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Pechino è in coma

By Ma Jian

(181)

| Paperback | 9788807017872

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Book Description

Dai Wei, in coma da dieci anni, è doppiamente prigioniero. Il 4 giugno 1989 è stato colpito alla testa da un proiettile durante la rivolta di piazza Tienanmen. Da allora "vive" su un letto di ferro: prigioniero del proprio corpo, prigioniero della po Continue

Dai Wei, in coma da dieci anni, è doppiamente prigioniero. Il 4 giugno 1989 è stato colpito alla testa da un proiettile durante la rivolta di piazza Tienanmen. Da allora "vive" su un letto di ferro: prigioniero del proprio corpo, prigioniero della polizia, che aspetta il suo risveglio per arrestarlo. Tutto ciò che rimane a Dai Wei per non perdere il contatto con il mondo è la sua acutissima sensibilità per le piccole cose che gli succedono intorno e una dolorosa e poetica capacità di dialogare con il proprio corpo. Mentre Dai Wei giace, immobile nel cambiamento, assistito dalla madre, la capitale della Cina cambia e lui ripercorre i giorni della rivolta studentesca - ma anche il decennio della Rivoluzione culturale - attraverso i ricordi: le mobilitazioni degli universitari di Beijing e le interminabili discussioni politiche, gli slogan gridati e i sentimenti sussurrati con riserbo. E intanto, forse, si risveglia a un nuovo inizio, mentre l'isolato dove si trova la piccola casa in cui abita viene abbattuto, con la vecchia Cina che muore, per far posto a uno stadio, il Nido, per le Olimpiadi del 2008.

26 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Non lo consiglierei.

    Nonostante descriva un orrore e un mondo lontano e nascosto di cui spesso ci chiediamo qualcosa, nonostante lo riesca a rendere finalmente reale ai nostri occhi, non consiglierei a nessuno la tortura di sfogliare tutte queste p ...(continue)

    Non lo consiglierei.

    Nonostante descriva un orrore e un mondo lontano e nascosto di cui spesso ci chiediamo qualcosa, nonostante lo riesca a rendere finalmente reale ai nostri occhi, non consiglierei a nessuno la tortura di sfogliare tutte queste pagine.

    Non consiglierei nemmeno di leggere le prime 100 pagine nonostante bastino, perché un libro dovrebbe avere un inizio e una fine sempre. Invece qui c'è una stasi infinita, soprattutto nei dialoghi sconclusionati tra gli studenti che sembrano avere dietro l'angolo una svolta, ma questo maledetto angolo non si trova mai.

    Io ho dovuto saltare pagine a raffica, senza risentire minimamente del senso del libro, per raggiungere l'agognata fine e capire. Ma non si capisce. Non lo consiglierei perché il tortuoso coma viene allungato di proposito e si percepisce, è un trascinarsi innaturale in cui il lettore si sente tradito.

    Seicento pagine che potevano essere circa duecento di un grande capolavoro. Non posso negare che ne ho appreso molto, ma non lo consiglierei, visto che c'ho messo un anno a leggerlo.

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    Paulie said on Aug 5, 2014 | Add your feedback

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    Le cinque stelle non sono per lo stile di scritttura o per la qualità del testo. Sono semplicemente perché raccontano con un dettaglio quasi eccessivo l'occupazione di Piazza Tienanmen da parte degli studenti nel 1989 e il suo tragico epilogo.
    Il pro ...(continue)

    Le cinque stelle non sono per lo stile di scritttura o per la qualità del testo. Sono semplicemente perché raccontano con un dettaglio quasi eccessivo l'occupazione di Piazza Tienanmen da parte degli studenti nel 1989 e il suo tragico epilogo.
    Il protagonista della storia è uno studente che viene colpito alla testa durante gli scontri finali e resta in coma per oltre dieci anni. Attraverso i suoi racconti e le sue percezioni sensoriali nei dieci anni che seguono i fatti di Tienanmen, viene descritto il cambiamento della Cina verso quello che è al giorno d'oggi.
    L'entusiasmo per la rivolta e la paura quando inizia la repressione sono descritte magistralmente. Perché in fondo chiunque si trovasse in quella situazione descriverebbe in quel modo quello che succede.
    La Cina ha fatto incredibili passi in avanti dal punto di vista economico, ma è diventata l'espressione più alta del capitalismo selvaggio senza la minima democrazia.
    E' un mondo in cui ti è permesso quasi tutto eccetto la critica al partito comunista e la proposta di qualsiasi forma di democrazia elettiva.
    Ci sarebbe molto da dire sulla Cina dove sono stato 6 volte, ma mi servirebbe un libro.
    Intanto invito tutti a leggere questo libro, poi a commentarlo e discuterlo se ne avete voglia.
    La Cina va conosciuta bene perché potrebbe essere il nostro futuro o quanto meno il futuro punto di riferimento economico, commerciale, e anche culturale del 21° secolo.

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    Udesideri said on Jun 23, 2013 | Add your feedback

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    "Non avevano idea che la Cina fosse un enorme cimitero"

    Sai di aver letto un buon libro quando dopo più di una settimana dalla chiusura di esso non riesci ancora a dedicarti ad altre letture... Pechino è in coma è un grido lungo 633 pagine che ancora mi riecheggia dentro. è andato oltre l'essermi piaciuto ...(continue)

    Sai di aver letto un buon libro quando dopo più di una settimana dalla chiusura di esso non riesci ancora a dedicarti ad altre letture... Pechino è in coma è un grido lungo 633 pagine che ancora mi riecheggia dentro. è andato oltre l'essermi piaciuto... è stata un'immedesimazione completa, mi sono sentita come se tra quegli studenti ci fossi stata anch'io... Forse è per questo che ogni tanto ero costretta a fare delle pause durante la lettura per riprendermi da quel destino inevitabile che attendeva i protagonisti. non è una lettura che consiglierei... più che altro perché è una di quelle letture che si deve sentire il bisogno di fare altrimenti è inutile...non si riuscirebbe ad apprezzarle. Per quanto mi riguarda dopo aver camminato al centro della piazza più grande del mondo e dopo aver provato una certa sensazione che so avermi cambiata profondamente, questo era l'unico libro che avevo bisogno di leggere.

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    LovelyBone - La ragazza più infelice che abbia mai tenuto in mano un Martini said on Nov 25, 2012 | Add your feedback

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    Cina da brividi, Cina degli orrori.
    Attraverso la ricostruzione fatta idealmente da un ragazzo in coma dopo i tragici avvenimenti di piazza Tienanmen nel 1989, si intuisce quale sia anche l'attuale situazione di un paese tutt'altro che libero. Tra p ...(continue)

    Cina da brividi, Cina degli orrori.
    Attraverso la ricostruzione fatta idealmente da un ragazzo in coma dopo i tragici avvenimenti di piazza Tienanmen nel 1989, si intuisce quale sia anche l'attuale situazione di un paese tutt'altro che libero. Tra passato e presente questo libro ti serra lo stomaco, e quando sollevo gli occhi dalle sue tristi ma appassionanti pagine riesco quasi a pensare di essere fortunata ad essere italiana. Ma che rabbia, che pena per quei ragazzi idealisti eppure coraggiosissimi,non tanto diversi e lontani da noi, che grazie a questo impegnativo libro fanno sentire nuovamente la loro voce. Proprio interessante!!

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    Artemisia said on Jul 11, 2011 | Add your feedback

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    Dopo aver pubblicato la raccolta di racconti sul Tibet "Tira fuori la lingua" che gli costa la condanna pubblica e la messa al bando delle sue opere, Ma Jian diventa uno dei più importanti scrittori dissidenti cinesi: per continuare a scrivere si tra ...(continue)

    Dopo aver pubblicato la raccolta di racconti sul Tibet "Tira fuori la lingua" che gli costa la condanna pubblica e la messa al bando delle sue opere, Ma Jian diventa uno dei più importanti scrittori dissidenti cinesi: per continuare a scrivere si trasferisce in Europa ed è infine a Londra che si stabilisce in pianta stabile e scrive nel 2008 questo romanzo brutale eppure essenziale per cercare di avvicinarsi ai luttuosi eventi di Tiananmen, fin troppo trascurati, oscurati e dimenticati.
    E' la storia di un gruppo di studenti che si mobilita per far sentire la propria voce, ma soprattutto è la storia di una nazione in trasfomazione incontrollata: seguiamo in parallelo le vicende del 1989 in piazza e quella della Cina e dei cinesi post-Tiananmen man mano che passano gli anni.
    La voce narrante è quella di Dai Wei, capo della sicurezza degli studenti in Piazza, che rimarrà per 10 anni in coma dopo esser stato colpito alla testa da un proiettile il 4 giugno 1989, dapprima con la sua esperienza diretta e poi con le percezioni del mondo che lo circondano: la mobilitazione studentesca è raccontata dall'interno, con la purezza degli ideali, la foga giovanile, ma pure i dissidi per la presa di potere, le incomprensioni, i tradimenti e le debolezze, mentre le trasformazioni politiche e sociali sono trasmesse indirettamente, tramite le parole della madre di Dai Wei, i suoni e gli odori.
    L'orrore del massacro si mescola alla dolcezza e alla malinconia dei ricordi del ragazzo.

    Lo stile di Ma Jian si appesantisce talvolta, sicuramente non è un romanzo propriamente scorrevole (ma spesso c'è lo zampino della revisione della moglie inglese, che ha modificato e "corretto" a parer suo diversi passaggi rendendoli secondo me meno lirici e meno "cinesi"), ma è impossibile non farsi trascinare in divesi passaggi, sperare con i personaggi e soffrire con loro.

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    Dama Heiko said on May 1, 2011 | Add your feedback

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    Io sono dell'idea che, come siano pochissimi i film che "meritano" di superare le due ore di durata, così un libro per superare le 600 (ma anche le 500) pagine deve avere dei meriti letterari elevatissimi. "Pechino è in coma" non è un capolavoro dell ...(continue)

    Io sono dell'idea che, come siano pochissimi i film che "meritano" di superare le due ore di durata, così un libro per superare le 600 (ma anche le 500) pagine deve avere dei meriti letterari elevatissimi. "Pechino è in coma" non è un capolavoro della letteratura mondiale, quindi secondo me è troppo lungo e questo lo penalizza nel numero di stellette che gli assegno. Anche perché ci ho messo davvero una vita a leggerlo. Però è fuor di dubbio che sia una lettura interessante, per quanto ampiamente sfrondabile, soprattutto nelle interminabili riunioni, controriunioni di organizzazioni, comitati e comitatini vari in seno alla protesta: un'idea ce l'eravamo già ampiamente fatta a meno di metà del libro. Il lirico crescendo finale, nel quale iniziano a sovrapporsi sempre più i due piani del racconto, merita, nella sua terrificante crudezza.

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    Jeremy said on Mar 22, 2011 | 2 feedbacks

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