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Pastorale americana

Di

Editore: Einaudi (Tascabili. Letteratura, 820)

4.3
(5209)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 425 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Russo , Tedesco , Olandese , Sloveno , Portoghese , Svedese , Catalano , Finlandese , Ceco , Greco

Isbn-10: 8806158341 | Isbn-13: 9788806158347 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Seymour Levov è alto, biondo e atletico. Malgrado sia di origine ebraica alliceo lo chiamano "lo Svedese". Negli anni '50 sposa miss New Jersey,avviandosi ad una vita di lavoro nella fabbrica del padre. Nella sua splendidavilla cresce Merry, la figlia cagionevole e balbuziente. Finché arriva ilgiorno in cui le contraddizioni del paese raggiungono la soglia del suorifugio, devastandola. La guerra del Vietnam è al culmine. Merry staterminando la scuola e ha l'obiettivo di "portare la guerra in casa".Letteralmente.
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  • 3

    Piccolo sunto.
    Negli anni '40 ti innamori di uno Svedese supersportivo, bellissimo, unico, eccezionale; negli anni '50 e inizio '60 lo segui nel suo lavoro, nella sua famiglia formata da Miss New Jersey e sua figlia Merry a fine anni '60 iniziano i guai con sua figlia; agli inizi degli anni ...continua

    Piccolo sunto.
    Negli anni '40 ti innamori di uno Svedese supersportivo, bellissimo, unico, eccezionale; negli anni '50 e inizio '60 lo segui nel suo lavoro, nella sua famiglia formata da Miss New Jersey e sua figlia Merry a fine anni '60 iniziano i guai con sua figlia; agli inizi degli anni '70 lo svedese ti fa pena per non parlare degli anni seguenti ....

    ha scritto il 

  • 4

    "Pastorale" e le sue definizioni....

    Lo scrittore americano contemporaneo, è stato costretto negli ultimi 30 anni, a dividere le sue concezioni letterarie con dei fatti concreti: la morte e la quasi dimenticanza dei vecchi maestri( su tutti direi Faulkner, Steinbeck ed Hemingway) e la nascita di una nuova generazione che l'America ...continua

    Lo scrittore americano contemporaneo, è stato costretto negli ultimi 30 anni, a dividere le sue concezioni letterarie con dei fatti concreti: la morte e la quasi dimenticanza dei vecchi maestri( su tutti direi Faulkner, Steinbeck ed Hemingway) e la nascita di una nuova generazione che l'America “rampante” produsse ai tempi di quell'edonismo reaganiano degli anni '80( Ellis, Mac Inernay, Sterling...) Ma Philip Roth bisogna ammetterlo, è passato quasi indenne se non del tutto da queste radicali e a volte destabilizzanti trasformazioni, riuscendo ad affermarsi come voce di quel nuovo “filone ebraico” di cui egli rappresentava, con Bellow e Malamud, la corrente “massimalista”, quella cioè che tenta un rinnovamento concreto ripartendo dalla lezione di un grande scrittore come Isaac B. Singer e che dalla cultura Yddish fino ai memoriali delle persecuzioni naziste e dei progrom d'ogni dove ristabilisce un punto da cui ripartire. Si può dire che Roth ingloba tutto ciò e lo rimisura per una storia della società americana, una storia “pastorale” che trasforma questa parola facendoci chiedere quale sia la terminologia più adeguata che darà il titolo al suo romanzo-simbolo, il libro che partendo dall'anonimo contiene tutto o quasi. E' lo svedese Seymour Levov, ebreo, spirito e fisico atletico, ottimo imprenditore e protagonista cosciente o meno di quel sogno americano che è a portata di tutti. Smussando e rifinendo le sbavature anche quando “i figlioli” partono e non tornano da guerre atroci e palesemente pretestuose, e anche quando il verbo si fa razzista e violento, demagogico desiderio di una strana libertà, composta da idee esclusivamente a stelle e strisce. E' quindi l'inizio di una storia individuale che si trasforma in collettiva...che pagina dopo pagina, plana precisamente in un mondo, che è quello dei tantissimi ebrei(e non) americani che hanno creduto alle parole delle campagne elettorali e hanno fantasticato sul loro avvenire privo di incertezze e tanto normale da essere benedetto da tre parole: dio patria e libertà. Un sogno che diventa incubo reale, sotto forma di attentati, di un nemico interno e inconfessabile...E qui mi sono chiesto come la nostra letteratura non sia mai riuscita nell'intento di raccontare la lotta armata, nonostante i molti tentativi e i vent'anni che hanno caratterizzato l'evento...Diversamente, il terrorismo americano legato alla contestazione degli anni '70 alla guerra del Vietnam, ha avuto un impatto traumatico e indelebile e sebbene marginale e breve sia stata la sua storia( i Weathermen), sebbene non si sia intrecciato come da noi ad un contesto sociale e culturale tanto complesso ed esteso, ha comunque permesso a Roth di raccontare, dal punto di vista del suo alter ego Zuckermann, le tragiche vicende di una lacerazione sociale senza precedenti almeno negli Usa...Nella nostra letteratura non si incontra l'intensità straziante della figlia Merry, disadattata e bombarola, balbuziente ed obesa, ribelle e fragile che nella sua caotica tragedia finirà per uccidere due persone con un attentato e poi sempre più lontano dalla realtà si perderà ai margini della città, barbona e seguace di sette esoteriche. Il sogno americano quindi, visto con gli occhi di chi ci credeva, si stravolge in incubo cupo, dove i figli non torneranno e i padri e le madri resteranno soli e sgomenti; mancheranno “aree omogenee” di dissociati e pentiti, non ci saranno insomma riconciliazioni, nemmeno formali, escludendo finali rassicuranti e autoconsolatori, nemmeno in superfice. In Roth, ebreo e protestante, l0immagine famigliare implode dentro un impossibile dialogo, ma della tragedia si coglie ogni attimo che via via si trasforma in immedesimazione e in catarsi...ciò che è mancato in Italia, dove l'incapacità di raccontarsi ci priva anche di ritrovarsi. Sia per le vittime di ogni parte sia per il diritto alla storia di chi perde. Roth invece ricostruisce la storia dell'ex atleta da tutti adulato, racconta della moglie Dawn, altro personaggio indimenticabile che tra un parto di vacche del suo allevamento e un lifting a Ginevra, trova il tempo di farsi sbattere dall'amante china sul lavabo, rinnega ciò che era e ricostruisce come può la storia. La storia forse con la S maiuscola perchè “Pastorale americana” è una vicenda condivisibile da un intero paese, e forse anche se non lo accettiamo, anche da noi. Con uno stile evocativo di scomposizione e ricomposizione Roth si avvicina ai punti cruciali attraverso i ricordi, le fisionomie, gli sport nazionali, egli non fugge ma anzi, fin dalle prime pagine, ci porge la parte più scoperta, fino a denudare completamente ciò che era apparente, l'”illusorio sostentamento, il felice abbandono a una svedesiana innocenza, per coloro che vivevano nella paura di non rivedere più i figli, i fratelli, o i mariti”...ecco Philip Roth, apparenti digressioni funzionali ad aprire la serratura e ad entrare, dove noi non vogliamo essere disturbati...un'analisi dell'America, e quindi purtroppo anche nostra, dove lo stile narrativo impeccabile ha il compito di addentrarci pagina dopo pagina su un preciso momento storico ma anche sui vicoli, le miserie, le manie piccolo borghesi, le corrose ritualità sociali di ogni epoca, ma specialmente su questa che stiamo vivendo, poiché è il lato oscuro che emerge...dell'anonimo come della collettività. E' questo in fondo, il tema terribile e portante, di tutta questa grande opera...di questo collage carico di compassione come di realtà impossibili e quindi, per questo, ancora più probabili.

    ha scritto il 

  • 2

    Bien escrito pero aburrido y fuera de nuestro contexto.

    Me ha costado un esfuerzo enorme acabar este libro. Con esta declaración de principios intentaré ser objetivo en la reseña.
    Lo mejor, pues que Philip Roth sabe escribir, escribir de verdad, el dominio del lenguaje y de la técnica es impecable. Después de leer últimamente varias novelas más ...continua

    Me ha costado un esfuerzo enorme acabar este libro. Con esta declaración de principios intentaré ser objetivo en la reseña.
    Lo mejor, pues que Philip Roth sabe escribir, escribir de verdad, el dominio del lenguaje y de la técnica es impecable. Después de leer últimamente varias novelas más simples, más de género, uno se da cuenta de la diferencia entre un contador de historias y un literato y este hombre sabe expresar las cosas de un manera compleja, profunda, densa, incisiva.
    Dicho esto, pues que el libro es muy aburrido para el común de los mortales, sobre todo para un europeo latino que no entiende nada del contexto de la historia, el clima social de la américa de finales de los 60, la construcción del mito americano del self-made man, la figura del triunfador sin mácula social ni profesional que muestra una vida perfecta, la obsesión del señor Roth por la integración delos Judíos, y el sentido de la comunidad judía en américa…todo eso nos pilla muy lejos y la novela va de eso, más bien de destruir eso.
    Es un libro dedicado a machacar a esa clase media alta bien pensante que detrás de la fachada de perfección esconde sus dramas familiares: hipocresía, infidelidad, mentira, engaño, muerte al igual que esa clase baja de la que están profundamente desconectados.

    Libro interesante para el que tenga conocimientos suficientes de la cultura americana y aprecia por encima de todo la literatura profunda.

    ha scritto il 

  • 1

    Ricordi d'infanzia e adolescenza e poi Svedese, Svedese, Svedese, Svedese. Mia mamma con gli svedesi ci accende il fuoco, dopodiché li butta nel suddetto fuoco. Brava mamma, tu sì che sai fare la cosa giusta al momento giusto.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Addio sogni di gloria.

    Ho sempre pensato che alcuni libri siano dei capolavori a prescindere da chi li legge, siano oggettivamente dei capolavori. Questo non significa che debbano piacere per forza, perché poi ognuno ha i suoi gusti, ma l'opera di per sè, vuoi per i contenuti, vuoi per lo stile, vuoi per la prosa o per ...continua

    Ho sempre pensato che alcuni libri siano dei capolavori a prescindere da chi li legge, siano oggettivamente dei capolavori. Questo non significa che debbano piacere per forza, perché poi ognuno ha i suoi gusti, ma l'opera di per sè, vuoi per i contenuti, vuoi per lo stile, vuoi per la prosa o per quello che racconta, non possono essere ridotti ad un semplice "niente di speciale".
    Ma questa forse è solo una mia particolare considerazione, però è da qui che voglio partire: "Pastorale Americana" è un capolavoro. Oggettivamente un capolavoro. È il primo romanzo di Roth che leggo e se li ha scritti tutti così (o simile) capisco perché ha vinto un Pulitzer e ha avuto l'onore di aver visto pubblicato tutta la sua opera omnia dalla Library of America (solo altri due scrittori hanno avuto questo onore in vita). La storia che ci racconta Roth inizia nel secondo dopoguerra a Old Rimrock, New Jersey. Qui, Lou Levov, guantaio ebreo conservatore e super moralista, inizia a creare quello che poi diventerà un impero e che verrà lasciato in eredità al figlio Seymour, per tutti "Lo Svedese". Lo Svedese incarna il sogno americano, non solo è ricco e bello ma eccelle in ogni sport (ne pratica ad ottimi livelli addirittura tre), è praticamente l'uomo che ogni ragazzo invida (il primo è il narratore, Nat Zuckerman, alter ego dell'autore) e che ogni ragazza vorrebbe sposare. E, come in ogni favola che si rispetti, si sposa con una miss, Miss New Jersey, Dawn Dawyer, ragazza bellissima ed intelligente. È un quadro perfetto, a questa famiglia non manca nulla, belli, ricchi e famosi. E invece... Arriva l'imprevisto, se così possiamo chiamarlo, visto che non si tratta di un evento fine a se stesso, ma di una nascita, la figlia Merry. Merry, fin da piccola, dimostra di essere una bambina curiosa e intelligente e dotata di una sua personalità. È balbuziente, ma lo psicologo dice che lo fa apposta, non vuole essere perfetta come la madre. Merry cresce si appassiona a mille cose "le consuma in un anno e poi si appassiona ad altro", finché, poco prima di diventare maggiorenne, fa una cosa che cambierà per sempre la famiglia Levov. Infatti Merry, che nel frattempo era diventata una militante per i movimenti contro la guerra del Vietnam, decide di fare un attentato allo spaccio del paese e un uomo rimane ucciso. Poi Merry scappa, è latitante, ma la sua vita e quella dei Levov sono distrutte per sempre.

    Ed è qui che inizia il cuore del romanzo, quando lo Svedese decide di cercare la figlia e nello stesso tempo decide di capire dove c'è stato (se c'è stato) l'errore. Perché Merry si è comportata così? Perché Merry è cresciuta così? Perché Merry è nata così? Loro erano una famiglia perfetta, dove stava l'errore? C'era? Forse no, ed è questo il punto del romanzo, forse in alcune situazioni non c'è una causa scatenante, alcune situazioni non si controllano e basta, vanno così perché devono andare così.

    "Capire bene la gente non è vivere, vivere è capirla male e male e poi male, e dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di avere ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite...beh, siete fortunati!"

    È un romanzo sull'american dream e sulle sue contraddizioni, un raccontarci l'America come ha fatto anche de Lillo con "Underworld" (anche se là mancava l'elemento famiglia) o se volete come ha fatto in precedenza Faulkner con "L'urlo e il furore", là c'è l'elemento famiglia, ci sono le tragedie e le contraddizioni interne, e la protagonista Caddy, con la sua devozione e il suo amore per la famiglia, assomiglia molto allo Svedese. Però, aldilà dell'America, è un romanzo che riguarda un pò tutte le famiglie che cercando la perfezione perdono loro stesse. Lo stile è elevato, vengono spesso usati termini ebraici (spiegati a piè di pagina), e i periodi sono lunghi, i dialoghi invece sono spesso brevi. Prolisso? Si, forse, ma anche io sono stato prolisso in questa recensione e penso che se uno abbia da dire qualcosa rischia sempre di essere prolisso, se lo leggete (come voi state facendo ora con me) è perché magari quello che ha da dire vi interessa o vi intriga, e credo che in questo romanzo Roth abbia molto da dire. Un peccato mortale non averlo in libreria.

    ha scritto il 

  • 5

    Sì , penso proprio che possa definirsi un capolavoro, non appena mi sono adeguata al ritmo di scrittura dell' autore, non ho più potuto smettere.
    È stata una piacevole sorpresa, poiché quasi sempre, non riesco ad apprezzare i libri premiati col Pulizer.

    ha scritto il 

  • 0

    L'escamotage di inventarsi una storia nella storia è oltremodo irritante. Capitoli odiosamente prolissi. Periodi interminabili e saturi di incisi. Incisi negli incisi degli incisi.
    Gratuitamente faticoso.

    ha scritto il 

  • 0

    Grandissimo libro, che ha nel senso di colpa il suo tema portante. Il tutto però è giocato a un doppio livello: quello familiare della vicenda del singolo protagonista del libro e del suo fallimento di vita e come uomo, e quello economico e sociale dell'america intera degli anni '60 e '70, che si ...continua

    Grandissimo libro, che ha nel senso di colpa il suo tema portante. Il tutto però è giocato a un doppio livello: quello familiare della vicenda del singolo protagonista del libro e del suo fallimento di vita e come uomo, e quello economico e sociale dell'america intera degli anni '60 e '70, che si confronta con il sogno americano degli anni '50 e si perplime di sé e degli esiti del suo "way of life". E' proprio questo doppio livello a rendere la narrazione pressoché perfetta e il romanzo un grande libro. I personaggi sono ottimamente caratterizzati, e ognuno ha un suo perfetto ruolo nell'economia della narrazione, struttura evidente soprattutto nella successione delle generazioni della famiglia protagonista del romanzo, ognuna connotata di sue peculiarità e caratteristiche che ne universalizzano l'esempio fino all'intera classe sociale (non può familiare) che ognuno di essi incarna. Altro elemento di grande forza del romanzo è la struttura narrativa in cui esso è articolato: uno scoprire piano piano, elemento dopo elemento e frase dopo frase, tutti gli aspetti della situazione familiare al centro della vicenza, che rispecchia magistralmente il progressivo affondare del protagonista, nonostante i suoi sforzi in senso contrario, nel suo fallimento.

    ha scritto il 

  • 5

    Se la figura -tragicomica- dello Svedese rappresentasse semplicemente il fallimento del sogno e del popolo americano, non sarei stato in grado di giustificare lo spiazzamento e la paralisi emotiva provata al termine del libro. Ma se provo a leggerla in chiave di rappresentazione umana nella sua t ...continua

    Se la figura -tragicomica- dello Svedese rappresentasse semplicemente il fallimento del sogno e del popolo americano, non sarei stato in grado di giustificare lo spiazzamento e la paralisi emotiva provata al termine del libro. Ma se provo a leggerla in chiave di rappresentazione umana nella sua totalità, allora lo Svedese non è sineddoche solo della grande e (im)potente America ma del grande e (im)potente uomo-qualunque.
    Sto volutamente uscendo dal contesto socio-storico del libro; sto mettendo da parte Nixon, il Vietnam, le guerre, le bombe, gli ebrei, i goy, i cristiani, gli americani, il football, il basket, i Marines, i concorsi di bellezza, i genitori, i figli, il cancro, l’ordine e il caos. Sto scuotendo il libro (come si farebbe con un tappeto) lasciando cadere tutto ciò che è stato scritto per edulcorare un’unica e tremenda verità; una verità che richiama Hemingway e Fante e Auster e Céline: che l’Uomo è un essere misero e destinato alla sconfitta in questa merdosa battaglia che è la vita.

    A nulla sono servite la perfezione dello Svedese e la bellezza pluripremiata della sua sposa; a nulla una vita fatta di auto-controllo, auto-imposizioni, di rispetto e conformismo e passività intellettiva. A niente neppure l’aver rinunciato ad un sogno per portare avanti l’azienda di guanti del padre (e ancora prima del nonno). Perché tutta la perfezione, tutti i sacrifici, tutto l’ordine creato viene annientato dal caos: da una figlia che è il risultato imperfetto di due perfette forze generatrici. Ed ogni uomo deve fare i conti con la propria Merry, il proprio sovvertimento dell’ordine esistenziale.
    Ogni uomo, nel suo piccolo, è destinato al fallimento. Ed è questo che Roth sta dicendoci:
    <<Ehi, il prossimo potresti essere tu>>.

    ha scritto il 

  • 5

    Roth è immenso. 458 pagine di storia, drammi familiari, soprusi e rovesciamenti dell'idilliaca pastorale americana. Quando decide di mettere in fila delle parole e delle frasi per centrare il punto, quest'uomo lo fa come se maneggiasse dei tizzoni ardenti: fa male, fa molto male, le sue sono dell ...continua

    Roth è immenso. 458 pagine di storia, drammi familiari, soprusi e rovesciamenti dell'idilliaca pastorale americana. Quando decide di mettere in fila delle parole e delle frasi per centrare il punto, quest'uomo lo fa come se maneggiasse dei tizzoni ardenti: fa male, fa molto male, le sue sono delle sferzate che non risparmiano nessuno.
    Con quest'ennesima conferma, Roth entra di diritto nel podio dei miei scrittori preferiti.
    Chapeau!

    ha scritto il 

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