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Pedro Paramo

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Publisher: Grove Press

4.1
(847)

Language:English | Number of Pages: 124 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , German , French , Dutch , Portuguese , Polish

Isbn-10: 0802133908 | Isbn-13: 9780802133908 | Publish date:  | Edition Reprint

Translator: Margaret Sayers Peden

Also available as: Hardcover , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Desde su aparición en 1955, esta extraordinaria novela del mexicano Juan Rulfo se ha traducido a mas de treinta lenguas y ha dado lugar a multiples y permanentes reediciones en los países de la lengua hispana. Esta edición, única revisada y autorizada por la Fundación Juan Rulfo, debe ser considerada como su edicion definitiva.
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  • 5

    “Questo paese è pieno di echi. Sembra quasi che siano rinchiusi nei vuoti delle pareti o sotto le pietre. Quando cammini ti pare come se calpestassero le tue orme. Senti scricchiolii. Risate. Risate o ...continue

    “Questo paese è pieno di echi. Sembra quasi che siano rinchiusi nei vuoti delle pareti o sotto le pietre. Quando cammini ti pare come se calpestassero le tue orme. Senti scricchiolii. Risate. Risate ormai vecchissime, come stanche di ridere. E voci ormai logore dall’uso. Ecco ciò che senti. Penso che arriverà un giorno in cui tutti questi rumori si spegneranno”.

    Ci sono libri nei quali la letteratura sembra dispiegare tutte le sue potenzialità suadenti e immaginifiche, il suo potere di orchestrare e amplificare l’intensità emotiva – di rendersi insomma un’eco di tutto ciò che è indispensabile alla vita dello spirito che silenziosa ci accompagna – soffermandosi e sostando nell’incerto mondo dei morti, eleggendolo a proprio ambiente naturale, ben al di là della frenetica, vociante e provvisoria vita. Nella dimensione, anch’essa non ancora definitiva in cui, si suppone, si spera, o solo si fantastica, le ombre ancora si attardano a scrutare la vita, a serbarne il ricordo, trattenendone ancora per poco passioni e dolori, e i vivi, con le loro povere forze si lasciano coinvolgere dall’intuizione spesso spaventosa ma anche suggestiva che chi ha vissuto continui in qualche modo ad esistere, ad imprimere la propria impronta unica ed irripetibile sui luoghi che l’hanno visto esaltarsi nell’amore, soccombere al dolore e disperarsi nella desolazione. “Pedro Páramo” è uno di questi libri, e si dispiega nel territorio del limitare, lo rende un luogo abitabile, con la sua geografia e le sue storie; ed è un limitare fatto di quelle ultime cose che diventano, per sempre, le uniche possibili. E’ una strana danza macabra quella che risuona nelle pagine di Rulfo, perché è danzata da uomini morti e da uomini vivi, che convivono e si confondono scambiandosi i ruoli, giocando a confondere le carte, fingendo la vita o ingannando la morte e, comunque, congiurando per mantenere il lettore, anche lui, sul limitare della certezza. Ed è una cosa che, se inizialmente confonde e destabilizza, ben presto affascina e predispone all’ascolto. Perché questo è un libro colmo di voci e di presenze, affollato di presenze tanto quanto invece desolato, vuoto e deserto è Comala, il villaggio che è la meta del protagonista, del suo viaggio alla ricerca delle proprie origini. Anch’esso dipinto di volta in volta come luogo paradisiaco: “Pianure verdi. Veder ondeggiare l’orizzonte con il vento che muove le spighe, l’incresparsi della sera con la pioggia capricciosa. Il colore della terra, l’odore dell’erba e del pane. Un paese che profuma di miele appena versato…”, o come terra maledetta: “Ci sono paesi che sanno di sventura. Si riconoscono subito appena si respira un po’ della loro aria vecchia e intorpidita, povera e fiacca come tutto ciò che è vecchio […] questo è un paese disgraziato; tutto impregnato di disgrazia”. Perché diversi sono gli occhi che lo guardano, diversa la memoria che lo rievoca, offuscata da illusioni o disillusioni ogni volta diverse. Sono ombre quelle che affollano le case abbandonate e i viottoli del paese silenzioso, tenute legate alla terra dall’eco ancora potente delle loro vite; sono ombre ma sanno fingersi vive forse perché gli stessi vivi sono, più di loro, evanescenti e non sanno se e quando supereranno il confine che da loro li separa o se lo hanno già superato. “Qui appena fa buio c’è sempre d’aver paura. Se lei vedesse quante anime vagano per le strade. Cominciano a venir fuori appena fa buio. E non piace a nessuno vederle. Sono tante, e noi siamo così pochi che non ci affanniamo neppure a pregare perché trovino pace. Le nostre preghiere non potrebbero bastare per tutte. Forse toccherebbe a ciascuna appena un versetto del padrenostro. E questo non gli può servire a nulla. E poi ci sono di mezzo i nostri peccati. Nessuno di quelli che ancora vivono è in grazia di Dio. Nessuno potrà alzare gli occhi senza sentirli subito sporchi di vergogna”. Peccati, perché la prosa di Rulfo, così poetica e struggente, va dipingendo un mondo a tinte forti, senza mezze misure, violento, colmo d’oltraggi, di vittime inermi e di impietosi persecutori, il mondo primordiale e sanguigno su cui regnano la forza e l’arroganza del potere, su cui regna Pedro Páramo, “la cattiveria in persona”. E’ il peso di questa violenza che sopravvive alla morte a tenere le anime ancorate alla terra, anime del purgatorio, le chiama Rulfo, che vagabondano senza perdono e che mai potranno ottenerlo. Come si faccia a fare poesia maneggiando una materia così pesante e stolida, apparentemente cieca e sorda alle esigenze dello spirito, è insieme il mistero e il fascino di questo bellissimo libro. C’entrano le voci, i sussurri, i palpiti che riempiono i silenzi, c’entrano le donne, serve e complici, nutrici, succubi e fedeli nel loro amore, anche se colpevole e dannato; e c’entra il cuore che, sordo a tutto il resto, perpetua, fino alla fine, e oltre, i suoi battiti: “C’era una luna grande in mezzo al mondo. I miei occhi si perdevano nel guardarti. I raggi della luna ti solcavano il volto. Non mi stancavo di guardare quell’apparizione che eri tu. Dolce, solcata di luna; la bocca tappezzata, intrisa, inondata di stelle; il tuo corpo velato dall’acquerugiola della notte. Susanna, Susanna San Juan”.

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  • 4

    Una Spoon River messicana ..questa è la mia sensazione, racconti di donne e uomini dove il sogno si confonde con la realtà, la morte con la vita e ti rendi conto di essere in una dimensione che non ca ...continue

    Una Spoon River messicana ..questa è la mia sensazione, racconti di donne e uomini dove il sogno si confonde con la realtà, la morte con la vita e ti rendi conto di essere in una dimensione che non capisci ma che ti avvolge in un qualche modo.

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  • 2

    Devo dire che questa volta non ci siamo proprio. O almeno io non ci sono riuscita
    E quindi questa è una “non recensione” dal momento che non sono riuscita a farmi prendere da questo romanzo, che fors ...continue

    Devo dire che questa volta non ci siamo proprio. O almeno io non ci sono riuscita
    E quindi questa è una “non recensione” dal momento che non sono riuscita a farmi prendere da questo romanzo, che forse neanche romanzo può essere definito, non sono riuscita ad entrarci e ad apprezzarlo.
    Frammentatissimo, decisamente troppo, senza una traccia, senza un filo che ti permetta di seguirlo e di entrarci un po’ dentro. Il disorientamento inizia dopo le primissime pagine e ti accompagna per tutto il libro. Non appena inizi a delineare un personaggio o una situazione o un dialogo di senso compiuto, la riga dopo si passa completamente ad altro, senza nessun nesso logico apparente (almeno per me…)
    Di cosa parla? Non so rispondere. Sono immagini, frammenti, momenti. Se hai la fortuna che un frammento ti colpisca e ti resti addosso bene. Altrimenti come è successo a me, si chiude il libro con un enorme Mahhhh!!!

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  • 4

    Pedro Páramo es el título del libro, el padre, “un rencor vivo”. Juan Preciado es quien empieza a narrar su historia, la búsqueda de Pedro Páramo por la solicitud de la madre en su lecho de muerte. C ...continue

    Pedro Páramo es el título del libro, el padre, “un rencor vivo”. Juan Preciado es quien empieza a narrar su historia, la búsqueda de Pedro Páramo por la solicitud de la madre en su lecho de muerte. Comala es el escenario de la historia y verdadera protagonista: una ciudad fantasma hecha de murmullos, ecos y susurros, vivos y lejanos, que exudan de las calles y de los muros. La ciudad está envuelta en una cortina de voces y vidas, aparece congelada en un tiempo cíclico que no muere.
    Juan Rulfo es el autor y nos regala una poesía que escurre suave entre las páginas, nos cuenta de un México campesino oprimido por las revoluciones y la arrogancia de los patrones.

    “Pedro Páramo” es un viaje cruel y mágico dentro de la imaginación, un soñar con múltiples sombras, una búsqueda espiritual sin descanso. Es un clásico, una lectura compleja que hay que leer y re-leer más y más veces.

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  • 5

    Pedro Paramo è fatto di sussurri e mormorii, echi lontani che trasudano dai muri e dalle strade di un villaggio fantasma, avvolto nella polvere del tempo, congelato in un'età misteriosa e stregata. So ...continue

    Pedro Paramo è fatto di sussurri e mormorii, echi lontani che trasudano dai muri e dalle strade di un villaggio fantasma, avvolto nella polvere del tempo, congelato in un'età misteriosa e stregata. Sono voci che raccontano tante storie, testimoniano i ricordi, le vite degli uomini e delle donne vissuti nella desolazione di un Messico contadino ormai allo stremo, dilaniato dalle rivoluzioni e dal pugno di ferro dei proprietari terrieri. Una scrittura morbida e pacata che è pura poesia, una commozione che cresce nel riconoscere e sentire vivida la nobiltà e la fierezza di un popolo che non possiede nulla se non l'accettazione della propria realtà e del proprio essere al mondo.

    "Pedro Paramo è un'opera al meno. E' il lavoro della sottrazione continua. Una narrazione senza le astuzie del romanzo. Un brano di Storia senza date e senza eroi. Un tempo immobile. Una metafisica senza mondo. Non solo un libro di poche pagine, ma un libro con meno pagine"

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  • 0

    Non posso dare stelle a questo romanzo poiché è stato difficile leggerlo e pesante e lungo (solo 140 pagine che mi sono sembrate eterne). Ma come posso giudicare negativamente un libro che Gabriel Gar ...continue

    Non posso dare stelle a questo romanzo poiché è stato difficile leggerlo e pesante e lungo (solo 140 pagine che mi sono sembrate eterne). Ma come posso giudicare negativamente un libro che Gabriel Garcia Marquez così descrive: <<Alvaro Mutis salì a grandi falcate i sette piani di casa mia con un pacco di libri, separò dal mucchio il più piccolo e mi disse ridendo forte “Leggi questa sciocchezza, cazzo, e impara!” Era Pedro Pàramo. Quella notte non riuscii a dormire prima di aver finito di leggerlo per la seconda volta>>???

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  • 5

    Forze sepolte

    Storia senza tempo, viaggio nell'interiorità, violenza dell'immaginazione: un romanzo che irrompe sulla scena con una magia, alla ricerca di un padre mitico e spirituale, e scivola nella notte poetica ...continue

    Storia senza tempo, viaggio nell'interiorità, violenza dell'immaginazione: un romanzo che irrompe sulla scena con una magia, alla ricerca di un padre mitico e spirituale, e scivola nella notte poetica della lontananza. Da leggere più volte, senza riposo, per lasciarsene trasformare come a teatro, per sognare di ombre che ballano e colline che si incendiano. Racconto molteplice e selvaggio.

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  • 4

    "Dove i sogni mi hanno fatta dimagrire. Il mio paese, alto sulla pianura. Pieno di alberi e di foglie, come un salvadanaio dove abbiamo conservato i nostri ricordi. Sentirai che li ci si vorrebbe vivere per l'eternità. L'alba; il mattino; il mezzogiorno e

    la notte, sempre uguali; ma con la differenza dell'aria. Là, dove l'aria cambia il colore delle cose; dove la vita aleggia come se fosse un mormorio; come se fosse solo un mormorio della vita..."

    La n ...continue

    la notte, sempre uguali; ma con la differenza dell'aria. Là, dove l'aria cambia il colore delle cose; dove la vita aleggia come se fosse un mormorio; come se fosse solo un mormorio della vita..."

    La nera terra di Comala esala, come una nebbia umida, densa, soffocante, i pensieri ed i ricordi dei suoi morti, in una notte accesa da stelle gonfie e da una luna larga quanto il cielo. Nell'aria marcia quei pensieri zuppi di dolore, di pianto, si intrecciano incessantemente gli uni con gli altri sino a generare un grande albero nero, con nodose radici nel passato e una nuda chioma nel futuro, dentro e sopra il quale tutte le ombre di coloro che furono (nacquero, vissero e morirono portando sulle labbra, e dentro il cuore, un lamentoso silenzio) possono continuare a perdurare (non vivere) senza pace per raccontare al figlio ritrovato la loro triste storia e trascinare così anche lui, in un modo dolce ma inesorabile, a nutrire la terra.

    Con una scrittura rabdomantica, diretta, violenta, Rulfo fotografa un sogno luttuoso, dissoda la terra, pota l'albero, disvela, progressivamente, la mesta bellezza di un'anima collettiva (quella di Comala, quella del Messico, e oltre) piegata, violata, violentata (dal disgusto, dalla vergogna, dalla colpa, dai soprusi).
    Non esistono più né re né padroni: la morte ha il potere di trasformare anche l'uomo più potente in un mucchio di pietre, una spoglia lapide tra le centinaia che popolano il paese-cimitero di Comala.

    https://www.youtube.com/watch?v=PNCu5eCYcdE

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