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Pastorale americana

By Philip Roth

(626)

| Hardcover | 9788806147389

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Book Description

Pastorale americana non è soltanto un'allegoria politica, è anche un libro sulla vecchiaia, la memoria e l'intollerabilità di certi ricordi. A narrare l'accanirsi del destino sullo Svedese è un suo compagno di scuola, Nathan Zuckerman, protagonista d Continue

Pastorale americana non è soltanto un'allegoria politica, è anche un libro sulla vecchiaia, la memoria e l'intollerabilità di certi ricordi. A narrare l'accanirsi del destino sullo Svedese è un suo compagno di scuola, Nathan Zuckerman, protagonista di molti romanzi di Roth e alter - ego dello scrittore. Bastano pochi dettagli captati nel corso di una fugace conversazione, durante una festa di ex allievi del liceo di Newark, per far sentire a Zuckerman l'assoluta necessità di raccontare la storia di Seymour. E sono proprio i dettagli, con la forza della loro evidenza e apparente banalità, a infondere vita al racconto: dettagli del degrado di una città, della rabbia di una generazione, della solitudine di un padre.

882 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    splendido come ti tiene in sospeso fino all'ultimo, e subdolamente continua a tergiversare appena ne ha la minima possibilità... letteralmente divorato in pochi giorni

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    Lontano said on Sep 5, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Libro difficile. ostico, ma imperdibile. uno spaccato dell'America, del sogno americano, spietato e implacabile. Scritto con la maestria dei grandi romanzieri americani, diventerà un classico (o lo è già?).

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    iolanda pepe said on Sep 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Noioso, ripetitivo, prosa a dir poco scadente, povera, elementare. Questo sarebbe un capolavoro? bah

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    SallyCan'tWait said on Sep 2, 2014 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    Born to write

    Lo Svedese come il Robert Redford di 'Come eravamo': bello di una bellezza scintillante, bravissimo in tutto, brillante, intelligente, atletico e affascinante, con la capacità di sedurre tutti in tutte le direzioni, donne e uomini indistintamente, ma ...(continue)

    Lo Svedese come il Robert Redford di 'Come eravamo': bello di una bellezza scintillante, bravissimo in tutto, brillante, intelligente, atletico e affascinante, con la capacità di sedurre tutti in tutte le direzioni, donne e uomini indistintamente, ma un uomo in particolare: Nathan Zuckerman, lo scrittore/narratore, creato da Roth come suo alter ego.
    Per chi non è al corrente di questo gioco narrativo dico brevemente che si tratta di un personaggio che Roth utilizza sia come protagonista da 'Lo scrittore fantasma' a 'Il fantasma esce di scena'; sia come scrittore/narratore in prima persona in 'Pastorale americana' - appunto, 'Ho sposato un comunista', e 'La macchia umana'.
    Fin dal primo suo romanzo che ho letto e che mi ha stregata, (La controvita), questo gioco mi è piaciuto e l'ho seguito fin quasi alla fine di entrambe le 'serie', che purtroppo sta per arrivare.

    "Per te è solo un fratello, per me è sempre 'lo Svedese'"

    È il mitico Svedese quindi, di cui, Zuckerman, che ne è infatuato da sempre, si occupa in Pastorale americana: l'ebreo dalle sembrianze scandinave - un essere perfetto che sposa una perfetta reginetta di bellezza che genera una figlia imperfetta - da lì si entra, descritto con la magistrale arte di Roth, dentro il lato oscuro della perfezione e dentro il lato oscuro e quello vero dell'America nascosto sotto quello scintillante.
    Su Roth ho già detto quello che serviva dire negli altri commenti; ripeto solo che, secondo la mia modestissima opinione, penso sia - a conti fatti - il più grande scrittore contemporaneo.

    "Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere.
    Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male.
    Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita.
    Ma se ci riuscire... Beh, siete fortunati."

    Philip Roth, Pastorale americana.

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    AdrianaT. said on Aug 29, 2014 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Roth mette il dito nella piaga, qualsiasi essa sia.

    Primo approccio con questo autore,
    motivo per cui nella prima parte mi scocciavo delle sue interminabili parentesi descrittive, ma più leggevo, più queste informazioni di contorno assumevano importanza, davano nitidezza al quadro generale, così par ...(continue)

    Primo approccio con questo autore,
    motivo per cui nella prima parte mi scocciavo delle sue interminabili parentesi descrittive, ma più leggevo, più queste informazioni di contorno assumevano importanza, davano nitidezza al quadro generale, così partendo dalla superfice piano piano scrostrava implacabilmente e dolorosamente fino a raggiungere il fulcro, il non-senso dell' esistenza.
    "Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c'è un senso. E quando capita una cosa simile, la Felicità non è più spontanea. E' artificiale, e anche allora, comprata al prezzo di un ostinato estraniamento da se stessi e dalla propria storia."
    Non puoi che annuire e ostinatamente estraniarti.

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    Lucia said on Aug 27, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Troppe aspettative?

    Solo 3 stelle perché lo ritengo diverso dallo stile di P. Roth che più mi aveva colpito (p.e. La controvita). Ma ammetto la vastità del libro, le argomentazioni relative, lo spaccato storico sociale di un America dal post-colonialismo all'epoca moder ...(continue)

    Solo 3 stelle perché lo ritengo diverso dallo stile di P. Roth che più mi aveva colpito (p.e. La controvita). Ma ammetto la vastità del libro, le argomentazioni relative, lo spaccato storico sociale di un America dal post-colonialismo all'epoca moderna. Speravo anche in una maggiore parte di Zuckerman all'interno della storia. Non ho dubbi su Roth, continuiamo con i suoi titoli.

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    Saltatempo said on Aug 22, 2014 | Add your feedback

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