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Più lontana della luna

Di

Editore: Guanda

3.6
(757)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 306 | Formato: Altri

Isbn-10: 8882469166 | Isbn-13: 9788882469160 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Pieni anni Settanta, a Stupinigi, dintorni di Torino. Lidia, una ragazza di quindici anni, figlia di un operaio Fiat, abita in una ex scuderia della Palazzina di caccia dei Savoia. Non va più a scuola e aiuta la madre a vendere verdura al mercato. Un giorno, mentre la sua vita si dipana sempre uguale, appare nel tinello di casa sua un elegante venditore di enciclopedie... E la sua vita cambia: Lidia si mette in testa di diventare un trovatore, di fare come quegli antichi poeti provenzali che amavano donne lontane, mai viste, forse mai esistite. Abbagliata da quell’idea, che accende e innalza la sua vita di ragazza solitaria e ingenuamente diversa, scappa di casa: non per fare politica come tutti quelli che ha intorno, ma per cercare l’amore da lontano. Per il suo bizzarro amore della lontananza, Lidia attraverserà mezza Italia (quasi come un antico cavaliere...), commetterà errori sentimentali piccoli e grandi, si infilerà in vicende a volte mediocri, a volte sublimi. Fino a che, alle soglie della maturità, incontrerà il sogno che, forse, non sapeva di avere.
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  • 4

    Ci salva la luna - 15 dic 13

    Non direi letto, ma veramente divorato. Al ritorno dalla fredda Islanda, in vista del caldo porto-ghese, avevo bisogno di parole che mi facessero sciogliere le ruggini del cervello. E Mastrocola c’è riuscita. Anche se meno convincente de “Una barca nel bosco”, è, come quello, un romanzo di formaz ...continua

    Non direi letto, ma veramente divorato. Al ritorno dalla fredda Islanda, in vista del caldo porto-ghese, avevo bisogno di parole che mi facessero sciogliere le ruggini del cervello. E Mastrocola c’è riuscita. Anche se meno convincente de “Una barca nel bosco”, è, come quello, un romanzo di formazione. Ed un po’ mi ha ricordato quel bellissimo testo del mio caro Maalouf “Un amour de loin”. Qui seguiamo venti anni nella vita di Lidia, che incontriamo quindicenne nel 1970, costretta ad abbandonare la scuola per problemi economici. Aiuta la madre al mercato, bada al cavallo Pino (abitano in un’ex-scuderia a Stupinigi). Ed ha il suo momento di “folgorazione” quando, nell’enciclopedia comprata per farla studiare (ma non servirà) incontra Bernart de Ventadorn, tro-vatore provenzale del sec. XII, figlio di una fornaia e cantore dell’amore da lontano. Quei versi (ed i versi delle poesie in genere, che parlano all’anima come se fossero scritti per te) si scolpiranno nella testa. “Aver la lingua e non poter parlare”, sarà da quel momento una specie di motto della sua vita. Prima nella frequentazione con gli ambienti sinistrosi della Torino dei primi anni ’70, che non capirà per le parole astruse ed i comportamenti altri (chi parla di rivoluzione, poi ha la casa in montagna, ed alla fine si sposerà e metterà su famiglia). Poi nella smania di voler far sposare. Un istante prima della caduta nel “baratro” del matrimonio, Lidia fugge con Pino. E da quel momento andrà in giro per l’Italia. Continuando ad incontrare gente, facendo mille mestieri, innamorandosi spesso delle persone sbagliate. Come Glauco, che però è sposato. Ma lì in Toscana incontra anche Ghitti, una donna che le dà i punti di riferimento che le mancavano. E che capisce quel suo cercare. E, per casualità, le fa conoscere Micael. Un illusionista tedesco-olandese, con cui ha subito (e per sempre) una comunità di ideali. Quel che si dice due menti che ruotano all’unisono. Anche se Micael è molto più grande (e forse le dà per questo della sicurezza che non trova in altro). Micael che non prende in giro la sua mania di modellare il pongo. E che parte per le sue tournée, riuscendo ad essere quell’amore lontano che cercava. Trovato un primo passo di pace, torna dopo quasi dieci anni a Torino. Rivede i genitori invecchiati, che di lì a poco, uno dopo l’altro, muoiono. Allora vende tutto, e con i pochi soldi si trasferisce nelle Alpi Apuane (ahi, ancora un po’ di Pietrasanta…). Dove il marmo le dà quelle sensazioni di comunicare con l’esterno che le parole non riuscivano a trovare incamminandosi verso la lingua. Alla fine, oramai sui trentacinque anni, diventa lei, quasi, un riferimento per i giovani. Ed alla morte, ed è ovvio che sia così, di Micael, riesce a superare le sue mancanze. E per una donna che non conosce, che le chiede un’opera funeraria, fa un busto di angelo in cui riesce a trasportare quello che lei sentiva per Micael. E così finisce la formazione della nostra Lidia. Sapremo forse nelle ultime pagine chi sia la donna. Penseremo forse che il giovane apprendista diventerà qualcosa in più anche per lei, ora che ha vissuto fino in fondo e superato, l’amore da lontano. Ha trovato la sua vocazione e la sua strada, anche se rimarrà sempre atipica ed estranea alle mode imperanti. Paola Mastrocola riesce comunque a comunicarci fino in fondo la necessità di guardare il mondo con i propri occhi, con il proprio stupore e con la propria ingenuità (così come nella barca). Usando e sfruttando quei talenti che comunque sono presenti in noi (fosse il giardinaggio come nel primo, la scultura in questo, o la cucina in altro che non ha scritto). Per diventare un “noi” che, in ogni caso, è e sarà unico.
    “Saperti amante e non poterti avere / star lontano da te quando in cor m’ardi / aver la lingua e non poter parlare. … Quella poesia mi faceva pensare a cose cui non avrei mai pensato: ad esem-pio che voler parlare con una persona, che però è lontana, è come non aver la lingua.” (77)
    “Pensai che non bisogna sempre chiarire tutto, che molto deve rimanere non detto, forse nemme-no pensato fino in fondo.” (169)
    “Un amore fermo, che non aveva un tempo e dunque non nasceva e non moriva, da tenere sol-tanto nella mente, da coltivare intatto come un sempreverde”. (231)
    “Facciamo tutti l’errore di chiedere che gli altri ci amino per quel che siamo, pensiamo di essere chissacché, e invece non siamo niente, vogliamo solo che gli altri perdonino i nostri difetti.” (225)

    ha scritto il 

  • 2

    Il primo libro della Mastrocola che mi delude. Forse le aspettative, con un'autrice del genere, sono sempre molto elevate. In questo caso pero' sono state disattese.
    Un romanzo senza senso. Un misto di vaga realta' e di fantasia mal ordinata. Sono piu' di 300 pagine che non scorrono, per gi ...continua

    Il primo libro della Mastrocola che mi delude. Forse le aspettative, con un'autrice del genere, sono sempre molto elevate. In questo caso pero' sono state disattese.
    Un romanzo senza senso. Un misto di vaga realta' e di fantasia mal ordinata. Sono piu' di 300 pagine che non scorrono, per giungere ad un finale scialbo e che delude come il resto del libro
    Peccato

    ha scritto il 

  • 0

    Personale - Romanzo contemporaneo - Romanzo italiano - Più lontana della luna

    Per Lidia elemento fondamentale sarà la lettura e la scoperta della poesia con il suo potere fiabesco in grado di trascinare in un “altrove” fatto di bellezza e sentimento. In questa prospettiva piu’ ampia del romanzo, se l’incontro con il vero amore costituisce la vicenda determinante della tram ...continua

    Per Lidia elemento fondamentale sarà la lettura e la scoperta della poesia con il suo potere fiabesco in grado di trascinare in un “altrove” fatto di bellezza e sentimento. In questa prospettiva piu’ ampia del romanzo, se l’incontro con il vero amore costituisce la vicenda determinante della trama, è altrettanto rilevante l’importanza di cultura e poesia che, sollevandoci dalle necessità materiali della vita quotidiana, ci consentono di scoprirne il valore e la ricchezza. Veramente affascinante, la storia di Lidia è narrata con toni ironici e un po’ surreali, dove l’autrice ha saputo abilmente fondere sprazzi di realismo e di cronaca con momenti di sogno ed illusione. E proprio qui sta la forza del romanzo, nella capacità di sovrapporre realtà e sogno, concretezza ed aspirazione e nel volerci insegnare come è possibile “imparare a volare”.

    ha scritto il 

  • 0

    Una scoperta interessante

    Questo libro, è stato trovato per caso sulla libreria di mia sorella, non che non l'avessi mai visto, ma non mi aveva mai chiamato, finché un giorno presa dalla noia domenicale che purtroppo investe quasi tutti, ho deciso di prenderlo dallo scaffale e di leggerlo.
    Onestamente, non ho una gr ...continua

    Questo libro, è stato trovato per caso sulla libreria di mia sorella, non che non l'avessi mai visto, ma non mi aveva mai chiamato, finché un giorno presa dalla noia domenicale che purtroppo investe quasi tutti, ho deciso di prenderlo dallo scaffale e di leggerlo.
    Onestamente, non ho una grande stima per i libri " contemporanei " siccome sono una mangiatrice di classici, e non ho nemmeno una grande stima degli scrittori italiani ( sempre contemporanei) comunque sto divagando, fatto sta che decisi di dare un'opportunità a questo libro, e credo di aver fatto più che bene. Ora io esprimo la mia personale visione del libro, poi potrà non essere condivisa da tutti ed è normale.
    Il libro si apre con la storia di questa ragazzina che sembra quasi repressa, una ragazza che si sente rinchiusa e a tratti non capita dalle persone che le stanno attorno, così cerca in tutti i modi di andare avanti e cercare di sopravvivere alla vita di tutti i giorni, si può notare la sua indole " diversa " già dall'episodio del pittore che va al mercato per comperare la frutta, e lei nonostante sappia che questo signore sia vistosamente più grande di lei, si reca in casa sua svariate volte perché attratta dalla sua diversità. Ma il suo mondo viene letteralmente sconvolto dall'enciclopedia che il padre le compra perché convinto di doverlo fare, per la crescita persona della figlia. Lidia, che trova se stessa chiusa in bagno, quasi come se fosse un mondo immaginario in cui poter convivere con il suo vero essere, inizia a leggere l'enciclopedia meravigliata da tante storie che nemmeno sapeva, però viene folgorata dai poeti... e qui il suo vero essere, il suo vero carattere fa la sua entrata in scena. Lidia non ama stare con i suoi coetanei perché loro si occupano di politica e di tutte quelle cose che a Lidia purtroppo interessano poco, certo ci prova anche lei a stare nell'ambiente politico, ma si annoia. Così dopo un episodio in cui una vecchia signora la offende, decide di partire, decide di dar retta alla sua indole. Forse non ama davvero il fatto di essere come un antico poeta che come dice lei " non vivono, ma inventano la vita ", ma la stranezza e la diversità di questa idea la fanno sentire in qualche modo viva, con qualche scopo. Ho apprezzato tantissimo il viaggio che decide di fare con il cavallo, è una cosa a cui ho sempre pensato anche io! Cosa vuole trasmettere questo libro? Secondo la mia personale visione e seguendo le emozioni e le sensazioni che mi ha lasciato, direi sicuramente che questo libro vuole farci capire che certe volte, vivere una vita normale senza mai essere folli è assai improbabile, le persone purtroppo preferiscono rimanere attaccati a quella poca sicurezza che posseggono, invece di fare esperienze nuove seppure bizzare...alla fine la vita dovrebbe essere proprio così, una sequenza di esperienze folli e divertenti, stimolanti per la mente e il corpo.
    Quindi ho apprezzato tantissimo il personaggio di Lidia, mi ci sono rispecchiata in molti pensieri e comportamenti.
    Merita.

    ha scritto il 

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