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Più lontana della luna

By Paola Mastrocola

(939)

| Others | 9788882469160

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Book Description

Pieni anni Settanta, a Stupinigi, dintorni di Torino. Lidia, una ragazza di quindici anni, figlia di un operaio Fiat, abita in una ex scuderia della Palazzina di caccia dei Savoia. Non va più a scuola e aiuta la madre a vendere verdura al mercato. Un Continue

Pieni anni Settanta, a Stupinigi, dintorni di Torino. Lidia, una ragazza di quindici anni, figlia di un operaio Fiat, abita in una ex scuderia della Palazzina di caccia dei Savoia. Non va più a scuola e aiuta la madre a vendere verdura al mercato. Un giorno, mentre la sua vita si dipana sempre uguale, appare nel tinello di casa sua un elegante venditore di enciclopedie... E la sua vita cambia: Lidia si mette in testa di diventare un trovatore, di fare come quegli antichi poeti provenzali che amavano donne lontane, mai viste, forse mai esistite. Abbagliata da quell’idea, che accende e innalza la sua vita di ragazza solitaria e ingenuamente diversa, scappa di casa: non per fare politica come tutti quelli che ha intorno, ma per cercare l’amore da lontano. Per il suo bizzarro amore della lontananza, Lidia attraverserà mezza Italia (quasi come un antico cavaliere...), commetterà errori sentimentali piccoli e grandi, si infilerà in vicende a volte mediocri, a volte sublimi. Fino a che, alle soglie della maturità, incontrerà il sogno che, forse, non sapeva di avere.

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    Ci salva la luna - 15 dic 13

    Non direi letto, ma veramente divorato. Al ritorno dalla fredda Islanda, in vista del caldo porto-ghese, avevo bisogno di parole che mi facessero sciogliere le ruggini del cervello. E Mastrocola c’è riuscita. Anche se meno convincente de “Una barca n ...(continue)

    Non direi letto, ma veramente divorato. Al ritorno dalla fredda Islanda, in vista del caldo porto-ghese, avevo bisogno di parole che mi facessero sciogliere le ruggini del cervello. E Mastrocola c’è riuscita. Anche se meno convincente de “Una barca nel bosco”, è, come quello, un romanzo di formazione. Ed un po’ mi ha ricordato quel bellissimo testo del mio caro Maalouf “Un amour de loin”. Qui seguiamo venti anni nella vita di Lidia, che incontriamo quindicenne nel 1970, costretta ad abbandonare la scuola per problemi economici. Aiuta la madre al mercato, bada al cavallo Pino (abitano in un’ex-scuderia a Stupinigi). Ed ha il suo momento di “folgorazione” quando, nell’enciclopedia comprata per farla studiare (ma non servirà) incontra Bernart de Ventadorn, tro-vatore provenzale del sec. XII, figlio di una fornaia e cantore dell’amore da lontano. Quei versi (ed i versi delle poesie in genere, che parlano all’anima come se fossero scritti per te) si scolpiranno nella testa. “Aver la lingua e non poter parlare”, sarà da quel momento una specie di motto della sua vita. Prima nella frequentazione con gli ambienti sinistrosi della Torino dei primi anni ’70, che non capirà per le parole astruse ed i comportamenti altri (chi parla di rivoluzione, poi ha la casa in montagna, ed alla fine si sposerà e metterà su famiglia). Poi nella smania di voler far sposare. Un istante prima della caduta nel “baratro” del matrimonio, Lidia fugge con Pino. E da quel momento andrà in giro per l’Italia. Continuando ad incontrare gente, facendo mille mestieri, innamorandosi spesso delle persone sbagliate. Come Glauco, che però è sposato. Ma lì in Toscana incontra anche Ghitti, una donna che le dà i punti di riferimento che le mancavano. E che capisce quel suo cercare. E, per casualità, le fa conoscere Micael. Un illusionista tedesco-olandese, con cui ha subito (e per sempre) una comunità di ideali. Quel che si dice due menti che ruotano all’unisono. Anche se Micael è molto più grande (e forse le dà per questo della sicurezza che non trova in altro). Micael che non prende in giro la sua mania di modellare il pongo. E che parte per le sue tournée, riuscendo ad essere quell’amore lontano che cercava. Trovato un primo passo di pace, torna dopo quasi dieci anni a Torino. Rivede i genitori invecchiati, che di lì a poco, uno dopo l’altro, muoiono. Allora vende tutto, e con i pochi soldi si trasferisce nelle Alpi Apuane (ahi, ancora un po’ di Pietrasanta…). Dove il marmo le dà quelle sensazioni di comunicare con l’esterno che le parole non riuscivano a trovare incamminandosi verso la lingua. Alla fine, oramai sui trentacinque anni, diventa lei, quasi, un riferimento per i giovani. Ed alla morte, ed è ovvio che sia così, di Micael, riesce a superare le sue mancanze. E per una donna che non conosce, che le chiede un’opera funeraria, fa un busto di angelo in cui riesce a trasportare quello che lei sentiva per Micael. E così finisce la formazione della nostra Lidia. Sapremo forse nelle ultime pagine chi sia la donna. Penseremo forse che il giovane apprendista diventerà qualcosa in più anche per lei, ora che ha vissuto fino in fondo e superato, l’amore da lontano. Ha trovato la sua vocazione e la sua strada, anche se rimarrà sempre atipica ed estranea alle mode imperanti. Paola Mastrocola riesce comunque a comunicarci fino in fondo la necessità di guardare il mondo con i propri occhi, con il proprio stupore e con la propria ingenuità (così come nella barca). Usando e sfruttando quei talenti che comunque sono presenti in noi (fosse il giardinaggio come nel primo, la scultura in questo, o la cucina in altro che non ha scritto). Per diventare un “noi” che, in ogni caso, è e sarà unico.
    “Saperti amante e non poterti avere / star lontano da te quando in cor m’ardi / aver la lingua e non poter parlare. … Quella poesia mi faceva pensare a cose cui non avrei mai pensato: ad esem-pio che voler parlare con una persona, che però è lontana, è come non aver la lingua.” (77)
    “Pensai che non bisogna sempre chiarire tutto, che molto deve rimanere non detto, forse nemme-no pensato fino in fondo.” (169)
    “Un amore fermo, che non aveva un tempo e dunque non nasceva e non moriva, da tenere sol-tanto nella mente, da coltivare intatto come un sempreverde”. (231)
    “Facciamo tutti l’errore di chiedere che gli altri ci amino per quel che siamo, pensiamo di essere chissacché, e invece non siamo niente, vogliamo solo che gli altri perdonino i nostri difetti.” (225)

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    Giogio53 said on Dec 15, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    l'amore da lonano:una meravigliosa invenzione per preservarlo qualunque cosa succeda

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    Lory said on Sep 30, 2013 | Add your feedback

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    Scrittura scorrevole ma ha un po' deluso le aspettative.
    Non credo che lo rileggerò.

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    Searching... said on Nov 10, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il primo libro della Mastrocola che mi delude. Forse le aspettative, con un'autrice del genere, sono sempre molto elevate. In questo caso pero' sono state disattese.
    Un romanzo senza senso. Un misto di vaga realta' e di fantasia mal ordinata. Sono pi ...(continue)

    Il primo libro della Mastrocola che mi delude. Forse le aspettative, con un'autrice del genere, sono sempre molto elevate. In questo caso pero' sono state disattese.
    Un romanzo senza senso. Un misto di vaga realta' e di fantasia mal ordinata. Sono piu' di 300 pagine che non scorrono, per giungere ad un finale scialbo e che delude come il resto del libro
    Peccato

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    Leon said on Nov 4, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Cloppete cloppete

    L'adolescenza e il sentirsi diversi: la versione al femminile di "Una barca nel bosco".

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    silvia said on Sep 24, 2012 | Add your feedback

Book Details

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  • Others 306 Pages
  • ISBN-10: 8882469166
  • ISBN-13: 9788882469160
  • Publisher: Guanda
  • Publish date: 2007-10-25
  • Also available as: Mass Market Paperback , Paperback , Hardcover
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