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Paura

Di

Editore: Adelphi (Piccola Biblioteca, 622)

4.0
(458)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 113 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845926346 | Isbn-13: 9788845926341 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ada Vigliani

Disponibile anche come: eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Irene Wagner, bella viennese della migliore borghesia e moglie di un noto penalista, sta scendendo rapida le scale di una casa non sua dopo aver fatto visita all'amante, un giovane pianista. Ma lì, su un pianerottolo, il fato la attende sotto le spoglie di una sordida ricattatrice. Quella donna sa tutto di lei. E Irene cede, e paga. Ma da quel momento comincia l'incubo: le richieste di denaro aumentano vertiginosamente, e lo sguardo indagatore del marito, l'avvocato Wagner, ormai la atterrisce - certo sospetta qualcosa, forse ha subodorato l'inganno. E quello che le ha fatto notare un giorno, en passant, raccontandole delle sue esperienze professionali è terribilmente vero: spesso il colpevole soffre più per la paura di essere scoperto, per l'ansia di dover nascondere il delitto, che non per il terrore del castigo; la pena, anzi, è catartica. Che fosse un tacito invito alla confessione? Maestro della suspense, Zweig pedina l'adultera, tormentata dalla ricattatrice non meno che da se stessa e divisa fra angoscia e rimorso; ne mette a nudo la psicologia, ne dipinge gli incubi, ne svela le riflessioni, tra passi falsi, decisioni sempre rinviate e scene isteriche all'amante, a torto ritenuto complice della ricattatrice: sino al coup de théâtre finale...

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  • 4

    Mi è piaciuto? Sì. No. Non so.

    E' una banale storia di corna, quella che vive la bella e ricca Irene Wagner, moglie di un famoso e facoltoso penalista viennese.
    Quasi trentenne, due figli e una vita più che agiata accanto ad un marito troppo educato, che non risveglia più in lei la passione, Irene si lascia coinvolgere i ...continua

    E' una banale storia di corna, quella che vive la bella e ricca Irene Wagner, moglie di un famoso e facoltoso penalista viennese.
    Quasi trentenne, due figli e una vita più che agiata accanto ad un marito troppo educato, che non risveglia più in lei la passione, Irene si lascia coinvolgere in una storia con un giovane musicista bohémien. Ma le radici borghesi e perbeniste della donna le causano paura ogni volta che esce dalla casa dell'amante. Paura di essere riconosciuta, di venire scoperta; paura dello scandalo che coinvolgerebbe la famiglia tanto in vista.
    Si sa, le corna bisogna farle bene, non si può lasciare nulla al caso, anche in una città grande come Vienna. Ed è terribile, quando una donna volgare, una popolana aggressiva, attende Irene sotto casa dell'amante e inizia a ricattarla. La donna sa tutto, di lei, conosce il suo nome, conosce i suoi spostamenti e, dopo poco tempo si presenta addirittura nella casa coniugale con una richiesta alla quale Irene può far fronte solo dando alla donna il preziosissimo anello di fidanzamento.
    E' terribile la condizione nella quale Irene vive i giorni del ricatto: più volte è combattuta, sente di potere confessare al marito la propria colpa, per avere un aiuto nella gestione del ricatto cui è sottoposta e per liberare la propria mente, che sta per impazzire.
    Ho letto le veloci pagine di "Paura" con un misto di angoscia e nervoso. Certo, lo spettatore, colui che non è coinvolto, trova sempre la facile soluzione al più drammatico dei problemi, ma la persona che il dramma lo vive, sbatte continuamente contro i muri della prigione mentale che si è costruita.
    Il finale del libro mi è sembrato di una crudeltà indicibile. Apprezzo la elevatissima scrittura di Zweig e la sapiente descrizione della discesa di Irene nell'incubo peggiore, ma la "cura" somministrata alla fedifraga è peggio, molto peggio del dramma di un ricatto.
    Qui il giudizio positivo sul libro va al merito della prosa. La storia lascia il tempo che trova, il marito si merita nuove corna. Fatte bene, però.

    ha scritto il 

  • 4

    Cos'è un tradimento? Una passione che ingloba mente e corpo e fa perdere la ragione? Spesso sì. ma non per la protagonista di questo breve racconto. Irene ha tutto. La sua vita è perfettamente organizzata. Con il marito c'è un equilibrio di coppia che non dà spazio a lamentele.
    E allora per ...continua

    Cos'è un tradimento? Una passione che ingloba mente e corpo e fa perdere la ragione? Spesso sì. ma non per la protagonista di questo breve racconto. Irene ha tutto. La sua vita è perfettamente organizzata. Con il marito c'è un equilibrio di coppia che non dà spazio a lamentele.
    E allora perchè Irene si è lasciata coinvolgere da una storia con uno squattrinato pianista? Non c'è amore, non c'è attrazione ma l'idea di avere un amante soddisfa il suo ego che già pienamente appagato non trova altre fonti. Il gusto di oltrepassare i limiti del lecito; il brivido dell'avventura e quel senso di paura che ogni volta uscendo da casa dell'amante l'assale. Finché un giorno accade quel che accade e la paura diviene costante pensiero.
    Dopo lo splendido "Mendel dei libri" Zweigg per me si conferma come prezioso cesellatore nel raccontarci le emozioni.

    ha scritto il 

  • 4

    «Irene,» disse, e nella sua voce risuonò una strana tenerezza «per quanto tempo ancora dobbiamo tormentarci?».

    Una trama molto semplice, una storia molto breve, uno stile impeccabile. Zweig sa vedere dentro le persone, sa comprendere il meglio e il peggio, sa parlare con classe delle beghe di tutti i giorni.

    ha scritto il 

  • 5

    Zweig continua a stupirmi. Dopo la mezza delusione di Mendel dei libri alcuni anni fa, non avevo più letto nulla di suo: che grave errore!
    Questo racconto, ancor più di Novella degli scacchi, è un gioiello di perfezione narrativa: a partire dal titolo, rarissima sintesi esatta del contenuto ...continua

    Zweig continua a stupirmi. Dopo la mezza delusione di Mendel dei libri alcuni anni fa, non avevo più letto nulla di suo: che grave errore!
    Questo racconto, ancor più di Novella degli scacchi, è un gioiello di perfezione narrativa: a partire dal titolo, rarissima sintesi esatta del contenuto. La paura della donna borghese che tradisce il marito e viene ricattata da una donna che ha scoperto tutto è infatti la vera protagonista, e grazie alla maestria di Zweig mentre si legge sembra quasi di sentirla anche sulla propria pelle. Si sussulta, ci si impaurisce e si sprofonda sempre più insieme alla protagonista, che da donna viziata e annoiata dalla vita compie, attraverso la paura, un vero e proprio percorso di purificazione. Da leggere!

    ha scritto il 

  • 5

    In assoluto uno dei più bei romanzi brevi che abbia mai letto. Un ritmo frenetico di riflessioni sulla condizione umana e sociale che accompagna il lettore verso un finale sconvolgente e di grandissimo spessore emotivo. Credo che Zweig tratteggi nel personaggio del racconto, Irina Wagner, una del ...continua

    In assoluto uno dei più bei romanzi brevi che abbia mai letto. Un ritmo frenetico di riflessioni sulla condizione umana e sociale che accompagna il lettore verso un finale sconvolgente e di grandissimo spessore emotivo. Credo che Zweig tratteggi nel personaggio del racconto, Irina Wagner, una delle figure memorabili della letteratura, una persona che "provava disgusto per la vacua operosità della gente inoperosa".

    ha scritto il 

  • 4

    La descrizione della paura di essere scoperti che attanaglia chiunque in vita sua abbia mai detto una bugia...per cui: la paura che tutti hanno provato almeno una volta nella vita!
    L'unica pecca è il finale: Zweig lo lascia appeso...come sempre...

    ha scritto il 

  • 3

    Dalle prime pagine ho provato una sorta di avversione nei confronti della protagonista, come già in Lettera di una Sconosciuta: donne appartenute ad altri tempi, che ho sbrigativamente giudicato deboli e prive di amor proprio.
    Fino a che non mi sono rispecchiata in loro atteggiamenti, psico ...continua

    Dalle prime pagine ho provato una sorta di avversione nei confronti della protagonista, come già in Lettera di una Sconosciuta: donne appartenute ad altri tempi, che ho sbrigativamente giudicato deboli e prive di amor proprio.
    Fino a che non mi sono rispecchiata in loro atteggiamenti, psicosi, reazioni.
    Cantava Gaber "Non temo Berlusconi in sè, temo Berlusconi in me".

    Certe descrizioni sono veramente belle.

    ha scritto il 

  • 2

    Niente paura.

    Non so ma questo racconto non mi ha convinta. Qualcosa non ha funzionato fra noi. Ho faticato a finirlo, mi è sembrato ripetitivo e paroloso, una tempestina in un bicchier d'acqua. I personaggi e i loro borghesissimi tormentoni mi hanno lasciato fredda e sfastidiata, pagina dopo pagina sentivo il ...continua

    Non so ma questo racconto non mi ha convinta. Qualcosa non ha funzionato fra noi. Ho faticato a finirlo, mi è sembrato ripetitivo e paroloso, una tempestina in un bicchier d'acqua. I personaggi e i loro borghesissimi tormentoni mi hanno lasciato fredda e sfastidiata, pagina dopo pagina sentivo il sopracciglio che si alzava, alla fine era diventato un accento circonflesso. Al momento, intimidita dall'alone mitteleuropeo e dai molti elogi di anobiani di tutto rispetto gli ho dato le tre stelle sindacali, ma ora ripensandoci a freddo mi scaldo e gli tolgo una stella, ecco che faccio!

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/07/12/paura-stefan-zweig/


    “Quando Irene uscì dall’appartamento del suo amante e cominciò a scendere le scale, tutto d’un tratto quella paura insensata tornò a impadronirsi di lei. All’improvviso una spirale nera prese a mulinarle davanti agli occhi, ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/07/12/paura-stefan-zweig/

    “Quando Irene uscì dall’appartamento del suo amante e cominciò a scendere le scale, tutto d’un tratto quella paura insensata tornò a impadronirsi di lei. All’improvviso una spirale nera prese a mulinarle davanti agli occhi, le gambe erano come bloccate da una morsa di ghiaccio, ed ella dovette aggrapparsi in fretta alla ringhiera per non cadere bruscamente in avanti. Non era la prima volta che arrischiava una visita così pericolosa, quel brivido repentino non le era sconosciuto e, pur opponendo in cuor suo una strenua resistenza, nel riprendere la via di casa finiva sempre per soggiacere a simili imperscrutabili attacchi di una paura irragionevole e ridicola.”
    (Stefan Zweig, “Paura”, ed. Adelphi)

    Irene Wagner appartiene alla migliore borghesia viennese, è sposata con un avvocato, madre di due figli, e amante del pianista Eduard, che l’ha attratta più in virtù della diversità che rappresentava nella sua quotidianità che non per affinità di sensi. Un giorno, uscendo dall’appartamento dell’amante, Irene s’imbatte in una donna sconosciuta, che, sostenendo di essere la legittima e povera consorte del pianista, la ricatta con veemenza, estorcendole del denaro.
    Per Irene inizia un percorso nella paura. Zweig, in poco più di cento pagine, ci mostra come la paura di confessare una propria colpa possa lacerare più del castigo che, nel concreto, potrebbe derivarne. Irene ha paura di perdere ciò che fa parte del suo vissuto giornaliero, ciò che, per la sua abitudinarietà, l’’annoiava e l’aveva spinta tra le braccia dell’amante. Adesso, di fronte alla possibilità che il marito scopra il tradimento, teme che la sua esistenza ne esca devastata. L’amante stesso era divenuto parte di una routine che adesso rischia di essere scompaginata. La beffarda, sordida e misteriosa ricattatrice inizia un gioco al rialzo, chiedendo, e ottenendo, somme di denaro sempre maggiori. Irene si sente braccata, ma sono soprattutto i suoi pensieri ad assillarla. Fuggire dalla donna non serve, perché è in sé stessa che Irene deve cercare risposte. Sapere di essere in bilico, di poter essere scoperta da un momento all’altro, la porta a vedere, con occhi diversi, anche atteggiamenti del marito che prima non notava. Ogni singolo gesto, ogni sguardo, ogni domanda adesso è letta in funzione del tradimento e della sua possibile rivelazione.

    “Volgendo febbrilmente lo sguardo all’indietro, quasi a scandagliare gli ultimi anni alla luce di fantomatici riflettori, scopriva di non avere mai indagato la vera natura del consorte e adesso, dopo tanto tempo, di non sapere nemmeno se fosse rigoroso o conciliante, severo o capace d’affetto. Con un sentimento di colpa fatalmente tardivo, indotto da quella terribile angoscia, ella dovette confessare a sé stessa che, di lui, altro non conosceva se non l’aspetto mondano, la superficie, e mai era scesa nel profondo, là dove in quell’ora tragica occorreva invece che fosse attinta la decisione. Senza volerlo si mise alla ricerca di piccoli particolari e indizi per ricordarsi come avesse giudicato questioni analoghe, conversando con lei, e con amara sorpresa fu costretta a riconoscere che il marito non le aveva quasi mai parlato delle sue opinioni personali, così come, dal canto suo, lei non gli aveva mai posto domande di tale profondità. Solo adesso cominciava a soppesare la vita del consorte tenendo conto dei singoli dettagli, capaci di farle comprendere il carattere di lui. La paura bussava ora alla porta di ogni ricordo con colpi esitanti, per trovare accesso alle segrete stanze del cuore.”

    ha scritto il 

  • 5

    Incredibile come Zweig presenti al lettore ciò che accade nell'animo di Irene in seguito al rischio di essere smascherata nel suo tradimento..pare di essere con Irene sulle strade della Viena degli anni Venti, dentro la sua mente confusa e terrorizzata, in casa con lei ad osservare i movimenti de ...continua

    Incredibile come Zweig presenti al lettore ciò che accade nell'animo di Irene in seguito al rischio di essere smascherata nel suo tradimento..pare di essere con Irene sulle strade della Viena degli anni Venti, dentro la sua mente confusa e terrorizzata, in casa con lei ad osservare i movimenti del marito...incredibile e meraviglioso romanzo breve!

    ha scritto il 

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