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Perché essere felice quando puoi essere normale?

Di

Editore: A. Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)

4.0
(342)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8804615001 | Isbn-13: 9788804615002 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Chiara Spallino Rocca

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: Biography , Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Descrizione del libro
Nell'autunno del 1975 la sedicenne Jeanette Winterson deve prendere una decisione: rimanere al 200 di Water Street assieme ai genitori adottivi o continuare a vedere la ragazza di cui è innamorata e vivere in una Mini presa in prestito. Sceglie la seconda strada, perché tutto quello che vuole è essere felice. Tenta di spiegarlo alla madre, che però le chiede: "Perché essere felice quando puoi essere normale?". Da questa frase inizia il racconto intimo e personale di un'infanzia trascorsa fra un padre indifferente e una madre che passa le notti sveglia ad ascoltare il Vangelo alla radio, impastando torte e lavorando a maglia. La sua è fin dall'inizio la storia di una lotta per sopravvivere alle prepotenze di questa madre, che trova normale lasciare la figlia fuori dalla porta tutta la notte e sottoporla a esorcismi liberatori. Una lotta per affermare se stessa, la propria omosessualità e l'amore per i libri. Perché questa è anche la storia di un amore infinito per la letteratura, nato per proteggersi e per cercare quell'affetto stabile che in casa sembra mancare irrimediabilmente, un amore che resiste anche quando la madre scopre i libri che Jeanette nasconde e li dà alle fiamme. Con generosità e onestà intellettuale, Jeanette Winterson scava nei propri pensieri e sentimenti di bambina, adolescente e donna, ripercorrendo nel contempo la sua dolorosa ricerca della famiglia naturale. Ne esce un racconto intenso, a tratti tragico ma anche allegro, come sa essere la sua scrittura.
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  • 5

    Perchè è la perdita la misura dell'amore?

    A parte qualche rara eccezione non riesco ad apprezzare la scrittura femminile, troppo introspettiva e troppo personale, ripiegata su se stessa, carica di un intimismo che mi fa sentire esclusa, solo ...continua

    A parte qualche rara eccezione non riesco ad apprezzare la scrittura femminile, troppo introspettiva e troppo personale, ripiegata su se stessa, carica di un intimismo che mi fa sentire esclusa, solo spettatrice scarsamente coinvolta. Le donne scrivono per se stesse mentre gli uomini scrivono per gli altri e questa sorta di generosità maschile mi influenza nella scelta delle letture.
    La Winterson è una delle rare eccezioni, la sua scrittura mi ha permesso di ritrovarmi dentro le vicende dolorose e travagliate della sua vita e di percorrere la lunga e tortuosa strada che l'ha portata fin da bambina all’affermazione di sè.
    Un percorso che dura tutta una vita e che non si conclude neanche con la scoperta delle proprie origini, “perché essere adottati significa rimanere fuori. Tu riproduci la sensazione di non appartenere a nessuno. E la riproduci cercando di fare agli altri quello che è stato fatto a te. Non riesci a credere che qualcuno ti ami per quello che sei”.
    Si deve imparare ad amare e ad essere amati, e non basta la consapevolezza di essere nata perché voluta e desiderata nonostante l’abbandono a sei mesi di vita, nonostante una madre adottiva anafettiva e bigotta che ritiene l’infelicità una virtù e ha paura della felicità perché sporca, cattiva e peccaminosa.
    Lei, la mamma adottiva ostile e inospitale, terrorizzata dal proprio corpo e che inghiotte nel buio della propria materia tutta la luce, brucia i libri nascosti sotto il materasso da Jeanette che a sedici anni è arrivata alla lettera M della narrativa inglese A-Z.
    Jeanette, la figlia che ha capito che a dare senso alla vita non è la felicità, effimera e dipendente dalle circostanze ma la ricerca della felicità, abbiamo tutti delle carte a disposizione e dipende da come le giochiamo, c’è il fato ma la “giocata è tua e non è prefissata.....ci saranno volte in cui andrà così male che sopravviverai a malapena e volte in cui capirai che sopravvivere a malapena secondo i tuoi parametri è meglio che vivere una pomposa vita a metà secondo i parametri degli altri”
    E’ bravissima la Winterson, e lucidissima, usa le parole con schiettezza e sincerità, e sono state proprio le parole insieme all’amore per i libri a costituire per lei l’ancora di salvezza, “ogni libro era un messaggio in una bottiglia”, un modo per apprendere un linguaggio proprio, per sperare e credere in una storia e un finale che non sfuggano di mano e per cercare di comprendere “L’amore. La parola difficile. Dove tutto comincia, dove sempre noi ritorniamo”
    E poi....."non so cosa succederà poi".

    ha scritto il 

  • 4

    momenti di non-trascurabile infelicità

    jeanette winterson scrive da dio. qualunque idea si abbia in proposito. la sua è una prosa incalzante, di quelle che ispirano giudizi per binomi contrapposti: è semplice ma ricca di sfumature, cronach ...continua

    jeanette winterson scrive da dio. qualunque idea si abbia in proposito. la sua è una prosa incalzante, di quelle che ispirano giudizi per binomi contrapposti: è semplice ma ricca di sfumature, cronachistica ma coinvolgente, lucida ma pulsante di soggettività. come la storia di questo libro, che è una parte della sua vera storia, perché winterson scrive di sé. anche qui, però, serve una precisazione binaria: non c'è niente di ombelicale nel suo racconto, niente di autocommiserante nonostante i fatti siano di quelli che fanno ghiacciare il sangue, di quelli che ti dici ma-davvero-tutto-questo-è-successo-solo-cinquant'anni-fa?
    adottata a sei mesi da una famiglia della "sana" classe operaia inglese, JW cresce con una madre fanatica religiosa, per di più devota a un dio da vecchio testamento. una donna che non dorme col marito, passa le notti a cucinare, le lascia biglietti con moniti apocalittici sul tavolo della colazione, e quando la vuole punire la chiude al freddo fuori casa, o al buio della carbonaia. una donna che quando scopre l'omosessualità della figlia la fa sottoporre a esorcismo. e quando più avanti jeanette ragazzina - incontrato un nuovo amore - se ne va di casa per vivere dentro un'auto rivendicando il proprio diritto alla felicità, le dice come ultima frase proprio quella del titolo. «perché essere felice quando puoi essere normale?».
    eppure quest'opera è lontana anni luce da qualsiasi rischio di pippone o piagnisteo, completamente esente dagli effetti collaterali di certa scrittura "al femminile" e immune dai difetti più comuni dell'autobiografismo. anche quando racconta cose personali, cioè, riesce a trarne riflessioni di ampia portata, di respiro generale. parlare dell'adozione, per winterson, significa guardare nel pozzo di uno strappo iniziale che ti convince che l'amore sia fatto di un tessuto delicato. e i tessuti delicati appunto si strappano. la questione è tutta lì, in quel tentativo infinito di ricucire quello che si è lacerato e di cui la narrazione può ricostruire la trama (in senso letterale). alcune delle più belle considerazioni riguardano proprio il narrare, come stratagemma per superare l'impasse di essersi trovati tra le mani un libro a cui mancavano i capitoli iniziali. «leggere se stessi come un'opera di fantasia e non solo come una sequenza di fatti è l'unico modo per lasciare aperta la narrazione, l'unico modo per evitare che la storia ci sfugga procedendo per conto proprio, per approdare, il più delle volte, a un finale che nessuno vuole».
    la stella mancante è per alcune digressioni di storia sociale che, qua e là, si dilungano un po' troppo. winterson nasce a manchester nel pieno del boom industriale, e il suo appartenere alla classe operaia dura e pura segna profondamente il suo approccio alle "cose della vita" (marx ed engels scrissero proprio a manchester il manifesto del partito comunista). lo sguardo storico è una componente rilevante del libro, ma a tratti i dettagli lo zavorrano un po'.

    ha scritto il 

  • 5

    Perché è la perdita la misura dell'amore?

    "L'amore. La parola difficile. Dove tutto comincia, dove sempre noi ritorniamo. L'amore. La mancanza d'amore. La possibilità di amare."

    [Terzo libro di Jeanette Winterson che leggo quest'anno. E con q

    ...continua

    "L'amore. La parola difficile. Dove tutto comincia, dove sempre noi ritorniamo. L'amore. La mancanza d'amore. La possibilità di amare."

    [Terzo libro di Jeanette Winterson che leggo quest'anno. E con questo diventa definitivamente una delle mie scrittrici preferite. Recupererò tutti gli altri.]

    ha scritto il 

  • 5

    Racconto autobiografico della propria rinascita interiore di unascrittrice che viene a patti con il suo passato difficile di bambina adottata e che riesce a ricrearsi un proprio equilibrio esistenzial ...continua

    Racconto autobiografico della propria rinascita interiore di unascrittrice che viene a patti con il suo passato difficile di bambina adottata e che riesce a ricrearsi un proprio equilibrio esistenziale incontrando la propria madre naturale e capendo che forse, per quanto bene le voglia, non è forse poi stato tutto sbagliato che sia stata data in adozione. Detto così sembra una storia abbastanza scontata, ma dato che le vicende sono vissute in prima persona e la protagonista sa scavare nelle profondità insondabili del proprio essere con un uso magistrale della parola, il risultato segna. voci un saggio:
    'Vi ricordate la principessa che bacia il ranocchio et voilà, lui si trasforma in un bellissimo principe? Ecco, è necessario abbracciare quella cosa viscida e ripugnante che di solito se ne sta nello stagno o nel pozzo e di solito mangia lumache. Ma trasformare nuovamente quell'orribile parte ferita in qualcosa di umano non è un compito adatto all'assistente sociale zelante che c'è in ognuno di noi.
    E' il lavoro più pericoloso che si possa intraprendere. E' come disinnescare una bomba, e quella bomba sei tu. E' questo il problema: la cosa orribile sei tu. Può anche essere scissa, e starsene acquattata in un angolo del giardino covando il suo risentimento, ma condivide il tuo sangue e si nutre del tuo stesso cibo. Un passo falso, e finirai col precipitare insieme alla creatura.
    E - tanto perché lo sappiate - la creatura è molto attratta dal suicidio. La morte fa parte delle sue competenze.
    Parlo così perché quello che capii, nella mia follia, è che dovevo cominciare a parlare, a parlare con la creatura.'

    ha scritto il 

  • 5

    "Se a questo si sommano il mio carattere focoso e l'intensità dei miei sentimenti, l'amore si trasforma in un'arma piuttosto pericolosa. Non mi sono mai intossicata di droghe, ma d'amore, di un amore ...continua

    "Se a questo si sommano il mio carattere focoso e l'intensità dei miei sentimenti, l'amore si trasforma in un'arma piuttosto pericolosa. Non mi sono mai intossicata di droghe, ma d'amore, di un amore sconsiderato e folle, più simile a un danno che a una cura, a un crepacuore che a un cuore sano. E ho combattuto, ho sferrato attacchi e anch'io il giorno dopo ho cercato di rimediare. E me ne sono andata senza una parola e senza pentirmene.
    L'amore è vivido. Non ho mai voluto la versione sbiadita. L'amore è forza alla massima potenza. Non ho mai voluto la versione diluita. Non mi sono mai sottratta all'enormità dell'amore, ma non sapevo che l'amore potesse essere affidabile come il sole. Il sorgere quotidiano dell'amore".

    ha scritto il 

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