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Pastorale americana

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.3
(5303)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 423 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Russo , Tedesco , Olandese , Sloveno , Portoghese , Svedese , Catalano , Finlandese , Ceco , Greco

Isbn-10: 8806147382 | Isbn-13: 9788806147389 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Altri , Paperback , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Pastorale americana non è soltanto un'allegoria politica, è anche un libro sulla vecchiaia, la memoria e l'intollerabilità di certi ricordi. A narrare l'accanirsi del destino sullo Svedese è un suo compagno di scuola, Nathan Zuckerman, protagonista di molti romanzi di Roth e alter - ego dello scrittore. Bastano pochi dettagli captati nel corso di una fugace conversazione, durante una festa di ex allievi del liceo di Newark, per far sentire a Zuckerman l'assoluta necessità di raccontare la storia di Seymour. E sono proprio i dettagli, con la forza della loro evidenza e apparente banalità, a infondere vita al racconto: dettagli del degrado di una città, della rabbia di una generazione, della solitudine di un padre.
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  • 5

    « Il fatto stupefacente è che noi, allora senza la minima idea di come sarebbero andate le cose, oggi sappiamo esattamente cosa accadde. Che ci siano i risultati per la classe del gennaio 1950 - che s ...continua

    « Il fatto stupefacente è che noi, allora senza la minima idea di come sarebbero andate le cose, oggi sappiamo esattamente cosa accadde. Che ci siano i risultati per la classe del gennaio 1950 - che si sia risposto alle domande alle quali non si poteva rispondere, che si sia svelato il futuro - non è stupefacente? Essere vissuti: e in questo paese, nel nostro tempo, e da quelli che eravamo. Stupefacente. »

    ha scritto il 

  • 0

    Incipit

    Lo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/p/pastorale-america ...continua

    Lo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/p/pastorale-americana-philip-roth/

    ha scritto il 

  • 3

    "Sì, siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre, c'è uno strato di solitudine ancora più profondo. Non c'è nulla che possiamo fare per liberarcene. No, la solitudine non dovrebbe stupi ...continua

    "Sì, siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre, c'è uno strato di solitudine ancora più profondo. Non c'è nulla che possiamo fare per liberarcene. No, la solitudine non dovrebbe stupirci, per sorprendente che possa essere farne l'esperienza. Puoi cercare di tirar fuori tutto quello che hai dentro, ma allora non sarai altro che questo: vuoto e solo anziché pieno e solo."

    ha scritto il 

  • 4

    Il "Candide" d'oltreoceano

    Una rivelazione. È la prima volta che entro in contatto con la scrittura puntuale e densa, semplice ed eloquente, scorrevole e piena di dettagli di Philp Roth. E da questo momento in avanti mi rimarrà ...continua

    Una rivelazione. È la prima volta che entro in contatto con la scrittura puntuale e densa, semplice ed eloquente, scorrevole e piena di dettagli di Philp Roth. E da questo momento in avanti mi rimarrà difficile farne a meno.
    Un affresco, quello di “Pastorale americana”, a tinte forti di un’America alle prese con il risveglio dal sogno, che sa di industrie conciarie, di rapporti fra classi e fra culture, di famiglie e figli dissidenti. Incontriamo Seymour Levov, pargolo di un produttore di guanti ebreo che nel nuovo mondo ha trovato posto e fortuna: adolescente coscienzioso e ligio al dovere, atleta eccezionale dai tratti nordici per i quali viene chiamato “lo Svedese”, ma anche marito affettuoso e padre impeccabile. Finché non si apre nella sua vita la falla atroce, la bomba che spazza via l’ordinario, la ruotine rassicurante e le certezze stabili: la figlia, ribelle comunista, fa esplodere l’ufficio postale del paese in cui vive uccidendo un uomo. Per Seymour niente sarà più come prima. Quello che leggiamo, però, non è il racconto biografico dell’uomo ormai sessantenne e sfiancato dal cancro alla prostata, ma l’invenzione fantasticata di un suo amico e grande ammiratore, lo scrittore Nathan Zuckerman. È dalla sua voce che apprendiamo i turbamenti di un Paese in mezzo allo scandalo del Watergate, del governo di Nixon e di Lyndon Johnson, della guerra in Vietnam, degli slum, degli allevamenti agricoli e delle fabbriche piene di manodopera di colore. E possiamo rivederci nell’incertezza della crisi, del mondo che cambia, della storia che ci si para davanti come un muro invalicabile con tutta la brutale forza del suo materialismo. La perfezione di Seymour non è che l’involucro esterno, il pretesto per parlare del demone interiore che continua a sussurrarci che niente, mai, è come sembra. E che niente, mai, rimarrà candido e virginale.

    ha scritto il 

  • 3

    Il sogno americano e il brusco risveglio

    Pastorale americana è un romanzo denso, complicato, difficile. Sia per quanto dice che per come lo dice.
    Philip Roth ci sbatte in faccia la costante ipocrisia di una vita apparentemente perfetta, quel ...continua

    Pastorale americana è un romanzo denso, complicato, difficile. Sia per quanto dice che per come lo dice.
    Philip Roth ci sbatte in faccia la costante ipocrisia di una vita apparentemente perfetta, quella dello Svedese, che come tutte le apparenze nasconde sotto la superficie un infinità di maschere, problemi, riflessioni, domande senza risposta.
    Si è come davanti ad un quadro: il quadro è sempre lo stesso, ma suscita in ognuna delle persone che lo guarda sentimenti ed emozioni differenti.
    C’è un dato di fatto oggettivo: la vita dello Svedese non è più perfetta, non è più rosa e fiori come aveva tentato di costruirla in passato. C’è un evento che diventa la linea di demarcazione tra il prima e il dopo.
    Ma quel dato di fatto suscita riflessioni differenti. E’ differente l’opinione che si fa una singola persona, ed è differente l’opinione stessa a seconda del punto di vista da cui ci si pone domande su quello stesso quadro.
    Così Roth imbastisce tutto un romanzo basato su domande, riflessioni, punti di vista.
    Ci si ritrova ad essere d’accordo con lo Svedese: ha impostato la sua vita su ipocrisie, apparenze, nella costante ricerca della perfezione. Lui, il Dio del liceo, il super atleta, bellissimo, sempre ligio al dovere e alle responsabilità, che sposa Miss New Jersey. In fondo, come si fa a fargliene una colpa? Ha sempre vissuto con le fette di prosciutto sugli occhi, ma in fin dei conti è una persona buona, una persona perbene, non ha mai fatto del male a nessuno. Ammettendo che la sua vita sia finta, che c’è di sbagliato in questo?
    Solo che poi ti ritrovi ad essere d’accordo anche con la figlia: non si può vivere facendo finta che la realtà sia diversa da ciò che è, nascondendo la testa sotto la sabbia pur di non mettere a rischio la nostra piccola e perfetta vita borghese. Non si può accettare che, per mantenere la nostra realtà, si sacrifichino le realtà di altre persone innocenti. Bisogna agire. Bisogna fare qualcosa per cambiare il sistema capitalistico e finto che impone un tipo di felicità fittizia e materialistica.
    Ci pensi e ci ripensi e non riesci a prendere posizione, a schierarti dalla parte dell’uno o dell’altro.
    Finché non realizzi che, in realtà, tutto il libro è basato su supposizioni.
    Tutte le riflessioni che Roth mette nella mente dello Svedese, o di sua figlia, sono supposizioni. Non è la vera storia dello Svedese, quella raccontata.
    “Allora su cosa ho basato tutte le mie idee di questo libro?”, pensi.
    Ammettendo che ogni romanzo sia invenzione, qui ci si trova davanti all’invenzione nell’invenzione.
    L’idea è che lo stesso Roth sia caduto nella trappola. Perché se quando leggi un libro ti rendi perfettamente conto di star leggendo qualcosa di fantasioso ma scritto in modo da sembrare vero, con “Pastorale americana” stai leggendo qualcosa di fantasioso sapendo che si tratta di qualcosa di fantasioso (non so se mi spiego). E ti senti quasi preso in giro. Perché quando si legge, il personaggio tu te lo raffiguri come vero. Una volta girata l’ultima pagina del libro, continui a pensare: “chissà come sarebbe andata se…”, “chissà se poi Tizio e Caio si sono sposati”, “chissà se Cicillo Cacace ha poi avuto successo o è diventato un fallito”, e ti costruisci la TUA storia, il TUO proseguimento.
    Qui è impossibile. Perché tutto ciò che sappiamo dello Svedese sono solo supposizioni. Noi lettori, così come credo lo stesso Roth, dello Svedese non sappiamo proprio una beata.
    Così come di sua figlia: sospetta terrorista. Non dice mai, Roth, terrorista e basta. Quindi anche questa è una supposizione. Ha davvero messo una bomba? E’ stata davvero lei? Ti arrovelli finché non capisci che non c’è nulla su cui arrovellarsi.
    Onore a Roth per le mille domande che è riuscito ad inculcarmi e per avermi fatto capire che dietro ad ogni perfezione, o presunta tale, si potrebbe celare un grande dolore.
    Ma più di questo non riesco a riconoscergli. Lo stile un tantino ripetitivo, le digressioni che rendono impegnativa la lettura, non mi fanno gridare al capolavoro.

    ha scritto il 

  • 0

    Vorrei amarti ma non posso.

    Io non lo so... Ma tutte le volte che lo prendo in mano penso che lo vorrei amare, ma non ce la faccio. Vorrei amarlo perché il tema è importante, perché trattato con quel misto tra serietà, sagacia e ...continua

    Io non lo so... Ma tutte le volte che lo prendo in mano penso che lo vorrei amare, ma non ce la faccio. Vorrei amarlo perché il tema è importante, perché trattato con quel misto tra serietà, sagacia e franchezza che pochi autori sanno usare. Ma non ce la faccio, da mesi. Perché quegli sprazzi di bellezza, quei momenti stupendi bisogna cercarseli con fin troppa fatica. Poi li si trova, ci si riprende, si va avanti un altro po', ci si sfinisce e lo si molla sullo scaffale. Poi, dopo giorni, il ciclo ricomincia. Forse è solo che, come le migliori storie d'amore, non basta trovar la persona giusta, ma anche il momento dev'essere quello buono. Per ora tre stelline.

    ha scritto il 

  • 4

    La parodia dell'integrità umana, la distruzione di ogni dovere morale: ecco il vero tema della serata

    Leggere questo romanzo, questo bel romanzo, è stato come assistere ad uno tsunami, come veder gettare una colata di cemento su un giardino in fiore, come assistere ad un atto di vandalismo su un opera ...continua

    Leggere questo romanzo, questo bel romanzo, è stato come assistere ad uno tsunami, come veder gettare una colata di cemento su un giardino in fiore, come assistere ad un atto di vandalismo su un opera d'arte. Assistere alla distruzione, di persone, di sentimenti, veder crollare le fondamenta di quella che si credeva una vita esemplare, una famiglia perfetta, lui lo Svedese ebreo bello aitante sportivo ricco, lei Dawn ex miss New Jersey bella ed intelligente e Merry la loro amata figlioletta, la loro dolorosa vergogna, la loro devastazione. Ho sofferto mettendomi nei panni di Seymour lo svedese l'essere quasi perfetto, colui che non farebbe mai un torto a nessuno, che fa sempre la cosa giusta, l'onesto e il giusto alle prese con qualcosa più grande di lui, talmente grande da non essere in grado di affrontarla, non avere le basi per affrontarla. Roth è superbo, è straordinario, mi ha trascinata in un vortice, presentandomi uno ad uno molteplici personaggi che sembrano partire dal fulcro di questo romanzo, la famiglia Levov per aprirsi a raggiera ognuno con la sua storia e il suo carico di sofferenza. Una storia difficile da dimenticare.

    Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, mitragliatrici e corazze d’acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l’affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta, e tuttavia non manchi mai di capirla male. Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato. La capisci male prima d’incontrarla, mentre pregusti il momento in cui l’incontrerai; la capisci male mentre sei con lei; e poi vai a casa, parli con qualcun altro dell’incontro, e scopri ancora una volta di aver travisato. Poiché la stessa cosa capita, in genere, anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è, veramente, una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Eppure, come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del significato che secondo noi dovrebbe avere e che assume invece un significato grottesco, tanto siamo male attrezzati per discernere l’intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri?
    Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.

    ha scritto il 

  • 3

    Che dire. Mi è piaciuto. Ma poteva piacermi di più. Non lo so, ci sono stati attimi in cui ho sentito tantissimo la devastazione, e la parte finale, con Dawn, l'ho trovata davvero perfetta. Però c'è ...continua

    Che dire. Mi è piaciuto. Ma poteva piacermi di più. Non lo so, ci sono stati attimi in cui ho sentito tantissimo la devastazione, e la parte finale, con Dawn, l'ho trovata davvero perfetta. Però c'è qualcosa che non mi convince. Sembra un po' "confezionato". Alt, non prendetela male. È solo che poteva essere molto più infido. Forse ho un problema con Roth. Vedremo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Non è un libro facile, specialmente all'esordio: non è chiaro chi sia il protagonista e quale il reale argomento del libro; in realtà la centralità della narrazione sarà sempre soggetta a una forza ce ...continua

    Non è un libro facile, specialmente all'esordio: non è chiaro chi sia il protagonista e quale il reale argomento del libro; in realtà la centralità della narrazione sarà sempre soggetta a una forza centrifuga, però è chiaro che davanti agli occhi del lettore si palesa lo specchio di una famiglia americana "mista", in particolare la vita di un uomo che cerca di tenere tutto in ordine, che per tutta la vita insegue il successo che l'ha "perseguitato" da giovane, attraverso la normalità, senza raggiungerlo, anzi, assistendo continuamente allo sgretolarsi delle sue certezze...

    Un libro intenso, complesso, permanente...

    ha scritto il 

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