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Patrimonio

Una storia vera

By Philip Roth

(1004)

| Hardcover | 9788806190804

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Book Description

In "Patrimonio" l'autore di "Everyman" racconta la lenta malattia di suo padre, che a ottantasei anni lotta ostinato per vincere un tumore al cervello. Nello strenuo combattimento contro il dramma della vecchiaia lo assiste il figlio Philip, che nell Continue

In "Patrimonio" l'autore di "Everyman" racconta la lenta malattia di suo padre, che a ottantasei anni lotta ostinato per vincere un tumore al cervello. Nello strenuo combattimento contro il dramma della vecchiaia lo assiste il figlio Philip, che nell'agonia del padre si identifica. "Patrimonio", come recita il sottotitolo, è una storia vera. Una storia crudele ed emozionante. Protagonista è Herman Roth, il padre di Philip. Herman è un vedovo di ottantasei anni, agente di assicurazioni in pensione, conosciuto un tempo per il suo genio, la sua forza e il suo fascino, che ora lotta contro un tumore al cervello. Colmo di amore e attenzioni, di ansia e terrore, Philip accompagna il padre in ogni momento di questa enorme esperienza, lungo il calvario di una dilatata agonia. Il figlio condivide l'umore e le miserie che il malato è costretto a subire — consulti medici, l'orrore del decadimento fisico, l'attesa inumana della separazione finale. Gli episodi memorabili si accumulano: il figlio che paragona la fredda tomografia del padre al calore della propria biografia; il confronto del suo lascito patrimoniale con quello di un taxista psicopatico; ma anche il concerto di musica da camera suonato dagli amici per Herman; o Philip che telefona a Joanna, una compagna d'università, per calmare le proprie angosce. Attraverso un portentoso atto di onestà e sensibilità, Philip Roth crea quello che è senza dubbio uno dei suoi piú grandi personaggi, suo padre; e lo fa raccontando in modo impeccabile la complessa relazione che li univa; meditando ancora una volta sulla morte e il timore che suscita in tutti noi, e sull'assoluta vulnerabilità cui ci condanna l'amore. Una elegia della paura e della compassione, l'estremo atto di un amore filiale.

199 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Mi colpisce sempre il bisogno che molti scrittori hanno di dedicare un libro al proprio genitore. Spesso sono libri pieni di risentimento e di livore, penso a la "Lettera al padre" di Kafka o a "Il male oscuro" di Giuseppe Berto. Roth, invece, in que ...(continue)

    Mi colpisce sempre il bisogno che molti scrittori hanno di dedicare un libro al proprio genitore. Spesso sono libri pieni di risentimento e di livore, penso a la "Lettera al padre" di Kafka o a "Il male oscuro" di Giuseppe Berto. Roth, invece, in questo libro ci racconta un uomo che ha sempre amato e rispettato, che gli è stato sempre vicino, anche quando, come scrittore, creava imbarazzo tra gli ebrei del suo quartiere e non solo, e che lui ha teneramente accompagnato verso la morte. Bel libro.

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    Paola C. said on Aug 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Questa storia ha diverse cose in comune con la mia storia.

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    Maricla1963 said on Jul 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Philip Roth riesce a far ridere e piangere, per questo mi piace.
    I suoi libri autobiografici mi convincono sempre al massimo. Cinque stelle meritatissime.

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    Cristina B said on May 5, 2014 | 2 feedbacks

  • 14 people find this helpful

    Dire l'indicibile.

    Quando sei ancora nel pieno dei tuoi giorni, e non conti il tempo che passa perchè sei troppo impegnato a vivere cercando spazio nei cumuli di immagini e impegni che ti sei costruito, cumuli che magari vogliono diventare quello che sei: di solito è i ...(continue)

    Quando sei ancora nel pieno dei tuoi giorni, e non conti il tempo che passa perchè sei troppo impegnato a vivere cercando spazio nei cumuli di immagini e impegni che ti sei costruito, cumuli che magari vogliono diventare quello che sei: di solito è in quel momento che devi guardare in faccia la morte.

    Tutti dobbiamo accettare di dover un giorno seppellire un padre, perchè il contrario è una tragedia così immane da essere contro natura. Eppure nessuno è mai pronto per quel momento in cui tutti i cumuli cascano a terra ridotti in polvere, e ognuno si arrabatta con quello che ha nell'anima, che è tutto quello che resta.

    Quando il chirurgo mi ha mostrato il volto della morte di mio padre, tutto quello che ero era solitudine, e nella solitudine la ho affrontata. Quando Philip Roth ha sbattuto contro la morte del padre, tutto quello che sapeva fare è scrivere: e scrivendo la ha affrontata. Questo libro è il risultato di quell'annaspare.

    Che dia un'immagine spaventosamente realistica di come ti crolli il mondo addosso lo può capire solo chi ci è passato. Chi non ci è passato può solo fidarsi. Perchè quella persona che ti ha fatto battere la testa contro il muro dalla rabbia, che hai odiato in preda alla frustrazione più nera, al quale pensi si e no per le feste comandate quando hai ormai una famiglia tua, non ci si rende conto che è il pilastro su cui hai costruito l'immagine di te stesso. E allora è inutile dilungarsi su quello che hai scelto tu quando è toccato a te, e invece questo ebreo americano ha fatto diversamente, spinto magari da una cultura diversa dalla tua e che fai persino fatica a rispettare. Ogni scelta sarebbe comunque sbagliata, e se chi legge questo libro prima che tocchi a lui se ne rende conto, allora sarà stato utile una volta di più.

    Di fronte a temi simili non c'è molto altro da dire se non che è stato piacevole scoprire sotto il velenoso sarcasmo di Nathan Zuckerman un uomo comunque disincantato nei confronti dell'amore, ma che di esso non riesce a farsi beffe. Anzi che non riesce a smettere di ricercarlo comunque e che vive con sofferenza la consapevolezza dell'inutilità di tanto sforzo. Stessa sofferenza che infligge all'ebreo della diaspora arricchito, che ha fatto propria la morale americana del successo e dell'arricchimento, la domanda senza risposta del ricco davanti alla morte: perchè devo morire? Perchè non posso comprarmi un'altra vita col mio denaro?

    E mentre chiudo questo libro pensando alla tomba del povero babbo, penso alla stupidità del sogno americano ed alla stupidità doppia degli ebrei americani che la hanno accettata; ma penso anche alla voce chioccia che grida in un'aia di campagna siciliana "roba mia! Vientene con me!!!"

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    Gauss74 said on May 1, 2014 | 9 feedbacks

  • 5 people find this helpful

    Il mio primo Roth

    Una storia vera, devastante come una malattia incurabile, triste come un addio.
    Eppure densa di amore per la vita, di orgoglio, dignità e tenacia.
    Una scrittura pulita, netta, bella.

    (Tre stelline e mezzo)

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    M said on Apr 21, 2014 | 4 feedbacks

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