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Perché essere felice quando puoi essere normale?

By Jeanette Winterson

(122)

| eBook | 9788852023422

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EPUB con Adobe DRM

Jeanette Winterson è uscita di casa a 16 anni perché si era innamorata di un'altra donna, e perché voleva essere felice. Quando tentò di spiegarlo a sua madre, la signora Winterson rispose: "Perché essere felice quando puoi essere Continue

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Jeanette Winterson è uscita di casa a 16 anni perché si era innamorata di un'altra donna, e perché voleva essere felice. Quando tentò di spiegarlo a sua madre, la signora Winterson rispose: "Perché essere felice quando puoi essere normale?". Senza saperlo, aveva dato il titolo a questo memoir intimo e personale, generoso, intelligente, ma anche allegro e a tratti pure comico. Jeanette Winterson ricorda la sua storia di bambina adottata da una madre profondamente religiosa e un padre indifferente, racconta la scoperta dell'omosessualità ma anche la scoperta dei libri e della lettura, e la madre che rovescia in giardino la biblioteca personale di Jeanette e le dà fuoco. Con grande onestà intellettuale, Winterson scava nei suoi pensieri e nei suoi sentimenti di bambina, adolescente, donna, mette a nudo i suoi affetti, e ripercorre il suo incredibile viaggio alla ricerca della madre naturale.

73 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Autobiografia che è praticamente un romanzo; la vita raccontata con lucida obiettività, con il dolore, la rabbia filtrati dall'esperienza, dal tempo che passa.

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    Isabella said on Sep 8, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Amo questa scrittrice,ed ho letto tutto d'un fiato questo libro intenso,spiazzante nella cruda sincerità con cui l'autrice ci fa entrare nel suo mondo di ricordi.

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    Fiorelotobianco said on Aug 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Per me, appassionata dei suoi primi romanzi, questo libro è un felice incontro. E narra ciò che avremmo voluto chiederle: come continua la storia? Qui J. W. fa proprio questo, ci narra ancora una volta fin dall'inizio la sua storia, e il suo seguito. ...(continue)

    Per me, appassionata dei suoi primi romanzi, questo libro è un felice incontro. E narra ciò che avremmo voluto chiederle: come continua la storia? Qui J. W. fa proprio questo, ci narra ancora una volta fin dall'inizio la sua storia, e il suo seguito. Lo fa con quel suo candore magico che si innalza sulle più nere e fangose pozzanghere delle sue primissime esperienze di affetto. Racconta una versione quasi realistica. E poi si confida, si fida di noi lettori. Il suo stile poetico e fantastico illumina ad intermittenza questo resoconto personale. Preziose le riflessioni e irresistibile la sua ironia. Ma l'autrice di Oranges e Sexing the cherry, ci avrà narrato la verità? E' andata proprio così?
    Trust me, I'm telling you stories.
    Questa volta ci fidiamo.
    Consiglio vivamente.

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    Susi Bisco said on Aug 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Senza voto perchè, in fondo, è un'autobiografia in libertà. Interessante per me che ho molto amato questa scrittice.

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    Aida said on Jun 11, 2014 | Add your feedback

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    "Quel che osserviamo in queste storie è che la ferita è simile al dono: chi è ferito è marchiato, letteralmente e simbolicamente.
    La ferita è il marchio della differenza.
    [...]
    Non puoi disconoscere quello che è tuo. Proiettato nella lontananza, c' ...(continue)

    "Quel che osserviamo in queste storie è che la ferita è simile al dono: chi è ferito è marchiato, letteralmente e simbolicamente.
    La ferita è il marchio della differenza.
    [...]
    Non puoi disconoscere quello che è tuo. Proiettato nella lontananza, c'è sempre il ritorno, il riconoscimento, la vendetta, forse la riconciliazione.
    C'è sempre il ritorno. E sarà la ferita a farti tornare. E' un sentiero segnato dal sangue"

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    Dimitja said on May 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La prima parte è meravigliosa, la seconda, quella sull'adozione, nettamente inferiore. Ci ho trovato tutti i difetti del libro di un'altra scrittrice adottata "A.H. Homes" che nonostante peraltro avesse avuto una famiglia adottiva perfettamente norma ...(continue)

    La prima parte è meravigliosa, la seconda, quella sull'adozione, nettamente inferiore. Ci ho trovato tutti i difetti del libro di un'altra scrittrice adottata "A.H. Homes" che nonostante peraltro avesse avuto una famiglia adottiva perfettamente normale aveva questo spasmodico desiderio di incontrare la madre biologica e strinse con lei anche un rapporto che definire conflittuale è riduttivo.
    Il pensiero che ti lasciano queste due testimonianze devo dire che è quasi egoista. Nel senso che si comprende come forse non abbia senso ritrovare i propri genitori biologici. La biologia non basta a fare di una persona una madre e magari si è passati la vita a fantasticare su una vita che non sarebbe mai potuta esistere. Dare in adozione un figlio è credo paradossalmente un atto d'amore (non posso tenerti e voglio che tu abbia una vita oltre me), tornare indietro e forzare certi legami mi sembra al contrario un atto egoista. La Winterson si lamenta che la sua madre biologica dicesse cose cattive contro quella adottiva ( che pure era tremenda), perchè era un mostro sì, ma il SUO mostro. Però è solo un mio pensiero, mi è nato pensando alla straordinaria somiglianza dei casi delle due scrittrici.

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    Jaellem said on Mar 17, 2014 | Add your feedback

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