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Per questa notte

Di

Editore: Feltrinelli

3.9
(35)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8807809664 | Isbn-13: 9788807809668 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Enrico Cicogna

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Lo scrittore Juan Carlos Onetti nacque a Montevideo nel 1909, si trasferì a vent'anni a Buenos Aires dove cominciò a pubblicare racconti e a lavorare come giornalista. Ammiratore di Faulkner e Céline, contribuì alla nascita della moderna letteratura latinoamericana e fu il maggiore scrittore uruguayano. Negli anni Cinquanta comparve il ciclo di storie di Santa Maria, negli anni Sessanta cominciò a essere considerato come scrittore anche all'estero. Nel 1974 fu imprigionato dalla giunta militare, si trasferì quindi in Spagna nel 1975 e prese la cittadinanza spagnola. È morto a Madrid nel 1994.
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  • 5

    Per questa notte languida e feroce – che si adagia sensuale su strade e vicoli della città con le sue nubi arrotondate e invade pelle e sguardi; e che interrompe i sogni e risveglia i sensi assopiti con le lame acute delle sue luci gialle – per questa notte avvolta su se stessa, che rimescola le ...continua

    Per questa notte languida e feroce – che si adagia sensuale su strade e vicoli della città con le sue nubi arrotondate e invade pelle e sguardi; e che interrompe i sogni e risveglia i sensi assopiti con le lame acute delle sue luci gialle – per questa notte avvolta su se stessa, che rimescola le carte e i giochi – così che nei suoi mille angoli la vittima sa di essere un carnefice e il torturatore volge al passato i suoi occhi da segugio e ripercorre i passi della sua ingiusta solitudine.

    Per questa notte che vive “in attesa, sempre vuota, sempre affamata” in simbiosi con una morte presente e camuffata – che tende agguati alle finestre e assedia le stanze – isole dimesse di una vita immonda; per questa notte che spezza il respiro e le parole e “l’accecante sorriso dell’amore perduto”, notte affannata di sospetti e grida, di fughe senza meta e di abortite speranze.

    Per questa notte di veloci movimenti, di androni bui, di inseguimenti; per questa notte interminabile, senza logica o pietà, ferma sulle luci dei capelli su un cuscino, sull’orgoglio, la purezza, la noncuranza, l’incorruttibile rettitudine di un viso bambino, ferma sul dolore dell’inevitabile sudiciume che lo corromperà.

    Per questa notte so che non posso fare a meno dell’inesausta magia della letteratura.

    ha scritto il 

  • 4

    “ Sei un asino, Onetti, sei un cane, una bestia” Idea Vilariño

    Quando Max Brod chiese a Kafka “Al di fuori di questo mondo che conosciamo, c’e’ ancora una speranza?” , l’autore praghese rispose , sorridendo “ Oh, certo. Molta speranza, infinita speranza; ma non per noi”.
    Onetti doveva conoscere il mondo di Kafka..
    La speranza,infatti, non e’ n ...continua

    Quando Max Brod chiese a Kafka “Al di fuori di questo mondo che conosciamo, c’e’ ancora una speranza?” , l’autore praghese rispose , sorridendo “ Oh, certo. Molta speranza, infinita speranza; ma non per noi”.
    Onetti doveva conoscere il mondo di Kafka..
    La speranza,infatti, non e’ nelle pagine dipinte nelle tonalita’ della tenebra di “Per questa notte” , non esiste nel mondo di Onetti.
    E’ un romanzo notturno quello dello scrittore uruguagio.
    Notturno per le cadenze e le atmosfere, notturno ” perche’ la notte , come il ricordo. sopprime i particolari oziosi” ..ed allora egli ammanta il lettore di un flusso ancestrale di parole che svela a poco a poco il passato, cio’ che e’ accaduto realmente, cio’ che ha inevitabilmente condotto al dolore di questa ultima notte.
    E’ una scrittura ricca quella di Onetti , densa, pittorica, sensuale.
    Eppure e’ anche una scrittura “a scavare” , a svuotare di minuzie e di dettagli del passato per colmare poi di finezza, di sfumature, di attimi descritti in un tempo espanso , dilatato, ricolmo, il presente e l’ineluttabile futuro.
    "La notte. - pensò - Un passo dopo l'altro nella notte mi caccerò di proposito nella trappola unicamente perché ho paura di morire solo nella notte"
    Scompaiono cosi’ i punti di riferimento del tempo e dello spazio geografico, il non luogo in cui si svolge il romanzo e’ uno spazio atemporale, indefinito , che sottolinea la precarieta’ , il comune destino di chi fugge qualcosa ed , in ultima analisi , se stesso.
    Nel romanzo, le figure del perseguitato . Ossorio , e del persecutore , Morasan , assumono i contorni indistinti e vaghi di chi e’ accomunato da un buio interiore prima ancora che esterno: i due non si conoscono , non si conosceranno mai.
    La loro esistenza e’ un conflitto perduto fra bene e male, un destino per cui “Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte” (Kahlil Gibran).
    Sono, in fondo, le due facce di uno stesso uomo,; un uomo che ha calpestato l’amore , l’ideale dell’amore come gli ideali della vita , Giano bifronte agli occhi di chi lo amera’.

    PS Il titolo e’ una frase di Idea Vilariño , la poetessa che amo’ Onetti .. e a cui dedico’ anche questi versi…parole rivolte allo stesso uomo

    Sei lontano nel sud
    lì non sono le quattro
    sdraiato nella tua sedia
    appoggiato al tavolo nel bar
    nella tua camera
    buttato su un letto
    tuo o di qualcuno
    che vorrei cancellare
    - penso a te
    non a chi cerca
    accanto a te lo stesso che io voglio -.
    Penso a te
    ormai da un’ora
    forse mezza
    non so.
    Quando mancherà la luce
    saprò che son le nove
    stirerò il copriletto
    m’infilerò il vestito nero
    mi darò una pettinata.
    Andrò a cena fuori
    è ovvio.
    Ma a una cert’ora
    tornerò in questa stanza
    mi butterò sul letto
    e allora il tuo ricordo
    che dico
    il mio desiderio di vederti
    che tu mi guardi
    la tua presenza d’uomo che mi manca nella vita
    incominceranno come ora
    incominci nella sera
    che ormai è notte
    a essere
    la sola unica cosa
    che m’importa nel mondo.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro fu scritto per la necessità, soddisfatta in modo meschino e non compromettente, di partecipare a dolori, angosce ed eroismi altrui; è, perciò, un cinico tentativo di liberazione.

    Tutto accade in una notte, i destini di tutti, i destini dei due protagonisti. Uno, Ossorio, che ha tradito i compagni per un biglietto lasciapassare su una nave che deve salpare all’alba e portarlo in salvo. L’altro, Morassan, capo della “polizia politica” (un nome che è già di per sé una presa ...continua

    Tutto accade in una notte, i destini di tutti, i destini dei due protagonisti. Uno, Ossorio, che ha tradito i compagni per un biglietto lasciapassare su una nave che deve salpare all’alba e portarlo in salvo. L’altro, Morassan, capo della “polizia politica” (un nome che è già di per sé una presa per il culo), che scarica i rancori trasformati in odio e le incomprensioni famigliari sui rivoltosi, che altro non erano membri di un fantomatico partito di opposizione al regime, picchiando, violentando e uccidendo senza il minimo rimorso.
    Ma tutti e due sanno fin dall’inizio che quella è l’ultima notte, la notte della resa dei conti , e all’alba ……….
    La storia parte dalla vita politica di questi stati dell’America del sud governati da questi “dittatori dello stato libero di Bananas” ma la protagonista è la notte oscura, la notte densa, una notte mielosa, la notte della resa dei conti.
    Ma la protagonista assoluta è la scrittura, una scrittura perfetta che io immagino pensata, sofferta, lenta, piena di ripensamenti, di frasi cancellate, aggettivi spostati.
    Metterei Onetti tra coloro che si riconoscono da una sola frase, tra quelli che per la loro scrittura eccelsa riconosci in un attimo, tra i Gadda, tra i Céline, tra i Bernhard, tra i Borges,
    Le prime settanta pagine all’interno del locale sono da antologia, i due personaggi principali e quelli secondari vengono fuori attraverso le loro piccole mosse, i lievi spostamenti fatti quasi a rallentatore, il muovere di una gamba, di uno sguardo, di una piega della bocca, il tutto descritto in modo quasi maniacale.….
    Questa prima parte, ma direi tutto il libro, sembra una partita a scacchi, direi una partita di donna (1.D2-D4), una partita che diversamente da quella di re (1. E2-E4) che è di attacco, è invece una partita chiusa, posizionale, di studio dell’avversario, di piccoli spostamenti che sembrano insignificanti ma che sono invece fondamentali per la strategia, una partita lenta dove si muovono prima i pezzi leggeri, i cavalli e gli alfieri, basata più sull’avversario.
    E i due protagonisti sanno che stanno giocando una partita a scacchi, meglio l’ultima partita a scacchi.
    Con un finale unico al mondo per una partita a scacchi, con lo scacco matto sia per i bianchi che per i neri. Aggiungo una piccola curiosità: “scacco matto” che esaminando le parole è totalmente privo di significato in relazione al gioco deriva da una pessima traduzione basata sul suono, dall’arabo che significa in realtà giustamente “Il re è morto”! un accenno, per capire, in spagnolo, derivato anche questo dall’arabo, matar significa uccidere …matar … matto!)
    Forse esistono di Onetti libri più belli ma questo è un libro che non si dimentica!

    ha scritto il 

  • 4

    Certe notti...

    Anche se lo apri in bel pomeriggio di un settembre più estivo del solito, “Per questa notte” di Juan Carlos Onetti ti risucchia immediatamente in un’atmosfera cupa. Non c’è luce perché è notte, questo è ovvio; ma fa caldo e la camicia ti si appiccica addosso, e la gola secca chiede liquidi e il c ...continua

    Anche se lo apri in bel pomeriggio di un settembre più estivo del solito, “Per questa notte” di Juan Carlos Onetti ti risucchia immediatamente in un’atmosfera cupa. Non c’è luce perché è notte, questo è ovvio; ma fa caldo e la camicia ti si appiccica addosso, e la gola secca chiede liquidi e il cervello li vuole alcolici. È una notte da inizio della fine, una notte la cui tensione palpabile suggerisce che qualcosa sta per accadere. Guardando con sospetto - perché il sospetto è ormai un fedele compagno di ogni uomo - la gente per le strade e dentro i locali affollati e affumicati si avverte l’arrivo della implacabile resa dei conti. Fra un bicchiere di whisky, una sensuale carezza e uno scambio di frasi guardingo, con la coda dell’occhio e tendendo sempre l’orecchio, si cerca una via di fuga. La salvezza questa notte è rappresentata da una nave. Una nave fantasma creata ad arte da chi credeva di stare dalla parte dei buoni, dalla parte dei vincitori, ma che si accorge, con il sudore che gli imperla la fronte, che non ce n’è per nessuno. Nessuno è al sicuro, poco importano la dedizione alla causa o i compromessi stipulati in un passato quale che sia. Ossorio e Morasan hanno vissuto sui due lati opposti della barricata, entrambi convinti di stare dalla parte giusta, entrambi ormai disillusi, entrambi pronti ad abbandonare i giovanili ideali. Quella nave. Uno vuole salirci a bordo per fuggire dalla resa dei conti imminente, l’altro l’ha creata dal nulla per utilizzarla come trappola. Il topo e il gatto non sapevano - o forse si nel loro intimo più segreto? - che questa notte sarebbero rimasti chiusi dentro un gioco/giogo più grande di loro, delle loro vite e del senso che a quelle vite avevano dato o creduto di dare. Due uomini come simbolo di un’intera umanità cercheranno la redenzione solo quando la fine gli apparirà davanti con le braccia spalancate. La troveranno, non la troveranno? Un vecchio amore, una speranza. Una donna distrutta dalla vita, una bambina serena nonostante tutto. E le bombe cadono allo spuntar dell’alba, quando l’ultima notte volge al termine. E il più forte schiaccia il più debole come il giorno luminoso segue alla notte più buia, in un ciclo che non avrà mai fine. Ma tutto è lecito: speranze, tradimenti, manipolazioni, coltelli e pistole, pugni e carezze, baci rubati e delazioni. Tutto è consentito, “per questa notte”.

    ha scritto il 

  • 4

    La verità è un malinteso?

    Una narrazione a voci alternate e una scrittura ricchissima sostengono il romanzo che si svolge nell’arco di una sola notte.
    Ossorio - curiosamente ha lo stesso nome di uno dei personaggi di respirazione artificiale – e Morasan, sono entrambi braccati dal destino, in fuga dal passato, estr ...continua

    Una narrazione a voci alternate e una scrittura ricchissima sostengono il romanzo che si svolge nell’arco di una sola notte.
    Ossorio - curiosamente ha lo stesso nome di uno dei personaggi di respirazione artificiale – e Morasan, sono entrambi braccati dal destino, in fuga dal passato, estranei al resto del mondo e soli.
    Una solitudine talmente radicata e radicale che non consente il contatto con l’altro, la donna un tempo amata per Morasan e la bambina per Ossorio.
    In una notte che non lascia scampo a chi tenta la fuga e a chi cerca il colpevole, emerge il passato poco limpido dei due protagonisti, fatto di compromessi, opportunismo, torture e omicidi.
    Uno spiraglio di luce si intravede soltanto quando Ossorio guarda la bambina: <<La guardava come se volesse vedere se stesso, la propria infanzia, ciò che era stato, ciò che era schiacciato e accecato in se stesso, la perduta purezza iniziale, ciò che aveva tralasciato senza compierlo. >>
    Più cupo degli Addii e molto cinematografico, è un romanzo molto faulkneriano non solo per una lingua ricercatissima e la sinuosità dei periodi ma anche nell’esaltazione della sensualità femminile, quell’esaltazione che in Onetti è sottile e in Faulkner diventa l’epica della “carne”, così abilmente descritta in Palme selvagge (1939).
    In questa “notte di perfetta oscurità”, non c’è redenzione né salvezza per i personaggi di Onetti; il passato, carico di colpe e segreti inconfessabili, incombe e il futuro non esiste.
    <<Non mi faccio illusioni sulla fine. Ma una sconfitta è fatta di mille particolari sui quali si può condurre battaglia e vincere o lasciare le cose vinte per una battaglia futura.>>
    Stregata.

    Thelonious Monk - Round About Midnight
    http://www.youtube.com/watch?v=OMmeNsmQaFw&feature=results_video&playnext=1&list=PL8E7C1669B829B8EC

    ha scritto il 

  • 4

    L'apocalisse di Onetti

    Siamo nell’Europa in guerra così come la vede Onetti nel 1942, anno in cui scrive il romanzo?
    Oppure è la visione premonitrice che nello stesso anno ha Onetti del futuro dell’Argentina o del Sud America intero?
    E’ una realtà inventata, puro mondo interiore dell’Autore oppure è la v ...continua

    Siamo nell’Europa in guerra così come la vede Onetti nel 1942, anno in cui scrive il romanzo?
    Oppure è la visione premonitrice che nello stesso anno ha Onetti del futuro dell’Argentina o del Sud America intero?
    E’ una realtà inventata, puro mondo interiore dell’Autore oppure è la visone assoluta della fine del mondo, a cui è doveroso partecipare, per togliersi dall’impaccio esistenziale, in modo che dopo la fine possa nascere un nuovo inizio?
    Certo è che, in Per questa notte, Onetti descrive un mondo alla deriva, dove tutti tradiscono tutti. L’uomo svilisce il proprio simile, moralmente o fisicamente. Tutti uccidono tutti.
    La vicenda si svolge in una notte, nel buio che anticipa la tragedia, dove uomini e donne si muovono sospettosi e affannati nell’oscurità, come topi affamati e stanchi. Non c’è luce se non quella artificiale, fioca, morente. Un buio non di meno mentale, una mancanza di sapere, di conoscenza: Morasan bracca Ossorio senza averlo mai visto. Ossorio deve trovare Weiss, sua unica salvezza, senza averlo mai conosciuto. Il buio circonda i movimenti delle persone ed avvinghia il lettore che , come in una sala cinematografica, osserva incupito il dipanarsi degli eventi, con una inquietudine crescente e a cui il finale tragico pare una liberazione.
    Il clima di regime dittatoriale, la polizia politica, la presenza di carnefici e vittime che si scambiano di ruolo in continuazione, è funzionale alla creazione di un pesante senso di angoscia che irrompe nell’animo del lettore dalla prima pagina. A nulla servono i rari attimi di umanità dei personaggi, tanto è segnato il loro destino, e la loro necessità di autodeterminarsi cercando accanto a loro una figura per la quale essi esistano e grazie alla quale essi possano non rimanere soli.
    Beatriz e Victoria non salveranno Morasan e Ossorio il quale, nell’unico momento lirico della sua esistenza, compie il gesto estremo e di redenzione. Non fuggire, andando verso la nave che lo porterebbe in salvo lontano da quel mondo, ma compiere il gesto drammatico e ultimo, l’atto di purificazione andando in contro alla morte, in direzione opposta, risalendo la corrente per finire nel vortice del combattimento appena scoppiato, guidato e sospinto ora dall’unica luce naturale presente nel romanzo ( il bagliore del fuoco dei combattimenti e dei falò ) nell’illusione che, come scrive Onetti, alla fine di tutto, un altro innocente inizio sarebbe sorto.

    ha scritto il 

  • 3

    AS TIME GOES BY

    Ho fatto confusione perché all’inizio m’è sembrato d’essere dentro un film degli anni RKO, con asfalto lucido di pioggia, bar fumosi, insegne sul vetro, orchestrina che suona, uomini in cravatta stretta e camicia bianca, donne con molto rossetto che ondeggiano. Ma la musica non era un mambo, il r ...continua

    Ho fatto confusione perché all’inizio m’è sembrato d’essere dentro un film degli anni RKO, con asfalto lucido di pioggia, bar fumosi, insegne sul vetro, orchestrina che suona, uomini in cravatta stretta e camicia bianca, donne con molto rossetto che ondeggiano. Ma la musica non era un mambo, il ritmo era un altro: e anche se l’occhio di Onetti sembra inarrestabile come la macchina da presa di Orson Welles e non si ferma davanti a nulla, né a ostacoli dello spazio né tanto meno a quelli della logica, non era Quinlan che doveva apparire, ma Ossorio e Morasan e Barcala, tutta gente bound for death, autentici DOA. Ho sbagliato perché m’è parso che potevo anche trovarmi al Rick’s Café Américain, c’era gente che cercava con ostinata disperazione il biglietto per fuggire - su una nave invece che su un aereo - ma anche in questo caso, il ritmo era diverso, nessun Sam al piano, la somiglianza era apparenza. Poi è successo di sentirsi, fra una frase e un rigo appena, trascinato e stretto tra il tradimento di Rita Hayworth e il bacio di una donna ragno. Si è trattato di un altro abbaglio, niente tango, neppure habanera, ancora un altro ritmo. Forse quello di un drone, immerso nei ghiacci e nei silenzi?
    Però, così se ne è andata buona parte di questo libro, mentre io continuavo a sbagliare atmosfera location e musica. E quando ho finalmente capito dove mi trovavo, era un po’ tardi per goderlo davvero e per sentire un apprezzamento superiore alle tre stelle. Almeno PER QUESTA NOTTE. Peccato.
    Ce ne sarebbero di cose da dire, ma in un altro mondo. Sì, un mondo perduto, antico.

    ha scritto il 

  • 4

    L'incalzare della fine

    La cifra di questo romanzo è lo stile peculiare, insolito, oscuramente e obliquamente evocativo che rende con grande efficacia la lunga notte di attesa, fuga e morte di alcuni personaggi antagonisti. Il tempo che rimane prima che esplosioni e proiettili dispongano definitivamente dei loro ruoli e ...continua

    La cifra di questo romanzo è lo stile peculiare, insolito, oscuramente e obliquamente evocativo che rende con grande efficacia la lunga notte di attesa, fuga e morte di alcuni personaggi antagonisti. Il tempo che rimane prima che esplosioni e proiettili dispongano definitivamente dei loro ruoli e delle loro vite. La vigilia di un golpe in cui tutto si ribalta, si sovverte lasciando a terra vittime e carnefici, in un miscuglio di carne e sangue in cui identità e ideali evaporano nel nulla. Si respira la nebbia densa della tensione, della paura, del sospetto, della violenza. Suoni che occupano spazi come oggetti, pensieri che risucchiano attimi e ricordi, buchi neri in cui scivolano tenerezze residue in sottilissimi fili che riemergono a reclamare un po’ di calore e riconoscimento, di consapevolezza reciproca, fragile, polverosa, già frantumata da gesti irreparabili. Un muoversi affannoso, e strisciante, da ratto. Silenzio, lungo muri ricoperti di buio, quadrati di luce improvvisi che si spalancano su ostilità e arcigno respingere. Si annaspa sempre più, incalzati dal tempo che porta via, che deruba, toglie e strappa gli ultimi attimi. Solo con grande fatica si fa strada una debole, grigia, restia forma di calore e tenerezza, da una fessura stretta, che trasforma il gesto secco in carezza. Carezza che si rifrange e ritorna, in una frazione di allentamento debole.
    Una notte in cui l’umanità sprofonda nel terrore e nella paura, cieca, sorda, muta, rattrappita e contratta; spia, denuncia e soccombe. Priva di pietà.

    Come dice lo stesso Onetti nella breve prefazione, è sempre la stessa storia, “rifritta fino alla nausea, dell’uomo perseguitato, incalzato; la storia dell’accanimento del forte contro il più debole. …”

    ha scritto il 

  • 4

    " Scrivo per me, per il mio piacere, per il mio vizio." ( Juan Carlos Onetti )

    " Soltanto la lucida, provocata coscienza del suo corpo, del calore del sangue che irrigava il suo corpo, dei lunghi intestini arrotolati sotto la pelle e il pelo del ventre, il probabile color rosa pallido dei leggeri polmoni, le mani, la quantità incalcolabile dei movimenti che le mani potevano ...continua

    " Soltanto la lucida, provocata coscienza del suo corpo, del calore del sangue che irrigava il suo corpo, dei lunghi intestini arrotolati sotto la pelle e il pelo del ventre, il probabile color rosa pallido dei leggeri polmoni, le mani, la quantità incalcolabile dei movimenti che le mani potevano fare fino alla stanchezza, fino a far male, fino a minacciare di spezzarsi davanti ai suoi occhi, il gusto della sua lingua, l'odore della sua bocca non pulita, la coscienza della carne pendente per la quale non c'era altro destino che quello di contenere la paura e che egli sentiva ridicola e solitaria."

    PARA ESTA NOCHE, 1942, Buenos Aires. Juan Carlos Onetti scrisse questo libro in Argentina, avendo già da molto tempo lasciato la sua Montevideo. Visse da emigrato per quasi tutta la sua esistenza. Come ebbe a dire Julio Cortàzar, " Onetti è il più grande romanziere latino-americano." Non si fatica a crederlo, entrando nella densità opaca di questo romanzo, nella trasversalità di questa scrittura, in questa lunga ed unica notte in cui tutto accade. In una città immaginaria, che è un luogo della mente, dove la realtà viene trasposta nella finzione, che però non è solo finzione o lo è solo fino ad un certo punto. Quasi piuttosto una realtà parallela, una non-realtà, dove si allungano e si adagiano le angosce dell'anima e del mal di vivere, della fatica di esistere. Proiettandosi nel romanzo, liberano per un attimo dalla morsa della sofferenza la vita vera, quella reale. E' come un respirare, un riprendere fiato. Un liberarsi da uno stato di angoscioso sentire. In una atmosfera apocalittica di morte continua, non solo fisica, le ombre si allungano e si adagiano sul racconto. In uno stato di guerra, dove ogni ombra è un potenziale nemico. Ci si può muovere solo come animali braccati, con la paura umida e spessa attaccata alla pelle, che trasuda da ogni poro. Chi si muove nel buio deve essere veloce, solitario, silenzioso, pronto ad uccidere prima di venir ucciso, cercando una via di fuga, con disperazione, ma senza errore. L'errore è fatale. L'errore è la morte fisica. Frugare nella paura dell'altro con ostinazione, in ogni lievissimo ed impercettibile cedimento, per crearsi un varco per ancora qualche istante di vita. Per continuare poi a frugare, ancora, in un altro e prossimo sguardo. Una nave, unica possibilità di fuga. L'illusione di una vittima che è a sua volta carnefice, di un carnefice che già è vittima. Nessuno si salva in questa notte, se non il brevissimo attimo di sospensione tra vita e morte, dove si apre il bagliore di un'emozione, la violenza di un ricordo, l'immagine di un'altra vita possibile. Il forse trema e danza sul baratro, si illumina in tutta la sua intensità, di tutte le sue infinite ed umane possibilità, di vita, di desiderio, di forza, di luce. Esplode guardando l'innocenza, la purezza di un volto, quell'istante transitorio , l'alba di ciò che ben presto diventerà imperdonabile, quell'attimo prima della caduta umana, per poi precipitare nel vuoto del nulla.

    " E sorrise nella pozza gialla proiettata dal faro, agitando un poco la lingua, cercando di racimolare brandelli di orazioni dimenticate fin dall'infanzia, sentendo imprecisamente che qualcosa di molle scivolava e cadeva, raffreddandosi, morta la sua mano, indurita nel mistero." ( Juan Carlos Onetti )

    Un urlo potente quello di Onetti, l'insonne abitante delle ore piccole. "La prima bottiglia che gettò al mare una generazione di artisti che trasformarono le lettere uruguaiane" ( Angel Rama )

    ha scritto il 

  • 0

    Romanzo modernissimo – sebbene scritto nel 1942 – e cinematografico, “Per questa notte” condensa (o amplifica) in 220 pagine gli eventi di una lunga e tragica notte, in uno stato assediato da polizia militare, fuggiaschi, polizia segreta, colpi di stato. Ma sono le figure umane che emergono, con ...continua

    Romanzo modernissimo – sebbene scritto nel 1942 – e cinematografico, “Per questa notte” condensa (o amplifica) in 220 pagine gli eventi di una lunga e tragica notte, in uno stato assediato da polizia militare, fuggiaschi, polizia segreta, colpi di stato. Ma sono le figure umane che emergono, con le loro contraddizioni, il loro bisogno di non sentirsi sole, la loro tragicità, i loro gesti e volte folli e sempre disperati. E’ una notte che si dilata sino a comprendere un intero continente, quello sudamericano, con le sue tragedie, le sue contraddizioni e la sua grande carica umana. Anche la scrittura è tipicamente sudamericana, con un periodare quasi barocco (molto ben tradotto) che ho trovato funzionale al racconto, all’amplificare il dilatarsi del tempo.
    Vino in abbinamento. Per un romanzo che si svolge tutto in una notte, il “vino di una notte”, definizione decisamente romantica del vino rosato, ottenuto con tempi di macerazione (il contatto polpa/buccia) molto brevi. La scelta è molto varia, e spazia dai vini spumanti – di gran moda, da preferire se volete essere trendy – agli ottimi provenzali, ai classici pugliesi, ai sorprendenti nebbiolo di Langa e del nord Piemonte. Bevuti freddi, ideali sostituti dei bianchi nell’accompagnare piatti di pesce.

    ha scritto il