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Petrolio

Di

Editore: Mondadori

4.0
(575)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 654 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8804548819 | Isbn-13: 9788804548812 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Political

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Descrizione del libro
Iniziato durante i primi anni Settanta, durante le crisi petrolifera mondiale, e portato avanti fino alla morte, nel novembre 1975, «Petrolio» è un gigantesco frammento di quello che avrebbe dovuto essere un romanzo-monstruum di circa duemila pagine. Una enciclopedia del racconto, che comprende tutti i registri, bassi e alti, della scrittura. Appunti, annotazioni, una lettera a Alberto Moravia, schizzi e specchietti che compongono un libro «nero», pubblicato, con fedeltà all'autografo, solo nel 1992. Risulta da questi frammenti una disperata archeologia umana, un'esplorazione dei misetri della sessualità e insieme uno spaccato dell'Italia del boom tra oscuri complotti di potere e stragi di stato rimaste impunite.
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  • 5

    leggere "petrolio" è come muoversi in un labirinto buio a cui mancano diversi corridoi e uscite: e quando se ne esce rimangono tanti, troppi dubbi.
    davvero avrebbe finito un'opera così gigantesca? davvero sarebbe riuscito a metterci dentro tutto quello che aveva in mente di scrivere? già così è e ...continua

    leggere "petrolio" è come muoversi in un labirinto buio a cui mancano diversi corridoi e uscite: e quando se ne esce rimangono tanti, troppi dubbi. davvero avrebbe finito un'opera così gigantesca? davvero sarebbe riuscito a metterci dentro tutto quello che aveva in mente di scrivere? già così è enorme, a tratti troppo nebuloso, con una storia principale a tratti davvero troppo intricati e piena di simbolismi fortissimi e non facilmente decifrabili. sarebbe stato capito subito? e come l'avrebbe presa quel cefis la cui vicenda è uno dei cardini del romanzo? oggi che la memoria delle sue imprese economiche è ormai sfumata (e persino i libri a lui dedicati -come "razza padrona" di scalfari e turani- sono roba da mercatini dell'usato) non so quanto davvero quanto possa essere comprensibile cosa voleva comunicare pasolini, e ormai i principali protagonisti di quella tremenda stagione politico-economica sono scomparsi: ma fosse uscito in quegli anni? cosa resta? restano pagine stupende e altre pesantissime, resta una posizione su come stava cambiando la società italiana (e non solo italiana) forse non sempre condivisibile ma sicuramente lucida, resta il rimpianto per un libro che poteva essere davvero importante e innovativo (e che comunque anche così è una spanna sopra tanti altri romanzi di quel decennio). e resta il rimpianto per un autore che avrebbe potuto dare ancora tantissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Pasolini non è un autore di cui si possa dire bene (oppure male) a cuor leggero, le sue non sono opere semplici, sono tasselli (che poi son fondamenta) di un unico lavoro, di un'unica vita.
    Con Petrolio la difficoltà aumenta perché è un'opera a strati, strati come quelli che formano la crosta ter ...continua

    Pasolini non è un autore di cui si possa dire bene (oppure male) a cuor leggero, le sue non sono opere semplici, sono tasselli (che poi son fondamenta) di un unico lavoro, di un'unica vita. Con Petrolio la difficoltà aumenta perché è un'opera a strati, strati come quelli che formano la crosta terrestre, densi, dove i confini sono labili, dove ogni cosa è strettamente legata all'altra. Questo posso però dire, e cioè che è un volume indispensabile, difficile, ma indispensabile. Costa fatica Pasolini, per quanto molti lo considerino un'immagine per diari scolastici, costa molta fatica.

    C'è, in apertura, un elenco con opere e autori; non sarebbe una brutta idea curiosare fra quei titoli.

    ha scritto il 

  • 5

    E' totale.

    Pasolini fa una summa e una rielaborazione del suo pensiero nella storia di Carlo Valletti, storia di una scissione tra uomo privato e uomo sociale, che non è dicotomia ma compenetrazione, che diventa emblema della situazione dell'Italia nell ventennio 60-70. Sul potere, sul sesso, sui rapporti d ...continua

    Pasolini fa una summa e una rielaborazione del suo pensiero nella storia di Carlo Valletti, storia di una scissione tra uomo privato e uomo sociale, che non è dicotomia ma compenetrazione, che diventa emblema della situazione dell'Italia nell ventennio 60-70. Sul potere, sul sesso, sui rapporti di forza, si trova tutto qui dentro, se si trova il coraggio di affrontare la mole stessa dell'opera e la sua complessità formale. L'hanno definito un satyricon moderno, e non vi potrebbe essere definizione più azzeccata. Imprescindibile, dopo la lettura di Petrolio ti cambia la vita. E la sua incompiutezza non è un limite alla sua grandezza.

    ha scritto il 

  • 0

    Rubrica classici illustrati (di Domenico Di Francia Keneru)

    http://www.ilpickwick.it/index.php/extra/espressioni/item/1104-%E2%80%9Cpetrolio%E2%80%9D-di-pier-paolo-pasolini

    matita e china: Domenico Di Francia Keneru colore: Simone Pretelli

    ha scritto il 

  • 5

    Il famoso romanzo incompleto di Pasolini, 600 pagine che avrebbero dovuto essere circa 2.000 nell'intenzione dell'autore. Sostanzialmente è un compendio del Pasolini-pensiero. All'interno troviamo tutti gli elementi cari al poeta: conformismo, consumismo di massa, capitalismo, sdoppiamento della ...continua

    Il famoso romanzo incompleto di Pasolini, 600 pagine che avrebbero dovuto essere circa 2.000 nell'intenzione dell'autore. Sostanzialmente è un compendio del Pasolini-pensiero. All'interno troviamo tutti gli elementi cari al poeta: conformismo, consumismo di massa, capitalismo, sdoppiamento della personalità, omosessualità, borghesia ignorante, borgate, riccetti, corruzione degli organi statali. Sicuramente non è il primo libro da affrontare se non si ha mai letto nulla di Pasolini. Sarebbe un po' come guardare Salò senza aver mai visto Accattone, Edipo Re e Decameron, col rischio di fraintendere il tutto e definirlo "solo culi e merda".

    ha scritto il 

  • 0

    Non è mai il massimo leggersi un libro incompleto.In questo caso,però,bisogna fare un netto distinguo.Chi prova infatuazione per il personaggio Pier Paolo Pasolini troverà "pane per i suoi tenti" (citando Abatantuono) in questo "tutto" che si chiama Petrolio;gli altri probabilmente lo defenestrer ...continua

    Non è mai il massimo leggersi un libro incompleto.In questo caso,però,bisogna fare un netto distinguo.Chi prova infatuazione per il personaggio Pier Paolo Pasolini troverà "pane per i suoi tenti" (citando Abatantuono) in questo "tutto" che si chiama Petrolio;gli altri probabilmente lo defenestreranno.Quello che più si percepisce è l'amara constatazione, che se il nostro l'avesse completato,ci saremmo trovati dinnanzi a un grandissimo capolavoro.Per coraggio dei temi trattati e sopratutto per una questione puramente stilistica.La versione completa di questo romanzo avrebbe dovuto essere un insieme di diversi stili.Fra l'epica,al saggio giornalistico sino poi allo stile puramente Pasoliniano della prosa.Avrebbero arricchito il tutto anche incursioni linguistiche non propriamente italiche,come l'utilizzo del Giapponese e di altre lingue (perdonatemi mi è rimasto impresso solo il giapponese).Quello che ci rimane non è tutto questo;purtroppo.A mio avviso non è neanche il romanzo giusto da cui partire per leggere Pasolini.Il mio è stato un errore.Ma ero talmente curioso ed affascinato da certe sue constatazioni sulla società e il consumismo che non potevo non leggere almeno un romanzo.Quello che ci rimane di Petrolio è una serie di appunti.Dove è stato fatto un lavoro certosino per renderli più o meno comprensibili a scopo puramente ludico narrativo.La storia parla di un ragazzo borghese diviso interiormente e nella completa surrealità anche esternamente in due parti.Una chiamata Tetis e l'altra Polis.Non propriamente una parte buona e una cattiva ma una votata agli eccessi e all'autodistruzione e un altra votata al lavoro e all'affermazione personale.Quasi un paragone con la nostra Patria.Il nostro protagonista,che fa di nome Carlo si troverà suo malgrado a correre per raggiungere gli alti quadri dell'Eni in un turpiloquio di inganni e sotterfugi.Questo è per semplificare,la base del romanzo.Poi naturalmente non è così.Ci troveremo sbalzati in riflessioni di Pasolini sulle condizioni dell'Italia,sulla critica feroce verso la borghesia italica (con tanto di descrizione di feste nei salotti bene),ci troveremo calpestati per terra dalla marea di informazioni verso Cefis,gli inghippi societari dell'Eni,l'assassinio di Mattei e il periodo del terrore in Italia con le frange di anarco destra invischiate sempre più nelle trame del potere.Naturalmente,come capirete la carne al fuoco è a tonnellate.Quindi,risulta realmente complesso valutare un opera come "Petrolio".Perché se da una parte,chi è realmente affascinato alla figura di Pasolini lo divorerà avidamente,dall'altra parte chi è solo incuriosito o voleva un assaggio dell'autore a livello di prosa lo troverà altamente disgustoso.Ci sono capitoli che dovevano essere rivisti e corretti dallo stesso scrittore.Solo che la morte prematura gli ha lasciati a livello di bozza creando anche delle incongruenze vistose.Di conseguenza,certi capitoli risultano essere di una pesantezza unica come quello della fellatio nel parco dei 15 borgatari.Per fortuna,gli episodi riusciti ci sono.A mio avviso,l'epopea del Merda dove in un viaggio onirico dantesco si vede la trasformazione della povertà in finta ricchezza capitalista vale il prezzo del biglietto.In sostanza,troviamo tutto il pensiero di Pasolini.La critica ai medium di massa,la dittatura del consumismo,l'inutilità della piccola borghesia italiana,l'omosessualità,ci troviamo tutto.Quindi consigliato per chi è affascinato dallo scrittore e dall'intellettuale;gli altri possono passarci a piè sospinto.

    P.S:Per il capitolo mancante ovvero "Lampi sull'Eni" chiedere all'ex-onorevole Dell'Utri.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ultima fatica di Pasolini è un'opera incompiuta di circa 600 pagine, benchè a lavori ultimati, per esplicita ammissione dell'autore, "Petrolio" sarebbe dovuto diventare circa 3-4 volte più voluminoso.
    Il materiale oggi a disposizione offre degli stralci più o meno elaborati di appunti ancor ...continua

    L'ultima fatica di Pasolini è un'opera incompiuta di circa 600 pagine, benchè a lavori ultimati, per esplicita ammissione dell'autore, "Petrolio" sarebbe dovuto diventare circa 3-4 volte più voluminoso. Il materiale oggi a disposizione offre degli stralci più o meno elaborati di appunti ancora carichi di annotazioni, correzioni, spigolosità da rifinire, talvolta corredati da dichiarazioni di necessità di modifiche strutturali da apportare anche a grosse porzioni di testo, insomma il "Petrolio" finito, sarebbe stato un'opera completamente diversa. Nonostante le difficoltà insite nella lettura di parti di testo che appaiono spesso slegate, talvolta addirittura contraddittorie tra loro, alcuni elementi di quest'opera rimangono straordinari a prescindere dalla compiutezza o meno dell'opera. Pensiamo al nuovo modo di concepire il romanzo, non come un oggetto a metà tra l'autore ed il lettore, non semplicemente partorito dallo scrittore che lo offre alla lettura di un soggetto che ne trarrà emozioni "soggettive", Petrolio è l'autore stesso non già un prodotto da esso scindibile ed inquadrabile al di fuori della sua genesi, un po' come una poesia (tanto che lo stesso Pasolini parlerà di "poema"). Pensiamo all'utilizzo dei registri più disparati, da quello appunto in versi al "quasi vernacolo" di alcuni personaggi, passando per stralci di articoli di giornale, dichiarazioni "in politichese" alle quali segue magari la descrizione di un paesaggio campestre o di una periferia degradata di una grande città. Sebbene ancora "in nuce" è percepibile in maniera più che evidente l'intenzione dell'autore di sovrapporre strati spaziali, temporali, incastrare realtà e fantasia, sogno e vita vissuta fino a comporre un'opera d'arte di certo non lineare che ricorda un quadro di Picasso ed intervalla la "Visione" di ispirazione dantesca al racconto dettagliato dell'avventura erotica del protagonista con 20 uomini. Esiste poi un filo conduttore nel romanzo che approfondisce il tema della personalità, quello della frantumazione dell'Io (certamente molto in voga negli anni '70) ed un altro che si lega immancabilmente alle vicende socio-politiche dell'Italia di quegli anni, passando per la cronaca del caso Mattei, alla denuncia dei loschi affari di Cefis ai vertici delle dirigenze di Eni e Montedison, senza dimenticare le stragi di stato di quegli anni. Un romanzo totale e totalmente rivoluzionario è quello che è stato strappato alla stesura nella tragica notte tra l'1 ed il 2 Novembre 1975, tragica per l'umanità che in quell'attimo ha perso precocemente il genio letterario più fervido degli ultimi decenni e probabilmente del secolo ventesimo, in Italia.

    ha scritto il 

  • 4

    "La periferia di Roma o le terre povere del Meridione, le piccole città tradizionali e le regioni contadine del Nord, non producevano più modelli umani propri... modelli umani da opporre a quelli offerti dal centro, come forme di resistenza e di libertà - anche se vecchie e povere. Il modello orm ...continua

    "La periferia di Roma o le terre povere del Meridione, le piccole città tradizionali e le regioni contadine del Nord, non producevano più modelli umani propri... modelli umani da opporre a quelli offerti dal centro, come forme di resistenza e di libertà - anche se vecchie e povere. Il modello ormai era unico: era quello che il centro, attraverso la stampa e la televisione, mollemente imponeva. ... Le mille lire di più che il benessere aveva infilato nelle saccocce dei giovani proletari, avevano reso quei giovani proletari sciocchi, presuntuosi, vanitosi, cattivi. E' solo nella povertà che si manifesta sia pure illusoriamente la bontà dell'uomo. Non c'era giovane del popolo, che ormai non avesse impresso nel viso un ghigno di autosufficienza, che non guardasse più negli occhi nessuno, o non camminasse con gli occhi bassi, come un'educanda, a manifestare dignità, riservatezza e moralità. Non c'era più curiosità per niente. Tutto era già obbligatoriamente noto. C'era solo l'ansia nervosa - che rendeva brutti e pallidi - di consumare la propria fetta di torta."

    ha scritto il