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Pastoral americana

Per

Editor: LA MAGRANA

4.3
(5258)

Language:Català | Number of Pàgines: 492 | Format: Others | En altres llengües: (altres llengües) English , Spanish , French , Italian , Russian , German , Dutch , Slovenian , Portuguese , Swedish , Finnish , Czech , Greek

Isbn-10: 8482649957 | Isbn-13: 9788482649955 | Data publicació: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descripció del llibre
El protagonista de Roth és Swede Levov, atleta llegendari al seu institut de Newark, que creix durant els anys de postguerra, es casa amb una antiga Miss New Jersey, hereta la fàbrica de guants del seu pare i es trasllada a una casa de pedra a la vila idílica d'Old Rimrock. Fins que un bon dia de 1968 a Swede l'abandona la sort americana que l'havia somrigut fins llavors. Merry, la seva filla estimada, ha crescut. Abans era una noieta adorable i desperta. Ara s'ha convertit en una adolescent malcarada i fanàtica -una adolescent capaç de dur a terme un extravagant acte de terrorisme polític. De la nit al dia, Swede és separat de la pastoral americana i llançat a la bogeria americana idiosincràtica.
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  • 0

    Vorrei amarti ma non posso.

    Io non lo so... Ma tutte le volte che lo prendo in mano penso che lo vorrei amare, ma non ce la faccio. Vorrei amarlo perché il tema è importante, perché trattato con quel misto tra serietà, sagacia e franchezza che pochi autori sanno usare. Ma non ce la faccio, da mesi. Perché quegli sprazzi di ...continua

    Io non lo so... Ma tutte le volte che lo prendo in mano penso che lo vorrei amare, ma non ce la faccio. Vorrei amarlo perché il tema è importante, perché trattato con quel misto tra serietà, sagacia e franchezza che pochi autori sanno usare. Ma non ce la faccio, da mesi. Perché quegli sprazzi di bellezza, quei momenti stupendi bisogna cercarseli con fin troppa fatica. Poi li si trova, ci si riprende, si va avanti un altro po', ci si sfinisce e lo si molla sullo scaffale. Poi, dopo giorni, il ciclo ricomincia. Forse è solo che, come le migliori storie d'amore, non basta trovar la persona giusta, ma anche il momento dev'essere quello buono. Per ora tre stelline.

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  • 4

    La parodia dell'integrità umana, la distruzione di ogni dovere morale: ecco il vero tema della serata

    Leggere questo romanzo, questo bel romanzo, è stato come assistere ad uno tsunami, come veder gettare una colata di cemento su un giardino in fiore, come assistere ad un atto di vandalismo su un opera d'arte. Assistere alla distruzione, di persone, di sentimenti, veder crollare le fondamenta di q ...continua

    Leggere questo romanzo, questo bel romanzo, è stato come assistere ad uno tsunami, come veder gettare una colata di cemento su un giardino in fiore, come assistere ad un atto di vandalismo su un opera d'arte. Assistere alla distruzione, di persone, di sentimenti, veder crollare le fondamenta di quella che si credeva una vita esemplare, una famiglia perfetta, lui lo Svedese ebreo bello aitante sportivo ricco, lei Dawn ex miss New Jersey bella ed intelligente e Merry la loro amata figlioletta, la loro dolorosa vergogna, la loro devastazione. Ho sofferto mettendomi nei panni di Seymour lo svedese l'essere quasi perfetto, colui che non farebbe mai un torto a nessuno, che fa sempre la cosa giusta, l'onesto e il giusto alle prese con qualcosa più grande di lui, talmente grande da non essere in grado di affrontarla, non avere le basi per affrontarla. Roth è superbo, è straordinario, mi ha trascinata in un vortice, presentandomi uno ad uno molteplici personaggi che sembrano partire dal fulcro di questo romanzo, la famiglia Levov per aprirsi a raggiera ognuno con la sua storia e il suo carico di sofferenza. Una storia difficile da dimenticare.

    Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, mitragliatrici e corazze d’acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l’affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta, e tuttavia non manchi mai di capirla male. Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato. La capisci male prima d’incontrarla, mentre pregusti il momento in cui l’incontrerai; la capisci male mentre sei con lei; e poi vai a casa, parli con qualcun altro dell’incontro, e scopri ancora una volta di aver travisato. Poiché la stessa cosa capita, in genere, anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è, veramente, una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Eppure, come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del significato che secondo noi dovrebbe avere e che assume invece un significato grottesco, tanto siamo male attrezzati per discernere l’intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri?
    Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.

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  • 3

    Che dire. Mi è piaciuto. Ma poteva piacermi di più. Non lo so, ci sono stati attimi in cui ho sentito tantissimo la devastazione, e la parte finale, con Dawn, l'ho trovata davvero perfetta. Però c'è qualcosa che non mi convince. Sembra un po' "confezionato". Alt, non prendetela male. È solo che ...continua

    Che dire. Mi è piaciuto. Ma poteva piacermi di più. Non lo so, ci sono stati attimi in cui ho sentito tantissimo la devastazione, e la parte finale, con Dawn, l'ho trovata davvero perfetta. Però c'è qualcosa che non mi convince. Sembra un po' "confezionato". Alt, non prendetela male. È solo che poteva essere molto più infido. Forse ho un problema con Roth. Vedremo.

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  • *** Aquest comentari conté spoilers! ***

    4

    Non è un libro facile, specialmente all'esordio: non è chiaro chi sia il protagonista e quale il reale argomento del libro; in realtà la centralità della narrazione sarà sempre soggetta a una forza centrifuga, però è chiaro che davanti agli occhi del lettore si palesa lo specchio di una famiglia ...continua

    Non è un libro facile, specialmente all'esordio: non è chiaro chi sia il protagonista e quale il reale argomento del libro; in realtà la centralità della narrazione sarà sempre soggetta a una forza centrifuga, però è chiaro che davanti agli occhi del lettore si palesa lo specchio di una famiglia americana "mista", in particolare la vita di un uomo che cerca di tenere tutto in ordine, che per tutta la vita insegue il successo che l'ha "perseguitato" da giovane, attraverso la normalità, senza raggiungerlo, anzi, assistendo continuamente allo sgretolarsi delle sue certezze...

    Un libro intenso, complesso, permanente...

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  • 5

    Pastorale americana descrive l’ineluttabilità del crollo del mito dell’American Dream, dinanzi a una Storia che avanza inesorabile, mietendo le proprie vittime secondo un diabolico schema arbitrario e casuale.
    O forse no?
    O forse il caso non c’entra nulla ed è ancora una volta il dete ...continua

    Pastorale americana descrive l’ineluttabilità del crollo del mito dell’American Dream, dinanzi a una Storia che avanza inesorabile, mietendo le proprie vittime secondo un diabolico schema arbitrario e casuale.
    O forse no?
    O forse il caso non c’entra nulla ed è ancora una volta il determinismo a nutrirsi dei lustrini e delle apparenze, andando a colpire implacabilmente là dove tutto sembrava perfetto, là dove il successo sembrava aver dipanato la strada verso la felicità.
    Il bello di questo straordinario romanzo di Philip Roth è che non c’è una risposta, ma solo un inquietante interrogativo.
    È tutta colpa del caso? Oppure è la stessa ricerca della felicità, la fiducia che si pone in essa, a preparare la strada verso il baratro?

    continua su:
    http://lettere-persiane.blogspot.it/2014/11/pastorale-americana-di-philip-roth.html

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  • 0

    Il Sogno Americano

    Sabato 31 gennaio 2015, alle ore 17.30, il Circolo Letterario PPP sarà nuovamente alla Libreria Feltrinelli di Prato, in Via Garibaldi, per vivere il "Sogno americano" attraverso la lettura di tre grandi romanzi: - Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald - Pastorale americana, Philip Roth - Il ...continua

    Sabato 31 gennaio 2015, alle ore 17.30, il Circolo Letterario PPP sarà nuovamente alla Libreria Feltrinelli di Prato, in Via Garibaldi, per vivere il "Sogno americano" attraverso la lettura di tre grandi romanzi: - Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald - Pastorale americana, Philip Roth - Il grande cerchio, Ilaria Moschini. Vi aspettiamo, anche sul gruppo per discuterne insieme: http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3270875

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  • *** Aquest comentari conté spoilers! ***

    3

    Introspezione

    Io credo seriamente di avere dei problemi con i vincitori di premi "indiscutibili".

    Un filo conduttore piuttosto scarno si popola interamente di flashbacks, dialoghi, notizie storiche ed introspezione del personaggio principale, lo Svedese, di cui non si fa fatica ad innamorarsi.
    Il ...continua

    Io credo seriamente di avere dei problemi con i vincitori di premi "indiscutibili".

    Un filo conduttore piuttosto scarno si popola interamente di flashbacks, dialoghi, notizie storiche ed introspezione del personaggio principale, lo Svedese, di cui non si fa fatica ad innamorarsi.
    Il testo è ben scritto, sebbene a tratti prolisso e ripetitivo, l'uso delle parole è a dir poco sublime.

    Ma... alcune cose proprio non le ho capite.
    Il personaggio iniziale, il narratore, Skip è alla riunione del liceo e, mentre balla con la sua vecchia fiamma "lo vede" e da li inizia tutta la narrazione dello Svedese, circa l'80% del libro.
    Devo confessarvi che fino all'ultimo ho aspettato che Skip si svegliasse da questo sogno e dicesse qualcosa come "ho fantasticato per un istante eterno sulla vita infelice del mio eroe di gioventù"... oppure che ricomparisse almeno in qualche capitolo. Nulla! di lui non c'è più nemmeno l'ombra ed il finale "aperto" non chiude la saga familiare. Come si sono lasciati con Dawn? e la seconda moglie? come è morta Merry? è stato solo un sogno o era la storia dello Svedese?

    Semplicemente finisce, in "medias res"...
    Ci sono rimasta malissimo.

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  • 3

    Piccolo sunto.
    Negli anni '40 ti innamori di uno Svedese supersportivo, bellissimo, unico, eccezionale; negli anni '50 e inizio '60 lo segui nel suo lavoro, nella sua famiglia formata da Miss New Jersey e sua figlia Merry a fine anni '60 iniziano i guai con sua figlia; agli inizi degli anni ...continua

    Piccolo sunto.
    Negli anni '40 ti innamori di uno Svedese supersportivo, bellissimo, unico, eccezionale; negli anni '50 e inizio '60 lo segui nel suo lavoro, nella sua famiglia formata da Miss New Jersey e sua figlia Merry a fine anni '60 iniziano i guai con sua figlia; agli inizi degli anni '70 lo svedese ti fa pena per non parlare degli anni seguenti ....

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  • 4

    "Pastorale" e le sue definizioni....

    Lo scrittore americano contemporaneo, è stato costretto negli ultimi 30 anni, a dividere le sue concezioni letterarie con dei fatti concreti: la morte e la quasi dimenticanza dei vecchi maestri( su tutti direi Faulkner, Steinbeck ed Hemingway) e la nascita di una nuova generazione che l'America ...continua

    Lo scrittore americano contemporaneo, è stato costretto negli ultimi 30 anni, a dividere le sue concezioni letterarie con dei fatti concreti: la morte e la quasi dimenticanza dei vecchi maestri( su tutti direi Faulkner, Steinbeck ed Hemingway) e la nascita di una nuova generazione che l'America “rampante” produsse ai tempi di quell'edonismo reaganiano degli anni '80( Ellis, Mac Inernay, Sterling...) Ma Philip Roth bisogna ammetterlo, è passato quasi indenne se non del tutto da queste radicali e a volte destabilizzanti trasformazioni, riuscendo ad affermarsi come voce di quel nuovo “filone ebraico” di cui egli rappresentava, con Bellow e Malamud, la corrente “massimalista”, quella cioè che tenta un rinnovamento concreto ripartendo dalla lezione di un grande scrittore come Isaac B. Singer e che dalla cultura Yddish fino ai memoriali delle persecuzioni naziste e dei progrom d'ogni dove ristabilisce un punto da cui ripartire. Si può dire che Roth ingloba tutto ciò e lo rimisura per una storia della società americana, una storia “pastorale” che trasforma questa parola facendoci chiedere quale sia la terminologia più adeguata che darà il titolo al suo romanzo-simbolo, il libro che partendo dall'anonimo contiene tutto o quasi. E' lo svedese Seymour Levov, ebreo, spirito e fisico atletico, ottimo imprenditore e protagonista cosciente o meno di quel sogno americano che è a portata di tutti. Smussando e rifinendo le sbavature anche quando “i figlioli” partono e non tornano da guerre atroci e palesemente pretestuose, e anche quando il verbo si fa razzista e violento, demagogico desiderio di una strana libertà, composta da idee esclusivamente a stelle e strisce. E' quindi l'inizio di una storia individuale che si trasforma in collettiva...che pagina dopo pagina, plana precisamente in un mondo, che è quello dei tantissimi ebrei(e non) americani che hanno creduto alle parole delle campagne elettorali e hanno fantasticato sul loro avvenire privo di incertezze e tanto normale da essere benedetto da tre parole: dio patria e libertà. Un sogno che diventa incubo reale, sotto forma di attentati, di un nemico interno e inconfessabile...E qui mi sono chiesto come la nostra letteratura non sia mai riuscita nell'intento di raccontare la lotta armata, nonostante i molti tentativi e i vent'anni che hanno caratterizzato l'evento...Diversamente, il terrorismo americano legato alla contestazione degli anni '70 alla guerra del Vietnam, ha avuto un impatto traumatico e indelebile e sebbene marginale e breve sia stata la sua storia( i Weathermen), sebbene non si sia intrecciato come da noi ad un contesto sociale e culturale tanto complesso ed esteso, ha comunque permesso a Roth di raccontare, dal punto di vista del suo alter ego Zuckermann, le tragiche vicende di una lacerazione sociale senza precedenti almeno negli Usa...Nella nostra letteratura non si incontra l'intensità straziante della figlia Merry, disadattata e bombarola, balbuziente ed obesa, ribelle e fragile che nella sua caotica tragedia finirà per uccidere due persone con un attentato e poi sempre più lontano dalla realtà si perderà ai margini della città, barbona e seguace di sette esoteriche. Il sogno americano quindi, visto con gli occhi di chi ci credeva, si stravolge in incubo cupo, dove i figli non torneranno e i padri e le madri resteranno soli e sgomenti; mancheranno “aree omogenee” di dissociati e pentiti, non ci saranno insomma riconciliazioni, nemmeno formali, escludendo finali rassicuranti e autoconsolatori, nemmeno in superfice. In Roth, ebreo e protestante, l0immagine famigliare implode dentro un impossibile dialogo, ma della tragedia si coglie ogni attimo che via via si trasforma in immedesimazione e in catarsi...ciò che è mancato in Italia, dove l'incapacità di raccontarsi ci priva anche di ritrovarsi. Sia per le vittime di ogni parte sia per il diritto alla storia di chi perde. Roth invece ricostruisce la storia dell'ex atleta da tutti adulato, racconta della moglie Dawn, altro personaggio indimenticabile che tra un parto di vacche del suo allevamento e un lifting a Ginevra, trova il tempo di farsi sbattere dall'amante china sul lavabo, rinnega ciò che era e ricostruisce come può la storia. La storia forse con la S maiuscola perchè “Pastorale americana” è una vicenda condivisibile da un intero paese, e forse anche se non lo accettiamo, anche da noi. Con uno stile evocativo di scomposizione e ricomposizione Roth si avvicina ai punti cruciali attraverso i ricordi, le fisionomie, gli sport nazionali, egli non fugge ma anzi, fin dalle prime pagine, ci porge la parte più scoperta, fino a denudare completamente ciò che era apparente, l'”illusorio sostentamento, il felice abbandono a una svedesiana innocenza, per coloro che vivevano nella paura di non rivedere più i figli, i fratelli, o i mariti”...ecco Philip Roth, apparenti digressioni funzionali ad aprire la serratura e ad entrare, dove noi non vogliamo essere disturbati...un'analisi dell'America, e quindi purtroppo anche nostra, dove lo stile narrativo impeccabile ha il compito di addentrarci pagina dopo pagina su un preciso momento storico ma anche sui vicoli, le miserie, le manie piccolo borghesi, le corrose ritualità sociali di ogni epoca, ma specialmente su questa che stiamo vivendo, poiché è il lato oscuro che emerge...dell'anonimo come della collettività. E' questo in fondo, il tema terribile e portante, di tutta questa grande opera...di questo collage carico di compassione come di realtà impossibili e quindi, per questo, ancora più probabili.

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