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Pensare la storia

Di

Editore: SugarCo

4.3
(31)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 688 | Formato: Altri

Isbn-10: 8871985125 | Isbn-13: 9788871985121 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: History

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Descrizione del libro
"Pensare la storia" (1992), "La sfida della fede" (1993), "Le cose della vita" (1995): sono i titoli dei tre volumi che hanno raccolto quanto Vittorio Messori pubblicò in "Vivaio". Questa rubrica, ospitata dal quotidiano Avvenire e divenuta presto popolare, ha destato entusiasmo tra i cattolici e indignazione in certo mondo sia laico che, talvolta, clericale. In effetti, Messori era "politicamente scorretto" riflettendo sulla realtà di ieri e di oggi alla ricerca della verità, al di là dei miti, e riproponendo una prospettiva cattolica fedele all'ortodossia. Una prospettiva distante da quella della cultura egemone, con le sue ipocrisie, manipolazioni, superficialità; ma lontana pure da quella di un cattolicesimo "modernista".
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  • 2

    Pur tenendo conto che si tratta di pezzi giornalistici e non di articoli scientifici, debbo dire che la lettura di questa silloge, che mi ha tolto per un pezzo ogni desiderio di leggere altri libri di Messori, m'induce a credere che le qualità di apologeta per cui egli è diventato celebre e osann ...continua

    Pur tenendo conto che si tratta di pezzi giornalistici e non di articoli scientifici, debbo dire che la lettura di questa silloge, che mi ha tolto per un pezzo ogni desiderio di leggere altri libri di Messori, m'induce a credere che le qualità di apologeta per cui egli è diventato celebre e osannato si basino più su buone capacità di usare gli strumenti retorici, che sull'abilità nel confutare con metodo e serietà documentaria le tesi che di volta in volta contrasta. L'intento di Messori non è né peregrino né fuori luogo: egli vuole sfatare pregiudizi e leggende nere anticattolici; beninteso, questo è un lavoro da storico: ma lo storico, al contrario dell'apologeta, si ferma quando non trova più evidenze a favore della propria contro-tesi, o ne trova a favore della tesi che vorrebbe confutare. A volte, poi, il giuoco gli prende la mano: ecco allora che passa comodamente come uno schiacciasassi su acquisizioni antropologiche, psicologiche o sociologiche solo perché fanno ombra alle sue idee religiose; d'altronde, ha facile presa sul lettore ed è anche difficile controargomentare puntualmente ai suoi ragionamenti in quanto, scrivendo appunto da corsivista e non da storico, attribuisce genericamente le posizioni contrarie alle sue ad anticlericali, scienziati o studiosi non meglio precisati, costringendo così il "laicista cattivo" a sudare sette camicie se gli vuole rispondere. Segnalo infine un altro vezzo di Messori: quello di portare a conforto dei propri assunti citazioni - stavolta sì esplicite - di studiosi di area non cattolica, per esempio di Popper contro Marx e Freud; ovviamente, nel far ciò si guarda bene non solo dal contestualizzare la citazione (e così magari, come fa un altro corsivista cattolico, Rino Cammilleri, uno fa diventare filoinquisitoriale perfino Adriano Prosperi), ma anche, spesso, dall'usare un'auctoritas che sia valida allo scopo: in questa maniera, Messori potrebbe dimostrare altrettanto bene che Proust è una specie di Liala francese, semplicemente citando il famigerato parere di Gide a Gallimard, secondo cui nella Recherche c'erano "troppe duchesse".

    ha scritto il 

  • 2

    La tesi di fondo è, con ogni probabilità, corretta: molte letture della storia della chiesa ne esagerano le colpe e sono dovute più ad un ideologico anticlericalismo che alla fedeltà alla verità. A questo si accompagna la lettura della storia reazionaria (per lo meno da De Maistre in giù), per cu ...continua

    La tesi di fondo è, con ogni probabilità, corretta: molte letture della storia della chiesa ne esagerano le colpe e sono dovute più ad un ideologico anticlericalismo che alla fedeltà alla verità. A questo si accompagna la lettura della storia reazionaria (per lo meno da De Maistre in giù), per cui tutti i mali del mondo vengono dalla riforma protestante (c he ha generato l'illuminismo che ha generato la rivoluzione francese che ha generato il comunismo, il nazismo e la massoneria).

    Fatta salva qualche perla sparsa per le 700 e passa pagine del libro (proprio quando il pugnace spirito messoriano si attutisce e fa largo al racconto delle bellezze storiche e spirituali della chiesa), il tono saccente, polemico e provocatorio di Messori è insopportabile, ed ingiustificato. Non conosco molti degli argomenti di cui scrive Messori, ma su quei pochi che conosco ho riscontrato spesso semplificazioni e grossolanità.

    Ad ogni piè sospinto, "scopre" una ferrea legge storica. Le leggi scoperte sono tante e così Messori cade in contraddizione: prima scrive che non ci sono cambianti socio-politici endogeni (145), poi scrive che nessun impero decade se non per cause interne (184).

    Dà continue lezioni a politologi e sociologi, come sulla guerra jugoslava. Gli sciocchi non hanno capito che la fonte vera di quella tragedia balcanica è il peccato originale. Rimane da capire come mai gli svizzeri è da un po' che vivono in pace. Verso il peccato originale è concetrato maggiormente in quella parte del globo.

    Nella sua ossessione polemica, Messori cita raramente il bersaglio delle proprie frecciate. Di solito si limita a fare una caricatura di idee senza padrone. Ad esempio il movimento ecumenico è composto da fricchettoni "volemose bene". In un caso se la prende con una teologa femminista e riesce nell'impresa di citare l'opera senza mai nominare l'autrice. L'unica lodevole eccezione è la netta polemica contro Raniero Lavalle.

    Quando è arrivato a difendere il clientelarismo, perchè "cattolico", ho avuto la forte tentazione di chiudere il libro. Ho continuato, mi sono sciroppate perfino le tirate contro De Las Casas, e, tutto sommato, ne è valsa la pena.

    ha scritto il 

  • 5

    Ottimo per chiarirsi le idee.

    Un po' di "verità" storica nel mezzo del pattume propinatoci troppo spesso dalla storiografia "ufficiale".


    Uno sguardo inedito su alcuni momenti storici troppo spesso usati a fini politici ed ideologici (dalle crociate all'inquisizione, dalla conquista del sud-america all'unità d'Italia).< ...continua

    Un po' di "verità" storica nel mezzo del pattume propinatoci troppo spesso dalla storiografia "ufficiale".

    Uno sguardo inedito su alcuni momenti storici troppo spesso usati a fini politici ed ideologici (dalle crociate all'inquisizione, dalla conquista del sud-america all'unità d'Italia).

    Libro facile e avvincente, ottimo anche per consultazione essendo suddiviso in brevi pillole. Da non perdere per costruirsi una conoscenza critica sulla propria storia.

    ha scritto il