Partire

Di

Editore: Bompiani

3.4
(151)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 268 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845258343 | Isbn-13: 9788845258343 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. M. Lorusso

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
Azel ha poco più di vent'anni e il futuro davanti: una laurea, molti sogni, lavoglia di vivere e l'ambizione che si hanno a quell'età. La vita a Tangeri,tuttavia, non permette molto; povertà e corruzione fanno intravedere lafelicità solo dall'altra parte dell'oceano, in Spagna. Partire è l'unicasalvezza possibile. Ma anche partire è difficile, rischioso e richiedecompromessi. Per AzeI partire ha il prezzo del tradimento, degli altri e di sestesso. Ha il costo di un amore in cui non crede, di una relazione omosessualecui cede per necessità. Sembra non esserci scampo per la dignità, in questomondo di opportunismi, prostituzione, clandestinità, sessualità tradita. Perfortuna ci sono i sogni. Ben Jelloun compone un affresco straordinario, didenuncia e poesia: il ritratto di un mondo di immigrazione e clandestinità incui la felicità sta sempre altrove.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    “Partire, in un modo o nell’altro.”

    È bella Tangeri, dolce e malinconica con la sua veste bianca incorniciata dal verde delle palme e dalle sfumature del mare. Quando anni fa la visitai, rimasi incantata dalle sue atmosfere e dalla vist ...continua

    È bella Tangeri, dolce e malinconica con la sua veste bianca incorniciata dal verde delle palme e dalle sfumature del mare. Quando anni fa la visitai, rimasi incantata dalle sue atmosfere e dalla vista struggente dello Stretto di Gibilterra dall’alto della medina. Ho ritrovato tutto ciò, e molto del Marocco che conoscevo un tempo, in questo coinvolgente romanzo di Tahar Ben Jelloun, famoso scrittore marocchino che, meglio di chiunque altro, può raccontare la città sullo Stretto e la vita, le speranze, le illusioni dei suoi abitanti.
    I sogni di Azel, il protagonista, sono gli stessi di tanti giovani come lui: partire, lasciare per sempre il Paese e trovare lavoro in Europa. La Spagna, di cui a Tangeri si vedono le luci, è così vicina, ma allo stesso tempo terribilmente lontana! Entrarvi con un visto regolare resta pressoché una chimera e il braccio di mare che la separa da quell’angolo d’Africa è una tentazione troppo forte per i ragazzi maghrebini che agognano una vita altrove. Laureato disoccupato, Azel campa grazie a lavoretti di poco conto e conosce bene la realtà del posto, fatta di soprusi e corruzione che non fanno altro che rafforzare la sua voglia di andar via; si tiene lontano dagli islamisti, sempre a caccia dello scontento giovanile, non è un musulmano praticante e donne e alcool gli piacciono troppo per rinunciarvi. Nulla sembra cambiare, finché nella sua vita non compare Miguel, un ricco e appariscente spagnolo che fa avanti e indietro tra Barcellona e Tangeri; solo allora si profila la possibilità concreta di lasciare la città con le carte in regola. Ma partire avrà un prezzo, e Azel lo sa bene …
    Senza reticenze né edulcorazioni di sorta, l'autore racconta il mondo dell’emigrazione là dove Mediterraneo e Atlantico s’abbracciano e confondono, lasciando intravedere barconi stracarichi e morti annegati e denunciando i retroscena di una società, quella marocchina, in cui omosessualità e prostituzione devono restare ipocritamente nascoste, mentre il denaro finisce per comprare tutto e tutti, persino il cuore dei più devoti uomini di religione.
    Partire, dunque, a qualunque costo, per fuggire dalla miseria e dalle ingiustizie quotidiane; partire per avere un’occasione di rivincita su una vita troppo spesso cattiva e ingenerosa e, perché no, trovare almeno un barlume di quella felicità a cui tutti abbiamo diritto. Magari, chissà, partire per fare ritorno un giorno alla propria terra, dopo aver scoperto che nemmeno dall’altra parte del Mediterraneo le luci sono poi così brillanti e che forse si è sbagliato tutto. Già, partire e infine tornare. Vivi o morti.

    ha scritto il 

  • 2

    Interessante il contenuto: le varie problematiche legate all’emigrazione, all’esilio. Ma è raccontato male. E’ diventato un brutto libro, pasticciato. Le due stelle (e non una) per la pietà che si avv ...continua

    Interessante il contenuto: le varie problematiche legate all’emigrazione, all’esilio. Ma è raccontato male. E’ diventato un brutto libro, pasticciato. Le due stelle (e non una) per la pietà che si avverte per le vicende umane e per la solidarietà con i migranti.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello all'inizio, ma..un po' delirante alla fine

    Mi è piaciuto molto come lo scrittore descrive il mondo dei migranti: coloro che sentono irresistibile il bisogno di lasciare il Paese di origine, anche a costo di lasciare famiglia, affetti, ricordi ...continua

    Mi è piaciuto molto come lo scrittore descrive il mondo dei migranti: coloro che sentono irresistibile il bisogno di lasciare il Paese di origine, anche a costo di lasciare famiglia, affetti, ricordi e tradizioni, per cercare fortuna e benessere in Paesi stranieri, anche solo al di là dello stretto, solo quei 14 km che separano il Marocco dalla Spagna, l'agognata Europa, il "Paese del bengodi", che però spesso non si rivela tale. C'è chi riesce ad arrivarci e chi invece muore durante il tragitto, c'è chi riesce a crearsi una vita dignitosa e chi invece viene imbrigliato in loschi giri da cui non ne esce, o chi deve rifare lo stesso percorso a ritroso (da vivo oppure da morto). La fine del nostro protagonista Azel purtroppo è tragica, ed è triste pensare come un giovane intelligente e brillante possa percorrere una strada tanto sbagliata (sarà il destino di molti come lui...?). Una realtà decritta a tinte molto forti, forse anche troppo, che mi aveva comunque colpita. Poi però verso la fine si ha la sensazione che la trama gli sia sfuggita di mano, cadendo così in qualcosa di delirante che ben poco si addice con il racconto di una situazione realistica. Quindi le 4 stelle si sono ridotte a 3.

    ha scritto il 

  • 4

    Ogni volta, prima di iniziare la lettura, mi fermavo rapita a contemplare la copertina azzurro paradiso un po’ offuscato del libro, dove il mare sconfina nel cielo e il cielo nel mare. Sognavo di perd ...continua

    Ogni volta, prima di iniziare la lettura, mi fermavo rapita a contemplare la copertina azzurro paradiso un po’ offuscato del libro, dove il mare sconfina nel cielo e il cielo nel mare. Sognavo di perdere lo sguardo verso l’orizzonte, come se la copertina non fosse un ritaglio di cartone, ma una finestra spalancata su quell’azzurro infinito. Con l'immaginazione fluttuavo assecondando il moto dolce delle onde, fino a inabissarmi e perdermi nel mio mare personale con tutto il bagaglio di pensieri che via via costruivo, e diveniva poi, parte integrante e imprescindibile della lettura che stavo per proseguire.
    Invertivo la prospettiva d’osservazione e immaginavo me stessa seduta al Caffè Haifa di Tangeri mentre con il pensiero tagliavo le quattordici miglia di mare che la separano dall'Europa, terra di speranza ma anche di forti delusioni e dolore. Mi cucivo addosso, a volte lo sconforto delle madri, e altre l'impotenza dei loro figli e di tutti quei giovani che dal Maghreb invocano il loro posto nel mondo, imbarcandosi su infide zattere per raggiungere il miraggio europeo, ma che una volta raggiunto, si rivela più duro della realtà dalla quale sono fuggiti.
    E’ lento il ritmo del romanzo. Lento come lo scandire del tempo sull’altra sponda del Mediterraneo, dove il sole batte più forte e il caldo scioglie e toglie forza alle membra, e dove la parola d'ordine che risuona tra le strade arse e polverose e nei bar lungo la costa, ha la potenza di un imperativo. Partire, quindi, é un verbo che non allude a vacanze o viaggi di piacere, ma a disperate fughe clandestine dalla povera e corrotta terra natia, alla ricerca di un riscatto sociale per non soccombere alla miseria e alla fame.
    Un alone di tenerezza avvolge tutto il romanzo ed è percepibile che a intrecciare queste piccole grandi storie di immigrazione è lo stato d'emarginazione, i biechi compromessi e un forte senso di solitudine che suonano come emorragie inarrestabili, fino a rendere spesso le tristi partenze viaggi senza ritorno, vere e proprie tragedie umane...
    Non è un capolavoro di letteratura ma un libro che grazie alla sensibilità di TBJ, abile nel cesellare come un orafo lo stato d'animo e il dolore di tutti gli Azel e i Noureddine del mondo, permette al lettore di immedesimarsi e accordare il proprio respiro alla loro disperazione.

    ha scritto il 

  • 3

    Tangeri – Europa: andata e ritorno in “Partire” di Tahar Ben Jelloun

    Partire è un romanzo sull’immigrazione. Anzi: è un romanzo sulla tragedia umana dell’immigrazione i cui protagonisti sono Azel, un giovane di bell’aspetto, laureato in legge ma senza lavoro e deciso a ...continua

    Partire è un romanzo sull’immigrazione. Anzi: è un romanzo sulla tragedia umana dell’immigrazione i cui protagonisti sono Azel, un giovane di bell’aspetto, laureato in legge ma senza lavoro e deciso a “svoltare” in qualche modo, e sua sorella Kenza, altrettanto avvenente, innamorata dell’amore. Ciò che li accomuna è il fortissimo desiderio di andarsene dal Marocco, e sono disposti a fare qualsiasi cosa “pur di vedere questo paese solo in cartolina”, anche l’indicibile.

    Il post intero qui: http://editoriaraba.wordpress.com/2013/07/15/tangeri-europa-andata-e-ritorno-in-partire-di-tahar-ben-jelloun/

    ha scritto il 

  • 1

    lo so che è politicamente scorretto, perdonatemi vi prego, ma sto centinaio di pagine scarso sono un invito alla xenofobia per noia. avete presente quella cosa che il libro è talmente brutto che te la ...continua

    lo so che è politicamente scorretto, perdonatemi vi prego, ma sto centinaio di pagine scarso sono un invito alla xenofobia per noia. avete presente quella cosa che il libro è talmente brutto che te la prendi con chi la scritto, con chi ci si muove dentro, con te che lo leggi? e che daresti fuoco a tutti quanti?
    ecco, quella roba lì.

    ha scritto il 

  • 3

    "Oh paese mio, mia volontà tradita,mio desiderio bruciato,mio principale rimpianto!"

    "Ho strappato la gazzella alle mani del cacciatore ma, per quanto svenuta, non ha potuto essere rianimata. Ho colto l'arancia dal suo ramo, ma non ho potuto sbucciarla.Mi sono confuso con le stelle, a ...continua

    "Ho strappato la gazzella alle mani del cacciatore ma, per quanto svenuta, non ha potuto essere rianimata. Ho colto l'arancia dal suo ramo, ma non ho potuto sbucciarla.Mi sono confuso con le stelle, alla rinfusa,ma non ho potuto contarle tutte..."n.hikmet

    Ancora una volta Tahar Ben Jelloun, mostra uno dei volti dietro cui si cela la ricerca di sè,lo fa attraverso dei percorsi intrecciati, vite, volti, la cui chiave di lettura comune è sempre il viaggio, la partenza, non solo fisica, ma anche e soprattutto intesa come ricerca e conoscenza di sè stessi,dolorosa e spesso contraddittoria, senza tralasciare il ruolo fondamentale della società e delle persone che ci circondano. Mi è paciuta (stranamente)la struttuta capitolo/personaggio ed i temi sociali che contestualizzano il romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Azel è un ragazzo deluso dal suo paese, il Marocco ed è disposto a correre dei rischi pur di ricominciare una vita nuova in un altro posto, in un altro paese. Un’opera dello scrittore magrebino che de ...continua

    Azel è un ragazzo deluso dal suo paese, il Marocco ed è disposto a correre dei rischi pur di ricominciare una vita nuova in un altro posto, in un altro paese. Un’opera dello scrittore magrebino che descrive aspetti dell’immigrazione: un giovane con grandi speranze che sogna il ricco Occidente. La ricerca della felicita cosi lontana e cosi vicina. La fuga e le difficoltà non lo spaventano, non si chiede cosa trovera, fondamentale sara gia il cambiamento. Un romanzo estremamente attuale.

    ha scritto il 

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