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Pedro Páramo

By Juan Rulfo

(37)

| Paperback

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Book Description

119 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Para mí, un galimatías incomprensible.Y es una pena, porque se ve que el autor está sobrado para escribir.

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    Dani Brasco said on Oct 24, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non posso dare stelle a questo romanzo poiché è stato difficile leggerlo e pesante e lungo (solo 140 pagine che mi sono sembrate eterne). Ma come posso giudicare negativamente un libro che Gabriel Garcia Marquez così descrive: <<Alvaro Mutis sa ...(continue)

    Non posso dare stelle a questo romanzo poiché è stato difficile leggerlo e pesante e lungo (solo 140 pagine che mi sono sembrate eterne). Ma come posso giudicare negativamente un libro che Gabriel Garcia Marquez così descrive: <<Alvaro Mutis salì a grandi falcate i sette piani di casa mia con un pacco di libri, separò dal mucchio il più piccolo e mi disse ridendo forte “Leggi questa sciocchezza, cazzo, e impara!” Era Pedro Pàramo. Quella notte non riuscii a dormire prima di aver finito di leggerlo per la seconda volta>>???

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    Namid said on Oct 19, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    Forze sepolte

    Storia senza tempo, viaggio nell'interiorità, violenza dell'immaginazione: un romanzo che irrompe sulla scena con una magia, alla ricerca di un padre mitico e spirituale, e scivola nella notte poetica della lontananza. Da leggere più volte, senza rip ...(continue)

    Storia senza tempo, viaggio nell'interiorità, violenza dell'immaginazione: un romanzo che irrompe sulla scena con una magia, alla ricerca di un padre mitico e spirituale, e scivola nella notte poetica della lontananza. Da leggere più volte, senza riposo, per lasciarsene trasformare come a teatro, per sognare di ombre che ballano e colline che si incendiano. Racconto molteplice e selvaggio.

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    CosimoColbi said on Oct 15, 2014 | 2 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    "Dove i sogni mi hanno fatta dimagrire. Il mio paese, alto sulla pianura. Pieno di alberi e di foglie, come un salvadanaio dove abbiamo conservato i nostri ricordi. Sentirai che li ci si vorrebbe vivere per l'eternità. L'alba; il mattino; il mezzogiorno e

    la notte, sempre uguali; ma con la differenza dell'aria. Là, dove l'aria cambia il colore delle cose; dove la vita aleggia come se fosse un mormorio; come se fosse solo un mormorio della vita..."

    La nera terra di Comala esala, come una nebbia ...(continue)

    la notte, sempre uguali; ma con la differenza dell'aria. Là, dove l'aria cambia il colore delle cose; dove la vita aleggia come se fosse un mormorio; come se fosse solo un mormorio della vita..."

    La nera terra di Comala esala, come una nebbia umida, densa, soffocante, i pensieri ed i ricordi dei suoi morti, in una notte accesa da stelle gonfie e da una luna larga quanto il cielo. Nell'aria marcia quei pensieri zuppi di dolore, di pianto, si intrecciano incessantemente gli uni con gli altri sino a generare un grande albero nero, con nodose radici nel passato e una nuda chioma nel futuro, dentro e sopra il quale tutte le ombre di coloro che furono (nacquero, vissero e morirono portando sulle labbra, e dentro il cuore, un lamentoso silenzio) possono continuare a perdurare (non vivere) senza pace per raccontare al figlio ritrovato la loro triste storia e trascinare così anche lui, in un modo dolce ma inesorabile, a nutrire la terra.

    Con una scrittura rabdomantica, diretta, violenta, Rulfo fotografa un sogno luttuoso, dissoda la terra, pota l'albero, disvela, progressivamente, la mesta bellezza di un'anima collettiva (quella di Comala, quella del Messico, e oltre) piegata, violata, violentata (dal disgusto, dalla vergogna, dalla colpa, dai soprusi).
    Non esistono più né re né padroni: la morte ha il potere di trasformare anche l'uomo più potente in un mucchio di pietre, una spoglia lapide tra le centinaia che popolano il paese-cimitero di Comala.

    https://www.youtube.com/watch?v=PNCu5eCYcdE

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    alice said on Aug 28, 2014 | 2 feedbacks

  • 16 people find this helpful

    e ½ - Rilassati, non pensare a niente, chiudi gli occhi e … andiamo, vieni anche tu a conoscere mio padre

    «Venni a Comala perché mi dissero che qua viveva mio padre, un tal Pedro Páramo.» Aprite le porte, levate gli ormeggi, sbarazzatevi di telefonini, ipad, sveglie e orologi, e lasciatevi trasportare dalla fantasia di Juan Rulfo, padre figlio e spirito ...(continue)

    «Venni a Comala perché mi dissero che qua viveva mio padre, un tal Pedro Páramo.» Aprite le porte, levate gli ormeggi, sbarazzatevi di telefonini, ipad, sveglie e orologi, e lasciatevi trasportare dalla fantasia di Juan Rulfo, padre figlio e spirito santo del “realismo magico”.

    Dolores Preciado, a un passo dalla morte, si fa promettere dal figlio che si recherà a Comala per conoscere suo padre ed esigere ciò che gli spetta. Juan, seppellita l’adorata madre, che per anni gli aveva riempito la testa di magnifiche descrizioni della Comala che aveva abbandonato molti anni prima senza più farvi ritorno, parte alla ricerca del padre e, ben presto, si rende conto che, camminando su strade polverose, non si sta muovendo solo nello spazio ma anche nel tempo. Appena giunto a destinazione, Juan crede di vedere intorno a sé solo mura diroccate, abbandono e squallore ma ben presto deve convincersi che quella città, apparentemente abbandonata, è in realtà abitata dalle anime tormentate di coloro che lì sono vissuti e morti. È così che Juan incontra alcune donne, le quali, ricordandosi perfettamente di Doloritas, si prendono cura di lui come se fosse anche figlio loro e gli raccontano delle loro vite, inestricabilmente legate a quella di Comala e, ancor più saldamente, a quella di suo padre, di Pedro Páramo.

    Con una prosa che alterna dialoghi secchi a immagini estremamente liriche, Juan Rulfo, vincendo abilmente tutte le nostre difese razionali, ci fa immergere completamente nel mondo impossibile e pure tangibile che ha creato. Grazie a Juan, alle donne che gli raccontano delle loro vite e ad alcuni episodi occorsi molti anni prima ma ancora e per sempre immersi nel presente infinito di un posto tanto strano e affascinante, impariamo a conoscere quello che fu, né più né meno, il padrone di Comala: Pedro Páramo.

    Con il suo mondo abitato da spettri, Juan Rulfo descrive la situazione sociale che il suo Paese, il Messico, visse durante la prima metà del ’900: i soprusi dei grandi possidenti sui poveri e sulle popolazioni native, le infinite rivoluzioni, tutte destinate al fallimento per la scarsa rettitudine dei capi e per la corruzione perpetrata dai ricchi padroni, sempre pronti a piegare al loro volere tutto e tutti, compresa la chiesa, i cui pastori finivano immancabilmente per preferire le lusinghe dei lupi ai bisogni del gregge impaurito, e, ancor più penosa, la situazione nella quale erano costrette a vivere le donne: oggetti di piacere per i padroni e serve o poco più per i padri, i mariti e i figli.

    È un libro tanto breve “Pedro Páramo”, ma talmente pregno di eventi e ricco di spunti che se ne potrebbe parlare per ore. Conviene di gran lunga leggerlo. Se vorrete godervelo fino in fondo, però, dovrete essere disposti a mollare la presa sulla realtà materiale e lasciare che la scrittura di Rulfo vi trasporti oltre la barriera del razionale e del certo. Dovrete leggerlo con gli occhi chiusi.

    «Álvaro Mutis salì a grandi falcate i sei scalini di casa mia con un pacchetto di libri in mano, separò dal mucchio il più piccolo e sbellicandosi dal ridere mi disse: – Leggi questo, cazzo, e impara! – Era Pedro Páramo. Quella notte non potei dormire prima di averlo letto una seconda volta. Mai, dalla notte tremenda in cui lessi La Metamorfosi, dieci anni prima, in una lurida pensione per studenti a Bogotà, avevo provato una commozione simile».
    è parola di Gabriel García Márquez

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    Dan78 said on Jul 24, 2014 | 17 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    https://www.youtube.com/watch?v=1trbdC3UbZc

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    Araucana said on Jul 12, 2014 | 2 feedbacks

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