Partitura d'addio

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar contemporanea)

3.7
(131)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 260 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: 8804586729 | Isbn-13: 9788804586722 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elena Broseghini

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Musica

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Descrizione del libro
Martin Van Vliet è un biocibernetico prossimo alla fama mondiale, le cui scoperte sembrano destinate a proiettarlo nel firmamento dei grandi scienziati. Solo due cose riusciranno a bloccare sul nascere la sua scintillante carriera: la morte della moglie e la figlioletta Lea. La bambina reagisce infatti al tragico evento con una chiusura al mondo che ben presto rasenta l'autismo. Martin non esita a dedicare la propria esistenza a quello che è il lascito più importante del suo matrimonio infranto, rinunciando al lavoro e a ogni realizzazione professionale. Ma nonostante i mille sforzi, nulla sembra aiutare Lea a uscire dal suo atteggiamento di rifiuto del mondo. Una mattina però, di fronte a una sonata di Bach eseguita da un artista di strada, i suoi occhi tornano a riempirsi di vita. Quel giorno stesso Martin compra a Lea un violino e da quel momento la bambina scoprirà in sé una passione e un talento divoranti, che faranno di lei una professionista e una grande promessa della musica. Ma dietro quello che sulle prime era sembrata la sola ancora di salvezza e l'intimo dettato del genio di Lea, si annidano sentimenti tra padre e figlia di un'inconfessabile e tragica complessità.
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  • 3

    L'A. ci conduce lungo un ottovolante d'emozioni, dal dramma all'estasi e ritorno, mostrando con lucidità fino a che punto un genitore si annulla e si spersonalizza, votandosi completamente alla causa ...continua

    L'A. ci conduce lungo un ottovolante d'emozioni, dal dramma all'estasi e ritorno, mostrando con lucidità fino a che punto un genitore si annulla e si spersonalizza, votandosi completamente alla causa della figlia. Il lieto fine però, non è automatico; questo caso è uno dei più amari e, se vogliamo, l'autore spinge un pò troppo sull'acceleratore del melodramma. Lea si dimostrerà piuttosto labile a livello psicologico, e il padre a lungo andare (anche perchè privo d'aiuto) non riuscirà ad arginare, malgrado alcuni tentativi coraggiosi quanto improbabili, il torrente impetuoso delle spesso irrazionali inquietudini della figlia. Soprattutto un lettore che sia stato figlio e che sia genitore non può restare indifferente alla storia di Martjin e di Lea e non chiedersi, infine, fino a che punto siamo arbitri delle nostre vite e dove cominci piuttosto il dominio del caso, delle circostanze e di un inconscio cieco e distruttivo. La storia di Martijn e Lea, sicuramente unica ed eccezionale, non è in realtà così distante dalle nostre.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro è una musica incalzante, inquetante e struggente ...ti entra dentro...ti scuote ...ti percuote...è una lotta fra emozioni dirompenti e contrastanti...alla fine ti senti svuotato, senza pi ...continua

    Questo libro è una musica incalzante, inquetante e struggente ...ti entra dentro...ti scuote ...ti percuote...è una lotta fra emozioni dirompenti e contrastanti...alla fine ti senti svuotato, senza più forze ...e ti arrendi di fronte alla sua potenza...ma già sai che tornerai ad ascoltarla ancora...ancora...e ancora...

    ha scritto il 

  • 3

    Tempo fa...:

    Pascal Mercier conferma con questo romanzo l'impeccabile capacità di toccare le corde dei sentimenti e di commuovere. La storia è quella del rapporto tormentato tra un padre, rimasto solo ...continua

    Tempo fa...:

    Pascal Mercier conferma con questo romanzo l'impeccabile capacità di toccare le corde dei sentimenti e di commuovere. La storia è quella del rapporto tormentato tra un padre, rimasto solo dopo la prematura scomparsa della moglie, ed una figlia pietrificata dal dolore per la perdita della madre, che casualmente trova nella musica la sua nuova ragione di vita, una passione che la porterà verso un tragico e prematuro finale. Una figlia non desiderata, ma Van Viliet mantiene fino all'annientamento la promessa fatta sul letto di morte della moglie di prendersi cura di Lea e farà per lei tutto il possibile ed anche l'impossibile, senza peraltro riuscire a deviare l'infausto corso delle cose. La loro vita scorre irrevocabilmente in parallelo, senza possibilità di allontanamento, sino al drammatico congiungimento finale.

    ha scritto il 

  • 5

    Mercier è straordinario. La sua scrittura è profonda, i suoi pensieri intensi, è un vero maestro nel descrivere gli aspetti intimi dei rapporti umani.
    Da qualche giorno l’ho terminato e, come per “Tre ...continua

    Mercier è straordinario. La sua scrittura è profonda, i suoi pensieri intensi, è un vero maestro nel descrivere gli aspetti intimi dei rapporti umani.
    Da qualche giorno l’ho terminato e, come per “Treno di notte per Lisbona”, ha lasciato in me, un senso d’inquietudine.
    Racconta di un incontro casuale fra due signori in un ventoso mattino in Provenza.
    Diventa facile parlare della propria vita, dei propri fallimenti, della propria infelicità ad uno sconosciuto, una persona che ascolta senza giudicare ma cercando solamente di capire.. una persona che forse potrebbe diventare la nostra ancora di salvezza.. forse…
    Così, Van Vliet comincia a raccontare di sua figlia Lea e del trauma che subisce per la perdita della madre. Solo la forte passione per il violino riporterà Lea alla vita diventando una grandissima concertista…“…lei aveva suonato come se costruisse un’immaginaria cattedrale di suoni in cui potersi rifugiare quando non fosse stata più in grado di sopportare la vita”.
    Una passione che però finirà con l’annientarla.
    Il tema di questa storia è delicato e complesso come lo può essere il rapporto genitori/figli. Mercier ci mette continuamente di fronte le difficoltà di un padre nel relazionarsi con la propria figlia, un padre che cerca di fare di tutto per il bene della figlia, al punto da annullare la propria vita… “…avevo travalicato l’invisibile linea che separava – che necessariamente doveva separare – la sua vita dalla mia perché potesse essere interamente sua.”
    Come si fa a sapere se si è un bravo genitore? A qualcuno forse è stata data la patente? Van Vliet ce la mette tutta, è “solo” nelle sue decisioni, e si sente responsabile per la sorte di Lea.
    Ma quanti errori si commettono coi figli credendo di far loro del bene?
    “Con un violino ho distrutto la vita di mia figlia.”
    A volte succede che per il troppo amore un genitore non riesce a vedere certi segnali, se ne rende conto solamente quando ormai è troppo tardi, quando l’ultimo segnale arriva come l’estremo grido d aiuto da parte di qualcuno che, senza più voce, ormai, si sente spinto alla deriva da una corrente spietata… così è capitato a Van Vliet con Lea. Lea era un genio della musica, il violino era la sua anima, ma era anche una persona fragile, che si aggrappava agli altri per la forte mancanza della madre… “..quanto è fragile la vita psichica e di quanti espedienti e illusioni abbiamo bisogno per riuscire a cavarcela in qualche modo con noi stessi.”
    “La fiducia in se stessi: ..Per tutta la vita ci siamo sforzati di costruirla, preservarla, consolidarla, consapevoli che è il bene più prezioso e irrinunciabile per la felicità. Ma poi repentinamente e senza far rumore si apre in modo subdolo una botola e noi precipitiamo nel vuoto e tutto ciò che è stato diventa una fata morgana.”

    Una domanda che ci pone di fronte Mercier è questa: "il genio di un figlio è un dono o una maledizione?" ovvero: “il successo va inseguito a qualunque prezzo?”
    "Gettiamo le ombre dei nostri sentimenti sugli altri e similmente fanno loro con noi. Talvolta rischiamo di esserne soffocati. Ma senza quelle ombre non si darebbe luce nelle nostre vite.”
    Il libro si chiude con questa frase: “Esistono sventure di tale portata che non si possono reggere se non le si traduce in parole”.. e queste sono le parole.

    Scritto il 6 Nov 2011

    ha scritto il 

  • 2

    La trama prometteva bene ma la scrittura mi ha lasciato piuttosto freddo. Tra l'altro a volte non si capisce quello che lo scrittore vuole dire, con pensieri confusi e irrisolti della voce narrante. A ...continua

    La trama prometteva bene ma la scrittura mi ha lasciato piuttosto freddo. Tra l'altro a volte non si capisce quello che lo scrittore vuole dire, con pensieri confusi e irrisolti della voce narrante. Alla fine risulta abbastanza pesante, a tratti irritante. L'ho finito perché non è sufficientemente brutto per piantarlo lì e comunque mi risulta in generale difficile farlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Va be'...

    Ma è Mercier ad aver preso spunto da Zafon o il contrario? Perché l'atmosfera in cui ti precipitano le prime pagine di "Partitura d'addio" (già la traduzione del titolo è irritante) somiglia molto a q ...continua

    Ma è Mercier ad aver preso spunto da Zafon o il contrario? Perché l'atmosfera in cui ti precipitano le prime pagine di "Partitura d'addio" (già la traduzione del titolo è irritante) somiglia molto a quella indotta dai primi libri di Zafon: cupa, quasi gotica. La differenza è che Mercier sembra calcare molto di più la mano.
    La violinista vestita in un bizzarro stile settecentesco non si può vedere! Per suonare Bach in una stazione ferroviaria bisogna travestirsi da Rondò Veneziano? Bah!

    Quello sopra era un commento a poche pagine dall'inizio. L'accostamento violino-settecento continua. Per Mercier suonare bene il violino è una sorta di sport estremo ed estremamente pericoloso, basta uno scivolone per perdere qualcosa più della vita stessa.
    Tutta la parte musicale della storia è eccessiva e frutto della fantasia di qualcuno poco addentro alla musica "attiva".
    La ragazza protagonista è da prendere a ceffoni. O forse lo è il padre che, si deduce dal racconto, l'ha educata a non risparmiarsi finché non diventi la migliore nel perseguire la sua passione (trascurando gli altri aspetti della vita).
    Interessante, forse, la disamina delle rispettive nevrosi di parde e figlia, nevrosi che si alimentano reciprocamente in un distruttivo feedback.
    In definitiva, però, irritante.

    ha scritto il 

  • 4

    Un padre e una figlia

    “Esistono sventure di tale portata che non si possono reggere se non le si traduce in parole”

    Martin Van Vliet è uomo molto intelligente al culmine della sua carriera di biotecnologo. Non ha mai desid ...continua

    “Esistono sventure di tale portata che non si possono reggere se non le si traduce in parole”

    Martin Van Vliet è uomo molto intelligente al culmine della sua carriera di biotecnologo. Non ha mai desiderato figli perché maggiormente interessato alla sua affermazione professionale; nonostante ciò, ha sposato Cecile da cui ha avuto una figlia, Lea.
    La sua vita e la sua carriera sono però stroncate dalla morte della moglie e dal conseguente choc subito dalla figlia, che reagisce al dolore chiudendosi al mondo esterno.

    Il dramma cambia di fatto tutta la sua esistenza, in quanto Martin, senza esitazioni, rinuncia al lavoro, abbandona i sogni di gloria e di affermazione professionale e inizia a dedicare ogni minuto della sua vita alla figlia, cercando di ricreare attorno alla figlia un ambiente sereno.

    Il suo tentativo sembra per molto tempo vano fin quando, una mattina, Lea rimane letteralmente stregata ascoltando un musicista di strada che esegue una sonata di Johann Sebastian Bach. Martin nota gli occhi della figlia riprendere vita e decide di comprarle un violino, con cui la bimba scopre la sua passione per la musica. La loro vita da questo momento cambia. Lo studio del violino diventa per Lea una vera e propria ossessione che la trasforma in una grande promessa dell’arte.

    Col procedere delle pagine si scopre il dramma di un padre inadeguato, di una figlia fragile e dell'amore problematico che li unisce e li divide allo stesso tempo perché, al di là delle apparenze, i due sono fin troppo simili: egocentrici, insicuri, perfezionisti, autodistruttivi.

    Il romanzo suscita molti interrogativi: ha senso assecondare ad ogni costo le passioni e i talenti dei figli? Un uomo che non voleva essere padre può riconoscere ciò che è davvero bene per la figlia? Un padre che fa fatica ad esprimere le proprie emozioni, forse perché ha perso l'unica persona che avrebbe potuto insegnarglielo, è in grado di aiutare la figlia ad esprimere il dolore che ha dentro di sé? Può quest’uomo evitare alla figlia che la realtà divenga follia? Lea aveva alternative o la sua era l’unica scelta possibile? E Martin?

    Il romanzo mi ha ricordato vagamente Canone inverso di Paolo Maurensig: la passione per la musica e per il violino e lo stretto legame tra genio e follia sono temi su cui sono basati entrambi i romanzi.

    Di Pascal Mercier avevo già letto "Treno di notte per Lisbona" e l’avevo trovato magnifico per la profondità delle riflessioni e per l'introspezione dei personaggi; “Partitura d’addio”, nonostante non raggiunga a mio parere la bellezza del primo, contiene anch’esso i medesimi punti di forza. Il libro è permeato di una tristezza sconfinata, perché se ne intuisce subito l’epilogo tragico, ma la dignità di fronte al destino avverso e la fedeltà ai propri sentimenti lo rendono ricco di spunti di riflessione.

    ha scritto il