l'evoluzionismo e le neuroscienze, e poi la psicologia cognitiva, la matematica e la logica. La teoria che sta alla base del pensiero dell'autore è che la struttura sintattica delle diverse lingue sembra rispondere alle stesse grandi regole universali presenti in tutte le lingue del mondo e della storia. Da qui la constatazione che il linguaggio umano sia una caratteristica unica della specie umana, scaturito dalla specifica strutturazione neurale del cervello. In altre parole un cervello così organizzato ed integrato dell'uomo ed un destino linguistico specifico, che può declinarsi in differenti costrutti lessicali ma che risponde a regole condivise tra tutti gli esseri umani. Una conseguenza di tale teoria e che il linguaggio umano si sia implementato in un momento specifico della storia evolutiva, come conseguenza di un nuovo equilibrio puntuato determinatosi da una salto piuttosto che da una evoluzione continua di tipo darwiniano. Pertinente quindi la metafora dell'autore che paragona il linguaggio umano al fiocco di neve che si crea in un solo istante per specifiche cause fisiche che si realizzano contemporaneamente, di contro al collo della giraffa, oggetto di un adattamento continuo sviluppatosi nel tempo.

    ha scritto il 

  • 2

    leggete prima il post scriptum

    Avevo ascoltato l'autore alla radio (Fahrenheit su Radio3) e mi aveva convinto il suo stile e la sue conoscenze.
    Il libro mi sembra invece un tantino inutile per chi conosce poco di linguistica come me. Si parla per esempio di leggi nella linguistica, dove sono scritte? Perfino nei libri più sfi ...continua

    Avevo ascoltato l'autore alla radio (Fahrenheit su Radio3) e mi aveva convinto il suo stile e la sue conoscenze. Il libro mi sembra invece un tantino inutile per chi conosce poco di linguistica come me. Si parla per esempio di leggi nella linguistica, dove sono scritte? Perfino nei libri più sfigati di fisica quando si parla di leggi le si indica con almeno una formula! La lettura non è agevole, la grammatica e la punteggiatura mi lasciano spesso perplesso, alcune frasi sembrano addirittura sospese. Insomma il libro mi sembra un saggio dell'autore che ragioni con se stesso, poco utile ai suoi lettori. Questo per fortuna riconosce i suoi demeriti nelle ultime pagine nel capitolino intitolato Post scriptum; la prossima volta che scrive, un mio consiglio, è pregato di farlo in maniera più utile e avendo qualcosa da comunicare.

    ha scritto il