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Pastoral americana

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Publisher: Debolsillo

4.3
(5186)

Language:Español | Number of Pages: 510 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Italian , Russian , German , Dutch , Slovenian , Portuguese , Swedish , Catalan , Finnish , Czech , Greek

Isbn-10: 9875662313 | Isbn-13: 9789875662315 | Publish date: 

Also available as: Others , Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Seymour Levov, modelo a seguir por todos los muchachos judíos de New Jersey, gran atleta y mejor hijo, sólido heredero de la fábrica de guantes que su padre levantó desde la nada, ha rebasado la mitad del siglo XX sin conflictos que puedan estropear su dorada Arcadia, una vida placentera que comparte con su hermosa mujer Dawn, ex Miss New Jersey, y con su hija Meredith. Y es en ese preciso momento, con su vida convertida en un eterno día de Acción de Gracias en el que todo el mundo como lo mismo, se comporta de la misma manera y carece de religión, cuando el Sueco Levov verá derrumbarse estrepitosamente todo lo que rodea. Pastoral americana es un relato lúcido que pone en tela de juicio los valores de la sociedad norteamericana y su capacidad de permanencia durante el conflictivo final de los felices sesenta; con la intervención estadounidense en la guerra de Vietnam como telón de fondo.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Addio sogni di gloria.

    Ho sempre pensato che alcuni libri siano dei capolavori a prescindere da chi li legge, siano oggettivamente dei capolavori. Questo non significa che debbano piacere per forza, perché poi ognuno ha i suoi gusti, ma l'opera di per sè, vuoi per i contenuti, vuoi per lo stile, vuoi per la prosa o per ...continue

    Ho sempre pensato che alcuni libri siano dei capolavori a prescindere da chi li legge, siano oggettivamente dei capolavori. Questo non significa che debbano piacere per forza, perché poi ognuno ha i suoi gusti, ma l'opera di per sè, vuoi per i contenuti, vuoi per lo stile, vuoi per la prosa o per quello che racconta, non possono essere ridotti ad un semplice "niente di speciale". Ma questa forse è solo una mia particolare considerazione, però è da qui che voglio partire: "Pastorale Americana" è un capolavoro. Oggettivamente un capolavoro. È il primo romanzo di Roth che leggo e se li ha scritti tutti così (o simile) capisco perché ha vinto un Pulitzer e ha avuto l'onore di aver visto pubblicato tutta la sua opera omnia dalla Library of America (solo altri due scrittori hanno avuto questo onore in vita). La storia che ci racconta Roth inizia nel secondo dopoguerra a Old Rimrock, New Jersey. Qui, Lou Levov, guantaio ebreo conservatore e super moralista, inizia a creare quello che poi diventerà un impero e che verrà lasciato in eredità al figlio Seymour, per tutti "Lo Svedese". Lo Svedese incarna il sogno americano, non solo è ricco e bello ma eccelle in ogni sport (ne pratica ad ottimi livelli addirittura tre), è praticamente l'uomo che ogni ragazzo invida (il primo è il narratore, Nat Zuckerman, alter ego dell'autore) e che ogni ragazza vorrebbe sposare. E, come in ogni favola che si rispetti, si sposa con una miss, Miss New Jersey, Dawn Dawyer, ragazza bellissima ed intelligente. È un quadro perfetto, a questa famiglia non manca nulla, belli, ricchi e famosi. E invece... Arriva l'imprevisto, se così possiamo chiamarlo, visto che non si tratta di un evento fine a se stesso, ma di una nascita, la figlia Merry. Merry, fin da piccola, dimostra di essere una bambina curiosa e intelligente e dotata di una sua personalità. È balbuziente, ma lo psicologo dice che lo fa apposta, non vuole essere perfetta come la madre. Merry cresce si appassiona a mille cose "le consuma in un anno e poi si appassiona ad altro", finché, poco prima di diventare maggiorenne, fa una cosa che cambierà per sempre la famiglia Levov. Infatti Merry, che nel frattempo era diventata una militante per i movimenti contro la guerra del Vietnam, decide di fare un attentato allo spaccio del paese e un uomo rimane ucciso. Poi Merry scappa, è latitante, ma la sua vita e quella dei Levov sono distrutte per sempre.

    Ed è qui che inizia il cuore del romanzo, quando lo Svedese decide di cercare la figlia e nello stesso tempo decide di capire dove c'è stato (se c'è stato) l'errore. Perché Merry si è comportata così? Perché Merry è cresciuta così? Perché Merry è nata così? Loro erano una famiglia perfetta, dove stava l'errore? C'era? Forse no, ed è questo il punto del romanzo, forse in alcune situazioni non c'è una causa scatenante, alcune situazioni non si controllano e basta, vanno così perché devono andare così.

    "Capire bene la gente non è vivere, vivere è capirla male e male e poi male, e dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di avere ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite...beh, siete fortunati!"

    È un romanzo sull'american dream e sulle sue contraddizioni, un raccontarci l'America come ha fatto anche de Lillo con "Underworld" (anche se là mancava l'elemento famiglia) o se volete come ha fatto in precedenza Faulkner con "L'urlo e il furore", là c'è l'elemento famiglia, ci sono le tragedie e le contraddizioni interne, e la protagonista Caddy, con la sua devozione e il suo amore per la famiglia, assomiglia molto allo Svedese. Però, aldilà dell'America, è un romanzo che riguarda un pò tutte le famiglie che cercando la perfezione perdono loro stesse. Lo stile è elevato, vengono spesso usati termini ebraici (spiegati a piè di pagina), e i periodi sono lunghi, i dialoghi invece sono spesso brevi. Prolisso? Si, forse, ma anche io sono stato prolisso in questa recensione e penso che se uno abbia da dire qualcosa rischia sempre di essere prolisso, se lo leggete (come voi state facendo ora con me) è perché magari quello che ha da dire vi interessa o vi intriga, e credo che in questo romanzo Roth abbia molto da dire. Un peccato mortale non averlo in libreria.

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  • 5

    Sì , penso proprio che possa definirsi un capolavoro, non appena mi sono adeguata al ritmo di scrittura dell' autore, non ho più potuto smettere. È stata una piacevole sorpresa, poiché quasi sempre, non riesco ad apprezzare i libri premiati col Pulizer.

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  • 0

    L'escamotage di inventarsi una storia nella storia è oltremodo irritante. Capitoli odiosamente prolissi. Periodi interminabili e saturi di incisi. Incisi negli incisi degli incisi. Gratuitamente faticoso.

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  • 0

    Grandissimo libro, che ha nel senso di colpa il suo tema portante. Il tutto però è giocato a un doppio livello: quello familiare della vicenda del singolo protagonista del libro e del suo fallimento di vita e come uomo, e quello economico e sociale dell'america intera degli anni '60 e '70, che si ...continue

    Grandissimo libro, che ha nel senso di colpa il suo tema portante. Il tutto però è giocato a un doppio livello: quello familiare della vicenda del singolo protagonista del libro e del suo fallimento di vita e come uomo, e quello economico e sociale dell'america intera degli anni '60 e '70, che si confronta con il sogno americano degli anni '50 e si perplime di sé e degli esiti del suo "way of life". E' proprio questo doppio livello a rendere la narrazione pressoché perfetta e il romanzo un grande libro. I personaggi sono ottimamente caratterizzati, e ognuno ha un suo perfetto ruolo nell'economia della narrazione, struttura evidente soprattutto nella successione delle generazioni della famiglia protagonista del romanzo, ognuna connotata di sue peculiarità e caratteristiche che ne universalizzano l'esempio fino all'intera classe sociale (non può familiare) che ognuno di essi incarna. Altro elemento di grande forza del romanzo è la struttura narrativa in cui esso è articolato: uno scoprire piano piano, elemento dopo elemento e frase dopo frase, tutti gli aspetti della situazione familiare al centro della vicenza, che rispecchia magistralmente il progressivo affondare del protagonista, nonostante i suoi sforzi in senso contrario, nel suo fallimento.

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  • 5

    Se la figura -tragicomica- dello Svedese rappresentasse semplicemente il fallimento del sogno e del popolo americano, non sarei stato in grado di giustificare lo spiazzamento e la paralisi emotiva provata al termine del libro. Ma se provo a leggerla in chiave di rappresentazione umana nella sua t ...continue

    Se la figura -tragicomica- dello Svedese rappresentasse semplicemente il fallimento del sogno e del popolo americano, non sarei stato in grado di giustificare lo spiazzamento e la paralisi emotiva provata al termine del libro. Ma se provo a leggerla in chiave di rappresentazione umana nella sua totalità, allora lo Svedese non è sineddoche solo della grande e (im)potente America ma del grande e (im)potente uomo-qualunque. Sto volutamente uscendo dal contesto socio-storico del libro; sto mettendo da parte Nixon, il Vietnam, le guerre, le bombe, gli ebrei, i goy, i cristiani, gli americani, il football, il basket, i Marines, i concorsi di bellezza, i genitori, i figli, il cancro, l’ordine e il caos. Sto scuotendo il libro (come si farebbe con un tappeto) lasciando cadere tutto ciò che è stato scritto per edulcorare un’unica e tremenda verità; una verità che richiama Hemingway e Fante e Auster e Céline: che l’Uomo è un essere misero e destinato alla sconfitta in questa merdosa battaglia che è la vita.

    A nulla sono servite la perfezione dello Svedese e la bellezza pluripremiata della sua sposa; a nulla una vita fatta di auto-controllo, auto-imposizioni, di rispetto e conformismo e passività intellettiva. A niente neppure l’aver rinunciato ad un sogno per portare avanti l’azienda di guanti del padre (e ancora prima del nonno). Perché tutta la perfezione, tutti i sacrifici, tutto l’ordine creato viene annientato dal caos: da una figlia che è il risultato imperfetto di due perfette forze generatrici. Ed ogni uomo deve fare i conti con la propria Merry, il proprio sovvertimento dell’ordine esistenziale. Ogni uomo, nel suo piccolo, è destinato al fallimento. Ed è questo che Roth sta dicendoci: <<Ehi, il prossimo potresti essere tu>>.

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  • 5

    Roth è immenso. 458 pagine di storia, drammi familiari, soprusi e rovesciamenti dell'idilliaca pastorale americana. Quando decide di mettere in fila delle parole e delle frasi per centrare il punto, quest'uomo lo fa come se maneggiasse dei tizzoni ardenti: fa male, fa molto male, le sue sono dell ...continue

    Roth è immenso. 458 pagine di storia, drammi familiari, soprusi e rovesciamenti dell'idilliaca pastorale americana. Quando decide di mettere in fila delle parole e delle frasi per centrare il punto, quest'uomo lo fa come se maneggiasse dei tizzoni ardenti: fa male, fa molto male, le sue sono delle sferzate che non risparmiano nessuno. Con quest'ennesima conferma, Roth entra di diritto nel podio dei miei scrittori preferiti. Chapeau!

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  • 5

    http://despuesdelnaufragio.blogcindario.com/2014/10/01633-pastoral-americana-philip-roth.html


    Un gran atleta y un hombre afable, alguien en apariencia feliz y completo y que esconde una herida profunda y dolorosa, una vida sencilla y llena de triunfos y una zozobra constante y subterránea ...continue

    http://despuesdelnaufragio.blogcindario.com/2014/10/01633-pastoral-americana-philip-roth.html

    Un gran atleta y un hombre afable, alguien en apariencia feliz y completo y que esconde una herida profunda y dolorosa, una vida sencilla y llena de triunfos y una zozobra constante y subterránea que socava esa sencillez y convierte a un hombre en un pelele, un héroe que se mira ante el espejo y descubre un reflejo resquebrajado, no un héroe ni un ejemplo, sólo un hombre que intentó ser amable y no se reveló ni eligió nada, los cambios en un país durante treinta años, las guerras y los conflictos raciales, las crisis y las ciudades e industrias abandonadas, las mentiras políticas y qué significa ser judío en una sociedad gentil, y todos esos cambios cosidos a la piel de un hombre, la derrota sin gloria y la necesidad última de compartir los golpes recibidos, un atisbo de verdad.

    Pastoral americana es monumental y exhaustiva, es incisiva y reflexiva, es Philip Roth que usa un personaje como el Sueco para hablar de los cambios sociales y emocionales de la sociedad estadounidense entre la segunda guerra mundial y el watergate, de las apariencias y lo que se esconde bajo una imagen idealizada, una vida que avanza entre la desesperación y el dolor, entre la espera y la asunción de una verdad extraña. El Sueco es un héroe en su barrio, un atleta judío capaz de los mayores logros, un tipo amable y que parece dar siempre el paso correcto, los estudios, servir a su patria en el conflicto bélico, continuar con el negocio paterno, casarse con una bonita muchacha irlandesa y crear un hogar en apariencia envidiable. Pero el Sueco esconde un dolor que lo noquea, que le hace vivir tras una máscara de placidez (atado a su imagen de viejo héroe de barrio), y que necesita expulsar al final de su vida. "Había aprendido la peor de las lecciones que puede dar la vida: la de que carece de sentido. Y cuando sucede tal cosa, la felicidad nunca vuelve a ser espontánea, sino que es artificial e, incluso entonces, se compra al precio de un obstinado distanciamiento de uno mismo y de su historia. El hombre amable y simpático, que se enfrentaba con calma al conflicto y la contradicción, el confiado ex atleta juicioso y lleno de recursos en cualquier lucha con un adversario limpio, tropieza con un adversario que no es limpio (el mal inextirpable de los tratos humanos) y está acabado. Él, cuya nobleza natural consistía en ser exactamente lo que parecía ser, sufrió demasiado para volver a estar ingenuamente entero. Nunca más el Sueco volvería a sentirse satisfecho con la confianza de antes, tal como, por el bien de su segunda esposa y sus tres hijos, por la ingenua integridad de ellos, siguió fingiendo implacablemente que se sentía. Suprimió su horror con estoicismo, aprendió a vivir detrás de una máscara, llevó a cabo un experimento de resistencia que duró toda una vida. Una representación sobre una ruina. El Sueco Levov llevó una doble vida".

    Hay una historia dentro de otra en Pastoral americana, Roth que usa al escritor Skip Zuckerman en el inicio de la novela para hablar desde fuera del Sueco, su imagen gigantesca, su encuentro años después donde cree que lleva una vida plácida, su extraña petición de que escriba un elogio para su padre muerto, cuyos seres queridos han recibido duros golpes, el atisbo de Zuckerman de ver en ese encuentro una verdad inédita. Zuckerman se reencuentra con ese pasado idílico en una reunión de antiguos alumnos, habla con el hermano del Sueco, recorre los lugares que una vez fueron propios, escribe sobre la caída del héroe. Y en ese recorrido por la vida del Sueco se cruza la historia reciente de Estados Unidos, las guerras ganas y perdidas, los movimientos antibélicos, la corrupción política, los cambios económicos. Roth disecciona treinta años en la vida estadounidense, habla de máscaras, imágenes resquebrajadas, mentiras y derrotas, de inmigrantes, judíos y gentiles, y lo hace de manera exhaustiva y puntillosa.

    Predomina el dolor en Pastoral americana, la imagen de un héroe derrumbado, de un hombre incapaz de tomar una decisión propia, de oponerse o rebelarse, alguien que intenta ser amable y en esa amabilidad, en esa nula oposición, en su inocencia estéril, la tragedia y el dolor, la asunción de emociones desgarradoras y sentirse perdido en la vida. El Sueco intenta hacer lo correcto y mantenerse fiel a su imagen de héroe, y en esa fidelidad la derrota. Roth reflexiona y pone en tela de juicio el modo de vida americano, confronta la visión judía con la gentil, muestra las ruinas materiales y morales de una sociedad que es apariencia.

    Tampoco podía decir que odiara a su hija por lo que había hecho..., ¡ojalá pudiera! Ojalá, en vez de vivir caóticamente en el mundo donde ella no estaba y en el mundo donde podría estar ahora, fuese capaz de odiarla lo suficiente como para que el mundo de la muchacha no le importara lo más mínimo, ni entonces ni ahora. Ojalá pudiera volver a pensar como los demás, ser de nuevo el hombre totalmente natural en vez de un charlatán escindido en su sinceridad, un Sueco exterior natural y sencillo y un Sueco interior atormentado, un Sueco estable visible y un Sueco acosado y oculto, un falso Sueco despreocupado y sonriente amortajando al Sueco enterrado en vida. Ojalá pudiera reconstituir, aunque sólo fuera débilmente, la unidad íntegra de la existencia que había conducido a su franca confianza física y su libertad antes de convertirse en el padre de una presunta asesina. Ojalá pudiera ser tan poco astuto como algunas personas le percibían, ojalá pudiera ser tan extremadamente sencillo como la leyenda del Sueco Levov fraguada por los chicos de su época que reverenciaban a los héroes. Ojalá pudiera decir «¡Odio esta casa!» y ser de nuevo el Sueco Levov de Weequahic. Ojalá pudiera decir «¡Odio a esa niña! ¡No quiero volver a verla jamás!» y entonces seguir adelante, repudiarla, despreciarla para siempre jamás y rechazar tanto a ella como a la visión por la que estaba dispuesta, si no a matar, por lo menos a abandonar cruelmente a su propia familia, una visión que no tenía nada que ver con los «ideales» sino con la falta de honradez, la criminalidad, la megalomanía y la locura. Una ciega hostilidad y un deseo infantil de amenazar..., ésos eran sus ideales. Siempre iba en busca de algo que odiar. Sí, era algo que rebasaba con mucho su tartamudez.

    ( … )

    El hecho de que los seres humanos sean tan diversos no sorprendía al Sueco, aunque le resultara un poco chocante comprobarlo de nuevo cuando alguien le decepcionaba. Lo que le causaba asombro era que a una persona parecía agotársele su propio ser, se le terminaba la sustancia que le hacía ser lo que era y, vacía de sí misma, se convertía precisamente en la clase de persona que antes le habría dado lástima. Era como si mientras sus vidas estaban llenas de satisfacciones estuvieran en secreto hartas de sí mismas y desearan prescindir de la cordura, la salud y todo sentido de la proporción a fin de abordar ese otro yo, el yo verdadero, que era un fracaso totalmente engañado. Era como si armonizar con la vida fuese un accidente que podría acontecer en ocasiones a los jóvenes afortunados, pero algo, por lo demás, con lo que los seres humanos carecían de verdadera afinidad. Qué extraño. Y qué raro se sentía al pensar que él mismo, quien siempre se había considerado entre las innumerables personas normales sin conflictos, pudiera encarnar realmente la anormalidad, al margen de la vida real, por el mismo hecho de estar tan firmemente arraigado. Philip Roth Pastoral americana (traducción de Jordi Fibla. Debolsillo)

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  • 5

    splendido come ti tiene in sospeso fino all'ultimo, e subdolamente continua a tergiversare appena ne ha la minima possibilità... letteralmente divorato in pochi giorni

    said on 

  • 5

    Libro difficile. ostico, ma imperdibile. uno spaccato dell'America, del sogno americano, spietato e implacabile. Scritto con la maestria dei grandi romanzieri americani, diventerà un classico (o lo è già?).

    said on 

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