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Paul e Virginie

Testo francese a fronte

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

3.4
(95)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 306 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8817106917 | Isbn-13: 9788817106917 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida , Non rilegato

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
Il romanzo che fu il manifesto di una generazione di giovani che siriconosceva nell'elogio della Natura di Rousseau e credeva nella bontà dellanon-cultura opposta alla durezza della civiltà. Due giovani, Paul e Virginie,belli, puri, estranei a qualsiasi educazione che non sia quella della bellezzae della natura, vivono nel XVIII secolo nell'incanto di una bellissima isola.Tutto sorride attorno a loro, tutto è bello, incontaminato, buono. Ma il lorocasto idillio è infranto quando una zia di Virginie decide di richiamarla inFrancia perché "vuole che sia educata". Sul continente la sventurata nontroverà altro che dolore e rimpianti; imbarcatasi per ritornare dal suo Paulperirà in un naufragio.
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  • 4

    Letto da: Laura.

    Ricordo di aver acquistato questo libro perche' mi era tornato in mente uno sceneggiato di quando ero bimba che mi aveva molto emozionata.
    Il linguaggio di Saint-Pierre e' aulico come ...continua

    Letto da: Laura.

    Ricordo di aver acquistato questo libro perche' mi era tornato in mente uno sceneggiato di quando ero bimba che mi aveva molto emozionata.
    Il linguaggio di Saint-Pierre e' aulico come solo un romanzo del '700 puo' essere pero' ha il pregio di toccare sia i sentimenti piu' profondi e puri che le grandi domande che l'uomo da sempre si fa sulla vita, sul futuro, sull'ignoto, sull'anima, ecc.
    Non fornisce risposte, o meglio, propone alternative opposte e lascia al lettore la curiosita' di approfondire.

    ha scritto il 

  • 2

    I figli dell'infortunio (G. Gozzano)

    I.

    Io fui Paolo già. Troppo mi scuote
    il nome di Virginia. Ebbro e commosso
    leggo il volume senza fine amaro;
    chino su quelle pagine remote
    rivivo tempi già vissuti e posso
    piangere (ancora!) come uno ...continua

    I.

    Io fui Paolo già. Troppo mi scuote
    il nome di Virginia. Ebbro e commosso
    leggo il volume senza fine amaro;
    chino su quelle pagine remote
    rivivo tempi già vissuti e posso
    piangere (ancora!) come uno scolaro...
    Splende nel sogno chiaro
    l'isola dove nacqui e dove amai;
    rivedo gli orizzonti immaginari
    e favolosi come gli scenari,
    la rada calma dove i marinai
    trafficavano spezie e legni rari...
    Virginia ride al limite del bosco
    e trepida saluta...
    Risorge chiara dal passato fosco
    la patria perduta
    che non conobbi mai, che riconosco...

    II.

    O soave contrada! O palme somme
    erette verso il cielo come dardi,
    flabelli verdi sibilanti ai venti!
    Alberi delle manne e delle gomme,
    ebani cupi, sandali gagliardi,
    liane contorte, felci arborescenti!
    Virginia, ti rammenti
    di quella sempiterna primavera?
    Rammenti i campi d'indaco e di the,
    e le Missioni e il Padre e il Viceré,
    quel Tropico rammenti, di maniera,
    un poco falso, come piace a me?...
    Ti rammenti il colore
    del Settecento esotico, l'odore
    di pace, filtro di non so che frutto
    e di non so che fiore,
    il filtro che dismemora di tutto?...

    III.

    Ti chiamavo sorella, mi chiamavi
    fratello. Tutto favoriva intorno
    le nostre adolescenze ignare e belle.
    Era la vita semplice degli avi,
    la vita delle origini, il Ritorno
    sognato da Gian Giacomo ribelle.
    Di tutto ignari: delle
    Scienze e dell'Indagine che prostra
    e della Storia, favola mentita,
    abitavamo l'isola romita
    senz'altro dove che la terra nostra
    senz'altro quando che la nostra vita.
    Le dolci madri a sera
    c'insegnavano il Bene, la Pietà,
    la Fede unica e vera;
    e lenti innalzavamo la preghiera
    al Padre Nostro che nei cieli sta...

    IV.

    Seduti in coro, nelle sere calme,
    seguivamo i piròfori che ardeano
    nella verzura dell'Eremitaggio;
    fra i dolci intercolunni delle palme
    scintillava la Luna sull'oceano,
    giungeva un canto flebile e selvaggio...
    Tra noi sedeva il Saggio
    e ci ammoniva con forbiti esempi
    ispirati da Omero e da Virgilio...
    L'isola si chiamò per suo consiglio
    secondo la retorica dei tempi:
    Rivo dell'Amistà, Colle del Giglio,
    Fonte dei Casti Accenti...
    Era il tempo dei Nestori morali,
    dei saggi ammonimenti,
    era il tempo dei buoni sentimenti,
    della virtù, dei semplici ideali.

    V.

    Immuni dalla gara che divampa
    nel triste mondo, crescevamo paghi
    dei beni della rete e della freccia;
    belli e felici come in una stampa
    del tuo romanzo, correvamo i laghi
    nella svelta piroga di corteccia;
    sull'ora boschereccia
    numeravamo l'ora il giorno l'anno:
    - Quanti anni avrete poi? - Quanti n'avranno
    quei due palmizi dispari, alle soglie...
    - Verrete? - Quando i manghi fioriranno...
    - Sorella, già si chiudono le foglie,
    trema la prima stella...
    - Il sicomoro ha l'ombra alle radici:
    è mezzodì, sorella...
    Era la nostra vita come quella
    dei Fauni e delle Driadi felici.

    VI.

    Ma giunse l'ora che non ha conforto.
    Seco ti volle nei suoi feudi vasti
    la zia di Francia, perfida in vedetta.
    Il Viceré ti fece trarre al porto
    dalle sue genti barbare! E lasciasti
    lacrimando la terra benedetta,
    ogni cosa diletta
    più caramente, per la nave errante!
    Solo, malcerto della mia sciagura,
    vissi coi negri e le due madri affrante;
    ti chiamavo, nei sassi e nelle piante
    rivedevo la tua bianca figura
    che non avrei rivista...
    E volse l'anno disperato... Un giorno
    il buon Padre Battista
    annunciò la tua fuga e il tuo ritorno,
    ed una nave, il San Germano, in vista!

    VII.

    Folle di gioia, con le madri in festa,
    scesi alla rada: - Giunge la mia sposa,
    ritorna a me Virginia mia fedele!...
    Or ecco sollevarsi la Tempesta,
    una tempesta bella e artificiosa
    come il Diluvio delle vecchie tele.
    Appaiono le vele
    del San Germano al balenar frequente,
    stridono procellarie gemebonde,
    albàtri cupi. Il mare si confonde
    col cielo apocalittico. La gente
    guata la nave tra il furor dell'onde.
    Tutto l'Oceano Indiano
    ribolle spaventoso, ulula, scroscia,
    ma sul fragore s'alza un grido umano
    terribile d'angoscia:
    - Virginia è là! Salvate il San Germano!... -

    VIII.

    Il San Germano affonda. I marinai
    tentano indarno il salvataggio. Tutti
    balzano in mare, da che vana è l'arte.
    Rotto ha la nave contro i polipai,
    sovra coperta già fremono i flutti,
    spezza il vento governi alberi sarte...
    Virginia ecco in disparte
    pallida e sola!... Un marinaio nudo
    tenta svestirla e seco darsi all'onda;
    si rifiuta Virginia pudibonda
    (retorica del tempo!) e si fa scudo
    delle due mani... Il San Germano affonda;
    il San Germano affonda... Un sciabordare
    ultimo, cupo, mozzo:
    e non rivedo al chiaro balenare
    la nave!... Il mio singhiozzo
    disperde il vasto singhiozzar del mare.

    IX.

    Era l'alba e il tuo bel corpo travolto
    stava tra l'alghe e le meduse attorte,
    placido come in placido sopore.
    Muto mi reclinai sopra quel volto
    dove già le viole della morte
    mescevansi alle rose del pudore...
    Disperato dolore!
    Dolore senza grido e senza pianto!
    Morta giacevi col tuo sogno intatto,
    tornavi morta a chi t'amava tanto!
    Nella destra chiudevi il mio ritratto,
    con la manca premevi il cuore infranto...
    - Virginia! O sogni miei!
    Virginia! - E ti chiamai, con occhi fissi...
    - Virginia! Amore che ritorni e sei
    la Morte! Amore... Morte... - E più non dissi.

    X.

    Morii d'amore. Oggi rinacqui e vivo,
    ma più non amo. Il mio sogno è distrutto
    per sempre e il cuore non fiorisce più.
    E chiamo invano Amore fuggitivo,
    invano piange questa Musa a lutto
    che porta il lutto a tutto ciò che fu.
    Il mio cuore è laggiù,
    morto con te, nell'isola fiorente,
    dove i palmizi gemono sommessi
    lungo la Baia della Fede Ardente...
    Ah! Se potessi amare! Ah! Se potessi
    amare, canterei sì novamente!
    Ma l'anima corrosa
    sogghigna nelle sue gelide sere...
    Amanti! Miserere,
    miserere di questa mia giocosa
    aridità larvata di chimere!

    Due sole stelle al romanzo, ma cinque alla poesia di Gozzano!

    ha scritto il 

  • 5

    Paul et Virginie

    La storia di Paul e Virginie potrebbe essere paragonata a quella di Romeo e Giulietta, ma quello che rende il racconto particolare è che è ambientato alle Mauritius...eh sì!Anche lì esiste una leggend ...continua

    La storia di Paul e Virginie potrebbe essere paragonata a quella di Romeo e Giulietta, ma quello che rende il racconto particolare è che è ambientato alle Mauritius...eh sì!Anche lì esiste una leggenda simile a quella dei due amanti veronesi. In più, se avrete la possibilità di leggere questa storia riuscirete anche a scoprire perchè tutt'ora alle Mauritius alcuni luoghi portano dei nomi che ricordano questa bellissima storia d'amore..

    ha scritto il 

  • 4

    «N'aie pas peur, je me seas bien fort avec toi.»

    Hans Axel Von Fersen era un uomo che di certo non passava inosservato.
    Alto ben un metro e novanta, atletico, spalle larghe e volto aperto, colpiva i cuori delle nobildonne di tutta Europa con i suoi ...continua

    Hans Axel Von Fersen era un uomo che di certo non passava inosservato.
    Alto ben un metro e novanta, atletico, spalle larghe e volto aperto, colpiva i cuori delle nobildonne di tutta Europa con i suoi brillanti occhi azzurri, ornati da lunga ciglia nere, e la sua aria misteriosa e riservata, che gli avevano fatto guadagnare l'appellativo di Le Beau Fersen. L'indiscusso fascino che lo accompagnava fin dalla più giovane età colpirono in particolare il cuore di una delle regine più famose della storia, Maria Antonietta, che lo conobbe a soli diciotto anni durante un ballo in maschera.
    L'amore appassionato, platonico o fisico che fosse, che sbocciò fra la Delfina di Francia e il bel svedese era cosa nota anche all'epoca: contemporanei sostennero che Maria Antonietta era addirittura incapace di dominarsi al cospetto del conte, principiando a tremare chiaramente alla presenza inaspettata del suo amante.

    Nonostante le numerose relazioni amorose delle quali Maria Antonietta venne tacciata, di certo la più plausibile rimane quella con Fersen, che le rimase vicino anche nei tremendi momenti del Grande Terrore.
    Leggenda vuole, infatti, che nel 1791, prigioniera dei rivoluzionari nelle Tuileries, Maria Antonietta sentisse l'esigenza di comunicare con il suo fascinoso amante, ma braccata dai propri persecutori necessitasse di un codice. Le venne quindi in mente di usare come cifrario un libro, una storia romantica che entrambi, come due novelli Paolo e Francesca, avevano grandemente amato. Si trattava di un racconto uscito pochi anni prima, di straordinario successo e con l'eccezionale potere di far palpitare i cuori e lacrimare gli occhi di tutta la Francia: il celeberrimo romanzo di Bernardin de Saint Pierre, Paul et Virginie...

    ...recensione completa su: http://handwrittenpoetry.blogspot.com/2011/04/speciale-bernardin-de-saint-pierre-paul.html

    ha scritto il 

  • 0

    Acquistato per forza come lettura estiva per la classe di lingua francese. Già allora avevo vaghi ricordi di un vecchio telefilm strappalacrime che han fatto da deterrente...e ancor oggi quando vedo l ...continua

    Acquistato per forza come lettura estiva per la classe di lingua francese. Già allora avevo vaghi ricordi di un vecchio telefilm strappalacrime che han fatto da deterrente...e ancor oggi quando vedo la copertina ingiallita sento un senso di repulsione. Devo impormi di leggerlo se non altro per rispolverare il Francese...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    ambiente bucolico e leggiadro, fanciulli innamorati che vengono separati dalla vita e si ricongiungono solo con la morte.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Forse niente di eccezionale,ma è un piccolo classico della letteratura sentimentale e utopistica di metà '700,con il mito delbuon selvaggioe dell'età dell'oro della natura.Da consigliare a tutte le an ...continua

    Forse niente di eccezionale,ma è un piccolo classico della letteratura sentimentale e utopistica di metà '700,con il mito delbuon selvaggioe dell'età dell'oro della natura.Da consigliare a tutte le anime fanciullesche e sognatrici che seguono le orme del buon Rousseau.
    La scena della morte di Virgine è una delle più commoventi che abbia mai letto...T_T

    ha scritto il 

  • 0

    Tecnicamente non l'ho ancora finito, ma tanto la mia impressione non cambierà. Un incredibile successo ai suoi tempi (centinaia di bambini chiamati Paul e Virginie), pianti, lacrime, gente che si comm ...continua

    Tecnicamente non l'ho ancora finito, ma tanto la mia impressione non cambierà. Un incredibile successo ai suoi tempi (centinaia di bambini chiamati Paul e Virginie), pianti, lacrime, gente che si commuoveva a vederlo nelle vetrine delle librerie ecc. Duecento anni dopo, cosa rimane? Un libro che a me ha fatto più ridere per la comicità involontaria che piangere, un seguace di Rousseau che ormai, nella sua trita opposizione natura buona/ cultura maligna, ha fatto il suo tempo, una straordinaria apertura ai "selvaggi" che ormai sembra pura propaganda coloniale. Insomma Paolo e Virginia ormai lo si può leggere solo come documento storico, non certo per trovarci qualcosa di masticabile adesso. Più di tutto, mi ha colpito il suo ingenuo colonialismo: i negri sono sempre negri, le due famiglie di Paolo e Virginia sono poverissime ma a fatica' ci stanno sempre i servi, Virginia anche abitando alle Maurizius mantiene la sua pelle d'avorio, ecc. La scena più comica è quella in cui arriva alla casa di Virginia una schiava fuggiasca, che lei riporta dal suo padrone (!) estorcendogli la promessa di trattarla bene da quel momento in poi (!!). Poiché al ritorno Paolo e Virginia sono troppo stanchi, un gruppo di schiavi fuggiaschi (aridaje) li riporta a casa in braccio, riconoscenti dell'aiuto prestato alla schiava fuggiasca n.1. Paolo e Virginia portati a spalla dagli schiavi grati è l'apoteosi del zì, buana! Altre cose comiche sono, ad esempio, il fatto che la madre di Virginia è l'unica di tutta la combriccola che sappia leggere ma mica insegna ai figli a leggere, nooo! Paolo e Virginia imparano a leggere e scrivere solo da grandi, quando Virginia è costretta ad andare in Francia, come segno della corruzione dei tempi. E il fatto stesso che la signora di La Tour sia così angosciata dalla zia ricca e dal futuro dei ragazzi, quando a ogni pagina è ripetuto quanto erano felici della loro povertà, è un altro tratto di ridicolaggine su cui è difficile sorvolare. Ma tutto l'impianto del libro è comico, e il finale necessariamente tragico è solo il culmine di una costruzione che si regge sulla completa incoerenza. Magari Voltaire avesse avuto il tempo di sbeffeggiarlo.

    ha scritto il