Pian della tortilla

Di

Editore: Valentino Bompiani Editore

4.0
(1370)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Svedese , Polacco , Chi tradizionale , Catalano , Portoghese , Olandese , Danese

Isbn-10: A000192812 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elio Vittorini

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Umorismo

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Descrizione del libro
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  • 4

    Come si può giudicare un classico...?

    Che dire..., è un classico e, non foss'altro che per questo, è difficile poter dare un giudizio personale. Certo, si tratta di quel genere di libri che andrebbero letti da adolescenti, ma...a quell'et ...continua

    Che dire..., è un classico e, non foss'altro che per questo, è difficile poter dare un giudizio personale. Certo, si tratta di quel genere di libri che andrebbero letti da adolescenti, ma...a quell'età (tra gli impegni scolastici e tutto il resto) penso sia impossibile leggere tutti quei testi. Molto utile è stato leggere l'introduzione, che spiega lo spirito del libro: il grande amore di Steinbeck per le opere di Thomas Malory su Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda. Parla infatti di amicizia, ma anche di piccoli atti "eroici" per dare ai poveri rubando ai ricchi, seguendo un concetto di "bontà" molto personale e...discutibile di questi personaggi, che convivono a casa del protagonista "eroe" Danny. Sono contenta di averlo letto, certo, ma devo dire che non è proprio il mio genere. Riguardo invece alla traduzione, francamente non mi sembra eccezionale: ho sentito troppo un influsso smaccatamente toscano.

    ha scritto il 

  • 4

    Il diritto all'ozio

    Un meticciato dal sabor latino, antecedente la “civilizzazione” della frontiera americana: mezzosangue indios, mejicanos e espanoles costituiscono, a Pian della Tortilla, una confraternita di nobili f ...continua

    Un meticciato dal sabor latino, antecedente la “civilizzazione” della frontiera americana: mezzosangue indios, mejicanos e espanoles costituiscono, a Pian della Tortilla, una confraternita di nobili furfanti capaci di qualsiasi espediente per sfangare la giornata e la vita intera senza lavorare.
    Ma sono dotati di spirito cavalleresco ed allora ogni bassezza, ogni raggiro, prima d’essere perpetrato deve trovare una sua alta motivazione, talvolta perfino filosofica.
    Su un’altura a ridosso della costa californiana vivono fra stati di torpore etilico, alternati ad altri d’improvvisa eccitazione, sempre alla ricerca di improbabili tesori sepolti, unica motivazione plausibile che può indurli ad una febbrile quanto inutile attività.
    A Pian della Tortilla, poco può l’onda sferzante d’aria tersa del Pacifico, immersa com’è nei sapidi afrori di pesce marcio che giunge dai vicini stabilimenti d’inscatolamento del pescato. E’ il cupo teatro dell’epopea di questi cavalieri del nulla che, ubriachi, danno l’assalto ad un cielo popolato dalle loro allucinazioni.
    Per noi, diaconi della tecnologia, ciascuno sincronizzato e prigioniero nel moto perpetuo delle piccole e grandi ruote dentate dell’organizzazione sociale, immaginare una vita così giocosa e irresponsabile, può dare un senso di vertigine e, forse, d’invidia.
    Possiamo raffigurarci Danny, Pilon, Pablo, il Pirata e tutti gli altri confratelli come granelli di polvere sperduti fra gli ingranaggi del sistema e destinati ad essere presto espulsi, ma sappiamo che nel lampo della loro vita sbilenca possono ancora godere di gioie arcaiche, come sentire la dolcezza della sera, “quando il sole passa dall’altra parte del cielo” e stempera i colori dell’infinito fra le loro sublimi e inconcludenti chiacchiere.
    Sognano e corteggiano donne generose e malinconiche puttane “ai amigo a’ onde vas?”, ma sanno anche pregare Santi premurosi e accomodanti.
    Sono sempre al riparo di qualche attenuante che sanno scovare con prontezza.
    Al lettore resta il gusto un po’ amaro di questa narrazione comica e malinconica, la nostalgia per una vita errante e senza regole.
    Ma poi c’è questa storia che nessuno di loro paga la pigione per la propria permanenza nella casa di Danny.
    Sarebbero 15 dollari.
    Ciascuno li mette in conto all’ospite successivo che entrerà a far parte della congrega di sfaccendati filosi e bricconi, Un modo, questo, di mettere a reddito un immobile di cui non hanno la disponibilità, in una sorta di “cartolarizzazione” ante litteram.
    Vuoi vedere che l’ineffabile e creativo G. Tremonti s’è laureato all’Università di Pian della Tortilla?

    ha scritto il 

  • 3

    Non è uno dei migliori di Steinbeck.
    Vino a ettolitri, vite in di persone in grande penuria economica ma votate al dolce far niente, piccoli imbrogli, grande solidarietà. Una lettura piacevole, anzi d ...continua

    Non è uno dei migliori di Steinbeck.
    Vino a ettolitri, vite in di persone in grande penuria economica ma votate al dolce far niente, piccoli imbrogli, grande solidarietà. Una lettura piacevole, anzi direi quasi divertente, ma con un fondo amaro. Peccato per la traduzione, datata 1939, di un giovane Elio Vittorini, traduzione che mostra impietosamente il peso degli anni. Con tutto il rispetto per il grande Vittorini, che ho amato ne Il Garofano rosso e Uomini e no. Però frasi come "l'aere splendeva di mesto splendore", "desioso di una sigaretta", "Nessuna conclusione morale noi si trae" inacidiscono la lettura.

    Lungo le strade della città, grasse signore, con negli occhi quella stanca saggezza che spesso si nota negli occhi dei suini, passarono in automobili lussuose dirette al mare e al gin dell'Albergo Dal Monte. In via Alvarado il sarto Hugo appese alla porta della bottega un cartoncino che diceva: "Ritorno tra cinque minuti" e se ne andò a casa per il resto della giornata. I pini si muovevano con voluttuosa lentezza al vento. In centinaia di cortili le galline si lamentavano sottovoce della loro sorte.

    ha scritto il 

  • 4

    Eravamo quattro amici al bar

    Una combriccola di amici, ubriaconi, debosciati, inconcludenti, in un quartiere californiano che formicola e sopravvive. Gente povera, che si arrabbatta alla giornata. Ma amici. In modi strani e talvo ...continua

    Una combriccola di amici, ubriaconi, debosciati, inconcludenti, in un quartiere californiano che formicola e sopravvive. Gente povera, che si arrabbatta alla giornata. Ma amici. In modi strani e talvolta illegali. Tra galloni di vino, donne, grandi cene scaldate sulla stufa - quando il pane c'è e la legna pure.
    Cosa mi ha ricordato? "La confraternita dell'uva di Fante e, chiaramente, il picaresco di don Chisciotte. Steinbeck vincerà il Pulitzer due anni dopo, con Uomini e topi. La critica alla Depressione americana, con Furore, è ancora lontana.
    Qui si strizza l'occhio alla povertà, ma senza pesantezza di giudizio. Ogni personaggio ha una sua storia (bizzarra) e le sue disavventure, che lo portano a una casa ereditata da uno di loro e condivisa alla bell'e meglio.
    Comico, molto semplice nello stile, godibilissimo: una raccolta di favole, quasi. Al chiaro di luna. Tra i fumi dell'alcol. Tipo: storie attorno al fuoco.
    Unica pecca: la traduzione. I personaggi, in certi dialoghi, parlano toscano... (ah, Vittorini, Vittorini).

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    "E' un enigma come la vita possa continuare per il suo stupido corso in giorni simili."

    Il romanzo dei leggeri di cuore, mi vien voglia di chiamarli così, Danny, Pilon e i loro bizzarri e squattrinati amici. Leggeri come l'aria, leggeri perchè il peso del denaro non conta, il peso della ...continua

    Il romanzo dei leggeri di cuore, mi vien voglia di chiamarli così, Danny, Pilon e i loro bizzarri e squattrinati amici. Leggeri come l'aria, leggeri perchè il peso del denaro non conta, il peso della proprietà nemmeno. Leggeri e non stupidi, perchè vedere la vita con lievità è un modo per dare un peso giusto alle cose che contano (vedi l'amicizia). Ma il peso della vita a volte riesce a vincere anche le resistenze di certi amanti della vita, e Danny lo sa.
    "E' un enigma come la vita possa continuare per il suo stupido corso in giorni simili. Come è possibile che Mamie Jackson si curasse di innaffiare il pezzo di marciapiede davanti alla sua casa? Come è possibile che George W. Merk scrivesse la sua quarta lettera di improperi alla società dell'acqua potabile? Come è possibile che Charlie Marsh fosse non meno sconciatamente ubbriaco del solito? Era un sacrilegio. Era un oltraggio."

    ha scritto il 

  • 3

    Lo Steinbeck di Pian della Tortilla mi convince molto meno di quello di Furore o di Uomini e topi.
    I capitoli sembrano storie semi indipendenti accomunate dalla presenza di alcuni personaggi. I paisan ...continua

    Lo Steinbeck di Pian della Tortilla mi convince molto meno di quello di Furore o di Uomini e topi.
    I capitoli sembrano storie semi indipendenti accomunate dalla presenza di alcuni personaggi. I paisanos protagonisti di questa storia vivono alla giornata, per lo più di espedienti (piccoli furti e astuzie), si ubriacano e menano le mani. La povertà non è un problema, anzi! Al punto che Danny che riceve due case in eredità si preoccupa che questo possesso lo possa rovinare.
    Potenzialmente personaggi negativi, sono riabilitati dalla loro simpatia e dall'amicizia e dal senso di lealtà reciproca che li lega.
    Carino, ma preferisco altri libri di Steinbeck.

    ha scritto il 

  • 4

    Un classico della letteratura americana. In un periodo di crisi economica rileggo Pian della Tortilla. Diverse sono le sensazioni da me percepite rispetto a quando l'ho letto la prima volta. Sono rapp ...continua

    Un classico della letteratura americana. In un periodo di crisi economica rileggo Pian della Tortilla. Diverse sono le sensazioni da me percepite rispetto a quando l'ho letto la prima volta. Sono rappresentazioni intense, le attese ansiose e inconfondibilmente povere d'impegno, creano atmosfere che emozionano ancora pur arrivando da molto tempo fa e da contesti differenti. E a continuare i personaggi sono pieni, ancora indifesi di fronte alla crisi dell’io, puri nel loro saper riconoscere la purezza, birboni e ormai vivi, per noi contemporanei si rintracciano solo nei ricordi di un tempo passato. Questa è comunque la California, luogo che fa da sfondo alla storia e che ha un nome messicano.

    ha scritto il 

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