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Peter Camenzind

Di

Editore: Rizzoli

3.7
(767)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Spagnolo , Francese , Polacco

Isbn-10: 8817151742 | Isbn-13: 9788817151740 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Traduttore: L. Magliano

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Il fervore di una giovinezza, la tensione di una coscienza inquieta, i dubbinelle scelte di base, Peter Camezind insegue le vicende di un'anima che simette a nudo. Ne capta i passaggi essenziali, di crescita emotiva e psicologica nel difficile e travagliato viaggio dall'adolescenza alla prima maturità.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Dispiegarsi per ripiegarsi

    Primo romanzo di Hermann Hesse,
    terzo in linea di successione per quanto riguarda la mia cronologia di lettura;
    ma l’acerbo s’intuisce, rispetto a Siddharta, nel quale Hesse già si prodigava a Bodisha ...continua

    Primo romanzo di Hermann Hesse,
    terzo in linea di successione per quanto riguarda la mia cronologia di lettura;
    ma l’acerbo s’intuisce, rispetto a Siddharta, nel quale Hesse già si prodigava a Bodishattva per condurci al lungofiume, e lasciare alla natura bisbigliarci le risposte
    - qui è molto più giovanile, molto più romantico, molto più ingenuo
    ci si spiega - o ci si prova
    fin dall’inizio del tomo è la Natura a mostrarsi, con la sua eco mitica che più che un invito si fa monito, e si ingrossa delle storie e delle leggende allocate in una mitologia remota e gigante che suscita timore e reverenza - come dev’essere appunto una divinità e non un concetto, com’è la percezione della stessa da parte dell’infante protagonista: un dogma e non un quesito.
    Il giovane Camenzind è però persuaso da un doppio convincimento, che farà tutta la prima parte del libro;
    - pausa-
    per dovere di chiarezza, la prima parte va dall’ambientamento nel villaggetto natale, un comicissimo agglomerato di bestioni nordici stupidi e iracondi, sono elvetici ma suonano di svedesi barbarici, fino al primo viaggio alla volta della Svizzera urbana, compreso; fa da finale l’omissione del laido soggiorno parigino che segna il negativo akmè della vicenda e l’apogeo di lontananza con la natura stessa.
    Dicevamo, il doppio convincimento del Camenzind è il germoglio di Siddharta e il ricordo disilluso del Lupo della Steppa, è l’intima fiducia verso l’esperienza, e la speranza di un accordo;
    cominciamo con il secondo
    - un accordo con quale entità? Con la natura appunto (il germoglio di Siddharta). Nel montano e rurale villaggio di Nimikon, oltre alle barche a galleggiarsene calme calme senza vela (anche se lo zio c’aveva provato, quel matto, a piantargliela proprio sugli alloggiamenti dei remi) e all’espiazione delle colpe che settimanalmente il padre lo invita a subire con una dose di scappellotti nodosi, niente può luccicare di eterno e incaustato come le alte e silenti montagne.
    È questo il profilo e il limite di tutto il suo universo, il confine invalicabile entro il quale, bambino, egli crede si racchiuda l’intero universo e oltre al quale… non ci si pone nemmeno il problema.
    Ma la crescita personale e l’esuberanza ficcanaso della tarda infanzia fanno si che ci si spinga oltre il proibito; il Camenzind si crede un grande atleta - e lo è pure, sia chiaro, in un paese rude c’è da farsi la corteccia - e nei suoi vagabondaggi intorno alla valle succede anche che s’impari a scalare e di appiglio in appiglio si arrivi allungando il collo a sbirciare oltre il confine, un tempo invalicabile, e accada di accorgersi dell’intera forma del mondo.
    Questo è il punto di rottura e la crescita che genera la intima fiducia verso l’esperienza, moralmente elevante o indecente, che è strettamente legata ad un cieco desiderio di accordo con l’Entità naturale.
    Ma l’illusione più grande del Camenzind prima parte, sta nella confidenza sempre maggiore che egli avrà nei confronti della natura, una confidenza così profonda da tramutarsi in autocompiacente convinzione di poterla dominare. Questa sbruffoneria deriva dalla giovinezza aspra e rude, figlia della vita di montagna; è un approccio al mito grezzo e “violento”, preoccupato di sopraffare per legittima difesa più che di comprendere per una crescita.
    Simile sarà il rapporto con un altro tema principale del libro, il rapporto con le donne e con più generalmente l’amore; la meravigliosa scena della discesa spericolata in un crepaccio per cogliere un mazzetto di rododendri e donarli al salotto della bellissima Rösi Girtanner è iconico di quello detto sopra - un grezzo e scorbutico romanticismo che si afferma con la virilità più che con la sensibilità.
    Non saprà mai se la bella Rösi abbia o meno ricevuto o apprezzato il suo regalo - in fondo gliel’ha praticamente abbandonato sullo zerbino come fa il gatto con una preda sanguinante - ma l’impresa lo inorgoglirà sempre, e la ricorderà spesso.
    Arrivati a questo punto, si può andar più veloci, che le premesse son sempre le più importanti, poi il resto è in discesa, come il libro in effetti, poichè gli accadimenti che succederanno questa prima selvatica parte, saranno enzimatici alla sua “raffinazione” e alla sua via via più intima e completa presa di coscienza degli accadimenti umani.
    Tutto il resto della vicenda danza intorno a Zurigo - con una breve parentesi italiana ad Assisi - nella quale egli completa i suoi studi di filologia e cova il sogno d’essere un grande scrittore. Questo è un sogno primordiale, d’essere poeta, di riuscire a spiegare cosa sia la natura e cosa sia l’accordo che egli ha con essa; questo il suo scopo, trovare il verso perfetto che descriva l’immanenza della Terra e delle sue montagne, dei suoi laghi, delle brughiere, delle immense distese erbose, dei declivi, fin dentro anche gli agglomerati urbani; il sogno di valicare i confini dell’espressione lo porterà ad alimentare un ardente desiderio di scoperta, per questo lascerà Nimikon per Zurigo, per studiare le lettere, per diventare un grande poeta.
    Richard, un personaggio molto bourgois e molto bohemien, che abita sotto il suo appartamento, lo aiuterà ad incrementare le sue inclinazioni artistiche, lo inserirà nei salotti culturali, lo porrà a contatto con la massima espressione dell’intellettualismo cittadino, ma il Camenzind, rustico montanaro, ci entrerà sempre con quella sgarbata ineleganza - in fondo timida e sensibile - che, antitetica al suo desiderio d’elevazione, lo persuade di una fondamentale inadeguatezza in quei contesti. Quando l’amore per una fotografa italiana - che pare ricambiato - sembra stare per metterlo a suo agio, ecco che è costretto a rimangiarsi la dichiarazione - che quella già si è promessa sposa - e dove vuoi che si rifugi un burbero montanaro dal cuore spezzato se non nella natura? Sono tre i giorni di vagabondaggio, al termine dei quali si concede - lontanissimo da casa - una sosta in osteria. Come suo padre prima di lui, diventerà un gran bevitore, poichè quell’inadeguatezza, a galleggiare nel vino, si sente molto meno…

    Qui
    viene
    omesso

    Dopo un lungo, deleterio, autodistruttivo, libidinoso, sudicio e moralmente indegno soggiorno a Parigi - a quanto ci dice il Camenzind stesso, forse un po’ troppo duro - c’è il ritorno a Zurigo. Ci viene presentato un uomo colto, con una discreta popolarità per alcuni racconti e alcune recensioni pubblicati su importanti giornali, ormai lontano dalla rude e acre scorza della giovinezza, ma totalmente in rotta con l’intero universo. Nessun accordo con la natura, nessuna pretesa di dominazione, nessuna fiducia nell’esperienza, nessun virilismo, solo la cieca autodistruttiva distrazione dell’osteria e un ammiccamento non molto velato al Freudiano istinto di morte. Per questo il terapista - figura novecentesca per antonomasia - gli consiglia di rientrare in quei salotti culturali, per parlare con della gente insomma. Di buona volontà ce ne mette il Camenzind, ci si siede in quei salotti, ma cogli occhi disillusi non può che disprezzarne la vanità e la malignità; ma non è più il disprezzo di chi si sente inadeguato, è un triste scorno, sfiduciato, per le persone.
    MA
    il suo rapporto con l’arte non cambia mai, quello rimane selvatico, che è una guerra, non si sente mai così adeguato - e i racconti? beh ma quelli son per sostentamento - e cova ancora l’ansia di quell’unico verso che possa racchiudere l’intero mondo e la sua bellezza e la sua voce, ma tutta quella tristezza…
    Ma l’arte salva… l’arte salva con i due principali personaggi finali - si salti per praticità il contesto che già mi son dilungato troppo -
    Elisabeth, una superficiale damina che egli ama solo quand’ella parla d’arte, e Boppi, cognato d’un falegname fattosi amico, povero storpio e deforme.
    Elisabeth diventa in un sol colpo, la donna angelica, la Maria D’Annunziana, la virginale noiosa, stupida, semplice ragazzina che fa venire i nervi ma che, per competizione, si approccia ignari che da lì a poco cambierà l’intera esistenza. È una ragazza che si accende nel discorso artistico, di fronte a un quadro che il Camenzind le mostra, SI trasfigura - una metamorfosi incredibile - e riluce di una bellezza che lo acceca. Ma ahimè, tutto l’amore del mondo non basta di nuovo, che non fa in tempo ad amare ciecamente, che quelle si promettono sposa ad altri; ed è di nuovo costretto il nostro protagonista ad andarsene via, triste…
    Richard è morto annegato e nessun amore sembra poterlo persuadere ad una vera e autentica felicità. Al ritorno da un soggiorno ad Assisi - nel tentativo di smaltire le scorie di un’altra delusione - si trasferisce a Basilea, ed è qui che incontra Boppi.
    Che cosa rappresenta questa creatura? Storia e deforme, costretta sopra un seggiolone, muto e imbarazzato per la sua situazione? Rappresenta per il Camenzind un ritorno alla purezza - quando lo sente cantare, al buio del salotto, solo, è come una epifania, è come la neve sui cimiteri di Dublino, è l’happening che ribalta l’universo del protagonista, in totale rotta col genere umano e con la natura. Si era così prodigato per andarsene dalla semplicità per raggiungere successo “intellettuale” e “sociale” che - si rende conto - si era scordato della purezza di un meravigliarsi senza pretese.
    È il rapporto con Boppi che lo cambierà nell’intimo, risvegliando quel senso di stupore che è primordiale e paragonabile al primo sguardo che, bambino, ha dato oltre le montagne.
    Costretto a tornare al paese di Nimikon per assistere il vecchio padre, troverà la sua casa fatiscente e il villaggio in un melanconico decadimento. Quando Peter Camenzind aggiusta l’ultima asse del tetto di casa sua e vede la possibilità di rilevare la locanda del paese, ecco un’altra, enorme, epifania. Tutta la sua esperienza, tutto il dolore e tutta la gioia primordiale, tutta la morte e tutta la vita, l’hanno riportato lì, dove lui appartiene. Ed è quindi qui che cambia il rapporto con la natura, ora non è più una lotta, ma è finalmente un accordo; non è più convinto di doverla dominare, ma è in armonia con le sue manifestazioni: il verso che così tanto voleva trovare e che non era mai riuscito a focalizzare, ora, sembra germogliare in lui come un primordiale canto d’uccello.

    PS: Ho tralasciato la morte della madre, ma quella va letto…

    ha scritto il 

  • 4

    Rispetto ai primi due romanzi di Hesse che ho letto, questo è mancato un po' di coinvolgimento emotivo. Spesso ho avuto l'impressione che la storia faticasse a partire, a volte addirittura che non f ...continua

    Rispetto ai primi due romanzi di Hesse che ho letto, questo è mancato un po' di coinvolgimento emotivo. Spesso ho avuto l'impressione che la storia faticasse a partire, a volte addirittura che non fosse ancora cominciata, ma non posso certamente negare che, come gli altri libri letti dello stesso autore, mi ha insegnato e dato tantissimo.
    Il tema trattato mi era molto a cuore: perché siamo una famiglia animalista ed ecologica e, principalmente mia madre, abbiamo una particolare devozione per San Francesco D'Assisi. Lo stile di Hermann Hesse culmina in questo romanzo, con delle descrizioni delicate e meravigliose della natura. Ho apprezzato in particolar modo il primo capitolo, interamente dedicato all'ambiente montagnoso alpino in cui vive la sua infanzia il protagonista, e la vicenda riguardante Boppi, il povero storpio. Potrebbe essere che Stefano Benni abbia preso ispirazione da questa parte del romanzo per la stesura di "Achille Pié Veloce"?

    ha scritto il 

  • 3

    L’evoluzione spirituale d’un adolescente che, attraverso la ribellione e la solitudine, giunge infine ad essere “se stesso”. Queste, in sintesi, le trame dei romanzi raccolti nel volume, tutti percors ...continua

    L’evoluzione spirituale d’un adolescente che, attraverso la ribellione e la solitudine, giunge infine ad essere “se stesso”. Queste, in sintesi, le trame dei romanzi raccolti nel volume, tutti percorsi dal filo conduttore della ricerca interiore, attuata con l’acutezza e la delicata sensibilità così caratteristiche di Hermann Hesse.

    ha scritto il 

  • 5

    In questo romanzo vi sono due temi centrali. La natura, alla quale Hesse dedica molte pagine stupende soffermandosi su ogni sfumatura. I monti, il lago, i fiori, il cielo, etc. ci vengono descritti at ...continua

    In questo romanzo vi sono due temi centrali. La natura, alla quale Hesse dedica molte pagine stupende soffermandosi su ogni sfumatura. I monti, il lago, i fiori, il cielo, etc. ci vengono descritti attraverso le sensazioni del protagonista, Peter, sempre entusiasta nel cogliere cotanta bellezza. L’altro tema pone un interrogativo sulla possibilità di un montanaro di lasciare la sua terra ed imboccare strade e sogni letterari in citta’. Beh, per alcuni versi Peter Camenzind sembra farcela, guadagnandosi da vivere con i suoi scritti e stringendo qualche amicizia (Richard su tutti). Ma in fin dei conti, la incapacità nel costruire rapporti amorosi e il richiamo costante della terra, lasciano sempre troppo spazio ad una grande solitudine. Quando, per motivi familiari, deve soggiornare per un periodo nella casa natìa con il vecchio padre, gli verrà quasi naturale ristabilirsi lì, tra le braccia avvolgenti delle sue care montagne.
    Il romanzo è un piccolo capolavoro di Hesse che con grande spirito letterario e fluidità, ci rende assoluti partecipi delle introspezioni del protagonista e dell’ambiente circostante.

    ha scritto il 

  • 3

    Staticitá

    Che dire, un classico?
    Non vorrei sembrare blasfemo, ma questo libro é fondamentalmente noioso.
    Una storia figlia forse del periodo storico in cui é stato scritto.
    La vita monotona del protagonista é ...continua

    Che dire, un classico?
    Non vorrei sembrare blasfemo, ma questo libro é fondamentalmente noioso.
    Una storia figlia forse del periodo storico in cui é stato scritto.
    La vita monotona del protagonista é descritta, forse volutamente, in maniera apatica e consapevolmente statica, in cui la placida ambizione alla fine rimane insoddisfatta, come se la vita fosse un trasporto dovuto ad eventi giá definiti.
    Si risveglia verso la fine, come si risveglia la vita del personaggio, che peró torna definitivamente sui binari del destino giá scritto nei geni dell'esistenza assegnata dal tempo e mondo in cui vive.

    ha scritto il 

  • 3

    L'inquietudine del 'wanderer'

    Peter Camenzind è il ritratto, semplice ed ingenuo, ma ricco di potenzialità, della figura dell'intellettuale così come era vissuta da Hesse agli inizi della sua carriera da scrittore e che resterà al ...continua

    Peter Camenzind è il ritratto, semplice ed ingenuo, ma ricco di potenzialità, della figura dell'intellettuale così come era vissuta da Hesse agli inizi della sua carriera da scrittore e che resterà al centro della sua poetica: un poeta-viandante, senza casa e malato di solitudine, nevrotico e sensibilissimo, in profondo dissidio con le forme sclerotizzate del sedentario mondo borghese, alla ricerca delle fonti autentiche della sua vocazione nello sguardo incantato sul mondo, come un fanciullo che sa parlare con gli alberi, le montagne e le nubi.
    Naturalmente, la purezza dello sguardo il poeta deve conquistarla attraverso l'esperienza dolorosa della vita e le contraddizioni dentro la sua anima non potranno mai conciliarsi in una visione idillica della natura, ma resta, in questa ancora immatura opera giovanile, 'la splendida concretezza di un reale tutto permeato di poesia'.
    'E' una natura incantevole, che ci sembra nota da sempre o almeno dalla nostra più remota infanzia, e insieme tutta sorprendentemente nuova, con taluni aspetti quasi di urto provocatorio. Il paesaggio, e poi subito il mondo umano, quello del padre, della madre, dello zio, dei vicini, tutto visto dall'occhio freschissimo del bambino protagonista ricordato a sua volta dal protagonista ormai adulto, hanno la vivida intensità delle cose vere, osservate con tenerezza e distacco, e soprattutto ghermite senza filtri, né rosei di abbellimento né foschi di letterario pessimismo. Ciò che forse colpisce di più, in quel mondo vergine di smaltata icasticità visiva e di umoristica quotidianità nei comportamenti umani, è la sua connotazione povera, non arcadica, la sua sobrietà a tratti dura e persino arcigna, tuttavia mai sfiorata dalla tentazione del naturalismo, e tanto meno dalla sua retorica vittimistica'.

    ha scritto il 

  • 4

    Finito di leggere Peter Camenzind.Il romanzo narra di un Suchende - ossia una persona in ricerca, come la maggior parte dei personaggi dello scrittore tedesco - Peter Camenzind, il quale abbandona (po ...continua

    Finito di leggere Peter Camenzind.Il romanzo narra di un Suchende - ossia una persona in ricerca, come la maggior parte dei personaggi dello scrittore tedesco - Peter Camenzind, il quale abbandona (poco più che ragazzo) il proprio villaggio per dedicarsi agli studi e poi lavorare come scrittore. Personaggio molto raffinato, dai suoi peregrinaggi impara a conoscere la città, il mondo e gli uomini attraverso esperienze, a volte positive, a volte negative, che lo segneranno.Dopo aver conosciuto il mondo ritornerà tuttavia al villaggio natale in campagna, rinnegando l'intellettualismo e la vita di città, dedicandosi alla vita bucolica, trovando la felicità e la pace interiore tanto agognata.
    Lo scrittore vuole dunque spingere coloro che vogliono realizzarsi a non dimenticare dove è la loro vera patria: nel cuore e nello spirito.

    ha scritto il 

  • 3

    "I'd be cool if she refused" *

    C'è la gioventù (non semplicemente raccontata, bensì registrata in tutte le fasi della sua evoluzione: dall'insorgenza dei primi sintomi sino all'apogeo, per arrivare, infine, alla presunta guarigione ...continua

    C'è la gioventù (non semplicemente raccontata, bensì registrata in tutte le fasi della sua evoluzione: dall'insorgenza dei primi sintomi sino all'apogeo, per arrivare, infine, alla presunta guarigione, mai davvero completa), in questo libro, piena e (im)matura, irruente e crudele, con le sue pulsioni ed i suoi egoismi, con la sua rigorosa intransigenza (intransigenza sempre purissima, quasi fosse tenuta al rispetto di un voto. In realtà lo sforzo serve a mantenersi all'altezza di uno splendente ideale; quello stesso ideale, inutile dirlo, che poi, con il passare del tempo, si finisce per ridimensionare o, addirittura, per dimenticare) e la sua vitale esuberanza (alternata, è vero, a momenti di terribile sconforto nei quali sembra di non potersi più ritrovare); c'è la gioventù, qui, con i suoi tormenti e quella presunzione d'infallibilità (una sorta di god complex) che spesso protegge i giovani dalle critiche del mondo. Soprattutto ci sono le promesse che la vita sussurra nelle orecchie dei non-ancora-adulti, e certe tenaci speranze alle quali ci si affeziona (e ci si attacca), nonostante tutto.
    Per Peter Camenzind (narratore/protagonista dell'omonimo romanzo) il sogno coincide con l'espressione, finalmente piena, di una fortissima vocazione poetica che gli altri gli leggono negli occhi ma che lui fatica a riconoscere in sé (posto che la concezione che Hesse aveva della figura del poeta non si discosta poi molto da ciò a cui Rimbaud aspirava; il poeta, per entrambi, deve farsi voyant, diventare, in virtù di una sensibilità già di suo straordinaria, ed ulteriormente accresciuta dalla sofferenza, eroico Prometeo, esploratore dell'ignoto).
    E all'inseguimento di questo sogno egli si butta, appassionato e pronto al sacrificio: lontano dalle montagne che lo hanno visto crescere, nell'immensa vastità del mondo, il bel Peter sperimenta l'amore (infelice perché non ricambiato prima per una giovane pittrice poi per la dolce Elisabeth) e l'amicizia (tanto intensa quanto facile ad essere dimenticata; la gioventù, d'altra parte, non conosce rimpianti e, ubriacata da una fallace sensazione di eternità, non presta mai troppa attenzione alla morte), matura (acquisendo, al tempo stesso, un fastidioso atteggiamento da mentore) e si tempra (anche attraverso l'esperienza della dipendenza alcolica), arrivando a capire quanto piccolo sia, in realtà, il ruolo giocato da fama e riconoscimenti nella costruzione di un'identità individuale.
    Le ultime pagine (nelle quali Hesse racconta dell'amicizia che lega Peter ad un povero sciancato) sono, manco a dirlo, le più piacevoli: segnate dal, in un certo senso vittorioso, ritorno a casa di Peter, sono pagine che parlano di pace e della serena bellezza della maturità.

    * "Maybe she" - Arthur Russell
    http://www.youtube.com/watch?v=oI5xmX4T52c
    Troppa pace, forse, nella splendida voce di Arthur per accompagnare questo libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Certo, osservare le nuvole o le onde mi aveva sempre dato più piacere che studiare gli uomini. Con stupore mi resi conto che l’uomo si distingue dal resto della natura soprattutto per quel viscido inv ...continua

    Certo, osservare le nuvole o le onde mi aveva sempre dato più piacere che studiare gli uomini. Con stupore mi resi conto che l’uomo si distingue dal resto della natura soprattutto per quel viscido involucro di menzogna che lo avvolge e lo protegge come uno strato di gelatina. Ben presto osservai lo stesso fenomeno in tutti i miei conoscenti: risultato questo della necessità in cui ciascuno si trova di dover dare di sé una precisa immagine, mentre nessuno in realtà conosce veramente il proprio io. Fu per me una singolare sensazione constatare la stessa cosa anche in me stesso e allora rinunciai a voler penetrare troppo addentro nell’animo di ciascuno.

    ha scritto il 

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