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Per una filosofia povera

La Grande Guerra, l'esperienza, il senso: a partire da Lukacs

Di

Editore: Bollati Boringhieri

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Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 883391447X | Isbn-13: 9788833914473 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

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Descrizione del libro
Nello 'schianto metafisico' della Grande Guerra furono in molti a sentire risuonare, come Franz Marc, il pittore partito volontario e caduto sul fronte di Verdun nel 1916, la "segreta ora di morte del tempo antico", e a salutarvi la fuoriuscita - ascetica o, all'inverso, dionisiaca - da una modernità già vecchia, svuotata di senso, resa esangue dalle culture del disincanto. Lo scarto tra miseria del presente e attesa di pienezza centrale nel pensiero d'anteguerra, dominò ancora a lungo la riflessione sull'esperienza. Dall'ideale e variegatissimo dibattito che coinvolse Weber, Freud, Simmel, Wittgenstein, Husserl, Benjamin, Junger, si discosta la voce in controtendenza del giovane Lukács, il virtuoso del saggismo a cui una 'vuIgata' senz'altro rivedibile avrebbe poi contrapposto il maturo e irrigidito teorico del sistema. In realtà, egli si manterrà fedele fino in fondo a quella concezione etica della ragione che lo portò a scorgere nella 'povertà' non una sventurata congiuntura da redimere attraverso la morte eroica, né il destino metafisico dell'uomo civilizzato, bensì la 'condizione' stessa di ogni esperienza possibile. Un limite, l'indigenza, diventa così una risorsa del pensiero: con un paradossale esercizio di 'apprendistato alla rinuncia' la filosofia deve cominciare a farsi 'povera', se vuole 'imparare dalle cose' e proporsi come una ontologia critica dell'attualità. Riaffermando il valore dell'esperienza contro le filosofie delle situazioni limite, Lukács avanza un'esigenza di spiritualità che ci interroga anche oggi, dopo e durante altre guerre.