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Pasto nudo

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi)

3.7
(1840)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 273 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8845920933 | Isbn-13: 9788845920936 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Franca Cavagnoli

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Biography , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Nel romanzo, scritto in anni in cui questi temi e queste realtà venivano generalmente schivati, Burroughs offre il racconto allucinato dell'inferno di un tossico. Lacerato tra la necessità impellente della "roba" e il richiamo molesto della carne, braccato da polizia e spacciatori, Lee, il suo Doppio, trascorre le giornate in sordidi luoghi pervasi dai miasmi del corpo e dalle fobie della mente. Scavando nelle proprie ferite con l'acume della paranoia e un'acrobatica inventiva stilistica, Burroughs tratteggia un ritratto dell'America all'acido fenico, un ritratto cui la vita quotidiana ha tentato con gli anni di adeguarsi.
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    Questa recensione è la paraculata dell'anno. Perché dopo vari pensamenti e depensamenti, sono arrivato alla conclusione di non dare un voto a questo romanzo. Mi trovo in una condizione in cui riconosco la genialità e l'importanza di questo libro per la letteratura moderna ma da una parte mi ha an ...continua

    Questa recensione è la paraculata dell'anno. Perché dopo vari pensamenti e depensamenti, sono arrivato alla conclusione di non dare un voto a questo romanzo. Mi trovo in una condizione in cui riconosco la genialità e l'importanza di questo libro per la letteratura moderna ma da una parte mi ha anche schifato. Mi sono ritrovato a pensare a un opera geniale ma non bella e questa già di per sé è un controsenso ma anche una schifosa paraculata. Sorge spontanea un altra questione. Quella dell'utilità di scrivere una recensione se il mio giudizio personale è così diviso e poco chiaro. Ma voglio provarci lo stesso. Difficile è anche tentare di presentare una breve sinossi dell'opera. Fondamentalmente questo romanzo è stato il risultato di un periodo, in cui lo scrittore chiuso in una stanza d'albergo, ha dato sfogo alla sua creatività viziata dall'abuso di droghe. Burroughs dopo aver accidentalmente accoppato la moglie in uno scherzoso incidente, nelle vesti di novello Guglielmo Tell sparandole in faccia, si ritira a Tangeri. Qui, il nostro continua ad abusare di droghe sino alla pazzia. Kerouac e Allen Ginsberg lo ritrovano in un albergo della città teatro dell'esilio volontario, emaciato, sporco e con una stanza ricoperta da fogli scritti nel delirio.
    Il risultato è questo " Pasto Nudo " , l'esempio massimo dello stile di scrittura denominato " Cut Up ". Un insieme di pagine e parole incollate a casaccio che non danno alcun punto di riferimento al lettore. Inventarsi una trama a casaccio del libro per far credere di capirci qualcosa è sin troppo facile e non sono neanche tentato di farlo. Mi è stato più facile credere di intuire il tema principale dell'opera. Ovvero quello dell'abuso di droghe ma anche quella del potere e del controllo che lo Stato esercita sul singolo. Ci sono spunti estremamente interessanti, frasi che hanno un ritmo rubato alla poesia, ma ci sono anche un continuo parlare di cazzi, fiche ed orgie. Non sono un perbenista e difficilmente mi scandalizzo. Ma ammetto che dopo la quinta o sesta pagina, dove queste orgie appaiono più che come mezzo di scandalo una sorta di collante di sottofondo dell'opera; mi sono rotto ampiamente le palle. Non le ho trovate scandalizzanti ma pallose e veramente poco utili al ritmo dell'opera. Risulta essere chiaro un aspetto. Per affrontare " Pasto Nudo " bisogna essere scevri di qualsiasi aspettativa verso l'opera e lasciarsi possibilmente trasportare dalla scrittura lasciando da parte il significato concentrandosi sul significante. Il senso c'è ma bisogna scordarsi il senso delle parole. La dipendenza dalle droghe emerge dalla surrealità imperante come teatro orrorifico. La possibilità che un governo possa assumere il controllo sulle droghe viene visto da Burroughs come un atto altamente negativo. Un controllo su queste sostanze può portare a un peggioramente delle condizioni democratiche del singolo. Oltre a creare il timore di una dittatura che ne comanda l'uso per rendere il tossicodipente ancora più schiavo o il non tossicodipente schiavo dall'imposizione governativa all'uso di droghe. Per lo meno è la spiegazione che mi sono dato io e che mi ha permesso di godere appieno dell'opera. Non lo consiglio a tutti. Ma chi si incuriosirà e cercherà di leggerlo deve assolutamente lasciar da parte il pregiudizio e le aspettative. Godersi la lettura per quello che è. Scendendo a patti con il suo ruolo di lettore e accettare il fatto che a volte è anche bello non capire niente di quello che si legge pur cercando una propria risposta alla comprensione della lettura di quest'opera. Pace.

    ha scritto il 

  • 5

    Io non capisco quelli che scopano con le loro ex, voglio dire, è già brutto scopare a caso, ma scopare con la propria ex è orribile, è come bucarsi con una siringa usata o come mettersi volontariamente in coma. Al parco vicino casa mia, la casa della mia infanzia, lì c'erano tantissime siringhe u ...continua

    Io non capisco quelli che scopano con le loro ex, voglio dire, è già brutto scopare a caso, ma scopare con la propria ex è orribile, è come bucarsi con una siringa usata o come mettersi volontariamente in coma. Al parco vicino casa mia, la casa della mia infanzia, lì c'erano tantissime siringhe usate e tra i cespugli la sera quando andavo a bermi le prime birre vedevo le sagome dei drogati, i loro occhi opachi che fluttuavano nel buio mi davano un senso di tranquillità. A quel tempo non lo sapevo ma il mio desiderio più grande era quello di scoparmi la mia ex, e certo non lo sapevo perché non avevo mai avuto una ragazza e quindi neanche una ex. Non ho avuto una ragazza per molto tempo e allora ho inventato nuovi modi per scoparmi la mia ex e sofisticati, tanto sofisticati che non li ho neanche riconosciuti più non li ricordo più e ormai che sono molto vecchio sono parte del mio modo di pensare e di esistere, e mi piace come penso di essere adesso, però ho molta paura di morire. Take it easy, mi ha detto la mia pianta di pomodoro, che per il freddo sta morendo. Ho quasi finito la serra, ho detto io. Thanks man, thanks, fucking freezing these days, ha detto lei. I know, ho detto io, andrà tutto bene vedrai. Right, ha detto lei, e un pomodoro verde è cascato per terra.

    ha scritto il 

  • 5

    Rece completa: http://beatblog2.blogspot.it/2014/08/100-anni-di-willia…
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    [...] Dalla sua esperienza a Tangeri nascono testi completamente diversi rispetto al passato. Nel 1959 esce il libro che rivoluziona la contro-letteratura americana e innalza il nome di W ...continua

    Rece completa: http://beatblog2.blogspot.it/2014/08/100-anni-di-william-burroughs-pt1-gli.html
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    [...] Dalla sua esperienza a Tangeri nascono testi completamente diversi rispetto al passato. Nel 1959 esce il libro che rivoluziona la contro-letteratura americana e innalza il nome di William Burroughs: Pasto Nudo. La struttura non è quella di un romanzo ma di scene più o meno collegate a formare un mosaico, leggibili anche in ordine sparso. William Lee, protagonista e alter-ego di Burroughs, è un tossico omosessuale che si sposta in vari ambienti reali (Tangeri) e non reali (Interzona). Gli episodi sono i "trip" dell'autore in vari luoghi e sotto ogni genere di droga, di cui scrive tra il 1953 e il 58, come stendendo "rapporti" delle sue giornate che poi vengono messi insieme con l'aiuto di Kerouac (il quale, com'è noto, coniò il titolo Naked Lunch). Diversi estratti appaiono prima su riviste, e non mancano i problemi di censura a causa dell'oscenità di linguaggio e contenuto.[...]

    ha scritto il 

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    Ognuno ha i suoi limiti

    Non è un fatto generazionale. Sarebbe potuto essere mio padre e infatti del mio ne aveva l’età pur essendogli sopravvissuto ben sette anni. Si vede che le statistiche ogni tanto ci prendono: ne uccidono di più nicotina e catrame che oppiacei e affini.


    Quando lui impatta con la beat generat ...continua

    Non è un fatto generazionale. Sarebbe potuto essere mio padre e infatti del mio ne aveva l’età pur essendogli sopravvissuto ben sette anni. Si vede che le statistiche ogni tanto ci prendono: ne uccidono di più nicotina e catrame che oppiacei e affini.

    Quando lui impatta con la beat generation ha superato i quaranta e io… fatevi i conti voi ( avevo smesso da un pezzo le pappine e appena messo una castigata minigonna plissettata) cosa per cui non m’impressiona per niente piuttosto mi fa specie che un matusa ( parola cretina ma rende l’epoca) si rimpinzi di oppiacei e mi fa rabbia che superi l’ottantina, discetti di droghe senza capirne scientificamente una mazza, a partire dall’uso dell’apomorfina come terapia mentre A.A., il ragazzino più bello e brillante del ginnasio, a quaranta schiatta di overdose qualche giorno dopo essermelo trovato davanti in ospedale a elemosinare una fiala di metadone. Bello come allora.

    Non si può dire che io con B. non ci abbia provato. La prefazione me la sono letta e sono corsa lancia in resta a vedere cosa ci fosse sulla punta della forchetta ma pur riconoscendo le parole non ne capivo il senso.
    Tenendo conto di non essere affetta da afasia sensoriale, mi son venuti in mente i pellerossa e i loro messaggi di fumo (almeno come ci ha insegnato John Ford. La comunicazione era efficace nella misura in cui rispettavano le regole condivise.

    Il nostro, invece, assembla parole ma non li mette nell’ordine condiviso del nostro linguaggio. Comprensibile visto che è la trascrizione di un delirio. Per cui non posso entrare in empatia n’è capirci qualcosa. Se non avesse scritto la pre e postfazione in linguaggio potabile, me ne sarei fatta una ragione. Ma non posso sopportare che metta in piazza una “vita” nuda, quella del protagonista che poi sarebbe lui stesso, con tutte le sue miserie di tossico, del suo essere fragile preda di cinici squali.
    Un mero atto di pornografia mascherato da quel po’ di senso che si riesce a estrapolare dal romanzo(?) e adattare al nostro mondo, illudendoci che dietro quegli “ aforismi” raffazzonati ci possa essere una realtà condivisa tra noi e il poveretto dentro lo sballo, vera per lui come veri erano i mostri al suo capezzale, medici e infermiere. Veri (per lui) ma non reali.

    ha scritto il 

  • 5

    "Gli scrittori parlano dell'odore dolcemente nauseante della morte mentre qualsiasi tossico può dirvi che la morte non ha odore... un odore che impedisce di respirare e al tempo stesso gela il sangue... l'incolore non-odore della morte... nessuno può respirarlo né sentirne l'odore attraverso le r ...continua

    "Gli scrittori parlano dell'odore dolcemente nauseante della morte mentre qualsiasi tossico può dirvi che la morte non ha odore... un odore che impedisce di respirare e al tempo stesso gela il sangue... l'incolore non-odore della morte... nessuno può respirarlo né sentirne l'odore attraverso le rosee circonvoluzioni e i neri filtri sanguigni della carne... l'odore della morte è inequivocabilmente un odore e un'assoluta assenza di odore... l'assenza di odore colpisce il naso prima di ogni cosa perché la vita organica ha un odore... la privazione dell'odore è avvertita come cecità dagli cchi, silenzio dalle orecchie, stress e assenza di peso dall'equilibrio e dal senso dell'orientamento..."

    ha scritto il 

  • 0

    Il mio incubo ricorrente.
    Regalatomi da un amico, ho provato più e più volte ad affrontarlo, ma non sono mai riuscito a superare la trentina di pagine.
    Non mi è mai capitato con alcun libro di avere la stessa sensazione di non riuscire a capire nulla; per qualcuno sarà un pregio, io n ...continua

    Il mio incubo ricorrente.
    Regalatomi da un amico, ho provato più e più volte ad affrontarlo, ma non sono mai riuscito a superare la trentina di pagine.
    Non mi è mai capitato con alcun libro di avere la stessa sensazione di non riuscire a capire nulla; per qualcuno sarà un pregio, io non riesco a misurarmi con una costruzione del genere.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro abominable,. un libro que no quiere ser menos que repulsivo.
    Un libro que no es sólo la experiencia de un adicto, sino que, como Burroughs habla, aludiendo a la morfina, metaboliza la adicción. Un libro abierto como la herida en la que se deposita la heroína, como la sangre podrida ...continua

    Un libro abominable,. un libro que no quiere ser menos que repulsivo.
    Un libro que no es sólo la experiencia de un adicto, sino que, como Burroughs habla, aludiendo a la morfina, metaboliza la adicción. Un libro abierto como la herida en la que se deposita la heroína, como la sangre podrida de tanta droga, como los millones de células hambrientas de más y más morfina y de todas sus variedades. Un libro erecto como una polla tumefacta, en donde el sexo es enfermizo, y los personajes son puntos de intersección, reflejos fallidos de un mismo rostro pero en el que no cabe otra equivalencia entre ellos que la de la enfermedad y al adicción, y en el que la figura del Yo, del autor, se desdibuja en una mueca ansiosa, en una explosión caracterizada u horrenda de insectos gigantescos.

    Leyendo este gran engendro comprimido en 150 páginas, uno piensa en qué lugar deja a epígonos suavizados, como el de Wallace y su broma infinita...

    ha scritto il 

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