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Perché essere felice quando puoi essere normale?

Di

Editore: Mondadori

4.0
(340)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 216 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8852023429 | Isbn-13: 9788852023422 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Biography , Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Descrizione del libro
EPUB con Adobe DRM

Jeanette Winterson è uscita di casa a 16 anni perché si era innamorata di un'altra donna, e perché voleva essere felice. Quando tentò di spiegarlo a sua madre, la signora Winterson rispose: "Perché essere felice quando puoi essere normale?". Senza saperlo, aveva dato il titolo a questo memoir intimo e personale, generoso, intelligente, ma anche allegro e a tratti pure comico. Jeanette Winterson ricorda la sua storia di bambina adottata da una madre profondamente religiosa e un padre indifferente, racconta la scoperta dell'omosessualità ma anche la scoperta dei libri e della lettura, e la madre che rovescia in giardino la biblioteca personale di Jeanette e le dà fuoco. Con grande onestà intellettuale, Winterson scava nei suoi pensieri e nei suoi sentimenti di bambina, adolescente, donna, mette a nudo i suoi affetti, e ripercorre il suo incredibile viaggio alla ricerca della madre naturale.
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  • 4

    momenti di non-trascurabile infelicità

    jeanette winterson scrive da dio. qualunque idea si abbia in proposito. la sua è una prosa incalzante, di quelle che ispirano giudizi per binomi contrapposti: è semplice ma ricca di sfumature, cronach ...continua

    jeanette winterson scrive da dio. qualunque idea si abbia in proposito. la sua è una prosa incalzante, di quelle che ispirano giudizi per binomi contrapposti: è semplice ma ricca di sfumature, cronachistica ma coinvolgente, lucida ma pulsante di soggettività. come la storia di questo libro, che è una parte della sua vera storia, perché winterson scrive di sé. anche qui, però, serve una precisazione binaria: non c'è niente di ombelicale nel suo racconto, niente di autocommiserante nonostante i fatti siano di quelli che fanno ghiacciare il sangue, di quelli che ti dici ma-davvero-tutto-questo-è-successo-solo-cinquant'anni-fa?
    adottata a sei mesi da una famiglia della "sana" classe operaia inglese, JW cresce con una madre fanatica religiosa, per di più devota a un dio da vecchio testamento. una donna che non dorme col marito, passa le notti a cucinare, le lascia biglietti con moniti apocalittici sul tavolo della colazione, e quando la vuole punire la chiude al freddo fuori casa, o al buio della carbonaia. una donna che quando scopre l'omosessualità della figlia la fa sottoporre a esorcismo. e quando più avanti jeanette ragazzina - incontrato un nuovo amore - se ne va di casa per vivere dentro un'auto rivendicando il proprio diritto alla felicità, le dice come ultima frase proprio quella del titolo. «perché essere felice quando puoi essere normale?».
    eppure quest'opera è lontana anni luce da qualsiasi rischio di pippone o piagnisteo, completamente esente dagli effetti collaterali di certa scrittura "al femminile" e immune dai difetti più comuni dell'autobiografismo. anche quando racconta cose personali, cioè, riesce a trarne riflessioni di ampia portata, di respiro generale. parlare dell'adozione, per winterson, significa guardare nel pozzo di uno strappo iniziale che ti convince che l'amore sia fatto di un tessuto delicato. e i tessuti delicati appunto si strappano. la questione è tutta lì, in quel tentativo infinito di ricucire quello che si è lacerato e di cui la narrazione può ricostruire la trama (in senso letterale). alcune delle più belle considerazioni riguardano proprio il narrare, come stratagemma per superare l'impasse di essersi trovati tra le mani un libro a cui mancavano i capitoli iniziali. «leggere se stessi come un'opera di fantasia e non solo come una sequenza di fatti è l'unico modo per lasciare aperta la narrazione, l'unico modo per evitare che la storia ci sfugga procedendo per conto proprio, per approdare, il più delle volte, a un finale che nessuno vuole».
    la stella mancante è per alcune digressioni di storia sociale che, qua e là, si dilungano un po' troppo. winterson nasce a manchester nel pieno del boom industriale, e il suo appartenere alla classe operaia dura e pura segna profondamente il suo approccio alle "cose della vita" (marx ed engels scrissero proprio a manchester il manifesto del partito comunista). lo sguardo storico è una componente rilevante del libro, ma a tratti i dettagli lo zavorrano un po'.

    ha scritto il 

  • 5

    Perché è la perdita la misura dell'amore?

    "L'amore. La parola difficile. Dove tutto comincia, dove sempre noi ritorniamo. L'amore. La mancanza d'amore. La possibilità di amare."

    [Terzo libro di Jeanette Winterson che leggo quest'anno. E con q

    ...continua

    "L'amore. La parola difficile. Dove tutto comincia, dove sempre noi ritorniamo. L'amore. La mancanza d'amore. La possibilità di amare."

    [Terzo libro di Jeanette Winterson che leggo quest'anno. E con questo diventa definitivamente una delle mie scrittrici preferite. Recupererò tutti gli altri.]

    ha scritto il 

  • 5

    Racconto autobiografico della propria rinascita interiore di unascrittrice che viene a patti con il suo passato difficile di bambina adottata e che riesce a ricrearsi un proprio equilibrio esistenzial ...continua

    Racconto autobiografico della propria rinascita interiore di unascrittrice che viene a patti con il suo passato difficile di bambina adottata e che riesce a ricrearsi un proprio equilibrio esistenziale incontrando la propria madre naturale e capendo che forse, per quanto bene le voglia, non è forse poi stato tutto sbagliato che sia stata data in adozione. Detto così sembra una storia abbastanza scontata, ma dato che le vicende sono vissute in prima persona e la protagonista sa scavare nelle profondità insondabili del proprio essere con un uso magistrale della parola, il risultato segna. voci un saggio:
    'Vi ricordate la principessa che bacia il ranocchio et voilà, lui si trasforma in un bellissimo principe? Ecco, è necessario abbracciare quella cosa viscida e ripugnante che di solito se ne sta nello stagno o nel pozzo e di solito mangia lumache. Ma trasformare nuovamente quell'orribile parte ferita in qualcosa di umano non è un compito adatto all'assistente sociale zelante che c'è in ognuno di noi.
    E' il lavoro più pericoloso che si possa intraprendere. E' come disinnescare una bomba, e quella bomba sei tu. E' questo il problema: la cosa orribile sei tu. Può anche essere scissa, e starsene acquattata in un angolo del giardino covando il suo risentimento, ma condivide il tuo sangue e si nutre del tuo stesso cibo. Un passo falso, e finirai col precipitare insieme alla creatura.
    E - tanto perché lo sappiate - la creatura è molto attratta dal suicidio. La morte fa parte delle sue competenze.
    Parlo così perché quello che capii, nella mia follia, è che dovevo cominciare a parlare, a parlare con la creatura.'

    ha scritto il 

  • 5

    "Se a questo si sommano il mio carattere focoso e l'intensità dei miei sentimenti, l'amore si trasforma in un'arma piuttosto pericolosa. Non mi sono mai intossicata di droghe, ma d'amore, di un amore ...continua

    "Se a questo si sommano il mio carattere focoso e l'intensità dei miei sentimenti, l'amore si trasforma in un'arma piuttosto pericolosa. Non mi sono mai intossicata di droghe, ma d'amore, di un amore sconsiderato e folle, più simile a un danno che a una cura, a un crepacuore che a un cuore sano. E ho combattuto, ho sferrato attacchi e anch'io il giorno dopo ho cercato di rimediare. E me ne sono andata senza una parola e senza pentirmene.
    L'amore è vivido. Non ho mai voluto la versione sbiadita. L'amore è forza alla massima potenza. Non ho mai voluto la versione diluita. Non mi sono mai sottratta all'enormità dell'amore, ma non sapevo che l'amore potesse essere affidabile come il sole. Il sorgere quotidiano dell'amore".

    ha scritto il 

  • 5

    Per me, appassionata dei suoi primi romanzi, questo libro è un felice incontro. E narra ciò che avremmo voluto chiederle: come continua la storia? Qui J. W. fa proprio questo, ci narra ancora una volt ...continua

    Per me, appassionata dei suoi primi romanzi, questo libro è un felice incontro. E narra ciò che avremmo voluto chiederle: come continua la storia? Qui J. W. fa proprio questo, ci narra ancora una volta fin dall'inizio la sua storia, e il suo seguito. Lo fa con quel suo candore magico che si innalza sulle più nere e fangose pozzanghere delle sue primissime esperienze di affetto. Racconta una versione quasi realistica. E poi si confida, si fida di noi lettori. Il suo stile poetico e fantastico illumina ad intermittenza questo resoconto personale. Preziose le riflessioni e irresistibile la sua ironia. Ma l'autrice di Oranges e Sexing the cherry, ci avrà narrato la verità? E' andata proprio così?
    Trust me, I'm telling you stories.
    Questa volta ci fidiamo.
    Consiglio vivamente.

    ha scritto il 

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