Pastorale americana

Di

Editore: Einaudi (Tascabili. Letteratura, 820)

4.3
(5689)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 425 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Russo , Tedesco , Olandese , Sloveno , Portoghese , Svedese , Catalano , Finlandese , Ceco , Greco

Isbn-10: 8806158341 | Isbn-13: 9788806158347 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Seymour Levov è alto, biondo e atletico. Malgrado sia di origine ebraica alliceo lo chiamano "lo Svedese". Negli anni '50 sposa miss New Jersey,avviandosi ad una vita di lavoro nella fabbrica del padre. Nella sua splendidavilla cresce Merry, la figlia cagionevole e balbuziente. Finché arriva ilgiorno in cui le contraddizioni del paese raggiungono la soglia del suorifugio, devastandola. La guerra del Vietnam è al culmine. Merry staterminando la scuola e ha l'obiettivo di "portare la guerra in casa".Letteralmente.
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  • 4

    "I fuorilegge sono dappertutto. Hanno varcato la soglia."

    "Non sei tenuto a venerare la tua famiglia, non sei tenuto a venerare il tuo paese, non sei tenuto a venerare il posto in cui vivi, ma devi sapere che li hai, devi sapere che sei parte di loro. Perché ...continua

    "Non sei tenuto a venerare la tua famiglia, non sei tenuto a venerare il tuo paese, non sei tenuto a venerare il posto in cui vivi, ma devi sapere che li hai, devi sapere che sei parte di loro. Perché chi non lo sa, è la fuori da solo, e mi fa pena."

    "Tutti abbiamo una casa, E' lì che va sempre tutto storto."

    ha scritto il 

  • 4

    Personalmente, avrei maggiormente gradito un romanzo più breve, lungo anche la metà di quello licenziato da Roth. Non per questo voglio sostenere che "Pastorale americana" sia eccessivamente lungo: la ...continua

    Personalmente, avrei maggiormente gradito un romanzo più breve, lungo anche la metà di quello licenziato da Roth. Non per questo voglio sostenere che "Pastorale americana" sia eccessivamente lungo: la lunghezza rientra pienamente nella strategia di Roth: per costruire un’anti-pastorale che in modo scientificamente distruttivo palesasse tutte le ipocrisie, le infedeltà, le meschinità e le pochezze della società americana, Roth aveva bisogno proprio di un’opera dal respiro tanto ampio quanto questa, una narrazione individuale dalla dimensione però universale, in grado di abbracciare in toto l’argomento trattato. Ecco perché si tratta di un libro impegnativo che però si lascia leggere, che non entusiasma – non deve entusiasmare! – ma avvince il lettore per via dell’interessa che suscita. "Pastorale americana" mette a nudo l’insospettabile dark side della società americana, mostrandone gli aspetti più ombrosi che altrimenti sarebbero difficili da conoscere.

    ha scritto il 

  • 5

    Ecco il Grande Romanzo Americano

    Come mi è capitato poche altre volte, una volta finito il libro non riesco subito a scrivere nulla: troppo vivide le emozioni, troppi gli spunti che mi vengono in mente, troppo di tutto, insomma. E al ...continua

    Come mi è capitato poche altre volte, una volta finito il libro non riesco subito a scrivere nulla: troppo vivide le emozioni, troppi gli spunti che mi vengono in mente, troppo di tutto, insomma. E allora, meglio attendere un po', meglio fare decantare le tante considerazioni, meglio mettere qualche distanza tra me e questo splendido romanzo, Pastorale americana, che da solo conferisce al suo autore una importanza straordinaria nel panorama della narrativa americana e mondiale.
    Dire che il libro è complesso non rende giustizia a Roth. Perché è pur vero che Pastorale americana è un romanzo complesso ma non è questa la sua cifra identificativa. L'alternarsi delle narrazioni, le voci di Nathan Zuckerman, alter ego dell'autore e quelle del protagonista, lo Svedese, si alternano in una architettura perfetta e senza ridondanze. Ma non sono i soli protagonisti: c'è la moglie dello Svedese, il padre, il fratello Jerry, tutti a contribuire nella costruzione di un quadro che non è, ad onta della ferrea volontà del protagonista, una "pastorale americana".
    E' superfluo dire che emergono, soprattutto, le grandi doti narrative di Roth. Malgrado i tempi dilatati, le digressioni, i racconti nei racconti, l'autore tiene saldamente in pugno le redini del romanzo, che non cessa mai di affascinare fino alla fine quando, giunti all'ultima pagina, comprendiamo che Roth avrebbe ben potuto dilungarsi ulteriormente e noi, lungi dall'annoiarci, avremmo accolto di buon grado ulteriori dettagli della vita di un uomo che aveva fatto della perfezione il suo obiettivo principale.
    Non amo molto le frasi apodittiche e magniloquenti, ma questo è il Grande Romanzo Americano.

    ha scritto il 

  • 4

    Sognare sogni impotenti

    Romanzo strutturalmente complesso, che inizia in prima persona per cedere gradualmente la scena a Seymour Levov, meglio conosciuto come lo Svedese (“il più grande atleta nella storia del liceo di Weeq ...continua

    Romanzo strutturalmente complesso, che inizia in prima persona per cedere gradualmente la scena a Seymour Levov, meglio conosciuto come lo Svedese (“il più grande atleta nella storia del liceo di Weequahic”), incarnazione del sogno americano e mito dei ricordi giovanili dell'io narrante.
    Le lunghe digressioni, che fanno luce sul periodo storico e sul background socio-culturale in cui si muovono i protagonisti, se da un lato appesantiscono un po' la narrazione dall'altro trasmettono tutta l'ispirazione dello scrittore per la storia che narra, nonché la sua capacità di districarsi mirabilmente negli intrecci narrativi.
    Chiusa l'ultima pagina, viene spontaneo tornare alle prime e a un Seymour Levov imprenditore di successo e uomo tutto d'un pezzo, in apparenza soddisfatto da un'esistenza che scorre su binari impostati nel segno di uno splendido, rassicurante conformismo.
    Rileggere quelle pagine quando si è conosciuta la profonda drammaticità del personaggio senza maschera fa tutt'altro effetto, e sta soprattutto qui l'originalità e la grandezza del romanzo.
    Convinti, a torto o a ragione, della buona fede dello Svedese, si finisce per empatizzare con lui al punto da chiedersi dove sta l'inghippo, cos'è che non ha funzionato in una vita dove tutto sembrava dover filare per il verso giusto.
    E invece no, perché ogni circostanza esteriore, oltre ad essere un opinabile punto di vista, è anche soggetta agli imprevisti del caso: “Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c'è un senso”.
    Da antologia l'ultima parte, una cena fra parenti, amici e amanti dove sregolatezza e integrità, realtà e finzione sembrano battersi come pugili su un ring: prima l'abbraccio, poi l'affondo finale.
    “Levov lo Svedese, sfuggito ai colpi dell'ariete che è questo mondo per galleggiare a mezz'aria e sognare, sognare, sognare sogni impotenti”.

    ha scritto il 

  • 4

    "...capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi. sbagliando."

    Una lettura difficile, faticosa, una storia drammatica e molto americana, ma non solo. Un personaggio indimenticabile lo Svedese, una vita "perfetta" in un paese "perfetto". Roth scrive da dio, traged ...continua

    Una lettura difficile, faticosa, una storia drammatica e molto americana, ma non solo. Un personaggio indimenticabile lo Svedese, una vita "perfetta" in un paese "perfetto". Roth scrive da dio, tragedia e ossessione non danno scampo al lettore, lo trascinano dentro e poi lo risputano fuori, con un mare di paure e incertezze in più.

    ha scritto il 

  • 4

    Bellissimo e triste, non adatto a tutti i palati ma dotato di una grandissima carica evocativa. L'unico neo è Nathan, l'inutile non-protagonista alla Nick Carraway, che però se non altro ha il buon gu ...continua

    Bellissimo e triste, non adatto a tutti i palati ma dotato di una grandissima carica evocativa. L'unico neo è Nathan, l'inutile non-protagonista alla Nick Carraway, che però se non altro ha il buon gusto di levarsi dalle palle abbastanza presto.

    ha scritto il 

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