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Perché non sono cristiano

Di

Editore: TEA

4.1
(812)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 214 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 885020468X | Isbn-13: 9788850204687 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Tina Buratti Cantarelli ; Postfazione: Paul Edwards

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Philosophy , Religion & Spirituality , Social Science

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Descrizione del libro
"Perchè non sono cristiano" affronta con spregiudicata libertà di pensiero un argomento di grande interesse: il sentimento religioso. Russel, pensatore ateo per eccellenza, analizza con semplicità e chiarezza di esposizioni origini, valori e significati della religione cristiana. Un testo imprescindibile per credenti e non credenti, uno dei "classici" più letti di Russell.
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  • 3

    Lettura per me molto diluita nel tempo e devo dire non così facile, alcune parti inoltre sono particolarmente noiose e gli articoli, dato che di una riunione di articoli si tratta, a volte si ripetono nei concetti di fondo. Interessante per vedere come un importante pensatore del secolo scorso si ...continua

    Lettura per me molto diluita nel tempo e devo dire non così facile, alcune parti inoltre sono particolarmente noiose e gli articoli, dato che di una riunione di articoli si tratta, a volte si ripetono nei concetti di fondo. Interessante per vedere come un importante pensatore del secolo scorso si è comportato nei confronti dei dogmi cristiani, con tutto quello che ne poteva conseguire.

    ha scritto il 

  • 2

    Io non sono cristiano perché non voglio essere la signora di Brooklyn Jean Kay.

    Né voglio essere l’avvocato Joseph Goldstein né il giudice McGeehan, né nessuno di quelli che tra questi tre bigottoni parecchio opportunisti, l’avvocato il giudice e la signora, e Bertrand Russell preferisce questi tre perché sono cristiani e Bertrand Russell no.


    Sono iscritto – non so c ...continua

    Né voglio essere l’avvocato Joseph Goldstein né il giudice McGeehan, né nessuno di quelli che tra questi tre bigottoni parecchio opportunisti, l’avvocato il giudice e la signora, e Bertrand Russell preferisce questi tre perché sono cristiani e Bertrand Russell no.

    Sono iscritto – non so come, credo la madre della donna che ho sposato abbia fatto qualche pasticcio con le mail – a una mailing list di una piccola rivista online che ci tiene a dichiararsi cattolica e che, settimanalmente, anche più volte a settimana, mi chiede soldi per sostenere la sua missione vitale e disperata e agli sgoccioli: contro gli omosessuali che vogliono corromperci tutti (dove per il ‘ci tutti’ ipotizzo intenda i buoni e bravi e belli cattolici) facendoci credere che l’omosessualità sia naturale e che anche la pedofilia sia naturale, inventando argomenti e creando quella connessione illogica e insensata tanto cara agli omofobi secondo cui omosessualità e pedofilia unum sumus, e non mi spingo, anche se ne sono tentato, da dire che chi propaganda questa calunnia oltre che omofobo sia pure pedofilo, ora non so a che grado di repressione conscia o, ehm ehm, inconscia, ma tanto già l’ho scritto, quindi a che serve spingermi oltre? Il fondatore della rivista, voglio dire, ha scelto come sua immagine di rappresentanza una foto dove ha i baffoni e un papillon enorme, insomma sembra vestito come un pagliaccio che sorride mentre scrive mostruosità, e tanto sereno non mi fa sentire.

    E a me basterebbero questi tipi da rivista in cerca di finanziamento, mi basta chi della sua moralità fa un mestiere o comunque un riempitivo a una esistenza fiacca e insipida, coloro che si ispirano alle politiche familiari della Russia di Putin, con il loro terrorismo fideistico, perché mi sia chiaro perché non sono cristiano: “Ma vi rendete conto di quali siano le atrocità che si sente fiero di commettere, un uomo, se si vanta di farle perché-è-cristiano?”. Uno, se un pochetto ha il piacere di sentirsi umano, cristiano non può esserlo, né nient’altro: neppure umano, a pensarci, perché pure la solfa dell’umanismo ha rotto. Se uno ha il piacere di essere un se stesso il meno condizionato possibile, allora, non può appartenere a nessuna religione. E se non crede in un dio non può autoingannarsi nella speranza di crederci, e se ci crede, in Dio, lo sa bene quanto le religioni nauseino più lui, Dio, che lui che ci crede, in lui, e vai a sapere perché: non lo saprà mai perché, infatti, o meglio: io non lo saprò mai, perché; credo.

    Il libro di Russell è deboluccio, non è un libro d’altronde ma una collazione raccogliticcia di testi uno più spompato dell’altro, a leggerli nel 2014, e che tristezza, per la storia umana, pensare che cinquanta o cento anni fa invece questi articoli fossero reputati delle granate intellettuali; non che non ne possano ricavare delle grane anche oggi, da testi del genere: di cristiani e simili alla Kay-Goldstein -McGeehan ce n’è sempre, porcaboia, che militono nell’ISIS o nelle Sentinelleinpiedi. Non si scomoda un logico da Nobel come Bertrand Russell per dire cose di così pacifico buon senso, e la parte più interessante del libro non l’ha scritta Bertrand Russell (si deve ribadire ancora come “l’essenza del concetto di rettitudine è di dare esca al sadismo mascherando la crudeltà sotto la veste della giustizia”?, o come la Chiesa sia contro il libero pensiero che le fa traballare la sedia e lo stipendio?, o che quando è affidata l’educazione ai religiosi, loro “errano in due maniere: condannano azioni che non recano alcun danno e ne perdonano altre che sono veramente nocive”? Sempre gustosa comunque l’osservazione “In senso lato, si potrebbe dire che ai protestanti piace essere buoni ed hanno inventato la teologia per mantenersi tali, mentre ai cattolici piace essere cattivi, ma hanno inventato la teologia per mantenere buono il prossimo. Di qui il carattere sociale del cattolicesimo e il carattere individuale del protestantesimo.”, peccato l’abbia detta lui, che è un ex-protestante, e non un cattolico con il senso dell’umore; come anche quest’altra osservazione è bene tenerla a mente: “Forse sarebbe socialmente saggio catalogare come “peccato” certe azioni innocue, tollerando, però, coloro che le compiono. In tal modo, il piacere del male potrebbe essere raggiunto senza danno per alcuno. Questa idea è maturata in me osservando i bambini. Ogni bambino desidera, talvolta, essere cattivo; se è stato educato razionalmente, può soddisfare il proprio impulso alla cattiveria soltanto con azioni realmente dannose, mentre, se gli è stato insegnato che è peccato giocare a carte la domenica, oppure mangiare carne il venerdì, può soddisfare il proprio impulso al peccato senza danneggiare altri.” Basterebbe leggere il dialogo tra Russell e Copleston per accorgersi della differenza tra un libero pensatore che ammette i propri limiti e un predicatore che rivendica la sua schiavitù verso gli assolutismi concettuali che gli danno l’unica libidine che si concede, forse: se a quel punto vuoi essere ancora cristiano invece che no, sono davvero problemi tuoi e, probabilmente, anche miei, ma solo perché me li procurerai tu con tutte le tue forze). La parte più interessante del libro la scrive Paul Edwards, nell’appendice, ricostruendo le vicende che vietarono a Bertrand Russell di tenere dei corsi in una università di New York. Ah, quando vogliono, quanto sanno divertire gli americani ignoranti, rabbiosi e in malafede, con la scusa del loro cristianesimo tutto da vedere e da vendere. I cristiani non sono solo questo, lo so lo so lo so, ma certamente sono anche questo, come non solo ma anche questo sono tutti gli appartenenti a qualche clan religioso, imperciocchè (l’ho letto ieri per la prima volta, l’avverbio ‘imperciocchè’, e: toh, applicato) – prima e al di là di qualsiasi valutazione metafisica o teologica – io non sono cristiano e mai lo sarò, se la ragione mi regge, e quando non reggerà più, vabbè: a quel punto tutto farà brodo ovvero acqua calda da tutte le parti.

    ha scritto il 

  • 3

    Tanta fama e tanto parlare intorno a questo libro quanta poca sostanza effettiva vi si trova dentro.
    Un insieme di articoli su morale, politica, storia e filosofia il cui unico nesso è un sottofondo di critica agnostica alla religione cristiana. Qua e là si possono ricavare i classici temi ...continua

    Tanta fama e tanto parlare intorno a questo libro quanta poca sostanza effettiva vi si trova dentro.
    Un insieme di articoli su morale, politica, storia e filosofia il cui unico nesso è un sottofondo di critica agnostica alla religione cristiana. Qua e là si possono ricavare i classici temi di indipendenza delle regola etiche dalle religioni (qualunque esse siano), di richiesta di indipendenza della politica dalle religioni, di libertà dell'individuo e di rifiuto di certe vuote argomentazioni metafisiche.
    La visione è ovviamente quella di inizio Novecento partendo da una base culturale protestante inglese.
    Sinceramente mi aspettavo di più ma non per colpa di Russell, quanto di ha raccolto questi articoli e di chi (troppo) spesso vi fa riferimento, ancora oggi, come a un testo fondamentale della critica alla religione (cristiana nello specifico), dimenticandosi che Russell non si proclama mai da nessuna parte ateo ma agnostico e le due posizioni non sono minimamente assimilabili (che lo faccia un cristiano secondo la sua visione è comprensibile, che lo faccia chi si dichiara ateo no perché dimostra solo di non aver capito questo volume o di non sapere neanche lui di cosa stia parlando!).

    ha scritto il 

  • 1

    Mi piacciono di solito i saggi su temi quali la religione, soprattutto se qualcuno sa spiegare bene il proprio credo (qualcunque esso sia). QUesto libro pero' non è nulla di tutto cio': tratta di tutto e niente, le argomentazioni sono come campate in aria. So che questo scritto è una raccolta di ...continua

    Mi piacciono di solito i saggi su temi quali la religione, soprattutto se qualcuno sa spiegare bene il proprio credo (qualcunque esso sia). QUesto libro pero' non è nulla di tutto cio': tratta di tutto e niente, le argomentazioni sono come campate in aria. So che questo scritto è una raccolta di conferenze che l'autore ha presentato per l'America: ma penso che anche se narrato, il mio giudizio rimarrebbe sempre lo stesso.

    ha scritto il 

  • 4

    Chiacchiere da bar...e non solo!

    Quì troverete saggi e discorsi tenuti da Russel sul tema religioso, un paio di capitoli centrano ben poco con il discorso, ma nel complesso, è l'elemento centrale.
    Russell molto spesso non si dilunga nei suoi discorsi e nelle sue spiegazioni, pone i suoi pensieri in modo chiaro e semplice, ...continua

    Quì troverete saggi e discorsi tenuti da Russel sul tema religioso, un paio di capitoli centrano ben poco con il discorso, ma nel complesso, è l'elemento centrale.
    Russell molto spesso non si dilunga nei suoi discorsi e nelle sue spiegazioni, pone i suoi pensieri in modo chiaro e semplice, sempre precisando che si tratta di una sua opinione. Certo, se volete un libro con un analisi più complessa dell'argomento questo libro non fa per voi, provate con "Perchè non possiamo dirci cristiani (e men che mai cattolici) di Odiffredi, il quale, come giusto che sia, ha scritto l'introduzione per questa edizione del libro di Russell.

    Mi dispiace sentire commenti in cui si accusano queste brillanti menti di essere dei fantatici anti religiosi esattamente come i religiosi sono fanatici religiosi.
    Il fatto è che questo libro, oltre a citare anche altre religioni, si accanisce contro il cristianesimo (e cosa aspettarsi da un libro che si intitola "perchè non sono cristiano") per un semplice motivo: Il cristianesimo e la chiesa cattolica in particolare sono il massimo esponente religioso nella cultura occidentale, se l'ebraismo, l'induismo, l'islamismo fossero così potenti nella cultra occidentale (l'islam è la seconda religione più "potente" dopo il cattolicesimo...nella cultura asiatica in particolare, e si spera lì rimanga) sarebbero state prese più in considerazione, ma visto che il cristianesimo e il cattolicesimo purtroppo influenzano ed hanno ancora potere, se pur meno rispetto ad altri tempi, nella cultura, come già detto occidentale, ovviamente si parla soprattutto di queste religioni e non altre, non è fanatismo, è semplicemente divulgazione libera di pensieri contro una religione che, se si facesse i fatti suoi, anche i liberi pensatori la lascerebbero stare. Purtroppo invece, nonostante la maggior parte dei paesi civilizzati si definisca laico, la chiesa mette zampino ovunque.

    All'epoca dei discorsi del libro (si va dagli anni trenta agli anni cinquanta) una mentalità come quella di Russell fece moltissimo scalpore, al punto che non gli fu permesso di insegnare al City College di New York (nell'appendice finale è descritto il fatto in maniera approfondita). Merito a Russell per aver avuto sempre il coraggio di dire e pubblicare il suo libero pensiero, che per fortuna, nonostante si sia dovuto scontrare con menti bigotte, non era nell'era dell'inquisizione o soltanto nel medio evo. Un uomo in meno bruciato al rogo!
    Alla fine il valore di questi scritti è molto legato all'epoca in cui sono stati pubblicati, leggendolo oggi, non c'è molto da commentare se non che Russel è una persona obbiettiva e una mente brillante, e non per aver detto in poche parole i motivi per cui non è scristiano, appunto, sono semplicistici e non dice poi molto che un libero pensatore odierno, ma anche del passato, non potrebbe pensare, ma per aver provato ad illuminare le menti ristrette dell'epoca e si spera, quelle di oggi.

    ha scritto il 

  • 1

    Chiacchiere da bar

    A parte il fatto che si tratta di una presa in giro: una raccolta di discorsi su argomenti vari, alcuni dei quali non c'entrano neppure con la religione se non per il fatto che ci finisce sempre una frase del tipo "piove, governo ladro" ma declinata verso il cattolicesimo.
    Scoprire che le a ...continua

    A parte il fatto che si tratta di una presa in giro: una raccolta di discorsi su argomenti vari, alcuni dei quali non c'entrano neppure con la religione se non per il fatto che ci finisce sempre una frase del tipo "piove, governo ladro" ma declinata verso il cattolicesimo.
    Scoprire che le argomentazioni dell'insigne filosofo sono inconsistenti come quelle che si possono sentire in un bar mi ha fatto rabbrividire. Discorsi banalotti e superficiali come le prime discussioni sul tema che un qualsiasi 16enne è in grado di fare. La differenza è che il 16enne, se è interessato all'argomento, è in grado di approfondire replicare e controreplicare da solo con ragionamenti un po' più stringenti.
    Probabilmente Russell ha avuto un gran merito nel suo periodo storico e su questo non posso pronunciarmi dato che non l'ho vissuto. Dalle descrizioni del tempo sembra infatti che la cultura mainstream che censurava gli altri fosse quella cattolica. Ben diversa è la situazione attuale in cui la cultura mainstream è quella relativista e scientista che spartisce il potere con quella religiosa fingendo di combatterla.
    Storia a parte al ridicola introduzione che mostra molto bene quanto il fanatismo anti-cattolico sia talmente poco consapevole di sé stesso da credersi il buono e giusto illuminato da una conoscenza superiore che gli impedisce di essere giudicato fanatico perché è un fanatico giusto al contrario dei suoi nemici che sono i fanatici cattivi...insomma nella storia suona come un: già sentito.
    Mi sa che dopo questo libro smetto di interessarmi alle opinioni dell'intellighenzia in merito a quest'argomento dato che il livello è così basso e continuerò ad affrontarlo discutendo con le persone che mi circondano dei vari 'schieramenti'. Finora ho ottenuto risposte più intelligenti così che ascoltando i grandi intelligenti, premiati e celebrati.

    ha scritto il 

  • 5

    Il pensiero di Russell é straordinariamente attuale e libero da ogni condizionamento. Come madre mi sentirei soddisfatta se riuscissi a dare a mio figlio la libertà di pensiero di cui tutti gli uomini dovrebbero godere, ma che molti non riescono neanche a concepire a causa dei paraocchi che vengo ...continua

    Il pensiero di Russell é straordinariamente attuale e libero da ogni condizionamento. Come madre mi sentirei soddisfatta se riuscissi a dare a mio figlio la libertà di pensiero di cui tutti gli uomini dovrebbero godere, ma che molti non riescono neanche a concepire a causa dei paraocchi che vengono imposti loro sin dalla nascita.

    ha scritto il 

  • 4

    Lucido, educato e posato; Russell espone il suo punto di vista scientifico circa la religione cristiana senza l'arroganza di imporre verità assolute, considerando che per risolvere la questione ci vogliano riflessioni di ben altro respiro. Differentemente da molti intellettuali anticristiani, il ...continua

    Lucido, educato e posato; Russell espone il suo punto di vista scientifico circa la religione cristiana senza l'arroganza di imporre verità assolute, considerando che per risolvere la questione ci vogliano riflessioni di ben altro respiro. Differentemente da molti intellettuali anticristiani, il premio Nobel gallese espone il proprio punto di vista sul cristianesimo e sulla religione in generale senza strafare, senza far dilagare la questione sul piano etico-filosofico, ben conscio che sarebbe impossibile farlo senza tener conto delle innumerevoli speculazioni di filosofia della religione susseguitesi in età moderna da parte di pensatori tutt'altro che trascurabili (Dostoevskij , Chesterton e Scheler per citarne qualcuno).
    Interessante come Russell rimproveri spesso i cristiani di mancanza di fantasia, frecciata spesso utilizzata in direzione opposta (mi vien in mente la discussione tra lo studente di medicina e quello di teologia ne "Il posto delle fragole" di Bergman).

    ha scritto il 

  • 3

    Libro formato da scritti composti nell'arco di 50 anni, non ha il dono né dell'esaustività né di un reale saggio sull'argomento, va preso per quello che è, uno spunto del pensiero di Russell, a volte approfondito, altre volte solo accennato.

    ha scritto il 

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