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Per le antiche scale

By Mario Tobino

(221)

| Others | 9788804492511

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Book Description

Sorge su una collina un castello, trasformato in un istituto psichiatrico dove i malati sono curati dal dottor Anselmo come persone che hanno smarrito, spesso solo temporaneamente, la luce dell'intelligenza, non quella dei sentimenti. Questi rimangon Continue

Sorge su una collina un castello, trasformato in un istituto psichiatrico dove i malati sono curati dal dottor Anselmo come persone che hanno smarrito, spesso solo temporaneamente, la luce dell'intelligenza, non quella dei sentimenti. Questi rimangono intatti e riaffiorano non appena il delirio cessa di suscitare le proprie immagini irreali, ma potenti e devastatrici. Mario Tobino con "Per le antiche scale" ha saputo trasfigurare la propria esperienza di psichiatria in un intenso discorso umano e artistico sorretto da una vibrazione lirica che dona lievità e mobilità inconfondibili al suo stile. Attraverso un'adesione partecipe e disarmata alla realtà, un arrendersi alle cose superando qualsiasi diaframma tra medico e paziente, Mario Tobino annulla la distanza tra lo scrittore e la sua materia, nella ricerca e nella conquista di un'umanità assolutamente vera e autentica.

38 Reviews

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  • 3 people find this helpful

    prosa viareggina

    Mario Tobino, oltre che scrittore, fu anche medico con specializzazioni in neurologia, psichiatria e medicina legale. Ne consegue che i venti racconti contenuti in quest’opera racchiudono la sua esperienza “manicomiale”, anche se viene specificato c ...(continue)

    Mario Tobino, oltre che scrittore, fu anche medico con specializzazioni in neurologia, psichiatria e medicina legale. Ne consegue che i venti racconti contenuti in quest’opera racchiudono la sua esperienza “manicomiale”, anche se viene specificato che luoghi e nomi sono di pura fantasia.
    Ne esce un quadro umano ma anche scientifico che coinvolge il lasso temporale che racchiude fascismo, guerra, pre e post-Legge Basaglia, camicie di forza e psicofarmaci.
    Il tutto si avvale dello stile impeccabile di Mario Tobino che padroneggia una tecnica di scrittura da manuale: pulita, nitida, carteggiata e lappata.
    Premio Campiello nel 1972

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    roberto said on May 8, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    “A quel tempo la follia non era ovattata, dissimulata, intontita, mascherata, camuffata come oggi con gli psicofarmaci. La follia esplodeva uguale a un vulcano. Nei cameroni - nudi o malamente coperti da una camicia sdrucita - urlavano i matti, in pa ...(continue)

    “A quel tempo la follia non era ovattata, dissimulata, intontita, mascherata, camuffata come oggi con gli psicofarmaci. La follia esplodeva uguale a un vulcano. Nei cameroni - nudi o malamente coperti da una camicia sdrucita - urlavano i matti, in parte legati con le cinghie ai braccioli del letto. Le risse tra loro frequenti, le aggressioni agli infermieri giornaliere. Le pareti squallide, color dell’osso morto; i tavoli inchiodati al pavimento; le finestre con le sbarre, le porte chiuse a tre mandate. Nel silenzio della notte arrivavano i lamenti, le sorde imprecazioni, i suoni di bestiale disperazione. Così dalla parte degli uomini, e ugualmente nella divisione femminile; da questa in più gemeva la miseria del sesso. Tutto era carcere”.
    (Mario Tobino, “Per le antiche scale”)

    Mario Tobino, oltre che scrittore, fu anche medico psichiatra e “Per le antiche scale” (1972) è un romanzo che, alla pari di “Le libere donne di Magliano”, risente della sua esperienza nei manicomi, prima che la legge Basaglia ne decretasse la chiusura. In chiusura del libro, Tobino scrive: “A teatro di questo libro è stato scelto il manicomio e la campagna lucchese esclusivamente per le ragioni dell’arte; l’autore infatti ci vive da più di trent’anni. Le storie però che qui sono narrate non sono mai avvenute, e i nomi e le persone mai esistite. Il manicomio di Lucca non entra per nulla in queste vicende. In questo libro, se un colpevole c’è, è la fantasia, ammettendo che abbia avuto le ali”. La precisazione dell’autore è comprensibile, considerata la delicatezza dell’argomento e le suscettibilità di chi, in qualche maniera, poteva rivedere se stesso o un proprio conoscente nelle storie narrate da Tobino.
    Il romanzo è strutturato per episodi separati, tutti ambientati in un manicomio, ma riguardanti personaggi molto diversi e anche temporalmente distanti l’uno dall’altro. Il tema è la follia, una “misteriosa tragedia” dalla quale nessuno deve mai ritenersi per sempre immune. Su “cos’è la follia” e su quale sia il confine tra la stessa e la presunta normalità non mi addentro, per l’ovvio motivo che non mi ritengo competente nel farlo. Nel romanzo, comunque, Tobino, presumo sulla scorta della sua esperienza di medico, ci rappresenta la follia nelle sue manifestazioni più evidenti, talvolta pericolose. Il tono del libro, però, nonostante la delicatezza della materia e la citazione riportata in avvio di articolo, non è oscuro, perché Tobino, con la “pietosa spietatezza” di un osservatore privilegiato e partecipe, ci porta alla scoperta di un’umanità varia che, sebbene palesi evidenti disturbi psichici, non ha tuttavia perso ciò che ci rende umani, per esempio la sete d’amore che molti dei protagonisti estrinsecano in maniere talvolta grottesche e toccanti.
    I racconti che costituiscono il romanzo coprono un periodo di diversi decenni, dall’anteguerra fascista, passando per l’introduzione dei primi psicofarmaci nelle cure, fino all’epoca delle più moderne (rispetto a quando fu scritto) teoria sulla follia, che poi sfoceranno nella decisione di chiudere i manicomi. Nell’introduzione al romanzo, è anche narrato un incontro, in occasione di un premio letterario, tra Tobino, che in un manicomio aveva lavorato, e Basaglia. Nel romanzo, tuttavia, non ci sono grandi disquisizioni filosofiche sul “pro” o “contro” i manicomi, che presumo me lo avrebbero reso indigesto; Tobino si concentra sui personaggi, narrandoceli nella loro quotidianità all’interno dell’istituto. Il primo racconto, il più lungo, ha addirittura un sapore quasi boccaccesco o “alla Piero Chiara”, ed è relativo a un medico factotum che lavorava in un manicomio, il quale, nell’esercizio delle sue funzioni, trovava il tempo per copulare furtivamente con le tre mogli dei suoi colleghi. Negli altri racconti, invece, un altro dottore, Anselmo, proiezione dell’autore, assiste i suoi pazienti, cioè un uomo che suona un clarinetto rievocando una donna amata, una suora che all’improvviso è scoppiata in bestemmie feroci contro Cristo, un federale fascista che un bel giorno si convince che il Duce non esiste, anzi che nulla esiste, che tutto è illusione, o ancora una donna che si scotta le mani sul termosifone perché le è stato ordinato dal diavolo.
    La tesi di fondo che attraversa diversi racconti, se proprio è necessario trovarne una, è che la follia colpisca sì l’intelletto, dominando di conseguenza l’agire di chi la “subisce”, ma non cancella gli affetti, pronti ad emergere, impetuosi e commoventi, nelle forme all’apparenza più assurde. Alcuni racconti mi sono parsi più deboli, ma nel complesso si è trattata di una lettura appagante e che mi indurrà ad approfondire altri testi di Tobino. In chiusura, una menzione per l’autrice del blogger Tersite, che in un recente commento sul mio blog mi ha stimolato alla lettura di quest’autore.
    “Da più di trent’anni il dottor Anselmo era ogni giorno a tu per tu con la follia, e, così frequentandola, aveva delle volte la sciocca presunzione di conoscerla, individuarla tra mille volti, afferrarne il dittaggio, delucidarne ogni mossa. Fu per quella garbata risposta, che ammetteva l’esistenza del sesso e insieme rispettava il pudore, fu per quella risposta che rivibrarono come ali di calabrone i tanti ripensamenti di quei giovanili anni, primi tempi del manicomio, arrovellio alla ricerca della verità, stare continuamente con i malati, frequentarli come amici, imparare il loro linguaggio, immedesimarli, amarli, anche loro creature umane. E Anselmo aveva toccato, innocentemente credeva di aver raggiunto questa verità”.
    (Mario Tobino, “Per le antiche scale”)

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    Sisifo77 (Antonio Di Leta) said on Feb 24, 2014 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    Paure e divagazioni varie

    La pazzia è come le termiti che si sono impadronite di un trave. Questo appare intero. Vi si poggia il piede, e tutto fria e frana. Follia maledetta, misteriosa natura.

    Io ho un terrore cieco dei matti. La follia mi spaventa perché in essa ...(continue)

    La pazzia è come le termiti che si sono impadronite di un trave. Questo appare intero. Vi si poggia il piede, e tutto fria e frana. Follia maledetta, misteriosa natura.

    Io ho un terrore cieco dei matti. La follia mi spaventa perché in essa non trovo logica, quella tranquilla, rassicurante consuetudine che porta a trovare, quasi matematicamente, una causa per ogni azione. Mi terrorizza perché so quanto sia sottile quella fragile membrana che separa la mia normalità dal caos puro. Il leggere un libro come questo, sui matti, mi affascina e respinge nello stesso momento.

    Il libro parla di follia, di un manicomio. Si può dividerlo idealmente in due parti: nella prima il protagonista è il dottor Bonaccorsi
    "Buonaccorsi era biondo, alto, gli occhi celesti, vigoroso, un che di longobardo; aveva una barbetta a punta che soleva in certi momenti stringere nel pugno. Un uomo attivissimo, brulicante di progetti, di azioni, di immediatezze”.
    Un dottore così “sano” che decise di non mettere più piede fuori dal manicomio in cui si svolge la storia in seguito ad un errore scientifico.
    Nella seconda parte si avvicendano ritratti di pazienti, ognuno descritto in poche pagine ma tratteggiato con chiarezza.

    Leggendo (alla fine) l'introduzione sulla vita e le opere dell'autore ho visto che tra i suoi libri uno è dedicato a Dante dal titolo Biondo era e bello.
    Osando un'interpretazione (molto) personale e fantasiosa mi è venuto in mente l'intero verso, Biondo era e bello e di gentile aspetto, ma l'un de' cigli un colpo avea diviso. E' Manfredi di Svevia nel Purgatorio ma quella gentilezza si ritrova spesso in questo romanzo nei pazienti stessi, letteralmente spezzati in due dalla follia.

    Poi mi è tornato in mente un altro psichiatra, un personaggio che mi aveva colpito in Il mondo è una prigione in cui Guglielmo Petroni racconta il suo ritorno a casa, a Lucca dopo le torture e la prigionia subite come antifascista. Quel personaggio secondario mi aveva colpito per il suo ironico disincanto, secondo me era proprio Mario Tobino.

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    Michelle said on Oct 20, 2013 | 3 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    Per le antiche scale.
    Storie di follia, storie di uomini e donne che vivono in un manicomio.
    La linea guida di questo libro e' una grandissima umanità. Anselmo, medico, spende la sua vita nell'ospedale psichiatrico alla ricerca della chiave di lettu ...(continue)

    Per le antiche scale.
    Storie di follia, storie di uomini e donne che vivono in un manicomio.
    La linea guida di questo libro e' una grandissima umanità. Anselmo, medico, spende la sua vita nell'ospedale psichiatrico alla ricerca della chiave di lettura della follia, la dolcezza di questo libro e' espressa nel ricercare il perché dei comportamenti ,senza mai ricondurli alla nostra precostituita normalità.
    I sogni, l'amore, l'indignazione, la delusione, la gioia sono i protagonisti di 184 pagine,in una diversa normalità.
    Bello.

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    Mariuccia said on Mar 1, 2013 | 1 feedback

  • 20 people find this helpful

    Lo sguardo poetico della follia

    Il Dottor Anselmo ti prende per mano, ti accompagna in un viaggio insolito. Attraversi un luogo tra le cui pareti echeggia la poesia della solitudine. Percorri reparti infiniti, ti affacci su stanze popolate da volti che osservano il vuoto. Ascolt ...(continue)

    Il Dottor Anselmo ti prende per mano, ti accompagna in un viaggio insolito. Attraversi un luogo tra le cui pareti echeggia la poesia della solitudine. Percorri reparti infiniti, ti affacci su stanze popolate da volti che osservano il vuoto. Ascolti il silenzio rotto, ogni tanto, da passi di un camice bianco e qualche grido che arriva da lontano. Incroci uomini e donne nei cui sguardi distratti c’è l’espressione disarmante di occhi che cercano amore. Scendi per le antiche scale di un manicomio, il carcere degli innocenti sui quali si è posato il vento sublime della follia. Ognuno vorrebbe spiegarsi, dire forse com’è successo, ma nessuno gli suggerisce le parole, nessuno conosce il loro passato. C’è Cherubino che si socchiude al dolore. È innamorato dell’infermiera che per anni lo ha accudito e adesso l’aspetta dietro una siepe fino al crepuscolo, senza sapere che lei non tornerà .C’è una malinconica delirante che accusa i bambini di aver deviato il mondo con la loro inconsapevole perversione. Poi il paziente Solera rinchiuso nel reparto vigilato. Ha indossato la sottana rossa della direttrice che adorava come una dea, si è presentato nudo davanti a lei, bruciante di rabbia. Ora raggomitolato in un angolo e distrutto dai singhiozzi, pensa che tutti lo prenderanno in giro perché si è vestito da donna. Storie cosparse da segni di ferite che aiutano a comprendere quel messaggio chiaro secondo il quale i sentimenti non conoscono malattie. Loro si ritirano in esilio solo quando c’è un’invasione nell’intelletto, come un mare che sommerge la spiaggia. I sentimenti rimangono puri e migrano verso una qualche misteriosa isola pronti a ritornare non appena la febbre della mente si è estinta. Tanti sono i racconti di questo libro che tocca e commuove, una raccolta di storie scritte con immenso trasporto dove l’autore fa della malattia mentale un intenso discorso umano. Una scrittura, lo scorcio di una grande esperienza piena di sensibilità d’animo.

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    IL Velo Dipinto said on Oct 8, 2012 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    «La pazzia è come le termiti che si sono impadronite di un trave. Questo appare intero. Vi si poggia il piede, e tutto fria e frana. Follia maledetta, misteriosa natura.»


    Pag. 41
    A quel tempo la follia non era ovattata, dissimulata, intontita, mascherata, camuffata come oggi con gli psicofarmaci. La follia esplodeva uguale a un vulcano. Nei cameroni - nudi o malamente coperti da una camicia sdrucita - urlavano ...(continue)


    Pag. 41
    A quel tempo la follia non era ovattata, dissimulata, intontita, mascherata, camuffata come oggi con gli psicofarmaci. La follia esplodeva uguale a un vulcano. Nei cameroni - nudi o malamente coperti da una camicia sdrucita - urlavano i matti, in parte legati con le cinture ai braccioli del letto. Le risse tra loro frequenti, le aggressioni agli infermieri giornaliere. Le pareti squallide, color dell'osso morto; i tavoli inchiodati al pavimento; le finestre con le sbarre, le porte chiuse a tre mandate. Nel silenzio della notte arrivavano i lamenti, le sorde imprecazioni, i suoni di bestiale disperazione.

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    Thalita said on Mar 19, 2012 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (221)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Others 207 Pages
  • ISBN-10: 8804492511
  • ISBN-13: 9788804492511
  • Publisher: Mondadori
  • Publish date: 2001-01-01
  • Also available as: Mass Market Paperback , Paperback , Hardcover
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