Pastoral americana

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Publisher: Debolsillo

4.2
(6178)

Language: Español | Number of Pages: 510 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Italian , Russian , German , Dutch , Slovenian , Portuguese , Swedish , Catalan , Finnish , Czech , Greek

Isbn-10: 9875662313 | Isbn-13: 9789875662315 | Publish date: 

Also available as: Others , Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Seymour Levov, modelo a seguir por todos los muchachos judíos de New Jersey, gran atleta y mejor hijo, sólido heredero de la fábrica de guantes que su padre levantó desde la nada, ha rebasado la mitad del siglo XX sin conflictos que puedan estropear su dorada Arcadia, una vida placentera que comparte con su hermosa mujer Dawn, ex Miss New Jersey, y con su hija Meredith. Y es en ese preciso momento, con su vida convertida en un eterno día de Acción de Gracias en el que todo el mundo como lo mismo, se comporta de la misma manera y carece de religión, cuando el Sueco Levov verá derrumbarse estrepitosamente todo lo que rodea.
Pastoral americana es un relato lúcido que pone en tela de juicio los valores de la sociedad norteamericana y su capacidad de permanencia durante el conflictivo final de los felices sesenta; con la intervención estadounidense en la guerra de Vietnam como telón de fondo.
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  • 5

    La sconfitta dei buoni

    Questo romanzo mi sta appassionando; eppure non lo sto leggendo di getto e con assiduità: è troppo pesante, troppo denso per poterci entrare d'istinto. Ci vuole il suo tempo: 5, 10 pagine al giorno e ...continue

    Questo romanzo mi sta appassionando; eppure non lo sto leggendo di getto e con assiduità: è troppo pesante, troppo denso per poterci entrare d'istinto. Ci vuole il suo tempo: 5, 10 pagine al giorno e non di più. Eppure non si perde il filo.
    La storia (sono poco più che a metà) è ricca, come in tutte le opere che vogliono parlare di vicende personali e sociali insieme.
    Nel mio personale rapporto con l'opera viene fuori in primo piano la sconfitta della ragionevolezza, della buona intenzione, della razionalità. Questi atteggiamenti, incarnati dallo Svedese, sono così innati in lui (nonostante un padre arcigno e duro) che lui li ripropone con tutti:
    Levov è il Principe Azzurro, chi non si immedesimerebbe con lui? Chi non vorrebbe essere lui? Lui infatti è il modello di uomo occidentale perfetto: onesto, devoto, sportivo, corretto... Eppure fallisce.
    (segue...)

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  • 0

    Difficile

    Lettura difficile sia nella forma che nella sostanza.
    Nella forma perché Roth, se pur magistralmente, tende a divagare su argomenti non centrali alla storia dedicandogli interi paragrafi e scavando mi ...continue

    Lettura difficile sia nella forma che nella sostanza.
    Nella forma perché Roth, se pur magistralmente, tende a divagare su argomenti non centrali alla storia dedicandogli interi paragrafi e scavando minuziosamente in particolari non sempre interessanti e stimolanti; inoltre la sua e' una prosa che necessita di una lettura lucida e attenta, mi capitava di leggere la sera prima di addormentarmi e il giorno dopo non ricordarmi cosa avevo letto e dover riprendere.
    Nella sostanza perché non essendo io né ebreo, né americano credo di aver "capito" il libro solo superficialmente ed essermi perso molto di quello che invece Roth ha voluto raccontarci.
    Molto bello, ma non per me

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    La caduta del Sogno Americano

    pastorale
    pa·sto·rà·le/
    Appartenente o riconducibile a un genere letterario e musicale ispirato a una visione più o meno convenzionale o simbolica della vita rustica.
    Pastorale Americana è la ricostru ...continue

    pastorale
    pa·sto·rà·le/
    Appartenente o riconducibile a un genere letterario e musicale ispirato a una visione più o meno convenzionale o simbolica della vita rustica.
    Pastorale Americana è la ricostruzione fatta dallo scrittore Nathan Zuckerman (abituale alter-ego di Roth) della caduta di Seymour Levov "Lo Svedese", il "ragazzo ebreo che avrebbe voluto essere un ragazzo americano al cento per cento", l'alto-bello-biondo-campionedifootball-campionedibaseball-campionedibasket-maritodimiss-riccoimprenditore-bravuomo rappresentante del grande eroe Americano.
    La storia di una caduta, quindi. La caduta del velo che ci mostrava il grande sogno americano, che ci insegnava che se lavori abbastanza puoi farcela, che ci illudeva facendoci credere che noi siamo artefici del nostro destino, il velo dipinto che ha costruito il pensiero del più grande paese del mondo, l' "home of the brave" e dietro al quale si cela solo un'umanità dolorosa vittima di un destino incomprensibile, ingiusto e crudele.
    È facile leggendo il romanzo vedere in Levov il prototipo di una certa America ed estrapolare dalla sua storia la "Storia" intera di quegli anni. Le violenze delle comunità di colore nel New Jersey, la guerra del Vietnam e i movimenti pacifisti, la controcultura, l'ascesa e la caduta di Tricky Dicky Nixon, la difficile strada verso l'integrazione razziale, la coesistenza di culti diversi.. Ma a parte questo aspetto, comunque fondamentale per costruire il grande affresco della contro-america di Roth, ciò che colpisce la mia sensibilità di lettore è il tentativo del nostro Zuckerman di interrogare l'uomo alla ricerca di risposte. Risposte che naturalmente non esistono. E cos'è il romanzo se non un interrogatorio? Uno scavare negli anni, nella memoria, negli eventi, negli animi? Un tentativo disperato di trovare risposta ad una unica domanda: Perché?
    Perché le persone fanno quello che fanno? Perché gli eventi vanno in un certo modo? Perché se mi comporto bene non c'è il paradiso? Perché devo mangiare Gesù? Perché io ti amo e tu non mi ami? Perché ho sbagliato? Perché fare i concorsi di bellezza o allevare vacche? Perché invece di fare il campione di baseball cuci guanti? Perché balbetti? Perché c'è la guerra? Perché non dovrei stare dove mi piace? Perché non dovrei stare con chi mi piace? Non è tutto qui, questo paese? Non è questo che significa essere americani? "Ma cos'ha la loro vita che non va? Cosa diavolo c'è di meno riprovevole della vita dei Levov?"
    Non c'è redenzione perché forse non c'è peccato. O se c'è peccato non c'è punizione (il padre di Jerry e Seymour non può capire come tutti quei divorzi possano portare ad una vita di benessere e successo). Questo vuol dire forse che non ci sono valori? O magari ci sono valori sociali (l'1 più 3 di Merry è e rimane inaccettabile) ma non valori assoluti? Ma qualsiasi tentativo di comprensione è inutile, perché Roth ci avverte che "...capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male."
    La prosa di Roth è difficilmente descrivibile; un fiume di parole, tutte inutili ma nessuna superflua, un rigurgito di pensiero che si avviluppa su se stesso, un monologo interiore in terza persona, subordinate che contengono incisi che contengono incisi che contengono incisi, una rincorsa per rimettere insieme brandelli di parole e di carne dopo un'esplosione. E negli ultimi capitoli con tutte le coppie di coniugi presenti si gonfia in un concertato fatto di voci diverse, di pensieri, di memorie, tutte che si sovrappongono, forte-piano, che si uniscono, si riallontanano, si ricompongono nel pensiero di Levov secondo Zuckerman. Un Roth in stato di grazia.
    Un grande romanzo moderno che ci ricorda (come se ce ne fosse bisogno) che l'Arcadia, non c'è più, non c'è mai stata. E non ci sarà in futuro. Quindi se vogliamo tentare di stare bene non ci resta che prendere un bel respiro, tuffarci nel vortice dell'esistenza e sperare. E se dovesse andare male? Beh, se siete americani c'è ancora una speranza, un'oasi nella quale rifugiarsi. Come quale? Il Giorno del Ringraziamento! "...un tacchino colossale per 250 milioni di persone; un tacchino colossale che le sazia tutte. Una moratoria sui cibi stravaganti e sulle curiose abitudini e sulle esclusività religiose, una moratoria sulla nostalgia trimillenaria degli ebrei, una moratoria su cristo e la croce e la crocifissione per i cristiani, quando tutti, nel New Jersey come altrove, possono essere, quanto alla propria irrazionalità, più passivi che nel resto dell'anno. Una moratoria su ogni doglianza e ogni risentimento, e non soltanto per i Dwyer e i Levov, ma per tutti coloro che, in America, diffidano l'uno dell'altro. È la pastorale americana per eccellenza e dura ventiquattro ore."
    Voto: 8,5

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  • 5

    Con vent’anni di ritardo capisco finalmente anch’io perchè tutte le volte Roth entra papa nel conclave di Stoccolma e un po’ meno perché ne esce sempre e solo cardinale. Forse perché la storia è davve ...continue

    Con vent’anni di ritardo capisco finalmente anch’io perchè tutte le volte Roth entra papa nel conclave di Stoccolma e un po’ meno perché ne esce sempre e solo cardinale. Forse perché la storia è davvero inconcludente e farsesca, come ci insegna questo romanzo, che – ironia nell’ironia – ha un protagonista soprannominato lo Svedese. Il quale, peraltro, di svedese ha solo la mascella vichinga: ebreo di Newark, polisportivo con preferenza per il football, il nostro eroe calza il suo essere americano come uno dei guanti preparati a regola d’arte nella fabbrica ereditata dal padre e portata avanti con passione una volta subentratogli nella direzione (a tratti, sembra di sentire parlare il Faussone di Primo Levi). Un uomo così, capace – si dice a un certo punto – di “amoreggiare con la propria vita”, sarebbe stato perfetto nei panni di Capitan America, se la guerra non lo avesse appena sfiorato, così come la futura moglie sfiorerà a sua volta, nel ‘49, il titolo di Miss America, dopo essere stata eletta reginetta del New Jersey – lei che invece è cattolica e di origine irlandese. A raccontarla così sembra un’oleografia, l’incipit di una storia senz’anima, patinata come una rivista illustrata dedicata agli hobby tipici dell’american way of life, stucchevole come un santino sulla vita di Giovannino Semedimela, che non per nulla lo Svedese elegge a proprio modello di vita. E probabilmente verrebbe fuori proprio una storia di barbecue, tacchini e palle da baseball, se Roth non si cimentasse nel crudele esercizio di offrire profondità alla superficie pura dell’immagine, proiettando attraverso il prisma di una vicenda personale la parabola storica dell’America tutta, la cui autorappresentazione vincente sbiadisce progressivamente come i colori di una vecchia foto, fin quasi a rendersi irriconoscibile. Ciò che più colpisce è la totale padronanza che Roth dimostra della scrittura, con quel suo continuo andirivieni lungo un asse temporale che ha il suo cuore nel periodo compreso tra Hiroshima e il Watergate, in cui motivi appena accennati all’inizio dell’opera ritornano con il fragore di un ampio movimento a pagine e pagine di distanza, senza mai perdere il controllo di un racconto che, invece, sta proprio lì a dirci che nella storia non c’è mai davvero nulla di controllabile. «Essere vissuti: e in questo paese, nel nostro tempo, e da quelli che eravamo. Stupefacente» - questa sarebbe dovuta essere la morale della favola, pregustata nei giorni inebrianti del dopoguerra. E invece, «in un modo assolutamente inverosimile, ciò che non avrebbe dovuto accadere era accaduto e ciò che avrebbe dovuto accadere non era accaduto». Tollerante, aperto, pieno di premure verso la famiglia, innamorato del suo paese, icona di una vita “come si deve” e sinceramente incapace di comprendere le ragioni di chi la rifiuta, a cominciare dalla figlia divenuta bombarola negli anni del Vietnam, lo Svedese scopre poco per volta, suo malgrado, «che siamo tutti in balia di qualcosa di impazzito», che «tutto è orribile», che l’identità che uno faticosamente cerca di costruirsi mediando fra le generazioni non è che una parodia di integrità, sotto cui ribolle un irresponsabile e indefinibile caos: «la gente, dappertutto, si alzava in piedi urlando: - Questa persona sono io! Questa persona sono io! – Ogni volta che li guardavi si alzavano e ti dicevano chi erano, e la verità era che non avevano, non più di quanto l’avesse lui, la minima idea di chi o che cosa fossero. Credevano anche loro ai segnali che lanciavano». Per questo, pur essendo un libro lucidamente pieno di America – con lo Svedese a giocare in vitro la parte che è stata di Kennedy nella coscienza nazionale – questo non è solo un libro sull’America. É la storia di come tutto può sfuggire di mano, senza che si riesca a far niente per evitarlo: «aveva creduto che per la maggior parte fosse ordine e che solo una piccola parte fosse disordine. Aveva capito a rovescio».

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  • 5

    Libro bellissimo, di non semplice scorrevolezza, ma scritto magistralmente. La decadenza di un'epoca e di una famiglia, il doloroso percorso dell'anima di un uomo che avrebbe potuto avere tutto dalla ...continue

    Libro bellissimo, di non semplice scorrevolezza, ma scritto magistralmente. La decadenza di un'epoca e di una famiglia, il doloroso percorso dell'anima di un uomo che avrebbe potuto avere tutto dalla vita e si è ritrovato con una valigia colma di angoscia da trascinare fino alla fine dei suoi giorni. Eppure l'ho letto tutto di un fiato, senza riuscire a distogliere i pensieri da questa tragica storia umana

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  • 4

    Fermo restando che questo romanzo ha degli elementi di genialità e dei momenti indimenticabili, ha anche a mio parere una grande pecca: è dispersivo. Ogni tanto Roth parte con una digressione e a volt ...continue

    Fermo restando che questo romanzo ha degli elementi di genialità e dei momenti indimenticabili, ha anche a mio parere una grande pecca: è dispersivo. Ogni tanto Roth parte con una digressione e a volte è interessante, altre non molto (si va dalla storia dell'industria guantaia a quella di un"importante" famiglia del New Jersey, alla flora e fauna locali). Tutto questo rallenta drasticamente la velocità di lettura e la trama ne viene "sfilacciata" ed è un peccato perché la storia dello Svedese che cerca sempre di agire sempre nel modo giusto è davvero interessante soprattutto quando viene messo a confronto con quella esplosiva (in ogni senso) di sua figlia Merry.
    Il finale è quanto di più inaspettato uno si possa immaginare, ma anche in questo c'è del genio.
    3* per le digressioni, ma 4 di certo per la trama è le sue evoluzioni inaspettate.

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  • 4

    Il mio primo approccio a Roth è stato con questo libro. Pastorale Americana mi ha catturato. Ma non scioccato ecco, nei contenuti. Roth ha una tecnica sopraffine e particolare. Il narratore in prima p ...continue

    Il mio primo approccio a Roth è stato con questo libro. Pastorale Americana mi ha catturato. Ma non scioccato ecco, nei contenuti. Roth ha una tecnica sopraffine e particolare. Il narratore in prima persona ma non sempre lo stesso. Meraviglioso. Felice di averlo letto ora, in un momento della mia vita dove il fallimento in una vita apparentemente perfetta mi faceva sentire piuttosto a disagio.

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  • 5

    Sconvolgente

    Libro sconvolgente. La vita di un uomo che all'apparenza sembra perfetta, un uomo invidiabile, bello come il sole, ricco, atletico, marito di Miss New Jersey, incarnazione della perfezione e della mag ...continue

    Libro sconvolgente. La vita di un uomo che all'apparenza sembra perfetta, un uomo invidiabile, bello come il sole, ricco, atletico, marito di Miss New Jersey, incarnazione della perfezione e della magnanimità; gentile, moderato, mite, a suo modo semplice. La vita di un uomo, Levov soprannominato "Lo Svedese", un uomo per bene, corretto e onesto, vista da vicino, è stata il peggior incubo a cui abbia assistito. Raramente un libro mi ha angosciata tanto. La perfezione fatta a pezzi, senza un perché. La perfezione che non esiste. Insegnamento immenso: mai giudicare. Anche le vite che appaiono più ammirabili, che risultano quasi antipatiche se confrontate alle nostre, magari nascondono grandi dolori.
    Un po' mi è sfuggita la morale della favola. Cioè, cosa ha fatto questo povero cristo per meritarsi tutto questo??

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  • 4

    Terribile.
    Scritto con maestria, la tragedia di un padre, marito, imprenditore, sportivo, bravo americano.
    Un uomo dal vestito grigio che vede crollare anno dopo anno tutto ciò che crede buono e giust ...continue

    Terribile.
    Scritto con maestria, la tragedia di un padre, marito, imprenditore, sportivo, bravo americano.
    Un uomo dal vestito grigio che vede crollare anno dopo anno tutto ciò che crede buono e giusto e lotta disperatamente per tenere tutto insieme.
    Perché non cinque stelle?
    Perché questa è una antologia di storie che, chi più chi meno, abbiamo vissuto tutti o ne abbiamo sentito parlare da parenti vicini conoscenti amici eccetera.
    So che dovrebbe essere così la letteratura: rendere epico il quotidiano, ma purtroppo non riesco ad appassionarmici completamente.

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  • 5

    Epico

    Sono stato costretto a impiegare un intero mese per leggere quest'opera. Alla fine, mi sento di dire che non è stato un male: i momenti in cui non potevo leggere avevo il tempo di lasciare sedimentare ...continue

    Sono stato costretto a impiegare un intero mese per leggere quest'opera. Alla fine, mi sento di dire che non è stato un male: i momenti in cui non potevo leggere avevo il tempo di lasciare sedimentare in me le pesanti pagine che compongono Pastorale americana; allo stesso tempo riuscivo a sperimentare quella sorta di mancanza che provo quando vorrei passare le giornate a leggere un libro che mi sta prendendo particolarmente e non posso, quella malinconia che ha una nota di piacere.
    Mi preme riportare un episodio accadutomi mentre leggevo questo libro: ero con colleghi che stavano studiando per un test, io avevo già finito e mi sono estraniato dal momento di gruppo mettendo le cuffie e leggendo. Dopo qualche minuto ero talmente distaccato da tutto ciò che mi circondava e immerso nella tragica storia che stavo leggendo, che ho dovuto contenere la commozione con uno sforzo notevole. "Epico" è la parola che mi è venuta in mente nonappena ho letto l'ultima parola del romanzo. Penso di aver dato un'idea di quanto mi sia piaciuto Pastorale americana.

    said on 

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