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Perdersi

L'uomo senza ambiente

Di

Editore: Laterza

4.0
(59)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 179 | Formato: Altri

Isbn-10: 8842061751 | Isbn-13: 9788842061755 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Genere: Art, Architecture & Photography , Social Science , Travel

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Descrizione del libro
Tracciando confini, separando lo spazio 'addomesticato' da quello selvaggio,edificando villaggi e città, gli uomini hanno da sempre orientato se stessi el'intero universo. Oggi, invece, parlare di insediamenti umani e di 'perdersi'implica dare testimonianza dello sconquasso del mondo dovuto a sempre maggiorisituazioni di diaspora e di emigrazione e al costituirsi di forme dicittadinanza nuove. Un libro originale e sorprendente che, come scrive GianniVattimo nella prefazione, "muovendo da una riflessione essenzialmenteantropologica e 'scientifico-positiva', ritrova la tematica centrale dellafilosofia contemporanea".
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  • 4

    Per una pratica dell'abitare

    "Perdersi" come habitus, come pratica dell'abitare, per ricordarci che non solo siamo, ma che siamo nel mondo, che le nostre identità, più o meno fluide, sono sempre legate ai luoghi, alla terra, ...continua

    "Perdersi" come habitus, come pratica dell'abitare, per ricordarci che non solo siamo, ma che siamo nel mondo, che le nostre identità, più o meno fluide, sono sempre legate ai luoghi, alla terra, ancor prima che alla memoria e alla temporalità. "Perdersi" come prospettiva fenomenologica, per ricordarci che, come già diceva Merleau-Ponty, uomo e mondo sono fatti della stessa pasta.

    ha scritto il 

  • 3

    Come al solito molto dotto, anche se i riferimenti sono spesso molto datati. Comunque un punto di riferimento, specie se rileggiamo certi nostri atteggiamenti alla luce di quelli delle popolazioni ...continua

    Come al solito molto dotto, anche se i riferimenti sono spesso molto datati. Comunque un punto di riferimento, specie se rileggiamo certi nostri atteggiamenti alla luce di quelli delle popolazioni arcaiche o semiprimitive: l'uomo è sempre quello a qualsiasi latitudine...

    ha scritto il 

  • 5

    Perdersi - L'uomo (contemporaneo) senza ambiente

    La Cecla indaga attraverso una ricca rassegna, le abitudini e i modi di vivere lo spazio all'interno di una società, passando dal piccolo villaggio del passato alla città contemporanea. Questo tema ...continua

    La Cecla indaga attraverso una ricca rassegna, le abitudini e i modi di vivere lo spazio all'interno di una società, passando dal piccolo villaggio del passato alla città contemporanea. Questo tema di fondo è perlustrato attraverso i sentimenti e le emozioni che definiscono nomi e significati dei diversi ambienti, passando dallo spazio domestico/conosciuto allo spazio estraneo, lontano dalle persone e fitto di foreste. La città contemporanea non è diversa per l'uomo di oggi, lo spazio fuori casa appare a volte come una foresta complessa seppur conosciuta e prevedibile, ma incline ad appartenere sempre meno agli uomini e più ad altre dinamiche; ma se non ci si lascia sopraffare delle paure del perdersi, si possono scoprire spazi dove tutto questo cambia, dove tutto è ancora possibile...

    ha scritto il 

  • 0

    Franco La Cecla è un architetto che ha deciso di cambiare mestiere, oggi è antropologo. Il campo d'indagine resta quello della città, dell'architettura frutto delle culture dell'abitare. Perdersi ...continua

    Franco La Cecla è un architetto che ha deciso di cambiare mestiere, oggi è antropologo. Il campo d'indagine resta quello della città, dell'architettura frutto delle culture dell'abitare. Perdersi ci sorprende raccontandoci di popoli nomadi, indigeni, che vivono lo spazio sforzandosi di essere in armonia (un'armonia astuta) coi riferimenti geografici e astronomici: i punti cardinali, le costellazioni, i venti, i fiumi, la selva. Tutto questo è escluso dalla nostra vita nelle città. Spesso non sappiano da che parte è il Nord, cosa c'è dopo un quartiere. Ma basta prendere una mappa per "orientarci" nella scacchiera di vie e numeri. Secondo La Cecla, il problema è proprio questo: non possiamo perderci, cioè Smarrirci oltre lo spazio conosciuto per poi orientarci facendo <<mente locale>> e ritrovarci. Ci si accorge di vivere in luoghi fatti di percorsi prestabiliti e, per questo, controllati; luoghi in cui la libertà dell'abitare spesso di esprime solamente nella scelta dei mobili per il proprio appartamento. La Cecla desidera una rinascita della città sotto il segno dell'imprevedibilità umana, che può partire dagli <<spazi accanto>>, quelli abbandonati, quelli non controllati.

    Ve lo consiglio, se siete di quei pochi che si divertono con pratiche spaziali alternative nei posti-pacchetto della città, in cui si è "fruitori" (o se almeno notate un senso di fastidio nel vedervi "fruitori" della vostra città).

    ha scritto il 

  • 4

    'teatro di ombre private'?

    La Cecla dedica il libro alla nonna, che gli ha 'insegnato che ogni cosa ha il suo verso': ma qual'e' il verso di questo libro? ed io sono riuscita ad afferrarlo?non lo so. mi sono incantata,come un ...continua

    La Cecla dedica il libro alla nonna, che gli ha 'insegnato che ogni cosa ha il suo verso': ma qual'e' il verso di questo libro? ed io sono riuscita ad afferrarlo?non lo so. mi sono incantata,come un disco rotto, sulle parole su cui poggia tutto l'impianto fisolofico-antropologico di questa ricerca sulla cultura dell'abitare:' spaesamento', 'avventura', 'voglia di mondo e voglia di radici', 'paesaggio', 'soglia','confine'..'mettere le mani sulla citta'!! ma come mai a me, che non so nulla di urbanistica e poco in verita' anche di filosofia(nonostante sia stato il mio amore assoluto per tanti tanti anni), di tutto il lavoo dell'autore non resta altro che l'uso che ne posso fare per cercare di ridare'verso' al mio abitare la citta' in cui abito? oppure meglio,l'aiuto che mi da' per orientarmi in quella 'foresta' inaccessibile che e' diventata la mia citta'? io credo, che libri come questo hanno senso proprio se li puoi 'addomesticare', renderli cioe' strumenti di vita. non so se mi so spiegare bene, forse no, ma non e' facilissimo scrivere su 'Perdersi'. potrei infatti dare un altro taglio al commento, ripartendo da uno dei tanti temi trattati, ma non mi interessa. mentre leggevo, ho rivissuto in pieno l'esperienza di spaesamento,di 'perdita' descritta dall'autore.la mia e' una piccola storia, ma e' stata quella che mi ha permesso di afferrare il filo del percorso/discorso del libro. due anni fa(solo due anni fa?) l'Amministrazione comunale di Firenze, dopo anni di ritardi?, inciampi? imbrogli!..da' il via alla costruzione di un 'altra linea della tramvia(la prima a tutt'oggi deve essere terminata!!!!), e per far posto a questo lungo treno decide di tagliare gli alberi del viale dove lavoro(parco della Rimembranza della I guerra mondiale, ogni albero aveva il nome di un soldato ucciso). a tutte le richieste e alle proposte alternative degli abitanti del quartiere non e' mai stato dato ascolto: 'l'ordine va eseguito'! cosi' si espresse, lo giuro, il vicesindaco senza nessuna incertezza. il suo compito, infatti, era quello di far si che l'ordine' da ristabilire fosse la 'spianata' degli alberi insieme ai ricordi, al paesaggio urbano affettivo degli abitanti del quartiere! potrei scrivere a lungo ancora di quanto per me e' stata ed e' tuttora importante avere sperimentato la crudelta' e stupidita' degli amministratori, a cui reagimmo però tutti insieme con tanta energia fatta di parole, azioni, risate e pianti!, ma alla fine cosa e' rimasto se non il senso di vertigine che ti provoca proprio la perdita di riferimenti, di luoghi,persone, case,alberi, che fanno parte della tua vita? è un continuo perdere di senso, di significato dell'abitare una citta' sempre piu' imbrigliata, 'imprigionata' in regole e progetti, che formano un 'sistema' contro cui sono sempre piu' convinta dobbiamo lottare!! e poi, sara' un caso che il primo e più solerte firmatario dei decreti antilavavetri, anti-degrado,anti-tutto! e' stato un assessore del comune di Firenze? per ritornare al libro, non mi convince del tutto La Cecla quando parla di'lobomotizzazione': mah, mi sembra che non faccia i conti con le mille realta' anche in Italia di riappropriazione del territorio da parte di cittadini/e consapevoli; e poi, il suo discorso sugli 'scarti', sulle periferie ecc, mi sembra interessante da un punto di vista sociologico, ma e' troppo limitato e limitante(anche La Cecla riporta intelligentemente l'esperienza del gruppo 'Stalker'). lo so, non sono stata chiara nel commento, ho troppe cose da dire, ma se c'e' qualcuno che mi puo' aiutare a capire di piu', si fa vivo per favore?

    ha scritto il 

  • 5

    "il mio antenato"

    come nella sindrome di tourette io ho bisogno "di toccar con mano" e rileggere i suoi libri.
    Uno dei pochi che mi spiega l'antropologia e mi racconta ciò che lo stupisce

    ha scritto il