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Pasto nudo

By William Burroughs

(1576)

| Paperback | 9788845920936

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Book Description

Nel romanzo, scritto in anni in cui questi temi e queste realtà venivano generalmente schivati, Burroughs offre il racconto allucinato dell'inferno di un tossico. Lacerato tra la necessità impellente della "roba" e il richiamo molesto della carne, br Continue

Nel romanzo, scritto in anni in cui questi temi e queste realtà venivano generalmente schivati, Burroughs offre il racconto allucinato dell'inferno di un tossico. Lacerato tra la necessità impellente della "roba" e il richiamo molesto della carne, braccato da polizia e spacciatori, Lee, il suo Doppio, trascorre le giornate in sordidi luoghi pervasi dai miasmi del corpo e dalle fobie della mente. Scavando nelle proprie ferite con l'acume della paranoia e un'acrobatica inventiva stilistica, Burroughs tratteggia un ritratto dell'America all'acido fenico, un ritratto cui la vita quotidiana ha tentato con gli anni di adeguarsi.

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    Ognuno ha i suoi limiti


    Non è un fatto generazionale. Sarebbe potuto essere mio padre e infatti del mio ne aveva l’età pur essendogli sopravvissuto ben sette anni. Si vede che le statistiche ogni tanto ci prendono: ne uccidono di più nicotina e catrame che oppiacei e affin ...(continue)


    Non è un fatto generazionale. Sarebbe potuto essere mio padre e infatti del mio ne aveva l’età pur essendogli sopravvissuto ben sette anni. Si vede che le statistiche ogni tanto ci prendono: ne uccidono di più nicotina e catrame che oppiacei e affini.

    Quando lui impatta con la beat generation ha superato i quaranta e io… fatevi i conti voi ( avevo smesso da un pezzo le pappine e appena messo una castigata minigonna plissettata) cosa per cui non m’impressiona per niente piuttosto mi fa specie che un matusa ( parola cretina ma rende l’epoca) si rimpinzi di oppiacei e mi fa rabbia che superi l’ottantina, discetti di droghe senza capirne scientificamente una mazza, a partire dall’uso dell’apomorfina come terapia mentre A.A., il ragazzino più bello e brillante del ginnasio, a quaranta schiatta di overdose qualche giorno dopo essermelo trovato davanti in ospedale a elemosinare una fiala di metadone. Bello come allora.

    Non si può dire che io con B. non ci abbia provato. La prefazione me la sono letta e sono corsa lancia in resta a vedere cosa ci fosse sulla punta della forchetta ma pur riconoscendo le parole non ne capivo il senso.
    Tenendo conto di non essere affetta da afasia sensoriale, mi son venuti in mente i pellerossa e i loro messaggi di fumo (almeno come ci ha insegnato John Ford. La comunicazione era efficace nella misura in cui rispettavano le regole condivise.

    Il nostro, invece, assembla parole ma non li mette nell’ordine condiviso del nostro linguaggio. Comprensibile visto che è la trascrizione di un delirio. Per cui non posso entrare in empatia n’è capirci qualcosa. Se non avesse scritto la pre e postfazione in linguaggio potabile, me ne sarei fatta una ragione. Ma non posso sopportare che metta in piazza una “vita” nuda, quella del protagonista che poi sarebbe lui stesso, con tutte le sue miserie di tossico, del suo essere fragile preda di cinici squali.
    Un mero atto di pornografia mascherato da quel po’ di senso che si riesce a estrapolare dal romanzo(?) e adattare al nostro mondo, illudendoci che dietro quegli “ aforismi” raffazzonati ci possa essere una realtà condivisa tra noi e il poveretto dentro lo sballo, vera per lui come veri erano i mostri al suo capezzale, medici e infermiere. Veri (per lui) ma non reali.

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    Maria Francesca e basta said on Jul 25, 2014 | 4 feedbacks

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    "Gli scrittori parlano dell'odore dolcemente nauseante della morte mentre qualsiasi tossico può dirvi che la morte non ha odore... un odore che impedisce di respirare e al tempo stesso gela il sangue... l'incolore non-odore della morte... nessuno può ...(continue)

    "Gli scrittori parlano dell'odore dolcemente nauseante della morte mentre qualsiasi tossico può dirvi che la morte non ha odore... un odore che impedisce di respirare e al tempo stesso gela il sangue... l'incolore non-odore della morte... nessuno può respirarlo né sentirne l'odore attraverso le rosee circonvoluzioni e i neri filtri sanguigni della carne... l'odore della morte è inequivocabilmente un odore e un'assoluta assenza di odore... l'assenza di odore colpisce il naso prima di ogni cosa perché la vita organica ha un odore... la privazione dell'odore è avvertita come cecità dagli cchi, silenzio dalle orecchie, stress e assenza di peso dall'equilibrio e dal senso dell'orientamento..."

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    michelu malaussène said on Jun 27, 2014 | Add your feedback

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    Il mio incubo ricorrente.
    Regalatomi da un amico, ho provato più e più volte ad affrontarlo, ma non sono mai riuscito a superare la trentina di pagine.
    Non mi è mai capitato con alcun libro di avere la stessa sensazione di non riuscire a capire nulla ...(continue)

    Il mio incubo ricorrente.
    Regalatomi da un amico, ho provato più e più volte ad affrontarlo, ma non sono mai riuscito a superare la trentina di pagine.
    Non mi è mai capitato con alcun libro di avere la stessa sensazione di non riuscire a capire nulla; per qualcuno sarà un pregio, io non riesco a misurarmi con una costruzione del genere.

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    fmd said on Mar 20, 2014 | Add your feedback

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    Un libro abominable,. un libro que no quiere ser menos que repulsivo.
    Un libro que no es sólo la experiencia de un adicto, sino que, como Burroughs habla, aludiendo a la morfina, metaboliza la adicción. Un libro abierto como la herida en la que se de ...(continue)

    Un libro abominable,. un libro que no quiere ser menos que repulsivo.
    Un libro que no es sólo la experiencia de un adicto, sino que, como Burroughs habla, aludiendo a la morfina, metaboliza la adicción. Un libro abierto como la herida en la que se deposita la heroína, como la sangre podrida de tanta droga, como los millones de células hambrientas de más y más morfina y de todas sus variedades. Un libro erecto como una polla tumefacta, en donde el sexo es enfermizo, y los personajes son puntos de intersección, reflejos fallidos de un mismo rostro pero en el que no cabe otra equivalencia entre ellos que la de la enfermedad y al adicción, y en el que la figura del Yo, del autor, se desdibuja en una mueca ansiosa, en una explosión caracterizada u horrenda de insectos gigantescos.

    Leyendo este gran engendro comprimido en 150 páginas, uno piensa en qué lugar deja a epígonos suavizados, como el de Wallace y su broma infinita...

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    Raúl Hernández Garrido said on Mar 6, 2014 | Add your feedback

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