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Pedro Paramo

By Juan Rulfo

(71)

| Paperback | 9780802133908

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Book Description

Desde su aparición en 1955, esta extraordinaria novela del mexicano Juan Rulfo se ha traducido a mas de treinta lenguas y ha dado lugar a multiples y permanentes reediciones en los países de la lengua hispana. Esta edición, única revisada y autoriza Continue

Desde su aparición en 1955, esta extraordinaria novela del mexicano Juan Rulfo se ha traducido a mas de treinta lenguas y ha dado lugar a multiples y permanentes reediciones en los países de la lengua hispana. Esta edición, única revisada y autorizada por la Fundación Juan Rulfo, debe ser considerada como su edicion definitiva.

115 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    https://www.youtube.com/watch?v=1trbdC3UbZc

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    Araucana said on Jul 12, 2014 | Add your feedback

  • 20 people find this helpful

    I libri che fondano generi, non possono essere giudicati attraverso questi. Essi fanno parte della schiera degli inimitabili, sono archetipici; misteriosamente alieni al mondo e da esso venerati.
    Juan Rulfo ha scritto Pedro Paramo nel 1955, dopo una ...(continue)

    I libri che fondano generi, non possono essere giudicati attraverso questi. Essi fanno parte della schiera degli inimitabili, sono archetipici; misteriosamente alieni al mondo e da esso venerati.
    Juan Rulfo ha scritto Pedro Paramo nel 1955, dopo una serie di racconti che in qualche modo preannunciavano il suo opus magnum, e molti hanno cercato di seguire la sua scia, una scia che hanno chiamato, con scarsa benevolenza, realismo magico. Rulfo ha poi taciuto per sempre o forse è morto della stessa morte dei suoi personaggi. Un gentile trapasso, con un mormorio timido, un razzolare nel purgatorio delle sue visioni così compatte e aderenti alla realtà sociale messicana, e di quella di tutta l’America latina. Nessuno l’ha più sentito.
    Ma come spesso accade, gli alti tradimenti sono quelli dove il delitto è contro chi ci ha insegnato qualcosa, contro chi era dalla nostra parte. Rulfo è stato per certi versi tradito dai suoi epigoni, e un libro come Pedro Paramo è stato riscritto in lingue che sono più esili dei mormorii dei morti di Comala.
    Come tutti i libri fantastici, ha fatti la cui realtà non possiamo indagare o decifrare; i presunti fantasmi, i mormorii, l’aridità metafisica dei luoghi e la pioggia, i cavalli solitari e sciolti in corsa sulle pianure, sono solo pezzi di un mondo che non ha mai trovato una voce. Ci devono venire incontro e aiutarci secoli di letteratura, di sogni e di visioni. La narrazione, l’iteratività delle azioni e dei nomi, le versioni differenti dello stesso paese hanno il registro onirico. Eppure la scrittura è precisa, cristallina. Il potenziale icastico delle descrizioni e delle rappresentazioni è superbo.
    Forse è un libro che parla della morte, questa fragile e lenta asfissia. Sicuramente parla di solitudine: epicentro del mondo latinoamericano, tormento dell’esilio, mare sconfinato e profondo. Bisogna arrivare alla fine per capire che prestare attenzione alle voci è un dettaglio che distrae dalla sostanza, che tutti gli uomini sentono la pena del vivere allo stesso modo.
    Quando al protagonista la donna chiede cosa l’abbia portato a Comala, Juan Preciado non ha dubbi e risponde: l’illusione. Non ci vuole molto a capire a cosa alluda il ragazzo, l’alta speranza riposta nel suo giovane cuore, risonante nelle parole che la madre gli affida poco prima di morire: fagli pagare caro l’oblio in cui ci ha lasciati.
    E’ l’illusione dell’incontro, della conoscenza dell’altro, del possibile. L’oblio è figlio della solitudine e della morte, ma non di una donna. Le donne, in Rulfo, sono tutte solidali. Juan Preciado è figlio di tutte le donne di Comala e da tutte è stato partorito.

    Con Pedro Pàramo, Rulfo ha scritto uno dei migliori romanzi contemporanei. Come per Montale, per Kafka, per la Dickinson, per Ungaretti, anche per Juan Rulfo ognuno sta solo sul cuor della terra. Trafitto da un raggio di luce. Luce di luna a Comala. Brivido azzurro.
    Ed è subito sera.

    Pedro Paramo aprì la porta e si mise accanto a lei, lasciando che un raggio di luce cadesse su Susana San Juan. Vide i suoi occhi chiusi come quando si sente un dolore dentro; la bocca umida, dischiusa, e le lenzuola scostate da mani incoscienti fino a mostrare le nudità del suo corpo che cominciò a contorcersi in convulsioni.
    Poi sentì che la testa le si conficcava nel ventre. Cercò di staccare il ventre dalla testa; di mettere da parte quel ventre che le schiacciava gli occhi e le mozzava il respiro; ma si rovesciava sempre più come se affondasse nella notte.

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    sigurd said on Jul 7, 2014 | 15 feedbacks

  • 4 people find this helpful

    Bienvenidos a Comala

    "Era provocatore di sogni. Questo è ciò che veramente era"

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    Roberto Novaresio said on Jun 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un realismo sin troppo magico. Punti di vista troppo alternati, visioni...

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    VaMu said on May 6, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    Allora, questo romanzo ha una storia. Avevo appena finito di leggere (estasiato) “Il trono dell’aquila”, di Carlos Fuentes, ed ero ebbro di Messico. Allora leggiucchiando qua e là ho scoperto che Fuentes era considerato il più grande scrittore messic ...(continue)

    Allora, questo romanzo ha una storia. Avevo appena finito di leggere (estasiato) “Il trono dell’aquila”, di Carlos Fuentes, ed ero ebbro di Messico. Allora leggiucchiando qua e là ho scoperto che Fuentes era considerato il più grande scrittore messicano assieme ad Octavio Paz ed a tale Juan Rulfio. Ora, va bene Octavio Paz, ma io di questo Juan Rulfio non avevo mai sentito parlare. Vado su Wikipedia e leggo questa cosa a proposito del suo romanzo più famoso, “Pedro Paramo”: “È nota la dichiarazione di Gabriel García Márquez a proposito del romanzo: “Álvaro Mutis salì a grandi falcate i sei scalini di casa mia con un pacchetto di libri in mano,
    separò dal mucchio il più piccolo e sbellicandosi dal ridere mi disse: – Leggi questo, cazzo, e impara! – Era Pedro Paramo. Quella notte non potei dormire prima di averlo letto una seconda volta. Mai, dalla notte tremenda in cui lessi La Metamorfosi, dieci anni prima, in una lurida pensione per studenti a Bogotà, avevo provato una commozione simile”. Ed a quel punto non potei non comprarlo e leggerlo al volo. 2 volte. E’ un romanzo breve ubriacante, in cui una serie di sospiri, sussurri di anime morte vagano sperdute in un paese fantasma: l’idea di questo romanzo, ampliata, rimaneggiata, magnificata dalla penna di Garcia Marquez diventerà 100 anni di solitudine.

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    Jellybelly said on Apr 22, 2014 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    -E la tua anima?Dove credi sia andata?-Starà vagando sulla terra come tante altre...

    “Quando mi sedetti a morire lei mi pregò di alzarmi e di continuare a trascinare la vita,come se ancora aspettasse qualche miracolo che mi lavasse via le colpe. Non ci provai nemmeno:”Qui termina la strada-le dissi-Non ho più forze per altro.”E apr ...(continue)

    “Quando mi sedetti a morire lei mi pregò di alzarmi e di continuare a trascinare la vita,come se ancora aspettasse qualche miracolo che mi lavasse via le colpe. Non ci provai nemmeno:”Qui termina la strada-le dissi-Non ho più forze per altro.”E aprii la bocca perché se ne andasse. E se ne andò.” .
    Dove sono Miguel Paramo,che cadde da cavallo,e il Padre Renteria incapace di dare l’assoluzione,e Dorotea che incessantemente va alla ricerca di suo figlio,e Fulgor Sedano l’amministratore…”Tutti,tutti dormono sulla collina”(cit.)
    Come in una Spoon River sudamericana,ma senza tombe e colline e come epitaffi i bisbigli attraverso i muri. Rumori di voci. Trascinarsi di passi lenti di chi porta qualcosa di pesante . Un intero paese ,la sua storia e quella dei suoi abitanti ,affiora attraverso il lento mormorare dei morti…Juan Preciado ascolta i loro racconti credendo di essere vivo .Non sapendo ancora che la sua voce ormai è diventata un mormorio tra gli altri .”L’alba andò spegnendo i miei ricordi. Udivo di tanto in tanto il suono delle parole e notavo la differenza. Perchè le parole che avevo udito fino ad allora,e solo allora lo seppi,non avevano nessun suono,non suonavano;si sentivano;ma senza suono,come quelle che si sentono nei sogni.”
    Miseria,brutale violenza ,arroganza del potere;questi sono il minimo comune denominatore di tutti i loro racconti. “Già di per sé la vita è una fatica. L’unica cosa che ti muovere i piedi è la speranza che quando muori ti portino da un posto a un altro;ma quando ti chiudono una porta e quella che rimane aperta è unicamente quella dell’inferno,è meglio non essere neppure nata…” La rassegnazione dei personaggi è un altro elemento che affiora,qua e là,il chinare il capo di fronte le prepotenze dei padroni terrieri,il contemplare le angherie e i soprusi come si contemplano le gocce d’acqua in una giornata di pioggia.

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    michela said on Nov 8, 2013 | 2 feedbacks

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