Petrolio

Di

Editore: Mondadori

4.0
(640)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 654 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8804548819 | Isbn-13: 9788804548812 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Politica

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Descrizione del libro
Iniziato durante i primi anni Settanta, durante le crisi petrolifera mondiale, e portato avanti fino alla morte, nel novembre 1975, «Petrolio» è un gigantesco frammento di quello che avrebbe dovuto essere un romanzo-monstruum di circa duemila pagine. Una enciclopedia del racconto, che comprende tutti i registri, bassi e alti, della scrittura. Appunti, annotazioni, una lettera a Alberto Moravia, schizzi e specchietti che compongono un libro «nero», pubblicato, con fedeltà all'autografo, solo nel 1992. Risulta da questi frammenti una disperata archeologia umana, un'esplorazione dei misetri della sessualità e insieme uno spaccato dell'Italia del boom tra oscuri complotti di potere e stragi di stato rimaste impunite.
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    "Siamo tutti in pericolo"

    Questo libro è sempre stato il mio cruccio, dalla prima volta che lo lessi ad oggi. Un senso di frustrazione e di rabbia mi assale per come tutto sia finito in un voluto caos di fili intrecciati che n ...continua

    Questo libro è sempre stato il mio cruccio, dalla prima volta che lo lessi ad oggi. Un senso di frustrazione e di rabbia mi assale per come tutto sia finito in un voluto caos di fili intrecciati che non conducono da nessuna parte.
    Non si può giudicare pienamente un'opera come Petrolio, in quanto incompiuta, o più precisamente, saccheggiata prima della pubblicazione dei suoi brani chiave da mani tutt'oggi oscure, impunite. E perciò non si può nemmeno parlare di Petrolio senza accennare all'assassinio di Pasolini.

    "Io sono un gattaccio torbido che una notte morirà schiacciato in una strada sconosciuta.."
    Così scriveva Pier Paolo Pasolini nel 1966.
    Nel 1974 dichiarò sul Corriere della sera di conoscere i nomi dei responsabili delle stragi italiane. Esattamente un anno dopo, il primo novembre del 1975 rilasciò un'altra intervista a Furio Colombo, per La Stampa, dove ribadiva il pericolo per se stesso e per gli italiani e di essere ormai arrivato alla conclusione del suo Petrolio, il "romanzo" sulle stragi e in particolar modo sul caso Mattei.
    La notte dopo Pasolini venne ritrovato morto all'Idroscalo di Ostia. Assassinato durante una rissa degenerata per le avances respinte da un battone adescato nel piazzale di Roma Termini. Insomma, un delitto omosessuale.
    Evito di diliungarmi troppo e lasciare alla vostra curiosità l'eventuale desiderio di approfondire le circostanze della sua morte, e quindi non starò a raccontare per filo e per segno i clamorosi e scellerati errori della polizia durante le indagini.
    Vi invito a visionare un filmato Rai in cui si vedono dei ragazzini giocare a pallone sul luogo del delitto con il pallone che a un certo punto rotola fino a pochi metri dal corpo di Pasolini, o di una camicia bianca insanguinata dimenticata dagli inquirenti per ben tre giorni, dell'automobile di Pasolini portata in un deposito all'aperto senza sorveglianza da cui chiunque avrebbe potuto prendere o lasciare indizi o prove; per non dire di come furono condotte frettolosamente le indagini guidate dal dottor Ferdinando Masone, che malgrado la superficialità con cui guidò l'inchiesta fu promosso questore di Palermo e successivamente di Roma fino a diventare Capo della Polizia e per finire Segretario per i Servizi di Informazione e Sicurezza (L'ente che coordina le attività dei servizi segreti).
    D'altronde, le promozioni di certi funzionari di polizia dopo aver condotto indagini delicate in maniera scandalosa non sono casi isolati in Italia, ma pressocché la regola.

    Senza tanti giri di parole, il movente per cui fu assassinato Pasolini fu l'uscita imminente di Petrolio, libro che trattava un'altra morte misteriosa, quella di Mattei commisionata da Eugenio Cefis.
    In Petrolio viene descritta la storia dell'Eni e in particolar modo quella del suo Presidente Cefis, qui con un espediente letterario chiamato Troya.
    Non solo, le carte di Petrolio appaiono come fonti credibili di una storia vera del potere economico-politico e dei suoi legami con le varie fasi dello stragismo italiano fascista e di stato, con tanto di "profezia" della strage alla stazione di Bologna.
    Le parti più scottanti si trovavano nel capitolo "Lampi sull'Eni" di cui ci è rimasto solo il titolo sotto l'appunto 21 (il resto, oltre 200 pagine, è svanito nel nulla sottratto dall'abitazione di Pasolini) Nei pochi appunti rimasti e pubblicati troviamo gli appunti 20-30, denominati "storia del problema del petrolio e retroscena, dove Pasolini arriva a fare direttamente i nomi di Mattei e Cefis e più avanti troviamo addirittura queste inquietanti parole: " Non amava nessuna forma di pubblicità (Troya-Cefis) Egli doveva, per la stessa natura del suo potere, restare in ombra. E infatti ci restava. Ogni possibile fonte d'informazione su di lui, era misteriosamente quanto sistematicamente fatta sparire".

    Troppo spesso si è detto che Pasolini è stato ucciso perché era un intellettuale "scomodo". Ma Pasolini non era "scomodo" per via delle sue critiche al sistema, ma per le sue accuse. Fondate, precise, documentate da prove reali e da documenti riservati di cui era venuto in possesso. Pasolini sapeva, perché da poeta intuiva, da intellettuale osservava, e da uomo coraggioso esternava le prove delle sue accuse.
    Ma è stato ammazzato prima. Perché come scriveva Hemingway, chi porta tanto coraggio nel mondo, il mondo per spezzarlo deve ucciderlo e naturalmente lo uccide.
    Il mondo spezza tutti, ma nel punto della rottura alcuni sono più forti. Quelli che non si spezzano li uccide. Uccide imparzialmente i migliori, i più nobili e i più fieri.

    Così fu ucciso il gattaccio torbido.

    ha scritto il 

  • 3

    La "summa" pasoliniana con dentro tutto e mai finita. Romanzo-racconto-autobiografia e chissà cos'altro. Un libro che serve a comprendere ancora di più quanto fosse complesso e complicato l'universo d ...continua

    La "summa" pasoliniana con dentro tutto e mai finita. Romanzo-racconto-autobiografia e chissà cos'altro. Un libro che serve a comprendere ancora di più quanto fosse complesso e complicato l'universo di PPP.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro di delicatezza unica.
    Non avevo mai letto nulla di Pasolini, ne avevo sempre sentito parlare come di una delle menti migliori del secolo scorso, come persone come Pasolini siano rare.
    Narratori ...continua

    Libro di delicatezza unica.
    Non avevo mai letto nulla di Pasolini, ne avevo sempre sentito parlare come di una delle menti migliori del secolo scorso, come persone come Pasolini siano rare.
    Narratori come lui, della sua intelligenza e sobrietà non si trovano facilmente.
    Le venti e passa pagine nelle quali descrive minuziosamente i cazzi di un gruppo di ragazzi che paga perché si facciano succhiare e lo prendano a turno, sono effettivamente tra i brani più elevati della letteratura italiana e non.

    ha scritto il 

  • 5

    "Petrolio". Il passato che non passa.

    Il romanzo che Pasolini considerava come la sua opera definitiva, il traguardo di una vita di lavoro. Ma non riesce a terminarlo perché muore prematuramente nel 1975. Petrolio, quindi, viene pubblicat ...continua

    Il romanzo che Pasolini considerava come la sua opera definitiva, il traguardo di una vita di lavoro. Ma non riesce a terminarlo perché muore prematuramente nel 1975. Petrolio, quindi, viene pubblicato postumo e incompleto: una serie di appunti numerati che riescono comunque a rappresentare una grande e spietata allegoria dell’Italia. Un'opera senza tempo (purtroppo).
    La recensione (di questo libro e dei miei libri preferiti di sempre) continua sul canale youtube LaprospettivadellaRana a questo link:
    https://www.youtube.com/watch?v=RcH_qAyFKCQ

    ha scritto il 

  • 5

    Lo strano finale di un romanzo mai cominciato

    Ogni lettore nella sua vita incappa prima o poi nell'incompiuto. Alla fine la vita umana è breve e l'essere umano che si vuole professare scrittore ha buona probabilità di morire lasciando un lavoro a ...continua

    Ogni lettore nella sua vita incappa prima o poi nell'incompiuto. Alla fine la vita umana è breve e l'essere umano che si vuole professare scrittore ha buona probabilità di morire lasciando un lavoro a metà. Kafka, Fenoglio, Wallace, Musil, Camus, Douglas Adams, eccetera, eccetera, eccetera: così tanti romanzi incompiuti che ormai l'incompiutezza del romando non fa nemmeno più notizia.
    Ciò che rende interessante Petrolio e il suo essere incompiuto è la nota che accompagna il primo appunto (una pagina pressoché bianca con due righe di puntini fitti): "Questo romanzo non comincia".

    Ora, di romanzi incompiuti ne ho letti parecchi, di romanzi che non cominciano forse qualcuno, ma un romanzo che mancasse sia del principio che della conclusione ancora mi mancava. È vero che il romanzo è incompiuto a monte per volontà letteraria e invece incompiuto a valle per cronaca nera però la connivenza e il contrasto e la complicità di queste due mancate definizioni gettano tutto quello che invece c'è di compiuto in una dimensione temporale nuova. Il romanzo non è nel passato, non è nel futuro e non è nemmeno ambientato in un tempo inventato esiste - come nella teoria del multiverso - nel suo piccolo spazio autonomo ed è esso stesso universo.

    Forse è questo il fascino di Petrolio, lo straniamento. Leggere un'Italia che siamo abituati a conoscere ma leggermente diversa, un po' come quei posti nei sogni che sembrano la casa dei nonni però in realtà non lo sono; condensazione e spostamento, metafora e metonimia, pungente sarcasmo, amarezza e mal di vivere. Resta il rammarico della morte violenta, dell'averne letto solo un quarto, del non avere idea di quale fosse il progetto grandioso che ancora doveva sbocciare.

    Ci sono delle persone che non credono in niente fin dalla nascita. Ciò non toglie che tali persone agiscano, facciano qualcosa della loro vita, si occupino di qualcosa, producano qualcosa. Altre persone invece hanno il vizio di credere: i doveri si concretizzano davanti ai loro occhi in ideali da realizzare.
    Se un bel giorno costoro non credono più – magari piano piano, attraverso una serie successiva, logica o magari anche illogica, di disillusioni – ecco che riscoprono quel 'nulla' che per altri è stato sempre, invece, così naturale.
    La scoperta del 'nulla' per essi però è una novità che implica altre cose: implica cioè non solo il proseguire dell'azione, dell'intervento, dell'operosità (intesi ora non più come Doveri ma come atti gratuiti) ma anche la sensazione esilarante che tutto ciò non sia un gioco.
    , ad esempio.

    ha scritto il 

  • 3

    Nero come il petrolio

    Volevo dare almeno quattro stelle, ma non ci riesco. nero come il petrolio, intricato come una foresta, triste nei paesaggi e nei personaggi. incompiuto e per me quasi incomprensibile. interessante in ...continua

    Volevo dare almeno quattro stelle, ma non ci riesco. nero come il petrolio, intricato come una foresta, triste nei paesaggi e nei personaggi. incompiuto e per me quasi incomprensibile. interessante in molti passaggio storico politici, ma non posso dire di aver goduto nel leggerlo. comunque uno spaccato dell'Italia anni settanta molto realistico ed interessante. non un romanzo ma più un documentario.

    ha scritto il 

  • 4

    Frammenti di un capolavoro

    Troppo incompiuto per potersi esprimere, eppure ho la sensazione che che se Pasolini avesse avuto l'opportunità di portarlo a compimento sarebbe stato un capolavoro. Con i se e con i ma...

    ha scritto il 

  • 0

    Visioni

    Nessun complotto, nessuno spaccato dell'Italia durante gli anni 60/70, nessuna politica.
    Solo visoni, contorte, magnifiche, volgari, di un genio visionario ed egocentrico.

    ha scritto il