Perdere è una questione di metodo

Di

Editore: Guanda

3.9
(148)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8882460479 | Isbn-13: 9788882460471 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: P. Cacucci

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
Da una telefonata della polizia, il giornalista Victor Silanpa apprende che èstato ritrovato un uomo orrendamente assassinato nelle vicinanze di Bogotà.Victor si trasforma in detective e, con l'aiuto del fedele Estupinan, il suoSancho Panza, si getta in una vicenda che di delitto in delitto coinvolgesempre più personaggi e attraversa tutti gli strati di una grande città:speculatori edilizi, donne spregiudicate, poliziotti, politici corrotti,burocrati, piccola e grande malavita, inclusi i "narcos"... La prefazioneal romanzo è di Luis Sepulveda.
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  • 4

    Il 1 aprile 2008 Dinahrose ha scritto una magnifica recensione di questo libro. Non saprei davvero fare di meglio, quindi la faccio mia e ve la ripropongo:
    http://www.anobii.com/books/review/54601198d ...continua

    Il 1 aprile 2008 Dinahrose ha scritto una magnifica recensione di questo libro. Non saprei davvero fare di meglio, quindi la faccio mia e ve la ripropongo:
    http://www.anobii.com/books/review/54601198dd97263a278b45dd

    Aggiungo solo un frammento tratto da uno dei brevi capitoli autobiografici di Aristófanes Moya, capo della polizia nonché valente buongustaio, che inframmezzano la narrazione.

    Dice la famosa canzone che «quando l’amore arriva così, in questa maniera, uno non ne ha colpa»... E il fatto è che la Matilde di cui vi ho parlato si rivelò fin dal primo appuntamento una cuoca eccezionale. Dopo qualche scaramuccia nei cinema sulla 13 e qualche ballo al circolo della polizia, Matilde mi permise di accedere alla sua residenza, nell’attualmente tumultuoso barrio di Suba che allora era solo una frazione a sé, e scoprii una casa dove, se mi concedete l’espressione, la felicità trasudava dai muri. Viveva con i genitori, tre sorelle e due cugine minorenni venute da Chiquinquirá a studiare nella capitale. Tutte cucinavano, ma era Matilde che sapeva dare al lesso quel sapore così patriottico da rappresentare il piatto preferito di imperatori e ministri. E non parliamo dei dolci o dei frullati, o dell’abilità nel cuocere a puntino torte e budini... «Aristófanes, ancora un po’ di pollo? Qualche altra patatina?» e io, se le signore permettono, mangiavo quei manicaretti con la sensazione di inghiottire lei, in senso poetico, è ovvio, e così, tra una cena e l’altra, c’incamminammo verso l’altare. Fu una cerimonia semplice nella chiesa di Suba. Il prete ci benedì, Montezuma era il mio testimone, e per lei una delle cugine, e da lì andammo a fare una gran mangiata nel giardino della casa dei miei suoceri, come mai mi era capitato in trentotto anni di felice e irresponsabile celibato: carne arrosto, patate, costolette di agnello, insalata di avocado, petto di pollo in salsa piccante, tutto quello che c’era nella dispensa finì sui fornelli, bagnato da birra e aguardiente e accompagnato da un trio di musica tipica boyacense. Matilde, che per quanto giovane era piuttosto in carne, non restava indietro se si trattava di avventarsi su uno zampone, e alla fine ce ne andammo verso Anapoima con lo stomaco soddisfatto e il cuore palpitante, per una luna di miele di tre giorni in un albergo con piscina e il fiume a pochi passi.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo Gamboa ci sa fare. Decisamente.
    Mette in piedi un intreccio del tutto credibile, calato in quella realtà di corruzione e interessi di palazzinari e politica - che in Colombia sembrano conoscere ...continua

    Questo Gamboa ci sa fare. Decisamente.
    Mette in piedi un intreccio del tutto credibile, calato in quella realtà di corruzione e interessi di palazzinari e politica - che in Colombia sembrano conoscere bene quanto la conosciamo noi italiani - tanto credibile, dicevo, che rimane poi irrisolto o "accomodato" alla meglio, con qualcuno che ci perde, qualcuno che ci guadagna, qualcuno che ci resta secco, qualcun'altro che chiude un occhio e qualcun'altro ancora che li chiude tutti e due.
    Ma il tassello vincente del romanzo è il perdente Silanpa, il giornalista de L'Observador che si improvvisa detective e conduce l'indagine coadiuvato dall'ancor più improvvisato collaboratore Estupinàn, muovendosi tra bordelli, caffetterie, cimiteri, appostamenti e resort per naturisti, mentre la sua vita privata va a rotoli e un brutto grappolo di emorroidi non gli dà tregua*.

    Uno dei migliori polizieschi letti ultimamente.

    ---
    *Dalle note al testo del bravo traduttore Cacucci evinciamo che questa faccenda delle emorroidi si riferisce a Vargas Llosa, che a quanto pare soffre di emorroidi ma, più in generale, agli scrittori peruviani, che sembrano in numero cospicuo soffrire di emorroidi. Forse la questione meriterebbe un approfondimento ma dal canto mio, in questa indagine, non oso andare oltre.

    ha scritto il 

  • 5

    Elegante ed originale

    Ci sono casi, rari, in cui l'autore arriva prima del libro ed in cui il libro ritorna tra le tua mani più di una volta...
    Questo è uno di quei rari casi, almeno per me.
    Eppure ne valeva assolutamente ...continua

    Ci sono casi, rari, in cui l'autore arriva prima del libro ed in cui il libro ritorna tra le tua mani più di una volta...
    Questo è uno di quei rari casi, almeno per me.
    Eppure ne valeva assolutamente la pena, sia la prima che la seconda volta.
    Conobbi Santiago Gamboa nel lontano, ormai, 1998 in una estate calda, nella mia città natale. Una nota libreria della zona "Arsenico e vecchi merletti" ormai non più esistente per nostra grande sfortuna, aveva l'abitudine di invitare scrittori famosi a presentare i propri libri. Quell'estate doveva presenziare Luis Sepulveda, di cui avevo letto tutto il leggibile già ai tempi del liceo e che ho continuato a seguire negli anni.
    Sepulveda si presentò sul palco all'interno del bellissimo forte Michelangelo dentro le mura del porto vecchio, con quello che definì un caro amico ormai, nonché una delle voci più originali degli scrittori latino americani.
    Santiago Gamboa, giornalista di Bogotà.
    Conobbi così un Gamboa giovanissimo, umile, elegante, un po' frastornato dalla mole di pubblico accorso per Sepulveda.
    Ma di quel pomeriggio non ricordo altro che lui.
    Sepulveda era pur sempre Sepulveda, ma la potenza narrativa dei racconti di quel giovane giornalista mi entrarono nella pelle.
    Uscii comperando il suo libro, purtroppo non facendomelo autografare per semplice pudicizia... Ero troppo giovane e troppo discreta. Lo lessi tutto d'un fiato.
    Mi entrò nella pelle.
    Molti anni dopo avrei attraversato il confine di cui lui spesso parlava, quello tra Colombia ed Ecuador per lavoro e avrei risentito le sue parole, non ricordando nemmeno a volte, di chi fossero, ripensando alle sue descrizioni lucide, forti, nient'affatto banali.
    Passarono molti altri anni, lo persi di vista. Come uomo e come scrittore.
    Ma una sera del mese scorso, al circolo letterario di cui faccio parte, durante l'estrazione del libro del mese uscì proprio "Perdere è una questione di metodo", l'avevo scritto io quel bigliettino... non so bene perché... forse perché qualche giorno prima sistemando i libri nell'ennesimo trasloco della mia vita me l'ero ritrovato in mano, edizione Guanda, incredibilmente ingiallita, col segnalibro di quella libreria ormai scomparsa ed avevo avvertito un respiro denso profondo sottopelle... come il ricordo di un amante.

    Purtroppo il libro non si trova più in alcuna nuova edizione italiana, né Guanda, né Tea, così che ho dovuto accontentarmi di rileggere il mio, da sola, senza poterlo condividere con tutti gli altri del club (che attendono il mio in prestito).

    Non vi aspettate la magia di Marquez, non vi aspettate la latinità della Allende, né la filosofia di Borges, non vi aspettate la semplicità e la didattica di Sepulveda...
    Gamboa è unico ed irripetibile. NOn lo definirei narrativa, né poliziesco, né letteratura latino americana.
    Scrittura giornalistica, pura, essenziale, fluida eppure evocativa, la potenza narrativa delle grandi storie fusa con la crudezza delle storie vere, in cui ci sono, alla fine dei giochi, solo perdenti.
    Dimenticate i narcotrafficanti e i cliché del Sud America.
    Gamboa non somiglia a nessuno se non a se stesso.
    Trovate questo libro, non lasciatelo scomparire.

    ha scritto il 

  • 1

    Ma Dico, siam passszi?(ah no, cazzo, che mi sta succedendo, mi bassanizzo, e che penserà di me Giuliano? Mi ricompongo, dò una rinfrescata al cranio col mordente e la vedremo!), perdere io?
    Da quando ...continua

    Ma Dico, siam passszi?(ah no, cazzo, che mi sta succedendo, mi bassanizzo, e che penserà di me Giuliano? Mi ricompongo, dò una rinfrescata al cranio col mordente e la vedremo!), perdere io?
    Da quando sono nato non ho mai perso a nulla, dall'asso pigliatutto a palla prigioniera, a "fila di giovini donne fuori la porta", ho anche sempre vinto il Festival di Sanremo, il GP di automobilismo e la Coppa Rimet, ma dato che sono un generoso ho voluto soprassedere.

    ha scritto il 

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