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Peter Pan

Di

Editore: Mondadori (Oscar Classici)

4.2
(2712)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 193 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Coreano , Francese , Catalano , Portoghese , Rumeno , Giapponese , Ceco

Isbn-10: 8804477768 | Isbn-13: 9788804477761 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Traduttore: Pina Ballario ; Prefazione: Alison Lurie

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Non rilegato , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Children , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Credere di farlo è quasi bello quanto farlo davvero.

    Dunque. Non posso dire che non mi sia piaciuto, anche se mi sono ritrovata a leggere una storia abbastanza diversa dalle trasposizioni cinematografiche (in primis quella Disney) che siamo abituati a conoscere. Basti pensare al protagonista Peter che alle volte è arrogante, presuntuoso e insopport ...continua

    Dunque. Non posso dire che non mi sia piaciuto, anche se mi sono ritrovata a leggere una storia abbastanza diversa dalle trasposizioni cinematografiche (in primis quella Disney) che siamo abituati a conoscere. Basti pensare al protagonista Peter che alle volte è arrogante, presuntuoso e insopportabile o agli episodi di violenza durante le varie avventure e battaglie con i pirati, che vengono descritti con una naturalezza non da poco. Ma a parte questi piccoli dettagli devo dire che il libro è molto più complesso di quanto sembri e credo di non averlo compreso del tutto... d'altronde Barrie era un autore molto fuori dal comune ed è difficile entrare nelle sue metafore; infatti durante la lettura c'ho messo parecchio ad ingranare, ma poi mi sono fatta trascinare dall'atmosfera magica e fantastica, quasi come se fosse un sogno, che Barrie ha saputo creare con uno stile scorrevole, raffinato e delicato ^^
    E' una storia che, oltre ad essere improntata sull'eterno conflitto tra la spensieratezza e la vivacità dell'infanzia e la serietà e le responsabilità del mondo adulto, sottolinea anche la non innocenza dei bambini che, senza capirlo o saperlo, sanno essere spietati nei loro giochi. Per questo, e per il fatto che inevitabilmente si deve crescere, ho provato una sorta di malinconia e inquietudine... e in generale perchè il libro è connotato da sfumature cupe e tristi. Insomma, tutti soffriamo della Sindrome di Peter Pan, tutti vorremmo tornare ad essere spensierati bambini che giocavano, guardavano bei cartoni animati e si divertivano con poco e sento una così grande NOSTALGIA per non poter tornare indietro e riavere quelle caratteristiche proprie dei bambini quali immaginazione, creatività, fantasia, esuberanza per ogni piccola novità o sorpresa che purtroppo, crescendo, un pò si perdono, che quasi mi si stringe il cuore! Di conseguenza Peter Pan mi ha fatto ripensare alla mia infanzia (s)perduta e di questo lo ringrazio, però seppur il libro sia piacevole e faccia riflettere, non rientra tra i miei preferiti.
    Sono comunque contenta di averlo letto perchè non poteva mancarmi un libro per ragazzi (e non solo) del genere, però ammetto che le mie 4 stelle vanno più al fatto che sono affezionata ai film che alla versione scritta.

    ha scritto il 

  • 0

    Peter Pan nei Giardini di Kensington: ★★☆☆☆
    Peter e Wendy: ★★★★★

    Quanto Kensington è acerbo e noiosetto, tanto Wendy è straordinario, inquietante e sincero sull'infanzia sino a diventare urtante. Un vero capolavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    Viviamo nel migliore dei mondi possibili ... (?)

    E' incredibile il modo con cui questi due libricini sono riusciti a colpirmi: il primo, Peter Pan nei Giardini di Kensington, è molto fiabesco e tenero (ho già deciso che lo racconterò ai miei futuri figli) e mi è piaciuto conoscere finalmente le origini di Peter. E' buffo accorgersi come dei per ...continua

    E' incredibile il modo con cui questi due libricini sono riusciti a colpirmi: il primo, Peter Pan nei Giardini di Kensington, è molto fiabesco e tenero (ho già deciso che lo racconterò ai miei futuri figli) e mi è piaciuto conoscere finalmente le origini di Peter. E' buffo accorgersi come dei personaggi che diamo tutti per scontato di conoscere in realtà non sono affatto conosciuti così bene. Comunque, questo libricino mi ha davvero fatto sognare, ho esplorato i Giardini e vissuto le emozioni di Peter insieme a lui in tutto e per tutto, mi ci sono davvero affezionata.
    Il secondo libro invece, Peter e Wendy, non è niente di sorprendente: la solita storia che abbiamo visto più o meno tutti nel film della Disney... Ed è questa la sola causa per cui ho votato 4 stelline invece di 5. Il finale però mi ha colpita: è leggermente diverso da quello che conosciamo e mi ha, incredibile come cosa, cambiato l'umore per un'intera serata: non so, mi ha trasmesso una certa malinconia, una certa tristezza al pensiero di Wendy, John, Michael e tutti gli altri che affrontano lo scorrere della vita insieme, con le cose belle e le cose brutte, con le cose che iniziano, quelle che ti accompagnano a braccetto e quelle che, piano piano o improvvisamente, ti muoiono davanti agli occhi; mentre dall'altra parte c'è Peter... E quando riappare ti viene una rabbia, una frustrazione piena di affetto nel vedere come lui sia così pateticamente fermo, estraneo, un chiodo fisso. Non si può neanche dire che sia fermo nel passato, perchè "è il bambino che non cresce", per lui non c'è tempo, e mi sorge la domanda: uno così vive o non vive?
    E' vero che è orribilmente realistico vedere quelli uccellini diventare uomini indaffarati e donne mature, ma a tutto ciò siamo ormai abituati da sempre e lo accettiamo tranquillamente: ora, pensate alla circostanza di dover affrontare tutto ciò che comprende la vita volendo bene a qualcuno, ma senza potersi mai accompagnare a viccenda... è tremendo!! E' sopratutto questo che mi ha fatto star male.
    Non so bene come spiegarlo. E' come con gli anziani che, mentre noi continuiamo ad amarli, sembrano ignorarci, tanto sono rintanati nel loro mondo. E allo stesso modo Peter si dimentica, ripete e sostituisce le cose e le persone che l'hanno amato in eterno, senza cattiveria però, senza smettere di voler loro bene, ed anche questo è tremendo a modo suo. Ora io dico, e ciò vale anche per il caso degli anziani, mentre la maggior parte di noi è da una parte altri possono andare a stare da un'altra, ma chi può dire qual è la migliore? Quale sarà lo stato di coscienza, il modo di vivere diciamo, migliore? Sempre che ce ne sia uno, no?

    ha scritto il 

  • 3

    En esta novela me he encontrado con un Peter bastante distinto del que recordaba de los cuentos infantiles. Más engreído pero también más triste y solo. En definitiva, más humano. Me ha gustado muchísimo el final de la historia y las enseñanzas que encierra. De todas formas, al haberlo leído en v ...continua

    En esta novela me he encontrado con un Peter bastante distinto del que recordaba de los cuentos infantiles. Más engreído pero también más triste y solo. En definitiva, más humano. Me ha gustado muchísimo el final de la historia y las enseñanzas que encierra. De todas formas, al haberlo leído en versión original ha habido algunas expresiones y vocabulario específico del mundo marítimo o de los piratas o los indios que me han dificultado un poco la lectura.

    ha scritto il 

  • 5

    Reseña completa en: http://quieroleersinlimites.blogspot.com/2014/08/resena…

    [...] Si una cosa tengo clara y siempre lo he dicho, es que el final de esta historia siempre, incluso cuando era muy pequeña, me ha dado pena. Ese niño que no quería crecer se acababa quedando s ...continua

    Reseña completa en: http://quieroleersinlimites.blogspot.com/2014/08/resena-217-peter-pan.html

    [...] Si una cosa tengo clara y siempre lo he dicho, es que el final de esta historia siempre, incluso cuando era muy pequeña, me ha dado pena. Ese niño que no quería crecer se acababa quedando sin Wendy ni niños perdidos porque prefería seguir siendo un niño y vivir aventuras en lugar de ir al colegio, crecer y acabar trabajando en una oficina (imagino que los spoilers con este cuento no os importan, ¿verdad? XD). La escena de la ventana en la que Peter y Wendy prometen seguir viéndose siempre me dejaba un mal sabor de boca, aunque también es cierto que el cuento original tiene un capítulo final más feliz para Peter.

    Sin duda alguna, el elemento fundamental que hace que este cuento sea tan especial -lógicamente- es Peter y nadie más que Peter. Creo que Barrie consiguió plasmar muy bien la esencia de un niño en todos sus aspectos: Peter no solo es un niño que llora por no conseguir pegarse de nuevo a su sombra, ni un niño que vive aventuras sin parar; es también un niño egoísta que se olvida de las cosas que dejan de interesarle y que se aburre rápidamente de las cosas; es también, como todo el mundo cuando es pequeño, algo tirano. El País de Nunca Jamás está sumido en cierta dictadura en la cual Peter manda: si Peter dice he hablado todo el mundo calla, si a Peter no le gusta un juego ya no se juega más, si Peter se cree la fantasía hay que fingir que también te la crees. Por supuesto, también se rige por ciertas normas y un cierto honor lo impulsa, pero no es más que la ideología idealizada de cualquier niño, y es que, a la hora de la verdad, aunque lucha por ayudar a los demás y actúa de forma correcta, es un niño que se pica fácilmente y entra en el juego, es arriesgado y temerario. Es, en resumidas cuentas, Peter Pan. [...]

    ha scritto il 

  • 2

    http://libreriadinelly.blogspot.it/2014/09/ti-abbandono-38.html

    Già e il secondo libro in questo periodo che mi delude, e non mi piace nemmeno un po. Non mi aspettavo il classico Disney come ero abituata fin da piccola, nemmeno Hook quello con il compianto Williams, ma almeno che fosse decente come quelli. Ed invece mi accorgo sempre di più di essere grata a ...continua

    Già e il secondo libro in questo periodo che mi delude, e non mi piace nemmeno un po. Non mi aspettavo il classico Disney come ero abituata fin da piccola, nemmeno Hook quello con il compianto Williams, ma almeno che fosse decente come quelli. Ed invece mi accorgo sempre di più di essere grata a Disney per aver reso interessanti delle storie noiose. Prima cosa il racconto agli inizi e fatto dalla Tata di un bimbo, che sembra che ragioni come se avesse 4 anni, faticavo a seguire quello che diceva... (CONTINUA SUL BLOG)

    ha scritto il 

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