Paura

Di

Editore: Adelphi (Piccola Biblioteca, 622)

4.0
(634)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 113 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8845926346 | Isbn-13: 9788845926341 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ada Vigliani

Disponibile anche come: Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Irene Wagner, bella viennese della migliore borghesia e moglie di un noto penalista, sta scendendo rapida le scale di una casa non sua dopo aver fatto visita all'amante, un giovane pianista. Ma lì, su un pianerottolo, il fato la attende sotto le spoglie di una sordida ricattatrice. Quella donna sa tutto di lei. E Irene cede, e paga. Ma da quel momento comincia l'incubo: le richieste di denaro aumentano vertiginosamente, e lo sguardo indagatore del marito, l'avvocato Wagner, ormai la atterrisce - certo sospetta qualcosa, forse ha subodorato l'inganno. E quello che le ha fatto notare un giorno, en passant, raccontandole delle sue esperienze professionali è terribilmente vero: spesso il colpevole soffre più per la paura di essere scoperto, per l'ansia di dover nascondere il delitto, che non per il terrore del castigo; la pena, anzi, è catartica. Che fosse un tacito invito alla confessione? Maestro della suspense, Zweig pedina l'adultera, tormentata dalla ricattatrice non meno che da se stessa e divisa fra angoscia e rimorso; ne mette a nudo la psicologia, ne dipinge gli incubi, ne svela le riflessioni, tra passi falsi, decisioni sempre rinviate e scene isteriche all'amante, a torto ritenuto complice della ricattatrice: sino al coup de théâtre finale...

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  • 2

    Prima volta che leggo Zweig e certo, non si può dire che scriva male. (Per questa ragione guadagna la seconda stellina, che lo distingue da quei romanzi che l'italiano non sanno cosa sia). Ci si immed ...continua

    Prima volta che leggo Zweig e certo, non si può dire che scriva male. (Per questa ragione guadagna la seconda stellina, che lo distingue da quei romanzi che l'italiano non sanno cosa sia). Ci si immedesima con la protagonista, e immagino e sento anch'io la paura che la devasta, che la fa sentire sempre e costantemente in ansia, che le fa scaldare il sangue. Ok, ammetto. Però la storia NON mi piace, mi annoia leggere di tradimenti dovuto al nulla, solo perchè la protagonista è stanca della routine o si annoia. Veramente, è soporifero, se non a tratti fastidioso. Non ci trovo pathos. Solo noia e perdita di tempo.
    Eh sì, questo libriccino di neanche 100 pagine, me lo sono portata dietro per un mese e mezzo. Decisamente it's not my cup of tea.

    ha scritto il 

  • 3

    Come in altre opere di Zweig, Paura è prima di tutto l'analisi di un sentimento. Dopo la mia lettura di Lettera di una sconosciuta ritrovo un complesso di emozioni che condizionano pesantemente la vit ...continua

    Come in altre opere di Zweig, Paura è prima di tutto l'analisi di un sentimento. Dopo la mia lettura di Lettera di una sconosciuta ritrovo un complesso di emozioni che condizionano pesantemente la vita del personaggio protagonista, che dividono nettamente come si era, si viveva prima (scoprendo di nuovo un passato insipido e insignificante) e come invece si è nel presente, dove il cambiamento è una scossa, non riguarda una mutazione lenta, meditata, graduale. Si tratta di una scossa che piomba quasi dall'alto, una morsa provocata da un elemento esterno, volente o nolente che sia chi la subisce – e ha un effetto dolce per il racconto prima citato, decisamente sgradito invece per Paura – che attanaglia, sconvolge letteralmente dalla testa ai piedi la protagonista. Infatti una delle caratteristiche che si ripetono è che la protagonista di Paura sembra vivere su di sé un ventaglio di sensazioni a dir poco febbrili. Si suda freddo, si trema, si sviene (!), la fisicità dei sentimenti è a molto pronunciata, per quanto mai tanto esasperata da diventare ingiustificatamente eccessiva. Sembra quasi che sia un vivere al massimo dal punto di vista delle passioni, che siano positive o negative, infatti il sollievo è una scarica altrettanto intensa di quella della paranoia, del senso di persecuzione, della paura in generale. Questo approccio, questo sguardo preferenziale verso caratteri dalla sensibilità acutissima (non intendo automaticamente profonda, ma tesa come una corda di violino, dove la vita diventa fuoco e fiamme, con tante varianti possibili e, di nuovo, non di certo letteralmente) mi distanziano personalmente a causa di un temperamente non diametricalmente opposto, ma diverso secondo i modi ricorrenti. Così leggere Zweig è sempre leggere uno sconvolgimento assurdo che più che sentire, cerco di comprendere da una posizione più o meno esterna.
    Ad esempio Paura inizia in medias res: la protagonista è praticamente terrorizzata sin dalle primissime pagine per via del timore che la sua relazione extraconiugale, possa essere sventata da altri, e l'impatto è niente di meno che strano, coglie alla sprovvista, come se qualcuno ti mettesse la testa nell'acqua all'improvviso. Rispetto a Lettera di una sconosciuta invece che l'allontanamento da un ambiente sicuro, domestico per una vita senza se né ma, spregiudicata; qui l'allontanamento è da una condizione di superficialità, del gusto del proibito che lascia il tempo che trova, ritornando con un pensiero di commosso assenso, interiormente elaborato, alla propria famiglia, al proprio focolare domestico e borghese. Ciò passa attraverso una specie di espiazione sia conscia che inconscia. La pressione di una ricattatrice comunica materialmente, praticamente un ritrattamento della sua vita attuale, smuove un senso di colpa che porta la protagonista a revisioni di se stessa e del suo passato, anche rispetto all'alternativa che le è stata sempre offerta, ovvero una vita accanto al marito, senza fughe, con atteggiamento più consapevole degli altri – che scopre di conoscere poco – e dei valori che sa trasmettere. La figura positiva e portante sembra essere appunto questa sorta di marito-padre, e dico così perché la sua figura paterna, giudiziosa, a tratti severa (ma per il meglio), una volta che uno sguardo più attento è posto su di lui, si rivela stupefacente, rispetto appunto ad una donna immatura che sta traendo degli insegnamenti da altri adulti. Il ritorno ad una vita borghese, che a prima vista potrebbe risultare come un comodo ritorno ad uno stile di vita promosso dalla maggioranza, qua perlomeno sembra motivato da sentimenti autentici, ben al di là di una semplice brama di rispettabilità e conformismo. Il tono pedagogico sembra venire da sé, anche se la pedagogia qui adottata è ricondotta ad un'azione sottilmente brutale, violenta, dove la lezione si impara, ma a costo di tante brutte nottate, un vero e proprio inferno emotivo protratto per giorni e giorni.
    Il finale però mi ha lasciata interdetta.

    Tutta la parte seguente è di spoiler sul suddetto finale:

    ..dal momento che ciò che c'era sotto rivela un atteggiamento in cui il soggetto colpevole fa sì ammenda, mostrando un pentimento, perché non è di certo la protagonista l'unica ad aver commesso degli sbagli ma ritengo che rimanga un nodo insoluto, incompleto, in quanto si apre un discorso problematico sul giusto rapporto di coppia. Il marito infatti appare una figura che, persino nel proprio sbaglio madornale, viene guardata immediatamente con gratitudine pacificata. Esattamente come ricattare la propria moglie attraverso una terza persona può essere considerato un suggerimento di ritorno alla retta via empatico, giusto e maturo? C'è di mezzo infatti un atteggiamento che preferisce, invece che all'appello diretto alla coscienza della moglie, una via subdola, che fa patire intenzionalmente alla moglie un cumulo di emozioni molto negativo (perché lui ha ritenuto che lei non dovesse viverla, come dire, piuttosto male? nessuno reagisce bene ad un ricatto, con tanto di atteggiamento accusatorio, sfrontato, sprezzante da parte della ricattatrice-attrice). Le domande sollevate sono inevitabili, ma di fronte al pentimento spaventato del marito sembra suggerire da sé che non si tratta di certo di una decisione stimabile. La moglie, però, uscendo da uno stato che ha toccato pensieri suicidi, non può che provare sollievo, un sollievo totale, senza alcuno screzio o risentimento, senza alcun atteggiamento critico (o di rimprovero scottato), perché sarebbe una sorta di bad-timing per la letteratura di quel tempo (non sarei altrettanto sicura se questo fosse avvenuto ai giorni nostri), tuttavia c'è un che di affrettato e problematico rispetto alla dinamica disvelata retrospettivamente (o più precisamente, l'ottica attraverso cui è stato filtrato dall'inizio alla fine il personaggio del marito). Il racconto infatti si chiude una pagina dopo.
    Comprendo chi vede in questo rivolgimento dei pericolosi sottotesti sui rapporti tra i sessi, non tanto perché questi sono inequivocabilmente presenti – non mi sento ancora sicura al riguardo -, ma perché la figura del marito si carica di errori altrettanto gravi, ma risolti repentinamente. Si potrebbe quasi dire che dovrebbero costituire un'altra storia, un altro racconto, alla maniera della versione opposta degli stessi eventi.
    Tuttavia sembra, rispetto anche al discorso condotto tra di lui e la moglie nel momento della marachella della figlia piccola, che sia passato un rimprovero inconsapevole alle trame del marito, per quanto la protagonista non abbia colto i segnali dietro ad una semplice discussione sulla figlia. Infatti la moglie afferma che rispetto alla severità rigida, convintamente punitiva riservata alla figlia, avrebbe potuto valutare più attentamente i pregi morali di un atteggiamento comprensivo ed empatico (non l'ha detto con queste parole, ma il concetto è questo). Certamente la sua maniera di confronto è quella dell'umile suggerimento di chi si sente in una posizione emotivamente subordinata, che cova ancora un segreto per cui teme le reazione, una volta svelato. Il marito, evidentemente commosso (e chiaramente sta pensando a sua moglie, senza che lei lo sappia), si dimostra molto volenteroso di ascoltare il suo punto di vista, come in altri momenti, e che sia disposto a correggere il proprio comportamento, come fa lei. La volontà di avvicinarsi, di incitare all'apertura, di comunicare, l'intima urgenza di poter parlare sinceramente è presente ed è un valore aggiunto rispetto a tutto questo discorso. La strane vie prese, però, da questo rapporto pedagogico mi lasciano qualche difficoltà nel giudizio definitivo.

    ha scritto il 

  • 2

    Non avevo mai letto Zweig.
    Scrittura magistrale, senza dubbio. A sfuggirmi è il senso di una storia dallo sfondo così maschilista e con una protagonista così oca, irresponsabile, immatura e (temo) ana ...continua

    Non avevo mai letto Zweig.
    Scrittura magistrale, senza dubbio. A sfuggirmi è il senso di una storia dallo sfondo così maschilista e con una protagonista così oca, irresponsabile, immatura e (temo) anaffettiva.

    ha scritto il 

  • 4

    Tanto va la gatta al largo...

    Una donna della buona borghesia viene scoperta nella sua tresca amorosa e precipita in un abisso popolato da angosce, pentimenti e vergogna. La vita le cambia prospettiva innescando una serie di rifle ...continua

    Una donna della buona borghesia viene scoperta nella sua tresca amorosa e precipita in un abisso popolato da angosce, pentimenti e vergogna. La vita le cambia prospettiva innescando una serie di riflessioni che la rendono una donna diversa. Il finale è poi un vero colpo di scena. Prima di tradire pensateci bene...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Bellissimo!
    La moglie è parecchio antipatica, Zweig ne mostra esplicitamente tutte le fragilità e le frivolezze, esteriorizzando al massimo il suo senso di colpa. Al contrario mi è piaciuta la figura ...continua

    Bellissimo!
    La moglie è parecchio antipatica, Zweig ne mostra esplicitamente tutte le fragilità e le frivolezze, esteriorizzando al massimo il suo senso di colpa. Al contrario mi è piaciuta la figura del marito, che si erge solida e benevola, seppur sofferente di un disagio che rimane quasi sempre interiore ma non per questo meno importante, anzi...alla fine la sua forza d'animo è quella che più colpisce.
    Intuibile il gioco orchestrato dal marito, ma ciò non toglie il gusto della lettura, che resta intensa seppur breve come tutte le letture di Zweig

    ha scritto il 

  • 4

    Libro breve, di facile lettura, si finisce in poche ore anche perchè scritto benissimo e molto avvincente.
    Tutto gira intorno al personaggio di Irene, ricattata da una sconosciuta per il tradimento de ...continua

    Libro breve, di facile lettura, si finisce in poche ore anche perchè scritto benissimo e molto avvincente.
    Tutto gira intorno al personaggio di Irene, ricattata da una sconosciuta per il tradimento del marito. Bellissimo l'approfondimento psicologico del suo tormento, gli alti e bassi che si ripercuotono sul suo comportamento e su come si rapporta ai suoi famigliari e agli amici. Per questo aspetto, meriterebbe 5*, ma purtroppo il finale non mi è piaciuto molto. L'ho trovato un po' tirato e non troppo realistico.

    ha scritto il 

  • 4

    "Angst" è una novella scritta nel 1910 e pubblicata dieci anni dopo, originariamente tradotta dal tedesco col titolo letterale "Angoscia". Adelphi l’ha invece ripubblicata intitolandola "Paura" (già a ...continua

    "Angst" è una novella scritta nel 1910 e pubblicata dieci anni dopo, originariamente tradotta dal tedesco col titolo letterale "Angoscia". Adelphi l’ha invece ripubblicata intitolandola "Paura" (già adoperato negli adattamenti cinematografici), dilatandone in qualche modo il πάθος (pathos). L’inquietudine del titolo è dovuta al tradimento perpetrato dalla signora Irene ai danni del marito, il noto avvocato Fritz Wagner; tradimento che verrà scoperto da una terza donna, costringendo la protagonista a cedere a ricatti psicologici ed estorsioni economiche, pena la distruzione del proprio sbiadito incanto borghese. Stefan Zweig, sempre così lucido nel raccontare le ansie umane, tratteggia una donna estremamente spaventata, sull’orlo del suicidio, incapace di vuotare il sacco di fronte al marito, il cui castigo non starà nella confessione bensì nell’automacerazione psicologica e spirituale. Nelle pagine di "Paura" Irene Wagner, oltre a mostrare tutte le avvisaglie del panico, riscoprirà gli affetti familiari nonché tutto il gusto per le piccole cose, ed infine prenderà coscienza di quanto il marito la ami. Ecco, è forse proprio questo il senso ultimo del racconto di Stefan Zweig. Non tanto il disegno psicologico, il pedinamento poliziesco, il gusto del thriller unito al dramma: più di tutto "Paura" è un libro sull’amore. Un amore scolorito, cercato, tradito, perdonato, ritrovato.

    ha scritto il 

  • 3

    Il tema di questo racconto è il tradimento, quindi la colpa. La colpa porta alla consapevolezza di meritare una punizione, e alla paura di non poter avere il perdono. Porta anche alla vergogna e quind ...continua

    Il tema di questo racconto è il tradimento, quindi la colpa. La colpa porta alla consapevolezza di meritare una punizione, e alla paura di non poter avere il perdono. Porta anche alla vergogna e quindi alla necessità di mentire e alla impossibilità di guardare in faccia le cose confessando.
    Una donna ha un amante che tra l'altro non ama, anzi preferisce decisamente il marito, ma le piace il brivido dell'avventura. Quando il brivido aumenta d'intensità e diventa paura di perdere la famiglia e le sue certezze però tutto cambia. Il racconto non è male, però il rapporto moglie marito è un po' dall'alto: la donna sembra una bambina viziata, il marito un padre onnisciente. Il racconto è scritto benissimo, il messaggio è buono, ma non mi ha colpito particolarmente. Mi è piaciuta di più la lettera.

    ha scritto il 

  • 4

    Una solida scrittura, una storia ossessionante e un finale mozzafiato sono alla base di questo intenso e breve thriller psicologico, che si consuma fra incubo e realtà.

    ha scritto il 

  • 5

    Irene appartiene all’alta società viennese, è moglie e madre, ma ama più la mondanità del focolare domestico.

    Da qualche tempo la donna intrattiene una relazione amorosa con un giovane pianista. Una m ...continua

    Irene appartiene all’alta società viennese, è moglie e madre, ma ama più la mondanità del focolare domestico.

    Da qualche tempo la donna intrattiene una relazione amorosa con un giovane pianista. Una mattina, uscendo di soppiatto dall’appartamento dell’uomo, è fermata da una sconosciuta che l’accusa apertamente di essere l’amante del suo fidanzato.

    Irene, sconvolta, fugge via; non aveva mai pensato che la sua relazione segreta potesse essere scoperta!

    La sconosciuta non demorde, la segue, la importuna e la ricatta. Ed è così che la nostra protagonista viene sopraffatta dalla paura e dall’angoscia costante. Cerca di evitare le uscite, sfugge allo sguardo indagatore del marito e arriva a pensare al suicidio. Ma…ovviamente non posso rivelare il colpo di scena finale 😀

    Anche questo racconto è un eccellente esempio dell’abilità narrativa di Stefan Zweig.

    La storia di Irene è talmente coinvolgente da trattenere il respiro nei momenti di maggior tensione emotiva. Non si può provare la stessa angoscia della protagonista!

    Leggetelo!!!

    ha scritto il 

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