Perturbamento

Di

Editore: Adelphi

4.1
(667)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 239 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese

Isbn-10: 8845911748 | Isbn-13: 9788845911743 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Un medico condotto della Stiria, accompagnato dal figlio, fa un giro di visite: insieme a loro, dalla prima frase fin oltre l’ultima, siamo presi in un «perturbamento» che avvolge tutto come uno scirocco metafisico. Una vibrazione di malattia e di tristezza emana dalla psiche e dalla natura. La campagna, qui, è il luogo prediletto della brutalità: dal caldo opprimente dei fienili, dove i bambini hanno paura di morire soffocati, al gelo segregato di un castello, a picco su una gola ostile alla luce: ovunque si percepisce un invito alla distruzione, un incoraggiamento all’ansia suicida. Le porte si aprono ogni volta su qualcosa di atroce: la moglie di un oste malmenata a morte, senza ragione, dagli avventori del locale; una vecchia maestra in agonia, con «il sorriso delle donne che si destano dal sonno sapendo di non avere più speranza»; una fila di uccelli esotici strangolati, perché i loro lamenti sono assordanti.In uno stile asciutto, protocollare, Bernhard elenca i relitti del dolore, finché la scansione inflessibile, martellante dei fatti lascia il posto all’immane delirio dell’ultimo infermo: il principe Saurau, raggelato da un eccesso di lucidità, scosso da un continuo frastuono nella testa, abbandonato ormai a una «micidiale tendenza al soliloquio». Nelle sue parole incessanti confluiscono e si dilatano i frammenti dell’orrore che già abbiamo traversato. Ma qui essi vengono scalzati dalla loro fissità e presi in un vortice, il moto perpetuo del «perturbamento».
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  • 4

    "L'impossibilità è un fondamento davvero terrificante"

    "e tutto è basato sull'impossibilità".

    "Io sono costruito interamente contro la realtà".

    "Vede, dottore, la natura mi appaga completamente, ma io muoio soffocato da questa natura che mi appaga comple ...continua

    "e tutto è basato sull'impossibilità".

    "Io sono costruito interamente contro la realtà".

    "Vede, dottore, la natura mi appaga completamente, ma io muoio soffocato da questa natura che mi appaga completamente. La realtà mi si presenta sempre come una rappresentazione orrenda di tutti i concetti esistenti. Effetti teatrali, penso sempre, in fuga davanti al pensiero, è così che penso sempre. Perché, comunque, ovviamente, siamo tutti condannati a pensare che non ci sia assolutamente nulla di reale".

    Nel suo secondo romanzo Thomas Bernhard riesce a dimostrare che

    - la filosofia non è attività usurpabile oppure lo è
    - il pensiero sul pensiero non è necessariamente evitabile
    - la filosofia e l'esistenza sono di per sé impraticabili
    - "l'aria metafisica" della Stiria allarga i respiri persi e fa bene all'anima di chi pensa di non possederne una.

    Sorridiamo, Bernhard ci guarda.

    ha scritto il 

  • 4

    Il primo Bernhard che leggo ha saputo spiazzarmi con una prima metà erratica, quasi picaresca - seppur in senso molto lato - che presenta una serie di personaggi abbattuti dal peso della malattia e de ...continua

    Il primo Bernhard che leggo ha saputo spiazzarmi con una prima metà erratica, quasi picaresca - seppur in senso molto lato - che presenta una serie di personaggi abbattuti dal peso della malattia e della morte imminente, la cui vita balugina nel racconto del dottore al (tramite il) figlio, tratteggiando prospettive di umanità deturpata, schiacciata da un inevitabile destino di appassimento, dolore e scomparsa. Poi la svolta, con l'arrivo a corte del torrenziale, incontenibile, folle e acutissimo principe, col suo soliloquio inesorabile e ubriacante. La struttura è questa, abbastanza ostica anzi ostile, eppure riesce a ipnotizzare, a risucchiarti nella sua spirale di sentenze acide, scostanti, fino ad aspergerti di un pessimismo senza scampo, nel quale la figura del dottore agisce muta, porta avanti la propria vita-dovere malgrado la consapevolezza estrema della propria inutilità. Non so se era questo uno dei messaggi che Bernhard voleva trasmettere, ma è quello che mi ha accompagnato per giorni dopo l'ultima riga dell'ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 5

    "Ho l'impressione che sia naturale che il mondo possa andare a pezzi da un momento all'altro. O è forse la natura che deve distruggere se stessa? - disse. - È un processo che parte sempre dall'interno ...continua

    "Ho l'impressione che sia naturale che il mondo possa andare a pezzi da un momento all'altro. O è forse la natura che deve distruggere se stessa? - disse. - È un processo che parte sempre dall'interno e si attua all'esterno. Se sono arrivato a questa osservazione, a questa idea, che pur ferisce ogni mio intimo sentire, se sono stato costretto ad arrivarci perché a quanto pare io come organismo sono predisposto soltanto a questo tipo di osservazioni e di idee, non è soltanto il sentimento a dirmi che il momento è giunto (dapprima è solo uno sgretolarsi, crepe, fenditure, uno squarciarsi e uno sgretolarsi!)... È un momento che può durare secoli, naturalmente, secoli ormai alle mie spalle, secoli a venire, naturalmente. Millenni. Quello che mi sgomenta, - disse il principe - non è tanto che i rumori del mio cervello ci siano sempre stati, tutti, che questi rumori ci siano sempre, ci siano sempre stati, ci saranno sempre, mi sgomenta il fatto tremendo che nessuna delle persone con cui sono venuto in contatto, e io, mio caro dottore, sono venuto in contatto con tante di quelle persone, con tanti di quei caratteri che se a Lei capitasse di vederseli davanti tutti assieme, tutti insieme davanti a Lei, avrebbe senz'altro l'impressione della fine del mondo, io ho avuto a disposizione infatti un'enorme quantità di persone fra cui scegliere e ogni giorno in certe ore ho avuto rapporti con tutti i caratteri e con tutti i cervelli possibili e immaginabili, il fatto che mi sgomenta, dicevo, è che nessuno, neanche un solo cervello si sia mai accorto né si accorga mai di questi rumori. Non mi sconvolge tanto che le cose stiano come stanno, ma che sia soltanto io, che sia soltanto il mio cervello a dover registrare quanto ciò sia spaventoso e letale!"
    (Thomas Bernhard, "Perturbamento", ed. Adelphi)

    ha scritto il 

  • 5

    "non possiedi più nulla al di fuori del tuo sconforto e di questo devi accontentarti, ogni giorno puoi dipingergli addosso una faccia diversa, puoi mostrargli la lingua per vederlo ridere”

    Leggere questo libro è un’esperienza perturbante in sé.

    In un’atmosfera cupa, grottesca, claustrofobica, seguiamo un medico (accompagnato dal figlio) in un giro di visite ai suoi malati, risalendo una ...continua

    Leggere questo libro è un’esperienza perturbante in sé.

    In un’atmosfera cupa, grottesca, claustrofobica, seguiamo un medico (accompagnato dal figlio) in un giro di visite ai suoi malati, risalendo una stretta gola dove, metaforicamente, la luce si fa sempre più debole; e veniamo introdotti a una carrellata di personaggi a dir poco sinistri: assassini, storpi, pazzi - oltreché malati, ovviamente.
    Al culmine del viaggio si arriva al castello del principe di Saurau, e qui comincia il soliloquio di un folle che va avanti per tutta la seconda metà del romanzo.
    Dapprima il discorso segue un filo logico (seppur ossessivo e allucinato), poi, proprio come fanno le persone disturbate, comincia a saltare di palo in frasca, sempre più spesso, alla fine praticamente a ogni frase, con alcuni temi che angosciosamente ritornano; quasi come in una partitura musicale, come in una sinfonia pervasa da un sentore di morte, di malattia, di disperazione.
    Leggendo questo pezzo ho sofferto davvero di mal di mare. E credo di aver capito il perché del titolo “Perturbamento”.

    Centrale nel romanzo il rapporto padre-figlio, che sembra ricondursi a un tema già presente in altre opere di Bernhard, quello del rapporto contrastato con la propria famiglia, con le proprie origini, con la propria appartenenza. Un rapporto caratterizzato insieme da rifiuto [io rivendico la mia diversità!] e da inevitabilità [io sono comunque figlio vostro, sono pur sempre austriaco, sono un intellettuale, un artista, anche se lancio strali contro di voi]. Anche se qui il tema è forse sviluppato in modo meno esplicito, risalta comunque una grande conflittualità.

    Spiragli di luce in questa lettura, davvero pochi. L’unico che ho percepito è stato in un brano in cui il principe racconta di una nottata di “quiete” trascorsa con le sorelle e le figlie in biblioteca a conversare di argomenti scientifici.

    “[...] proprio questa è la più perfetta delle magie: trovarsi insieme in un momento in cui l’esistenza è sopportabile”

    Ma in generale, un Bernhard forse ancora più micidiale di quelli già letti. Terminato con fatica, ma guardato a distanza di alcuni giorni, splendido, ineccepibile, di una bellezza terribile.

    ha scritto il 

  • 5

    "Se i miei demoni mi abbadonassero, temo che anche i miei angeli volerebbero via"

    La lettura di Thomas Bernhard richiede senz'altro attenzione, ma per me non significa assumerla a gocce, non potrei per il fatto che l'Autore mette in una spirale vorticosa di pensieri, e per il modo ...continua

    La lettura di Thomas Bernhard richiede senz'altro attenzione, ma per me non significa assumerla a gocce, non potrei per il fatto che l'Autore mette in una spirale vorticosa di pensieri, e per il modo di esporli, e per il modo di scrivere.
    Ho trascorso un anno con un suo libro in testa: “Correzione”. L'unico da cui sono uscita con il punto di domanda sul significato di certi simboli.
    E allora via a maledire i miei limiti, tanto più che acquistai il libro sulla spinta di un commento che lo definisce “di sconvolgente e monumentale impatto emotivo”. Forse da più parti si esercita l'arte dell'esagerazione, pensavo per minimizzare il mio senso di frustrazione. Ma poi ci tornavo seriamente a quelle parole, sapevo di potermi fidare: una grande passione non mente mai. Dovevo quindi leggere Correzione, facendo finta di non averlo ancora letto. Occhi nuovi, tempo diverso, ma anche timore di batterci la testa un'altra volta. Pensavo di ricorrere ad aiuti esterni, a piccoli saggi che potessero aprirmi la strada; l'ho anche fatto, ma distrattamente, come a dire curioso sì, ma è l'Autore che, così come sempre è accaduto, deve arrivare a me, non il contrario. Altrimenti addio incanto.
    Ieri sera, finito e chiuso “Goethe muore”, ho preso “Correzione”, poi ho detto no, scelgo “Perturbamento”. Mi sono trovata al castello del principe Saurau (pag. 91) con la chiave per entrare in “Correzione”. La radura, la casa nella radura, la sorellastra, il rapporto con la sorellastra, l'imbalsamatore, la gabbia, il suicidio, i disegni del maestro, la distruzione dei disegni del maestro, la correzione nel tentativo incessante di far corrispondere ciò che è stato disegnato ( scritto) con quanto si ha in testa. In quale dei due libri mi trovavo? Non in due libri, ma nell'opera e nel pensiero dell'autore, dove tutto si lega, dove tutto si ripensa, si chiarisce, si ribalta, si corregge. Un lavoro infinito per non soccombere all'angoscia, al senso di solitudine, alla follia.

    Finire “Perturbamento” sarà una meraviglia. Rileggere Correzione, sarà ora una passeggiata, si fa per dire, ma certamente sarà come trovarsi, con T.B., sulla vetta più alta, o quanto meno su una delle vette più alte. (5.10.2016)

    28.10.2016
    In quella gola di montagna non arriva un filo di luce. La lettura di “Gelo” è lontana, assorbita, smaltita, e forse questo è il motivo per cui non ricordo gli ululati dei lupi tanto strazianti e devastanti quanto le strida degli uccelli nella gabbia, al mulino dei Focher. L'angoscia, il senso di soffocamento, il senso di smarrimento, lo stato di tensione sono inevitabili quasi ad ogni passo. Parlare non ha senso, scrivere non ha senso, niente ha senso, tutto è destinato a finire nel nulla. Tuttavia ci siamo in questo teatro e allora “sfruttiamolo fintanto che in esso possiamo ancora esistere”.

    “Non è possibile fare un tratto di strada, insieme, in un unico cervello, ma c'è anche la possibilità di un casuale, improvviso, fugace ritrovarsi perché proprio questa è la più perfetta delle magie: trovarsi insieme in un momento in cui l'esistenza è sopportabile”.

    “Conversare, è camminare in bilico su una corda tesa nel vuoto, ma è anche il tentativo di camminare insieme per una stessa strada, in un unico cervello, è fiducia che un'altra persona stia percorrendo la nostra stessa strada almeno per un tratto".

    Non sopporto le citazioni, “in un modo nel quale tutto è citazione”; non possedendo parole nuove, più belle, spingo l'irritazione verso me stessa fino al punto di citare Rilke nel titolo.

    * In musica e immagini:https://www.youtube.com/watch?v=xwtdhWltSIg

    ha scritto il 

  • 5

    Di padre in figlio...il vuoto?

    Certo che ci vuole del coraggio a finire un romanzo o come diavolo si vuole chiamare un opera del genere, soprattutto un opera del genere a continuo rischio implosione, chiedendo che vengano portati d ...continua

    Certo che ci vuole del coraggio a finire un romanzo o come diavolo si vuole chiamare un opera del genere, soprattutto un opera del genere a continuo rischio implosione, chiedendo che vengano portati dei giornali. Ma è un po’ il senso di tutto questo angosciante scritto, un negare sé stesso, le sue stesse evidenze e supposte verità, per negative che siano (poco prima nella furia dei suoi monologhi nichilisti, “Il principe” aveva negato qualsiasi validità alla stampa). Ogni libro che leggo di Thomas Bernard mi sembra di scendere in dei meandri oscuri e sconosciuti eppur affascinanti ed attrattivi, in un labirinto vorticoso e senza luce dove a poco a poco le figure e i contorni escono fuori a mano a mano che ci abituiamo alla luce del buio. Luce del buio in Bernhard non è un ossimoro. E’ una luce rarefatta, fioca, meglio dire una costante penombra pre-e post-apocalittica che pure ci illumina e ci consola con i suoi raggi di bellezza in un vorticoso pozzo senza fondo, quello dell’arte. Lo spunto sono le visite del medico, il co-protagonista e co- narratore (insieme al Principe Saurau il cui delirio-monologo prende quasi 2/3 di tutta l’opera) che con il figlio si reca nelle case della varia umanità afflitta e dolente, pazza e desolata nella Stiria e nelle vallate della bassa Austria in “un paesaggio che tollera solo un minimo vitale”. Il rapporto padre figlio, la sua stessa negazione nelle varie accezioni e nelle varie triangolazioni (padre- Principe-figlio, medico padre-figlio, Principe e suo padre defunto) vogliono esprimere questo vuoto cosmico della creazione e “l’ultimo spettacolo” che è il romanzo poco prima della fine di quel cosiddetto mondo. Tutto è incerto infatti , padri, figli, verità, negazioni, menzogne, tutto è teatrale , “messa in scena” ironica: “mio figlio è fatto di cartapesta, i pensieri sono soltanto fondali che egli cala dalla parte superiore del palcoscenico del mondo, (dell’ universo!) e il suo cervello non è altro che un moderno e complicatissimo impianto di illuminazione dal quale si vedono continuamente gli effetti su qui fondali”.
    Solo apparentemente sembra la tipica letteratura novecentesca sulla fine della letteratura della possibilità del narrare, dello scacco esistenziale, del pessimismo cosmico del dire e del dirsi, del post- nichilismo del contemporaneo dove la sordida bruttezza e perfidia dei personaggi che abitano queste pagine, dove la possibilità stessa di esistenza dell’ arte per parlarne e un continuo travestimento e gioco su sé stesso di questi elementi ad affermarsi ed auto smentirsi, creano un sinistro fascino in questo tipo di scrittura che ricorda un altro grande “umorista” del secolo scorso: Fernando Pessoa, le sue inquietudini ed i suo labirinti. Bernhard potrebbe essere un Pessoa in lingua tedesca, i suoi personaggi sono teatrali e teatranti come lo sono gli eteronimi del portoghese. Ma c’è di più, c’è il genio di questo grande scrittore che come con l’apertura di una quinta teatrale ci mostra il sublime e l’orrido del nostro mondo e dei fantasmi che lo abitano, soprattutto quelli delle menti umane che lo contengono e ne sono a sua volta la giustificazione, non si deve infatti dimenticare che Bernhard è anche e soprattutto autore teatrale e forse giustifica nei suoi romanzi il suo debito. L’utilissimo saggio di Eugenio Bernardi aiuta ad evidenziare questa fondamentale caratteristica di tutta l’opera di Bernhard. Teatrale è la coazione a ripetere maniacale ed ossessiva dei gesti e delle parole dei personaggi come in un mondo di marionette, di automi, come nel miglior teatro dell’assurdo, marionette, essere repellenti, sadici, torturatori e torturati dai recessi delle loro menti abiette, tutti potenziali suicidi impenitenti. Un bel quadretto non c’è che dire, una sorta di bel manifesto del nichilismo forse con la descrizione come estensione dei paesaggi sordidi inquietanti interiori ed esteriori al soggetto pensante nella altrimenti“democratica” o demagogica, idillica e pacificata campagna austriaca.
    La scrittura è come sempre in Bernhard aspra, algida, spietata e fluviale come in una seduta psicanalitica, con passaggi che nella forma e nel ritmo quantomeno la ricordano, come nel nichilismo autodistruttivo e distruttivo nel sogno del figlio del Principe, il principe che è poi la figura centrale, il visionario, il folle-saggio, troppo saggio. Credo che per rendere l’effetto giusto “Il perturbamento” andrebbe letto tutto d’un fiato, con il delirio che è intrinseco alle associazioni di idee, con le illuminazioni e sensazioni tipiche dell’ontologia negativa e in ogni caso limpide scaglie di saggezza che lette e rilette, come in una specie di zibaldone nichilista di una storia minima, tutti noi dovremo ammettere nei nostri più intimi recessi di aver provato almeno una volta.
    Chi vuole il niente vuole il tutto in realtà. Bernhard da vero mago, funambolo, fine umorista, artigiano o buffone della parola, fedele solo a sé stesso e all’ arte con la quale nasconde tramite la sua più profonda ironia, il disprezzo per l’esistente, (per il mondo borghese si sarebbe detto una volta è forse è ancora valido dirlo) mostra tuttavia in questa ontologia negativa la sua fede e devozione all’arte e alle sue possibilità inesauste. Non è certo un libro per tutti e per tutte le menti, non certo da portarsi in spiaggia e per stomaci deboli, anzi menti deboli (non intendo con questo folli), ma tanto quelle non leggono.

    ha scritto il 

  • 5

    Ignorando se stessi

    “Noi ci costringiamo a non percepire il nostro abisso. Eppure, per tutta la vita, non facciamo altro che guardare giù, al nostro abisso fisico e psichico, pur senza percepirlo”.

    Senza dubbio Perturbam ...continua

    “Noi ci costringiamo a non percepire il nostro abisso. Eppure, per tutta la vita, non facciamo altro che guardare giù, al nostro abisso fisico e psichico, pur senza percepirlo”.

    Senza dubbio Perturbamento, secondo romanzo di Thomas Bernhard scritto in soli tre mesi, è un testo nichilista e inquietante. Per una serie di ragioni, ti porta ad una condizione di resa incondizionata alla sfiducia spirituale. La geometria delle tenebre di questo racconto oppone ordine e caos, ragione e pazzia, amore e morte, come una superficie disorganica di negatività universale, una sfera conflittuale di tensioni antitetiche e distruttive. Il protagonista di Perturbamento è il paranoico principe Saurau, un rappresentante dell'impero asburgico decaduto; aspro e intollerabile misantropo pessimista, apre sulla narrazione prospettive oscure e un orientamento al suicidio che è origine diretta del discorso incomunicabile e indicibile. Bernhard è un romantico efficace e talentuoso, il compositore di una lirica espressionista e gotica, dalla quale si sviluppa una scrittura classica che soccombe alla violenta potenza del vivere, tra Kafka e Beckett. E così nella scena si affacciano figure mostruose e catastrofiche: l’ubriaco omicida, il maestro accusato di pedofilia, l'anziana solitaria con il figlio minorato, il ricco industriale morboso, uno storpio imprigionato, una famiglia di mugnai segnata dalla follia e dal lutto, tutto nell'ombra del castello di Hochgobernitz. Autore e uomo implacabile e spregiudicato, Bernhard appare un esploratore del negativo, amante del paradosso e del gioco distruttivo. Nel suo testo il mondo è un orrore, una prigione dolorosa dove vi è come unica soluzione la ricerca del sublime, del fascino che inquieta, del tesoro che condanna, del delitto che redime. Perturbamento è il male dentro di noi, che si specchia e si riversa in un mondo assurdo e per il quale non esiste cura naturale né metafisica. Il narratore è un giovane universitario che segue suo padre, medico di campagna, nelle visite a pazienti tra le montagne della Stiria. Il dottore intende esporre il figlio al perturbamento della malattia e della morte, incrociando e contaminando così i suoi ideali razionali e scientifici. I monologhi di Bernhard hanno origine in un piacevole fastidio, in una proficua irritazione e svuotano il sé come luogo mentale di invenzione e filosofia, dispiegandosi in infermità incontrollabili, passioni disarticolate, follia inattaccabile e inalterabile. Bisogna leggere ignorando se stessi, in un luogo dove tutto è mistificazione. La lingua è ricercata, musicale e imperfetta, lo stile ossessivo e maniacale, allucinato e umorale. Il ricorrere e il ripetersi della parola, avversaria perdente e feroce del tempo e dell’intelletto, rende ragione a una poetica dove la materia testuale è mascherata da velenosa e narcisistica interpretazione, da comica e disperata intransigenza, da rabbioso e pessimistico disagio. Come se da uno strato verbale di lessico estremo e infero emergesse il valore supremo della vita in se stessa, in quanto dono inevitabile, irrimediabile possibilità, casualità sensibile e istintiva, vocazione al desiderio, incomprensibile poesia, su uno sfondo di nichilismo e malessere, malattia e tristezza, umana brutalità e disperazione.

    “Ciascuno di noi è completamente isolato in se stesso, anche se tra noi il legame è strettissimo. La vita intera non è altro che un tentativo ininterrotto di ritrovarci”.

    ha scritto il 

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