Paura di volare

Di

Editore: Bompiani

3.5
(1198)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 423 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000062230 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Marisa Caramella

Disponibile anche come: Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 3

    Dietro la paura di volare si nasconde l'incapacità di Isidora di vivere le proprie esperienze di vita in libertà e autonomia, senza inutili sensi di colpa e fallimento. Questo la porta a cercare una s ...continua

    Dietro la paura di volare si nasconde l'incapacità di Isidora di vivere le proprie esperienze di vita in libertà e autonomia, senza inutili sensi di colpa e fallimento. Questo la porta a cercare una sponda negli uomini, mariti od amanti che siano. Purtroppo, a causa del suo temperamento, sceglie sempre compagni difficili o completamente sbagliati. Inevitabilmente dopo un po' tutto frana rovinosamente e si ritrova al punto di partenza, sola.
    Il romanzo si lascia leggere bene, pur se ogni tanto è appesantito da qualche volgarità non strettamente necessaria il risultato finale è godibile.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro del 1973. Dopo di che si è attivata una magica macchina del tempo che ha portato le donne un secolo indietro.
    Adesso con grande soddisfazione generale, finalmente le donne hanno smesso anche sol ...continua

    Libro del 1973. Dopo di che si è attivata una magica macchina del tempo che ha portato le donne un secolo indietro.
    Adesso con grande soddisfazione generale, finalmente le donne hanno smesso anche solo di considerare concetti come quelli di liberazione e di indipendenza.
    Adesso siamo circondate da donne soddisfatte di aver finalmente trovato la loro ragione d’essere e di esistere: figliare.
    Questo consente loro non soltanto di avere una solida posizione nella società e di avere diritti non scritti ma assodati, tipo assentarsi dall’ufficio causa malattie o recite dei pargoli, ma anche di altri tipi d vantaggi sugli uomini: di tipo economico, potendo spennare i loro eventuali ex mariti in nome dei figli, e di più sottile e crudele genere, strumentalizzando i propri figli contro gli ex, che sono sempre soddisfazioni.
    Povere donne…

    ha scritto il 

  • 4

    Il finale mi ha deluso, lo stile linguistico mi è piaciuto solo a metà e una sfumatura di narcisismo, serpeggiante qua e là, mi ha irritato.
    Fatte queste premesse è un libro da leggere, ricco d'intros ...continua

    Il finale mi ha deluso, lo stile linguistico mi è piaciuto solo a metà e una sfumatura di narcisismo, serpeggiante qua e là, mi ha irritato.
    Fatte queste premesse è un libro da leggere, ricco d'introspezione, che ancora oggi può essere d'aiuto per definirsi e riconoscere la propria femminilità come un'essenza viva, versatile e non categorizzabile. Perché "essere donna" è qualcosa che va ben oltre tutto ciò che sulle donne si pensa, si dice o si scrive.

    ha scritto il 

  • 3

    Un romanzo che racconta la storia realistica di una donna alla ricerca di se stessa. Magari oggi il linguaggio crudo e gli argomenti piccanti non fanno così tanto scalpore, ma la concezione di quello ...continua

    Un romanzo che racconta la storia realistica di una donna alla ricerca di se stessa. Magari oggi il linguaggio crudo e gli argomenti piccanti non fanno così tanto scalpore, ma la concezione di quello che dovrebbe o non dovrebbe fare una donna perbene, non è poi cambiata molto.
    Lo stile caotico (e difficile da seguire), rispecchia pienamente il punto di vista della protagonista. Trama sempre attuale.

    ha scritto il 

  • 4

    Tragicomico, unico nel suo genere...

    Io l'ho trovato davvero stimolante. Parte un pò in sordina, allegro e brioso, sembra si soffermi sulla sessualità e sulla psicoterapia, ma in modo quasi spensierato; e lei, la nostra antieroina, appar ...continua

    Io l'ho trovato davvero stimolante. Parte un pò in sordina, allegro e brioso, sembra si soffermi sulla sessualità e sulla psicoterapia, ma in modo quasi spensierato; e lei, la nostra antieroina, appare semplicemente per quello che è, una donna con tanti desideri inespressi e inappagati. Ma poi la scrittura cambia, si avverte la tristezza e tanta solitudine, e ti ci immedesimi, non puoi farne a meno. Lei è meravigliosa, schietta, a tratti volgare... e lui, Bennett più di Adrian, l'ho adorato.

    Da leggere senza ombra di dubbio...

    ha scritto il 

  • 4

    E' che alla fine, le vuoi bene.

    Isidora è insicura, nevrotica, saccente, fedifraga, esibizionista e non solo. Davvero, di difetti ne ha più di quanti ne vorresti contare e poi, come si fa a tradire in quella maniera un uomo adorabil ...continua

    Isidora è insicura, nevrotica, saccente, fedifraga, esibizionista e non solo. Davvero, di difetti ne ha più di quanti ne vorresti contare e poi, come si fa a tradire in quella maniera un uomo adorabile come Bennett, quella sottospecie di Mr. Darcy con un essere tanto spregevole come Adrian?
    Sembra inconcepibile.
    Eppure non lo è.
    Perchè Isidora ha un pregio, che è anche il punto di forza di tutto il libro: è drammaticamente REALE.
    E' spudoratamente reale. Nessuno scandalo ai giorni nostri, ma una sincerità che si ammira ed è sensazionale oggi come ieri. Un coraggio che molte donne non hanno, che molti scrittori non possiedono e che io le invidio immensamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro scritto da una donna, per tutte le donne.

    Quello che penso è che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco pensieri che credo passino per la testa a tutte le donne, ma che in tante non riescono forse ancora nemmeno ad accettare di averli ...continua

    Quello che penso è che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco pensieri che credo passino per la testa a tutte le donne, ma che in tante non riescono forse ancora nemmeno ad accettare di averli in testa, appunto perché donne. È il classico "lo fa un uomo, è un playboy; lo fa una donna, è una puttana". Anche di questo parla la Jong nel libro. Ed è così, credo, ancora e forse sempre lo sarà. Questo non toglie che anche le donne hanno le loro sane e belle pulsioni.
    Detto questo, a parte i fuochi d'artificio delle uscite più accese, sono molto interessanti anche i suoi pensieri sul matrimonio, su quello che cerca una donna dalla vita, i compromessi (spesso grossi in quanto donna!) che inevitabilmente deve fare, sulla consapevolezza che prendendo una certa strada (marito, figli) rinunci automaticamente a tutta un'altra fetta interessante della storia. Ed è così. Uno poi deve scegliere, ma per forza dovrà lottare sempre, più o meno intensamente, con quel pezzo di vita che ha lasciato atrofizzare. Forse nel momento in cui si riesce a capire che alla fine nessuna delle due strade è priva di buche, dossi, crepe, solo allora si riesce ad accettare più serenamente quella che si è scelta.

    Dunque, nonostante sia uscito negli anni '70 (giusto?) direi che è un libro che non ha età e che mi sento di consigliare assolutamente a tutte le donne, un libro divertente, irriverente, che ti tiene incollata alle pagine dall'inizio alla fine e che aiuta a capire che, nonostante tutte le nostre paranoie, siamo.... "normali" e "giuste" così come siamo.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi sembra comprensibile che nel 1973 un libro che parla apertamente, per bocca di una donna poi, di figa e cazzo abbia fatto scalpore. Che sia stato un capostipite di certa letteratura, anche. Che sia ...continua

    Mi sembra comprensibile che nel 1973 un libro che parla apertamente, per bocca di una donna poi, di figa e cazzo abbia fatto scalpore. Che sia stato un capostipite di certa letteratura, anche. Che sia un capolavoro nel suo genere, proprio no. Un limite culturale probabilmente, perché in questa ebrea della Grande Mela, colta, belloccia, psicoanalizzata allo sfinimento e sessualmente irrequieta, non è facile immedesimarsi. E dove manca empatia viene meno anche il coinvolgimento.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando abbiamo programmato la pubblicazione dello “speciale erotismo” (lo trovate qui), fra le possibile scelte sul fronte letterario mi era balenato in mente il celebre “Paura di volare” di Erica Jon ...continua

    Quando abbiamo programmato la pubblicazione dello “speciale erotismo” (lo trovate qui), fra le possibile scelte sul fronte letterario mi era balenato in mente il celebre “Paura di volare” di Erica Jong.

    Nel suo romanzo, edito nel 1973 e rapidamente divenuto un caso sociale prima ancora che editoriale, la Jong affida ad una protagonista con tutti i crismi dell’anti-eroina il suo manifesto di liberazione femminile. Una liberazione che, naturalmente, passa anche attraverso fantasie ed episodi legati alla sessualità (è della Jong la prima teorizzazione della “zippless fuck”, l’incontro erotico senza impegno), ma che non si limita naturalmente a questi aspetti: Isidora, la protagonista, è combattuta fra l’approdo sereno del suo matrimonio un po’ piatto e la burrascosa relazione in fieri con Adrian, ma è soprattutto una donna tormentata, una donna che trema al solo pensiero del dolore, dell’abbandono, del fallimento.

    E’ piuttosto ironico che – come accade spesso – il romanzo sia diventato quasi un “programma politico” per una generazione di lettrici che esaltavano la libertà della protagonista. La trovo una interpretazione decisamente superficiale: Isadora è molto distante dall’essere un personaggio forte, ha una fragilità esistenziale sottilissima che rischia continuamente di andare in frantumi. Senza alcun dubbio, contestualizzando la lettura al 1973 non si fatica a riconoscerne l’impatto esplosivo, ma ridurre “Paura di volare” a una sorta di cronaca degli incontri amorosi della protagonista equivale a commettere una sorta di libricidio.

    Più di tutto, mi son sorpreso a ridacchiare più e più volte durante la lettura: nella narrazione in prima persona di Isadora emergono dei pensieri di una sottilissima e spettacolare ironia politicamente scorretta:

    “Eravamo diretti a Vienna e l’occasione era storica. Parecchi secoli e alcune guerre prima, nel 1938, Freud era stato costretto a scappare dal suo famoso studio nella Berggasse perché i nazisti minacciavano la sua famiglia (…) “Il popolo che aveva inventato lo “schmaltz” (e i forni crematori) avrebbe dimostrato agli analisti com’era contento di vederli finalmente di ritorno. Bentornati! Bentornati! Almeno, quelli di voi che sono sopravvissuti ad Auschwitz, Belsen, ai bombardamenti di Londra e all’intervento americano. “Willkommen!”
    Si può dire di tutto degli austriaci, ma non che non sono affascinanti.”

    “Che cosa ne pensa del ritorno degli psicanalisti a Vienna?» gli chiesi sfoderando il mio tono più accattivante da intervistatrice. (…) «Be’,» disse il dottor Smucker, imperturbabile, «mi dica, “lei” che cosa ne pensa?» E si allontanò ondeggiando in direzione della moglie, una donnina coi capelli ossigenati e un triste abito di maglia blu con un piccolo coccodrillo verde sopra il seno destro (triste anche quello).
    Avrei dovuto immaginarlo. Perché gli analisti rispondono sempre a una domanda con un’altra domanda?”

    “Gli uomini hanno sempre detestato i pettegolezzi delle donne perché sospettano la verità: le donne prendono le misure e fanno paragoni. Nelle società caratterizzate da un alto grado di paranoia (arabi, ebrei ortodossi) le donne vengono nascoste sotto il velo (o sotto la parrucca) e tenute il più lontano possibile dal mondo. Eppure riescono comunque a spettegolare: la prima forma di presa di coscienza. Gli uomini possono prenderle in giro ma non possono impedire loro di chiacchierare. Il pettegolezzo è l’oppio degli oppressi.”

    Per queste perle e per una generale ed evidentissima cultura letteraria, sia pur inevitabilmente segnato dal tempo “Paura di volare” è un libro che vale davvero la pena affrontare, sempre che non vi disturbi un utilizzo marinaresco della parolaccia.

    ha scritto il 

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