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Pastoral americana

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Publisher: Debolsillo

4.3
(5351)

Language:Español | Number of Pages: 512 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Italian , Russian , German , Dutch , Slovenian , Portuguese , Swedish , Catalan , Finnish , Czech , Greek

Isbn-10: 8497936108 | Isbn-13: 9788497936101 | Publish date: 

Also available as: Others , Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Primer libro de la conocida "Triología Americana". El autor de "El lamento de Portnoy", galardonado con el Premio Pulitzer, hace una crónica sobre la caída del sueño americano en el final de los sesenta. Un matrimonio judío, ve cómo se desmoronan sus valores y su mundo perfecto, cuando su hija se convierte en una luchadora contra la guerra de Vietnam.
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  • 4

    2010:
    Ottimo romanzo e bravissimo Roth; periodi lunghi, anche mezza pagina, ma lui non sbaglia una virgola! La storia è l'arrovellarsi di un padre che vorrebbe capire cosa ha portato la figlia Merry, ...continue

    2010:
    Ottimo romanzo e bravissimo Roth; periodi lunghi, anche mezza pagina, ma lui non sbaglia una virgola! La storia è l'arrovellarsi di un padre che vorrebbe capire cosa ha portato la figlia Merry, una ragazza dell'alta borghesia americana, ben educata, ricca e amata, a diventare una terrorista che uccide le persone con le bombe, a darsi alla latitanza - periodo nel quale ne passa di tutti i colori - e a divenire, infine, una specie di guru, che non mangia, non si lava, quasi non respira per non uccidere nessun essere vivente. Il padre, conosciuto come “lo Svedese”, non troverà le risposte che cerca. Ci sono persone che, pur cercando, non trovano mai una loro collocazione nella vita, si appassionano a tante cose, anche diversissime tra loro, a volte mettendosi in guai molto seri, senza mai riuscire a trovare la loro vera ragione di vita, senza mai riuscire a dare un senso a ciò che sono e a ciò che fanno e, per questo, alla fine soccombono.

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  • 3

    "Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male male e poi male e, dopo un riattento esame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: s ...continue

    "Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male male e poi male e, dopo un riattento esame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di avere ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite... Beh, siete fortunati".
    Ci sono libri che vale la pena leggere solo per una frase in essi contenuta, o per un pensiero che stimola altri pensieri. Questo rientra nella lista. Ne è valsa la fatica.

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  • 5

    Introspezione profonda di un grande autore, l'autoanalisi, la sofferenza ti penetra pagina dopo pagina, rivelando quanto la vita ti bastoni e sia così diversa da come la vogliamo impostare. Ritratto c ...continue

    Introspezione profonda di un grande autore, l'autoanalisi, la sofferenza ti penetra pagina dopo pagina, rivelando quanto la vita ti bastoni e sia così diversa da come la vogliamo impostare. Ritratto crudo del
    sogno americano che si è andato via via sgretolando dal Vietnam in poi

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  • 5

    L'America ai tempi del Vietnam con tutti i suoi pregi e le sue contraddizioni. Un romanzo che ti prende per la capacità di entrare nella mente dei personaggi.L'unico difetto che riscontro in tutti i l ...continue

    L'America ai tempi del Vietnam con tutti i suoi pregi e le sue contraddizioni. Un romanzo che ti prende per la capacità di entrare nella mente dei personaggi.L'unico difetto che riscontro in tutti i libri di Roth è l'incapacità di trovare un finale degno. Qualcuno troverà questo fatto un segno della scelta e genialità di Roth, io lo trovo semplicemente un limite.

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  • 0

    Americano fino in fondo

    Philip Roth riesce a mettere a fuoco il grande problema dell'America: paese diviso al suo interno che non si vuole a sua volta dividere. Viene esposta con chiarezza la classe dirigente che ha fatto "e ...continue

    Philip Roth riesce a mettere a fuoco il grande problema dell'America: paese diviso al suo interno che non si vuole a sua volta dividere. Viene esposta con chiarezza la classe dirigente che ha fatto "esplodere" l'America, viene fuori il grande problema etico della "guerra giusta", il problema delle multinazionali e tutto ciò che divide il "primo mondo" da ormai quarant'anni. Roth ancora una volta sorprende e stupisce per la sua capacità di scrivere, che non può essere paragonata a nessun altro. Grandissimo autore con il suo libro migliore.

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  • 5

    « Il fatto stupefacente è che noi, allora senza la minima idea di come sarebbero andate le cose, oggi sappiamo esattamente cosa accadde. Che ci siano i risultati per la classe del gennaio 1950 - che s ...continue

    « Il fatto stupefacente è che noi, allora senza la minima idea di come sarebbero andate le cose, oggi sappiamo esattamente cosa accadde. Che ci siano i risultati per la classe del gennaio 1950 - che si sia risposto alle domande alle quali non si poteva rispondere, che si sia svelato il futuro - non è stupefacente? Essere vissuti: e in questo paese, nel nostro tempo, e da quelli che eravamo. Stupefacente. »

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  • 0

    Incipit

    Lo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/p/pastorale-america ...continue

    Lo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/p/pastorale-americana-philip-roth/

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  • 3

    "Sì, siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre, c'è uno strato di solitudine ancora più profondo. Non c'è nulla che possiamo fare per liberarcene. No, la solitudine non dovrebbe stupi ...continue

    "Sì, siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre, c'è uno strato di solitudine ancora più profondo. Non c'è nulla che possiamo fare per liberarcene. No, la solitudine non dovrebbe stupirci, per sorprendente che possa essere farne l'esperienza. Puoi cercare di tirar fuori tutto quello che hai dentro, ma allora non sarai altro che questo: vuoto e solo anziché pieno e solo."

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  • 4

    Il "Candide" d'oltreoceano

    Una rivelazione. È la prima volta che entro in contatto con la scrittura puntuale e densa, semplice ed eloquente, scorrevole e piena di dettagli di Philp Roth. E da questo momento in avanti mi rimarrà ...continue

    Una rivelazione. È la prima volta che entro in contatto con la scrittura puntuale e densa, semplice ed eloquente, scorrevole e piena di dettagli di Philp Roth. E da questo momento in avanti mi rimarrà difficile farne a meno.
    Un affresco, quello di “Pastorale americana”, a tinte forti di un’America alle prese con il risveglio dal sogno, che sa di industrie conciarie, di rapporti fra classi e fra culture, di famiglie e figli dissidenti. Incontriamo Seymour Levov, pargolo di un produttore di guanti ebreo che nel nuovo mondo ha trovato posto e fortuna: adolescente coscienzioso e ligio al dovere, atleta eccezionale dai tratti nordici per i quali viene chiamato “lo Svedese”, ma anche marito affettuoso e padre impeccabile. Finché non si apre nella sua vita la falla atroce, la bomba che spazza via l’ordinario, la ruotine rassicurante e le certezze stabili: la figlia, ribelle comunista, fa esplodere l’ufficio postale del paese in cui vive uccidendo un uomo. Per Seymour niente sarà più come prima. Quello che leggiamo, però, non è il racconto biografico dell’uomo ormai sessantenne e sfiancato dal cancro alla prostata, ma l’invenzione fantasticata di un suo amico e grande ammiratore, lo scrittore Nathan Zuckerman. È dalla sua voce che apprendiamo i turbamenti di un Paese in mezzo allo scandalo del Watergate, del governo di Nixon e di Lyndon Johnson, della guerra in Vietnam, degli slum, degli allevamenti agricoli e delle fabbriche piene di manodopera di colore. E possiamo rivederci nell’incertezza della crisi, del mondo che cambia, della storia che ci si para davanti come un muro invalicabile con tutta la brutale forza del suo materialismo. La perfezione di Seymour non è che l’involucro esterno, il pretesto per parlare del demone interiore che continua a sussurrarci che niente, mai, è come sembra. E che niente, mai, rimarrà candido e virginale.

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  • 3

    Il sogno americano e il brusco risveglio

    Pastorale americana è un romanzo denso, complicato, difficile. Sia per quanto dice che per come lo dice.
    Philip Roth ci sbatte in faccia la costante ipocrisia di una vita apparentemente perfetta, quel ...continue

    Pastorale americana è un romanzo denso, complicato, difficile. Sia per quanto dice che per come lo dice.
    Philip Roth ci sbatte in faccia la costante ipocrisia di una vita apparentemente perfetta, quella dello Svedese, che come tutte le apparenze nasconde sotto la superficie un infinità di maschere, problemi, riflessioni, domande senza risposta.
    Si è come davanti ad un quadro: il quadro è sempre lo stesso, ma suscita in ognuna delle persone che lo guarda sentimenti ed emozioni differenti.
    C’è un dato di fatto oggettivo: la vita dello Svedese non è più perfetta, non è più rosa e fiori come aveva tentato di costruirla in passato. C’è un evento che diventa la linea di demarcazione tra il prima e il dopo.
    Ma quel dato di fatto suscita riflessioni differenti. E’ differente l’opinione che si fa una singola persona, ed è differente l’opinione stessa a seconda del punto di vista da cui ci si pone domande su quello stesso quadro.
    Così Roth imbastisce tutto un romanzo basato su domande, riflessioni, punti di vista.
    Ci si ritrova ad essere d’accordo con lo Svedese: ha impostato la sua vita su ipocrisie, apparenze, nella costante ricerca della perfezione. Lui, il Dio del liceo, il super atleta, bellissimo, sempre ligio al dovere e alle responsabilità, che sposa Miss New Jersey. In fondo, come si fa a fargliene una colpa? Ha sempre vissuto con le fette di prosciutto sugli occhi, ma in fin dei conti è una persona buona, una persona perbene, non ha mai fatto del male a nessuno. Ammettendo che la sua vita sia finta, che c’è di sbagliato in questo?
    Solo che poi ti ritrovi ad essere d’accordo anche con la figlia: non si può vivere facendo finta che la realtà sia diversa da ciò che è, nascondendo la testa sotto la sabbia pur di non mettere a rischio la nostra piccola e perfetta vita borghese. Non si può accettare che, per mantenere la nostra realtà, si sacrifichino le realtà di altre persone innocenti. Bisogna agire. Bisogna fare qualcosa per cambiare il sistema capitalistico e finto che impone un tipo di felicità fittizia e materialistica.
    Ci pensi e ci ripensi e non riesci a prendere posizione, a schierarti dalla parte dell’uno o dell’altro.
    Finché non realizzi che, in realtà, tutto il libro è basato su supposizioni.
    Tutte le riflessioni che Roth mette nella mente dello Svedese, o di sua figlia, sono supposizioni. Non è la vera storia dello Svedese, quella raccontata.
    “Allora su cosa ho basato tutte le mie idee di questo libro?”, pensi.
    Ammettendo che ogni romanzo sia invenzione, qui ci si trova davanti all’invenzione nell’invenzione.
    L’idea è che lo stesso Roth sia caduto nella trappola. Perché se quando leggi un libro ti rendi perfettamente conto di star leggendo qualcosa di fantasioso ma scritto in modo da sembrare vero, con “Pastorale americana” stai leggendo qualcosa di fantasioso sapendo che si tratta di qualcosa di fantasioso (non so se mi spiego). E ti senti quasi preso in giro. Perché quando si legge, il personaggio tu te lo raffiguri come vero. Una volta girata l’ultima pagina del libro, continui a pensare: “chissà come sarebbe andata se…”, “chissà se poi Tizio e Caio si sono sposati”, “chissà se Cicillo Cacace ha poi avuto successo o è diventato un fallito”, e ti costruisci la TUA storia, il TUO proseguimento.
    Qui è impossibile. Perché tutto ciò che sappiamo dello Svedese sono solo supposizioni. Noi lettori, così come credo lo stesso Roth, dello Svedese non sappiamo proprio una beata.
    Così come di sua figlia: sospetta terrorista. Non dice mai, Roth, terrorista e basta. Quindi anche questa è una supposizione. Ha davvero messo una bomba? E’ stata davvero lei? Ti arrovelli finché non capisci che non c’è nulla su cui arrovellarsi.
    Onore a Roth per le mille domande che è riuscito ad inculcarmi e per avermi fatto capire che dietro ad ogni perfezione, o presunta tale, si potrebbe celare un grande dolore.
    Ma più di questo non riesco a riconoscergli. Lo stile un tantino ripetitivo, le digressioni che rendono impegnativa la lettura, non mi fanno gridare al capolavoro.

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