Piano meccanico

Di

Editore: Feltrinelli

3.9
(350)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 325 | Formato: Altri

Isbn-10: 8807016656 | Isbn-13: 9788807016653 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Paperback , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Politica , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
In un futuro non troppo lontano, dopo l'ultima guerra, l'America vive nelbenessere grazie all'impiego su vasta scala della meccanizzazione. La societàè divisa in due. Da un lato un pugno di tecnici e manager, che proprio durantel'ultima guerra hanno imparato a produrre senza le maestranze richiamate sottole armi. Dall'altro tutti coloro che il basso quoziente d'intelligenzacondannava a un lavoro manuale che oggi non esiste più. L'americano medio viveuna vita senza scopo. È un rottame, uno scarto del processo industriale e piùnessuno sembra aspettarsi da lui un gesto di ribellione. Sarà il tecnocratepiù giovane e promettente, Paul Proteus, il primo ad avere qualche dubbiosulla validità della propria missione...
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  • 4

    Bello...

    ... bello, bello.
    Scorrevole, distopico senza essere contorto, precursore senza strafare in futuri improbabili.
    La umanità, fallibile, imprecisa, faticosa dell'Uomo comune alfine vince sui pochi, tron ...continua

    ... bello, bello.
    Scorrevole, distopico senza essere contorto, precursore senza strafare in futuri improbabili.
    La umanità, fallibile, imprecisa, faticosa dell'Uomo comune alfine vince sui pochi, tronfi e ricchi uomini super che affidano tutto il loro sapere e la loro intelligenza alle macchine, alla loro dittatura; con un linguaggio tecnologico arcaico che oggi farebbe sorridere ma reale negli anni '50 nei quali è ambientata la nostra storia, si consumerà il ripristino della " normalità ", non senza un cammino interiore di consapevolezza e di una imprescindibile dose di violenza.
    Manca, è vero, il quid del capolavoro però si legge bene.

    ha scritto il 

  • 2

    Un libro di fantascienza senza visione.

    Il fatto che sia un romanzo distopico non basta a perdonare il pessimismo nei confronti delle macchine che non porta da nessuna parte di questo libro. Ci sono troppe mancanze nell'impianto narrativo d ...continua

    Il fatto che sia un romanzo distopico non basta a perdonare il pessimismo nei confronti delle macchine che non porta da nessuna parte di questo libro. Ci sono troppe mancanze nell'impianto narrativo del libro. Al di là di quanto sia fastidioso il personaggio Paul Proteus, secondo solo a Zeno Cosini di Svevo per inettitudine e mancanza di capacità di scegliere, l'autore si scaglia contro la fiducia cieca nelle macchine e descrive un mondo postbellico in cui si è raggiunto un benessere allargato di cui però il cittadino medio non sa godere perché non sa sfruttare il tempo libero, non sa vivere. L'autore oltre a non avere fiducia nella classe alla base della piramide di potere, abbozzando macchiette qui e là, ha dei problemi con l'universo femminile: le donne, se ne contano 3 su decine di personaggi e tutte marginali, in posizione di subalternità e bramose di potere al quale possono arrivare solo con un buon matrimonio. Un libro deludente, non solo perché sessista, ma perché abbozza in maniera superficiale un immaginario fantascientifico senza scandagliare in profondità le ripercussioni delle macchine sull'uomo. Un libro di fantascienza senza visione.

    ha scritto il 

  • 4

    Nell'edizione che ho io il titolo è un altro - "Distruggete le macchine" - e da meglio il senso del libro. Siamo in quello che, visto dal 1952, è il futuro: un futuro in cui le macchine hanno sostitui ...continua

    Nell'edizione che ho io il titolo è un altro - "Distruggete le macchine" - e da meglio il senso del libro. Siamo in quello che, visto dal 1952, è il futuro: un futuro in cui le macchine hanno sostituito l'uomo nella maggior parte dei lavori. Un lavoro lo hanno ormai solo gli ingegneri, per gli alri al massimo un posto nell'esercito o nella "Puzzo e rottami", praticamente un parcheggio. Sono le macchine a selezionare in base a test e a definire due separate classi sociali: chi ha un ruolo e chi non ce l'ha. Sul piano delle comodità una vita ottima per tutti, ma la mancanza del lavoro provoca infelicità.
    Paul Proteus è un ingegnere, figlio di quel Proteus che tanto ha contribuito a creare - dopo una guerra devastante - questa nuova civiltà americana. E' un ingegnere ma prova a guardare le cose dall'altro punto di vista.
    E si trova coinvolto, in parte volente in parte manovrato, nella rivolta.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse il progresso è sbagliato, eh?

    Questa è una informazione di servizio: "Piano meccanico", "La società della camicia stregata", "Distruggete le macchine" sono tre titoli diversi dello stesso libro di Vonnegut (per la precisione il su ...continua

    Questa è una informazione di servizio: "Piano meccanico", "La società della camicia stregata", "Distruggete le macchine" sono tre titoli diversi dello stesso libro di Vonnegut (per la precisione il suo primo romanzo: "Player Piano", del 1952).
    Quindi non comprateli tutti e tre, anche perché potrebbe che finiate per leggerli, in quanto, non essendo memorabile come altri libri di Vonnegut, si può andare avanti per qualche decina di pagine prima di provare lo sgradevole sentore del già letto.

    Restano alcune battute clamorose (ad es. "Sotto quell'aria fredda batte un cuore di ghiaccio") e una tesi di fondo assolutamente condivisibile: "Io nego che esista una legge naturale o divina per le quale le macchine, l'efficienza e l'organizzazione debbano crescere continuamente in ampiezza, potenza e complessità, in pace come in guerra".

    ha scritto il 

  • 3

    L'opera prima di Vonnegut

    Quando si inizia un libro di Vonnegut, non si sa mai cosa attendersi. E questa volta la sorpresa è stata tanta. Un libro che di vonnegutiano ha davvero poco: lo stile, solitamente fatto di frasi brevi ...continua

    Quando si inizia un libro di Vonnegut, non si sa mai cosa attendersi. E questa volta la sorpresa è stata tanta. Un libro che di vonnegutiano ha davvero poco: lo stile, solitamente fatto di frasi brevi e semplici, con una notevole verve dissacrante, questa volta è molto più ordinario, con pochissime concessioni al paradossale. Forse l'unica cosa veramente particolare è il lungo elenco di macchine fatto nell'ultimo capitolo (27 righe di elenco).

    La storia è una classica distopia, con un mondo dove ingegneri e dirigenti burocrati detengono le redini della società assieme alle macchine, oramai tanto progredite da sostituire in toto il lavoro manuale e gran parte del lavoro di concetto impiegatizio. Una rigida selezione tra le persone dotate di QI elevato, destinate all'Università, e tutte le altre viene alla base di questa organizzazione sociale, che spinge la gran parte della popolazione a vivere una vita senza uno scopo, a bighellonare, o a fare lavori inutili.

    Come già in 1984, un uomo, appartenente alla parte fortunata della popolazione (in questo caso, è membro dell'elite più fortunata), deciderà di ribellarsi e andare incontro al proprio destino. Manca però il coinvolgimento, come anche la capacità di mostrare la parte brutale di questa struttura sociale.

    Queste vicende poi si alternano con quelle di un diplomatico, che sta mostrando l'America ad un pascià di una qualche regione prossima all'India. Questi intermezzi, che ben poca influenza hanno sulla vicenda principale, servono più che altro a fornire un altro POV sulla realtà descritta.

    Globalmente, non uno dei migliori libri di Vonnegut, nonostante la grande fama.

    ha scritto il 

  • 3

    trama con alcune idee molto interessanti, raccontata in uno stile a tratti ingenuo e un tantino scolastico soprattutto a inizio libro. man mano che si prosegue però migliora. un po' dispersivi certi c ...continua

    trama con alcune idee molto interessanti, raccontata in uno stile a tratti ingenuo e un tantino scolastico soprattutto a inizio libro. man mano che si prosegue però migliora. un po' dispersivi certi capitoli, che risultano abbastanza fini a sé stessi, come quello del soldato: divertentissimo ma un po' scollegato dal resto. la figura dello scià riesce a risultare divertente e caustica anche se è costruita su uno stereotipo.
    le parti più riuscite: l'amara descrizione del rapporto marito/moglie, fondato su una falsità di fondo e quasi un rifiuto di vedere com'è realmente l'altro; la figura di bud, creatore delle stesse macchine che lo esautorano e nonostante ciò incapace di smettere di progettare; il meeting sportivo con tutto il suo simbolismo autoesaltante, raccapricciante ma ahimè terribilmente verosimile!
    è molto interessante anche l'esaminare cosa accadrebbe se tutta la classificazione umana e le scelte lavorative fossero basate su una serie di test, ma in questo lo sviluppo non è abbastanza approfondito.
    certo al giorno d'oggi fa molto ridere la concezione del futuro a schede perforate ma è sempre interessante capire come ci immaginavano sessant'anni fa :)

    comunque le ultime cose che ho letto sono di philip dick... e rispetto all'immaginazione inquietante e sconfinata di pkd, il buon kurt mi pare acqua fresca. soprattutto nel rapporto con le donne: pkd aveva un rapporto pessimo eppure riesce a immaginare figure femminili "emancipate", diciamo, non solo nel ruolo di mogli/madri/sorelle/segretarie, kurt invece mi pare estremamente e ingenuamente in difficoltà, cioè, non si pone neanche il problema. non glie ne voglio, però risulta un tantinello sessista :)

    ha scritto il