Perturbamento

Di

Editore: Adelphi

4.1
(626)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 239 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese

Isbn-10: 8845911748 | Isbn-13: 9788845911743 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Un medico condotto della Stiria, accompagnato dal figlio, fa un giro di visite: insieme a loro, dalla prima frase fin oltre l’ultima, siamo presi in un «perturbamento» che avvolge tutto come uno scirocco metafisico. Una vibrazione di malattia e di tristezza emana dalla psiche e dalla natura. La campagna, qui, è il luogo prediletto della brutalità: dal caldo opprimente dei fienili, dove i bambini hanno paura di morire soffocati, al gelo segregato di un castello, a picco su una gola ostile alla luce: ovunque si percepisce un invito alla distruzione, un incoraggiamento all’ansia suicida. Le porte si aprono ogni volta su qualcosa di atroce: la moglie di un oste malmenata a morte, senza ragione, dagli avventori del locale; una vecchia maestra in agonia, con «il sorriso delle donne che si destano dal sonno sapendo di non avere più speranza»; una fila di uccelli esotici strangolati, perché i loro lamenti sono assordanti.In uno stile asciutto, protocollare, Bernhard elenca i relitti del dolore, finché la scansione inflessibile, martellante dei fatti lascia il posto all’immane delirio dell’ultimo infermo: il principe Saurau, raggelato da un eccesso di lucidità, scosso da un continuo frastuono nella testa, abbandonato ormai a una «micidiale tendenza al soliloquio». Nelle sue parole incessanti confluiscono e si dilatano i frammenti dell’orrore che già abbiamo traversato. Ma qui essi vengono scalzati dalla loro fissità e presi in un vortice, il moto perpetuo del «perturbamento».
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  • 5

    Ignorando se stessi

    “Noi ci costringiamo a non percepire il nostro abisso. Eppure, per tutta la vita, non facciamo altro che guardare giù, al nostro abisso fisico e psichico, pur senza percepirlo”.

    Senza dubbio Perturbam ...continua

    “Noi ci costringiamo a non percepire il nostro abisso. Eppure, per tutta la vita, non facciamo altro che guardare giù, al nostro abisso fisico e psichico, pur senza percepirlo”.

    Senza dubbio Perturbamento, secondo romanzo di Thomas Bernhard scritto in soli tre mesi, è un testo nichilista e inquietante. Per una serie di ragioni, ti porta ad una condizione di resa incondizionata alla sfiducia spirituale. La geometria delle tenebre di questo racconto oppone ordine e caos, ragione e pazzia, amore e morte, come una superficie disorganica di negatività universale, una sfera conflittuale di tensioni antitetiche e distruttive. Il protagonista di Perturbamento è il paranoico principe Saurau, un rappresentante dell'impero asburgico decaduto; aspro e intollerabile misantropo pessimista, apre sulla narrazione prospettive oscure e un orientamento al suicidio che è origine diretta del discorso incomunicabile e indicibile. Bernhard è un romantico efficace e talentuoso, il compositore di una lirica espressionista e gotica, dalla quale si sviluppa una scrittura classica che soccombe alla violenta potenza del vivere, tra Kafka e Beckett. E così nella scena si affacciano figure mostruose e catastrofiche: l’ubriaco omicida, il maestro accusato di pedofilia, l'anziana solitaria con il figlio minorato, il ricco industriale morboso, uno storpio imprigionato, una famiglia di mugnai segnata dalla follia e dal lutto, tutto nell'ombra del castello di Hochgobernitz. Autore e uomo implacabile e spregiudicato, Bernhard appare un esploratore del negativo, amante del paradosso e del gioco distruttivo. Nel suo testo il mondo è un orrore, una prigione dolorosa dove vi è come unica soluzione la ricerca del sublime, del fascino che inquieta, del tesoro che condanna, del delitto che redime. Perturbamento è il male dentro di noi, che si specchia e si riversa in un mondo assurdo e per il quale non esiste cura naturale né metafisica. Il narratore è un giovane universitario che segue suo padre, medico di campagna, nelle visite a pazienti tra le montagne della Stiria. Il dottore intende esporre il figlio al perturbamento della malattia e della morte, incrociando e contaminando così i suoi ideali razionali e scientifici. I monologhi di Bernhard hanno origine in un piacevole fastidio, in una proficua irritazione e svuotano il sé come luogo mentale di invenzione e filosofia, dispiegandosi in infermità incontrollabili, passioni disarticolate, follia inattaccabile e inalterabile. Bisogna leggere ignorando se stessi, in un luogo dove tutto è mistificazione. La lingua è ricercata, musicale e imperfetta, lo stile ossessivo e maniacale, allucinato e umorale. Il ricorrere e il ripetersi della parola, avversaria perdente e feroce del tempo e dell’intelletto, rende ragione a una poetica dove la materia testuale è mascherata da velenosa e narcisistica interpretazione, da comica e disperata intransigenza, da rabbioso e pessimistico disagio. Come se da uno strato verbale di lessico estremo e infero emergesse il valore supremo della vita in se stessa, in quanto dono inevitabile, irrimediabile possibilità, casualità sensibile e istintiva, vocazione al desiderio, incomprensibile poesia, su uno sfondo di nichilismo e malessere, malattia e tristezza, umana brutalità e disperazione.

    “Ciascuno di noi è completamente isolato in se stesso, anche se tra noi il legame è strettissimo. La vita intera non è altro che un tentativo ininterrotto di ritrovarci”.

    ha scritto il 

  • 4

    Da evitare se nella vita vi è andato sempre tutto bene, se pensate che la vita sia un passare da una brava persona all'altra; ma, se si ha una tale visione della vita, non credo si abbia voglia di per ...continua

    Da evitare se nella vita vi è andato sempre tutto bene, se pensate che la vita sia un passare da una brava persona all'altra; ma, se si ha una tale visione della vita, non credo si abbia voglia di perdere tempo leggendo un libro o di frequentare anobii. Quindi...

    ha scritto il 

  • 3

    Non un raggio di speranza in queste pagine, nulla che venga a mitigarne l'incontenibile senso di vuoto: malattia e pulsioni di morte come se piovesse, ovunque e senza scampo, ne fanno un libro disturb ...continua

    Non un raggio di speranza in queste pagine, nulla che venga a mitigarne l'incontenibile senso di vuoto: malattia e pulsioni di morte come se piovesse, ovunque e senza scampo, ne fanno un libro disturbante e cupo. Ti aspetti una redenzione che non verrà ed il solo insegnamento morale è la sinistra consapevolezza che dopo una vita di incomunicabilità, sofferenza e dolore moriremo tutti. Pauroso poiche' a suo modo veritiero, il concetto si fa strada condotto da una prosa affilata e scarna, ripetitiva all'eccesso ma, in fondo, sola nota di bellezza di tutto il libro.
    Davvero perturbante è l'assoluta assenza di anche uno soltanto degli innumerevoli volti dell'amore. Da leggere, comunque.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei molti capolavori di Bernhard, uno dei suoi più libri più grandi, probabilmente. Entrare nella scrittura di Bernhard significa perdere l'equilibrio, abbandonarsi ad un torrente in piena di uman ...continua

    Uno dei molti capolavori di Bernhard, uno dei suoi più libri più grandi, probabilmente. Entrare nella scrittura di Bernhard significa perdere l'equilibrio, abbandonarsi ad un torrente in piena di umanità vomitata, ad un abisso senza ritorno, contorto, complicato, nero e illogico come la mente umana. Perturbamento è, come quasi tutta l'opera di questo mostruoso scrittore austriaco, una constatazione dell'impossibilità di comunicare, la perentoria dichiarazione di esistenza di un vuoto assordante. Un vuoto riempito di parole senza fine che si rincorrono, si annullano, si rigenerano, si ripetono in un ciclo infinito. Un caos ribollente di macerie umane, disperatamente umane. Un caos familiare come i nostri pensieri, un caos dove è facile perdersi riconoscendosi.

    ha scritto il 

  • 3

    Curioso... A tratti intrigante e originale, a tratti estenuante (e originale). La netta divisione in 2 parti molto diverse segnala un progetto che però è difficile da penetrare completamente e ancor p ...continua

    Curioso... A tratti intrigante e originale, a tratti estenuante (e originale). La netta divisione in 2 parti molto diverse segnala un progetto che però è difficile da penetrare completamente e ancor più da farsi piacere.
    La prima metà si presenta come una passeggiata all'inferno insieme a un padre e un figlio entrambi consapevoli che brutalità, follia, morte e suicidio sono ovunque, sono un dato naturale con cui si è costretti a convivere ("tutto è malato e triste"). Eppure la scrittura non è appesantita, come ci si potrebbe attendere, da sentimenti negativi quali depressione, disperazione, cinismo, protesta o schifo. Lo stile è (quasi sempre) scorrevole e composto, come se fosse vivificato quanto basta dal continuo spostarsi dei due protagonisti. Tutto sommato la scrittura sembra riflettere in maniera appropriata il punto di vista dell'io narrante, il figlio studente:

    "La vita è sempre faticosa, finché non se ne esce, e il piacere consiste nel sopportarla con raziocinio."

    Atteggiamento che in parte si ritrova nella stima del padre per l'amico intellettuale:

    "Block eccelleva nell'arte di considerare la vita come un congegno meccanico di cui non è difficile penetrate le funzioni più importanti e che quindi si può impostare e regolare secondo le proprie necessità... "

    In questo segmento con pochi tocchi Bernhard dà vita a un disegno molto ampio. Il medico condotto e suo figlio allargano percorsi e sguardi e ovunque trovano gli stessi orrori, la stessa tendenza all'isolamento e alla pazzia. Persino l'Università è descritta dal figlio come un luogo dove subentra un inevitabile tedio di vivere con conseguente pioggia di suicidi. Ed è un orrore che per altro sembra allargarsi anche nel tempo tramite le tragedie dei racconti di famiglia che investono tutti, protagonisti compresi. È un dato di fatto a cui i due oppongono l'attività intellettiva e il governo di se stessi. Il contatto umano invece è dato per scontato che non sia di nessuno aiuto:

    "Ciascuno di noi è completamente isolato in se stesso, anche se tra noi il legame è strettissimo", dice il padre del rapporto col figlio. "Mia madre gli [al padre] aveva detto spesso che per lei noi eravamo più figli del paesaggio circostante che dei nostri genitori (...) per questo le eravamo sempre rimasti estranei.", ricorda il figlio.

    E proprio il paesaggio è un'altra coordinata fondamentale di questo vasto disegno. Il paesaggio che, anche se a volte "sinistro", sembra poter diventare un rifugio corroborante per il figlio:

    "Studiare la composizione dell'aria e camminare per molti chilometri...era per me il massimo dei piaceri. Sentendomi in fondo completamente libero, provavo, forse, cos'è la felicità."

    L'isolamento nel paesaggio è però sempre un isolamento intellettuale che altrove dimostra di non poter aver altro sbocco che la follia: quella dello scrittore che per avere la quiete perfetta fa sterminare tutta la fauna dei boschi circostanti e, quasi in una progressione prospettica del tipo "prima-durante-dopo la cura" quella colossale, paranoica, frantumata, eccessiva del principe Saurau.

    L'aspetto forse più interessante dell'opera è che lo stile narrativo, gli sforzi razionali dei protagonisti e l'ampio respiro del paesaggio si oppongono alla disperazione, la rendono sopportabile creando spazio per possibilità e speranza. Lo stesso lavoro del medico significa speranza. Movimento ed apertura danno tregua alla stretta angosciosa delle orribili vite che abitano questo mondo e questo come lettore lo si percepisce. Poi però ci si accorge che è solo una lunga e panoramica agonia, che il circuito di Bernhard è sadicamente chiuso e chi si salva temporaneamente dall'orrore lo fa sprofondandosi in se stesso, mettendosi su una china che conduce comunque alla follia. E gli esempi non mancano.

    "Molte volte penso che ho il dovere di scrivere a mio figlio quello che, quando sarò morto, lo aspetta qui a Hochgobernitz: Freddo. Segregazione. Pazzia. Una micidiale tendenza al soliloquio."

    Ora, per quanto riguarda la seconda parte, col principe Saurau mi sembra si sia tirata un po' troppo la corda. Un centinaio di pagine in meno bastavano per dare l'idea delle farneticazioni di sapere frantumato di un intelletto allo stadio finale.

    "Tutti quei talenti stampati a morte. In ogni libro scopriamo con orrore un uomo che gli stampatori hanno stampato a morte, che gli editori hanno pubblicato a morte, che i lettori hanno letto a morte. "

    Nella figura di Saurau si può individuare chiaramente il tema della sterilità dell'ossessione intellettuale ( anche lo scrittore dell'ecatombe di animali scrive e distrugge tutto in maniera compulsiva). Saurau ha intuizioni profonde e fulminee che subito però si troncano a mezz'aria crollando nell'assurdo, nella divagazione, nell'accostamento più gratuito. Qua e là si possono raccogliere temi ricorrenti e corrispondenze (ad esempio il doppio rapporto padre-figlio) ma nel complesso è un immane colabrodo logico e quel che cola via è la mia attenzione di lettore, nonché la voglia di provarci fino in fondo a dare un senso a tutto quel che dice il principe.

    "Quando leggevo, qualsiasi cosa leggessi, avevo sempre la sensazione che tutto fosse diviso in due parti, una decente e una indecente", dice infine Saurau.

    Alla luce anche di passi come quest'ultimo mi chiedo se in questo vistoso "esperimento" di Bernhard non ci fosse (oltre al tentativo di trovare e affinare una sua cifra stilistica) anche la volontà di giocare "metaletterariamente" con il lettore intellettuale-ossessivo forzandolo a sorbirsi lo sproloquio sterile di un pazzo e mandandolo alla ricerca di quei gioielli nascosti di logica "altra" che puoi trovare solo se hai raggiunto a tutti gli effetti il glorioso livello di pazzia del principe stesso.

    ha scritto il 

  • 3

    Oddio, io AMO Thomas Bernhard. Tuttavia si potrebbe esser dato il caso che, durante la lettura di "Perturbamento", fossi in uno stato, inspiegabile per altro, di euforia, gioja, letizia, appagamento e ...continua

    Oddio, io AMO Thomas Bernhard. Tuttavia si potrebbe esser dato il caso che, durante la lettura di "Perturbamento", fossi in uno stato, inspiegabile per altro, di euforia, gioja, letizia, appagamento e conciliazione col mondo. Poiché tale è lo stato nel quale devi vertere per trovare noiosetta la scrittura del nostro.
    Per adesso questo il Bernhard che mi è piaciuto meno.

    ha scritto il 

  • 0

    La scorsa notte mi sono svegliato e ho faticato a riprendere sonno. Il gatto era già sceso dal letto ed era uscito a fare la sua solita passeggiata notturna. La sera precedente avevo finito di leggere ...continua

    La scorsa notte mi sono svegliato e ho faticato a riprendere sonno. Il gatto era già sceso dal letto ed era uscito a fare la sua solita passeggiata notturna. La sera precedente avevo finito di leggere Perturbamento di Thomas Bernhard e ora, nel cuore della notte, mi chiedevo, dato che non riuscivo a riaddormentarmi, perché avessi letto fino in fondo un libro che ogni persona ragionevole abbandonerebbe dopo poche pagine trovandolo irritante e deprimente; un libro occupato per due terzi dallo sproloquio di un pazzo che ripete ogni concetto due, tre, quattro, cinque volte di fila. Anzi, mi domandavo, visto che mi ero svegliato e non riuscivo più a dormire, cosa mi avesse indotto, nei giorni precedenti, a comprare altri sei libri di Bernhard in costosissime edizioni sperperando tutta la mia paghetta settimanale, ma non sapevo darmi una risposta. In fin dei conti, pensavo nel mio letto dopo essermi svegliato nel cuore della notte senza essere riuscito a riprendere sonno, Bernhard parla sempre e solo, con piatta e sorda monotonia, dell'impossibilità di relazionarsi, della disperata solitudine che ne deriva e, d'altra parte, della follia cui conduce la scelta dell'isolamento. Peraltro mi domandavo, mentre cercavo di addormentarmi di nuovo dopo essermi svegliato all'improvviso nel cuore della notte, perché sentissi familiare un autore che invece, per ciò che scrive, avrei dovuto trovare solamente estraneo, sinistro e avvilente. Magari provo un'affinità con questo scrittore, mi sono detto guardando fisso nel buio, siccome non riuscivo a dormire dopo essermi svegliato per chissà quale motivo, e questo pensiero avrebbe dovuto preoccuparmi, dato che Thomas Bernhard ha una sensibilità decisamente morbosa e ossessiva mentre io, è evidente, sono una persona molto equilibrata. Tutto è mistificazione probabilmente, ho pensato. Poi, erano ormai le cinque passate, il gatto è rientrato in casa, è saltato sul letto e, riaggomitolandosi vicino a me, ha iniziato a fare le fusa.

    ha scritto il 

  • 1

    Catalogo della triste condizione umana in tutte le sue forme, uguale in ogni classe sociale, se all'inizio cattura con l'originalità della visione, poi diventa infinitamente noioso e ripetitivo; anche ...continua

    Catalogo della triste condizione umana in tutte le sue forme, uguale in ogni classe sociale, se all'inizio cattura con l'originalità della visione, poi diventa infinitamente noioso e ripetitivo; anche lo stile di scrittura calca molto sulla ripetizione.

    ha scritto il 

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