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Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani

Di

Editore: Feltrinelli (Universale economica n. 2076)

3.7
(582)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 197 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807720760 | Isbn-13: 9788807720765 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Emil Costantin Sabau è un tredicenne rumeno immigrato illegalmente in Italia. Vive a Torino, affidato a se stesso e alla sua voglia di resistere e affrancarsi da un destino avverso. A fargli compagnia solo l'amico del cuore, Marek, e l'eroe prediletto, Tex Willer. Nonostante sia accolto in casa da un giovane e ricco architetto, ben presto Emil decide di partire e andare alla ricerca del nonno paterno, un artista di strada che gli scrive lettere vivaci in una strana lingua meticcia, e che è stato visto l'ultima volta a Berlino. Durante il suo viaggio attraverso i confini dell'Europa, Emil incontra e si scontra con nuovi compagni di strada, districandosi tra speranze e illusioni, e cercando, giorno dopo giorno, una nuova collocazione nel mondo. Sullo sfondo di grandi questioni internazionali, ma con lo sguardo rivolto alla quotidianità della vita, Fabio Geda scrive con empatia e leggerezza un fresco e moderno romanzo di formazione. Una narrazione che fa ancora sperare nel futuro.
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  • 3

    fondamentale avere occhi da bambino

    Per poter apprezzare questo libro (che, diciamolo, non rimarrà nella storia della letteratura come un capolavoro assoluto) bisogna abdicare al giudizio spesso cinico, caustico, e molto puntiglioso del ...continua

    Per poter apprezzare questo libro (che, diciamolo, non rimarrà nella storia della letteratura come un capolavoro assoluto) bisogna abdicare al giudizio spesso cinico, caustico, e molto puntiglioso dell'adulto, per lasciarsi trasportare in una vicenda (molto) surreale, con gli occhi le orecchie e la testa di un bambino non ancora adulto. in questo può essere utile, se non fondamentale, la presenza di un pargolo che parla allo stesso modo del protagonista, che magari, apprendendo una parola nuova, la ripeta allo sfinimento per un paio di settimane, che ti sfinisce con la trama di qualche cartone animato o qualche fumetto, che, insomma, ti dia la chiave di lettura per questo libo. Libro che, come già detto, non è sicuramente un capolavoro, ma è godibile ed assolve in maniera onesta il compito che ha ogni libro: accompagnarti in un viaggio, reale o fantastico che sia.

    ha scritto il 

  • 5

    Il romanzo d’esordio di Fabio Geda, che ho acquistato dopo aver molto apprezzato “L’estate alla fine del secolo”. Mi ha confermato un autore eccellente, capace di raccontare il mondo di un adolescente ...continua

    Il romanzo d’esordio di Fabio Geda, che ho acquistato dopo aver molto apprezzato “L’estate alla fine del secolo”. Mi ha confermato un autore eccellente, capace di raccontare il mondo di un adolescente. Nota bene: sono estremamente carogna con chi scrive di bambini e adolescenti, richiedo una sensibilità e un pudore che è di pochi perché mi devi emozionare ma senza cercare di stringermi alla gola e soffocarmi. E poi pretendo credibilità, perché un adolescente non solo ha un suo linguaggio ma ha anche costruzioni proprie, e schiemi di pensiero che non sono quelli dell’adulto.
    Questo Emil, tredicenne rumeno, che parte da Torino alla ricerca del nonno tra Germania, Francia e Spagna, è semplicemente straordinario. Con uno sguardo limpido, di una semplicità stupefacente guarda scorrere l’Europa ai suoi piedi, incontra giovani e adulti come lui on the road (e per questo lontani da un certo nostro modello di normalità) e con loro fa un pezzo di strada. Cito una delle riflessioni che mi hanno colpito di più: a un amico (adulto) che dice che un sacco di gente sceglie di non avere casa, risponde che… un sacco di gente non può avere casa. Ma puoi sempre fingere che non sia così, convincerti che in realtà hai solo allargato le pareti. Così non ti senti mai lontano.
    Qualcuno magari dirà che queste non sono considerazioni da tredicenne: ma quel qualcuno si sbaglia, sono proprio considerazioni da tredicenne, queste. Prive di filosofie, metapensieri, elucubrazioni volte a sfuggire la realtà, le stesse che fanno dire all’adulto che c’è gente che sceglie una vita che in realtà nessuno vorrebbe.
    Ma il libro è a due voci, e l’altra è quella di un designer torinese sulla cresta dell’onda, che molto ha a che fare con Emil e la sua partenza. Geda lo fa narrare in prima persona e naturalmente qui il linguaggio è completamente diverso, ed è diverso lo sguardo sul mondo. Vorresti disprezzarlo, ma in qualche modo – non so come – ne vedi la solitudine e la fragilità, e nel capitolo finale è scritta la lotta tra istinto e coscienza come di rado mi è capitato di leggere.
    C’è molto dolore e molta solitudine, in queste pagine, ma restano sullo sfondo, e la storia che leggiamo è godibile, in qualche punto esilarante, molto visiva. Bello, ma proprio bello.

    ha scritto il 

  • 4

    Un piccolo libro delizioso. I pensieri, gli incontri, le esperienze di un intelligente ragazzino rumeno che, in cerca di suo nonno, gira mezza Europa per ritrovarlo. 4 stelline, quasi 5

    ha scritto il 

  • 3

    E' godibile, si fa leggere.
    E' prodromico a Nel mare ci sono i coccodrilli ed è come se stesse facendo le prove per qualcosa di meglio. E' irreale negli incastri fortunosi, nella staffetta degli accom ...continua

    E' godibile, si fa leggere.
    E' prodromico a Nel mare ci sono i coccodrilli ed è come se stesse facendo le prove per qualcosa di meglio. E' irreale negli incastri fortunosi, nella staffetta degli accompagnatori, nell'abbraccio corale.
    Ma è divertente!
    Affronta tanti temi che offrono altrettanti spunti di riflessione, stupisce perchè succedono tante cose, non ti molla chiusa la quarta di copertina perchè lascia tanti sospesi.
    Poi il finale è bello: il viaggio non finisce, inizia lì.

    ha scritto il 

  • 2

    Non è convincente questo racconto di viaggio di un tredicenne romeno in fuga, peraltro sorretto da un intreccio piuttosto debole. Durante tutta la lettura ho sempre avvertito la sensazione che mancass ...continua

    Non è convincente questo racconto di viaggio di un tredicenne romeno in fuga, peraltro sorretto da un intreccio piuttosto debole. Durante tutta la lettura ho sempre avvertito la sensazione che mancasse qualcosa, un messaggio, una riflessione.

    ha scritto il 

  • 3

    primo romanzo di Geda e il meno bello, a mio avviso... I personaggi sono sempre ben caratterizzati e anche le situazioni sono interessanti. Il problema è che le dinamiche tra i personaggi sono complet ...continua

    primo romanzo di Geda e il meno bello, a mio avviso... I personaggi sono sempre ben caratterizzati e anche le situazioni sono interessanti. Il problema è che le dinamiche tra i personaggi sono completamente sballate. In particolare è poco credibile che il protagonista riesca a intessere tanto facilmente dei rapporti d'amicizia con dei perfetti sconosciuti, dopo quello che ha passato. A parte questo, la stoffa c'è, e si vede!

    ha scritto il 

  • 4

    un ragazzino rumeno in Italia si trova solo e parte alla ricerca del nonno strampalato e artista, avventurandosi per mezza Europa in un viaggio di fortuna, paura e solidarietà. Bello, crudo e tenero a ...continua

    un ragazzino rumeno in Italia si trova solo e parte alla ricerca del nonno strampalato e artista, avventurandosi per mezza Europa in un viaggio di fortuna, paura e solidarietà. Bello, crudo e tenero allo stesso tempo, attuale. Originale, oltre che per lo snodarsi della trama, anche per lo stile di narrazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Una nuova lettura, come promesso, per Fabio Geda con il suo esordio letterario "Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani". Come nel caso de "L'estate alla fine del secolo" (la mia precedente e ...continua

    Una nuova lettura, come promesso, per Fabio Geda con il suo esordio letterario "Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani". Come nel caso de "L'estate alla fine del secolo" (la mia precedente e prima lettura), ancora uno splendido racconto di formazione, protagonista un tredicenne lettore di fumetti (Tex, i cui volumi vanno velocemente a finire nello zaino per una improvvisa partenza, infilati nell'ordine dopo maglioni e mutande e prima di spazzolino e soldi) che cresce, impara, arricchisce il proprio vocabolario, si educa, in maniera immersiva, 'sporca', nel mondo che esiste anche oltre le mura degli edifici scolastici, un mondo fatto di letture, visioni, incontri, giochi. Viaggiare è come andare a scuola, forse è molto meglio che andare a scuola, e a un certo punto, non si può sapere quando, non si è più se stessi, il se stessi di prima, l'io è un altro, si è trasformati, mutati, evoluti "come un Pokémon, anzi, meglio di un Pokémon del cazzo, molto meglio". "C'è chi ha una vita come il Mississippi, liquida, lenta, fertile, e chi, come Tex, rischia ogni giorno di morire di sete nel deserto del sale, di sfracellarsi giù da una scarpata o di congelare sotto una tormenta": la mutante vita (pre)adolescente è più simile a un'avventura a fumetti.

    ha scritto il 

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