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Pianissimo

Di

Editore: Marsilio

4.4
(82)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 165 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8831777025 | Isbn-13: 9788831777025 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Lorenzo Polato

Disponibile anche come: Altri

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Descrizione del libro
Scoperto e recensito da Montale negli anni venti, Camillo Sbarbaro è riconosciuto come una delle voci più significative della poesia del primo Novecento italiano, insieme a Campana, Rebora, Boine. Nella sua produzione, peraltro di quattro sole raccolte, "Pianissimo" è una delle opere più emblematiche, che denuncia un disagio esistenziale e una crisi di valori. Ripubblicato nel 1954, in una edizione profondamente mutata rispetto a quella iniziale, "Pianissimo" non riscosse nella nuova veste i favori della critica per la sua decisa rottura con l'imperante modello dannunziano e crepuscolare. Ed è la versione iniziale ad essere qui riproposta, affidando alle note e al commento il confronto con le varianti successive.
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  • 5

    Sempre assorto in me stesso e nel mio mondo
    come in sonno tra gli uomini mi muovo.
    Di chi m'urta col braccio non m'accorgo,
    e se ogni cosa guardo acutamente
    quasi sempre non vedo ciò che guardo.
    Stizza mi prende contro chi mi toglie
    ...continua

    Sempre assorto in me stesso e nel mio mondo
    come in sonno tra gli uomini mi muovo.
    Di chi m'urta col braccio non m'accorgo,
    e se ogni cosa guardo acutamente
    quasi sempre non vedo ciò che guardo.
    Stizza mi prende contro chi mi toglie
    a me stesso. Ogni voce m'importuna.
    Amo solo la voce delle cose.
    M'irrita tutto ciò che è necessario
    e consueto, tutto ciò che è vita,
    m'irrita come il fuscello la lumaca
    e com'essa in me stesso mi ritiro.

    Chè la vita che basta agli altri uomini
    non basterebbe a me.
    E veramente
    se un altro mondo non avessi, mio,
    nel quale dalla vita rifugiarmi,
    se oltre le miserie e le tristezze
    e le necessità e le consuetudini
    a me stesso non rimanessi io stesso,
    oh come non esistere vorrei!
    Ma un'impressione strana m'accompagna
    sempre in ogni mio passo e mi conforta:
    mi pare di passare come per caso
    da questo mondo...

    ha scritto il 

  • 5

    Poesia snob. Tocca, ma da lontanissimo. Stride come le unghie sulla lavagna. Scivola via come l'olio sull'insalata. Sbarbaro è patetico nel suo disperato bisogno di attirare l'attenzione. E fa tenerezza come un bambino.

    ha scritto il 

  • 5

    Sbarbaro, oltre che insegnante e poeta, è stato un grande esperto di licheni di fama internazionale. Questo me lo ha sempre reso particolarmente simpatico. E poi c'è la sua poesia: "Taci, anima stanca di godere". Per me la poesia più bella di ogni altra.

    ha scritto il 

  • 0

    Letto dopo l'università, anch'io concordo con chi ritiene che andrebbe fatto conoscere tra gli italiani del '900, se non altro perché la sua lettura risulta certamente più immediata. Del mondo poetico di Sbarbaro mi piacciono particolarmente le figure del sonnambulo e del cieco, metafore semplici ...continua

    Letto dopo l'università, anch'io concordo con chi ritiene che andrebbe fatto conoscere tra gli italiani del '900, se non altro perché la sua lettura risulta certamente più immediata. Del mondo poetico di Sbarbaro mi piacciono particolarmente le figure del sonnambulo e del cieco, metafore semplici e curiose per rappresentare l'indecifrabilità della vita agli occhi dell'uomo e per trasmettere l'idea del disagio esistenziale. Interessante riflettere su come lo sguardo, nella poesia italiana, sia stato foriero di spinte completamente dicotomiche.

    ha scritto il 

  • 5

    la struggente scia del passato

    Vivi per 27 anni senza conoscere, se non sommariamente, un poeta o uno scrittore che sia... poi, un giorno, attraverso i versi di qualcun'altro (in questo caso Eugenio Montale) ti imbatti in un nome, che ti risuona sulle labbra per la strana sonorità...ti colpisce anche il titolo di una sua racco ...continua

    Vivi per 27 anni senza conoscere, se non sommariamente, un poeta o uno scrittore che sia... poi, un giorno, attraverso i versi di qualcun'altro (in questo caso Eugenio Montale) ti imbatti in un nome, che ti risuona sulle labbra per la strana sonorità...ti colpisce anche il titolo di una sua raccolta, che rimanda al silenzio...al non far rumore...e sei in quella fase della tua vita in cui sembra quell'assenza di rumore ti calzi a pennello. Allora inizi a leggerlo.
    Ed è in quell'istante che il vaso di Pandora si rompe, accecandoti con tutta la bellezza contenuta al suo interno.
    Dei versi struggenti, e più li leggi più aumenta la difficoltà nel non far affiorare le lacrime tra le ciglia.
    Osservi, quasi vergognandotene, l'estremo dolore di una vita passata ad osservare da dietro un vetro il lento fluire gioioso dei giorni. Un essere di profondità incommensurabile, coi suoi versi teneri e disarmanti in tutta la loro cruda realtà. Oggettivi e onesti, che descrivono le cose per quelle che sono...senza orpelli, eppure...che soavi liriche. Ogni parola dipinta accuratamente, scelta con cura tra i miliardi di parole esistenti. Mi ha commosso, mi ha aperto voragini nel cuore e sulla pelle. Mi ha reso insonne e mi ha fatto da specchio, come nessuna superficie riflettente aveva fino ad ora ancora fatto.
    Maestria poetica mai trovata prima...
    Sarà solo che è "nelle mie corde". Anima affine.
    Perchè ci sono libri che questo devono fare...aprirti delle ferite come piccole finestre sul mondo...che ti fanno osservare la realtà per quella che è, splendida viva e dura, ma "senza perdere la tenerezza".

    ha scritto il 

  • 4

    La lettura e l'analisi della poesia di Sbarbaro mi ha colpito piacevolmente, soprattutto per la sua vicinanza, dal punto di vista delle tematiche e della condizione di poeta solitario e malinconico, con Leopardi.
    Nonostante i toni cupi e negativi di un'esistenza vuota, priva di sensazioni e ...continua

    La lettura e l'analisi della poesia di Sbarbaro mi ha colpito piacevolmente, soprattutto per la sua vicinanza, dal punto di vista delle tematiche e della condizione di poeta solitario e malinconico, con Leopardi.
    Nonostante i toni cupi e negativi di un'esistenza vuota, priva di sensazioni ed emozioni, il poeta, che vive all'interno della società moderna da cui si sente estraneo e che lo fa sentire tale, riesce comunque a ritrovare un senso di speranza, benchè lieve, grazie al contatto con le più piccole manifestazioni della natura.

    ha scritto il 

  • 5

    Come mai Sbarbaro sia così sottovalutato resta per me un mistero.

    Non so... forse perché la sua poesia è troppo semplice e troppo immediata; ma questo non dovrebbe essere motivo di maggior successo, almeno tra il grande pubblico? Boh, mistero.

    "
    Taci anima mia. Son questi i tr ...continua

    Come mai Sbarbaro sia così sottovalutato resta per me un mistero.

    Non so... forse perché la sua poesia è troppo semplice e troppo immediata; ma questo non dovrebbe essere motivo di maggior successo, almeno tra il grande pubblico? Boh, mistero.

    "
    Taci anima mia. Son questi i tristi giorni in cui senza volontà si vive,
    i giorni dell'attesa disperata.
    Come l'albero ignudo a mezzo inverno
    che s'attriste nella deserta corte
    io non credo di mettere più foglie
    e dubito d'averle messe mai.
    Andando per la strada così solo
    tra la gente che m'urta e non mi vede
    mi pare d'esser da me stesso assente.
    E m'accalco ad udire dov'è ressa
    sosto dalle vetrine abbarbagliato
    e mi volto al frusciare d'ogni gonna.
    Per la voce d'un cantastorie cieco
    per l'improvviso lampo d'una nuca
    mi sgocciolano dagli occhi sciocche lacrime
    mi s'accendon negli occhi cupidigie.
    Chè tutta la mia vita è nei miei occhi:
    ogni cosa che passa la commuove
    come debola vento un'acqua morta.

    Io son come uno specchio rassegnato
    che riflette ogni cosa per la via.
    In me stesso non guardo perché nulla
    vi troverei...

    E, venuta la sera, nel mio letto
    mi stendo lungo come in una bara.
    "

    ha scritto il